Riforma costituzionale e superamento del bicameralismo: tutto quello che occorre sapere

La Camera dei Deputati ha approvato il ddl per la Riforma Costituzionale avente ad oggetto il superamento del bicameralismo paritario e la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione

L’Aula ha dato il via libera senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato ad ottobre. Il testo non potrà essere più modificato, ma dovrà essere riapprovato dai due rami del Parlamento a distanza di tre mesi (intorno al 20 gennaio 2016 in Senato e a metà aprile alla Camera).

Se la riforma non otterrà i due terzi dei consensi in Parlamento, sarà sottoposta a referendum confermativo (previsto ad ottobre).

I punti della riforma riguardano:

  • il superamento dell’attuale sistema bicamerale con un sistema a bicameralismo differenziato
  • la revisione del procedimento legislativo e l’introduzione del “voto a data certa”
  • l’introduzione di limiti sostanziali alla decretazione d’urgenza
  • la riforma del riparto delle competenze tra Stato e regioni
  • la modifica alla disciplina dei referendum
  • un nuovo iter per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare, per la presentazione delle quali viene elevato il numero di firme necessarie
  • la modifica del sistema di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale da parte del Parlamento
  • la soppressione delle province
  • la soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro

In questo articolo cerchiamo di illustrare in dettaglio i 3 punti principali.

Dal bicameralismo perfetto al bicameralismo differenziato

Il Parlamento continuerà ad articolarsi in Camera dei deputati e Senato della Repubblica, ma i due organi avranno composizione diversa e funzioni in gran parte differenti.

La Camera dei deputati rappresenta la Nazione e ad essa spetta la titolarità del rapporto fiduciario e della funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell’operato del Governo.

Al Senato della Repubblica è attribuita la funzione di rappresentanza degli enti territoriali nonché di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica; concorre all’esercizio della funzione legislativa solo in casi specifici e secondo le modalità stabilite dalla Costituzione e ha la facoltà di svolgere attività conoscitive nonché di formulare osservazioni su atti o documenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

In dettaglio, il Senato sarà chiamato a votare sulle leggi di revisione costituzionale, quelle costituzionali e alcune leggi per le quali il contenuto giustifica l’apporto del Senato in rappresentanza dei territori. Per tutte le altre leggi basterà il via libera della sola Camera.

Cambia radicalmente la modalità di elezione del Senato. L’elezione a suffragio universale e diretto per il Senato viene sostituita con un’elezione di secondo grado da parte dei Consigli regionali, che dovranno esprimersi in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi. Il nuovo Senato sarà formato da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 senatori di nomina presidenziale. I 95 senatori sono eletti in secondo grado dai Consigli regionali tra i propri membri e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.

Il Senato diventa un organo a rinnovo parziale non sottoposto a scioglimento, poiché la durata dei senatori eletti coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti.

Voto a data certa e limiti ai decreti-legge

La riforma costituzionale introduce l’istituto del “voto a data certa”.

Il Governo potrà infatti chiedere che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno della Camera e sottoposta alla pronuncia in via definitiva della stessa entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione, ulteriormente prorogabili per non oltre quindici giorni.

Allo stesso tempo, la riforma introduce in Costituzione alcuni limiti all’adozione dei decreti-legge. Essi dovranno recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. In particolare non potranno più essere utilizzati per:

  • reiterare disposizioni di decreti-legge non convertiti o regolare i rapporti giuridici sorti sulla loro base
  • ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento
  • approvare disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto

Riforma del titolo V della Costituzione

Il disegno di legge riforma profondamente il riparto di competenza legislativa e regolamentare tra Stato e regioni, oggetto dell’articolo 117.  In particolare è soppressa la competenza concorrente con una redistribuzione delle materie tra competenza legislativa statale e competenza regionale.

Sono attribuite esclusivamente alla competenza statale:

  • la tutela e la promozione della concorrenza
  • il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
  • le norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro pubblico
  • le disposizioni generali per la tutela della salute
  • la sicurezza alimentare
  • la tutela e sicurezza del lavoro, nonché le politiche attive del lavoro
  • l’ordinamento scolastico, l’istruzione universitaria e la programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica

Inoltre, è introdotta una “clausola di supremazia”, in base alla quale la legge statale, su proposta del Governo, può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva, quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale.

Viene al contempo modificato l’art. 116 della Costituzione, che disciplina il regionalismo differenziato. In particolare, è ridefinito l’ambito delle materie nelle quali possono essere attribuite particolari forme di autonomia alle Regioni ordinarie.

 

In allegato proponiamo l’infografica a cura del servizio studi della Camera di Deputati con le competenze e lo schema di bicameralismo differenziato, oltre al testo del ddl.

 

Clicca qui per scaricare gli allegati

 


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