Riforma costituzionale, bicameralismo differenziato, competenze Stato e Regioni: ecco le novità in arrivo

Riforma costituzionale, bicameralismo differenziato, competenze Stato e Regioni, clausola di supremazia: ecco i punti principali della riforma Boschi appena approvata

La Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il ddl costituzionale recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.

L’iter di approvazione del ddl Boschi

  • il ddl è stato approvato la prima volta dal Senato l’8 agosto 2014
  • è stato modificato dalla Camera il 12 marzo 2015
  • è stato modificato dal Senato il 13 ottobre 2015
  • è stato approvato senza modifiche in quarta lettura della Camera l’11 gennaio 2016

Infine, essendo una legge che cambia la Costituzione sono state necessarie 2 letture alla Camera e al Senato, con 3 mesi di distanza tra le due approvazioni.
La Camera ha definitivamente approvato la riforma costituzionale del Senato e del Titolo V il 12 aprile 2016, con 361 voti a favore, 7 contrari.

Di seguito le novità più interessanti del ddl Boschi.

Addio al bicameralismo perfetto, arriva il bicameralismo differenziato

Il Parlamento continuerà ad articolarsi in Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, ma i due organi avranno composizione diversa e funzioni in gran parte differenti.

La Camera dei deputati rappresenta la Nazione e ad essa spetta la titolarità del rapporto fiduciario e della funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell’operato del Governo.

Al Senato della Repubblica è attribuita la funzione di rappresentanza degli enti territoriali nonché di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica; concorre all’esercizio della funzione legislativa solo in casi specifici e secondo le modalità stabilite dalla Costituzione e ha la facoltà di svolgere attività conoscitive nonché di formulare osservazioni su atti o documenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

In dettaglio, il Senato sarà chiamato a votare sulle leggi di revisione costituzionale, quelle costituzionali e alcune leggi per le quali il contenuto giustifica l’apporto del Senato in rappresentanza dei territori. Per tutte le altre leggi basterà il via libera della sola Camera.

Cambia radicalmente la modalità di elezione del Senato. L’elezione a suffragio universale e diretto per il Senato viene sostituita con un’elezione di secondo grado da parte dei Consigli regionali, che dovranno esprimersi in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi. Il nuovo Senato sarà formato da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 senatori di nomina presidenziale.

I 95 senatori sono eletti in secondo grado dai Consigli regionali tra i propri membri e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.

Il Senato diventa un organo a rinnovo parziale non sottoposto a scioglimento, poiché la durata dei senatori eletti coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti.

Riduzione membri del Senato

Il nuovo Senato è un organo elettivo di secondo grado, composto al massimo da 100 membri:  95 senatori saranno eletti con metodo proporzionale dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome (74 tra i propri componenti, in misura proporzionale rispetto alla popolazione regionale e 21 fra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori). Ogni Regione avrà almeno senatori.

Ecco l’elenco dei senatori per le varie Regioni/Province

Regione/Provincia Numero di senatori + sindaci
Lombardia 14
Campania 9
Lazio 8
Piemonte 7
Sicilia 7
Veneto 7
Emilia Romagna 6
Puglia 6
Toscana 5
Calabria 3
Sardegna 3
Abruzzo 2
Basilicata 2
Bolzano 2
Friuli V. Giulia 2
Liguria 2
Marche 2
Molise 2
Trento 2
Umbria 2
Valle d’Aosta 2

 

Il Presidente della Repubblica potrà nominare senatori, per un mandato di 7 anni non rinnovabile tra i cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Durata del mandato dei senatori

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti. In pratica, lo scioglimento del Consiglio regionale (o del Comune) provoca la decadenza del senatore che lo rappresenta in Senato.

Stop all’indennità dei senatori

I senatori godranno della medesima insindacabilità per le opinioni espresse e per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni riconosciuta ai deputati, nonché delle stesse garanzie e del relativo regime di autorizzazione, previsti dal vigente articolo 68 della Costituzione.

Ai senatori non spetterà alcuna indennità per l’esercizio del mandato ma manterranno quella percepita in quanto sindaci o membri del Consiglio regionale. L’indennità di un consigliere regionale non potrà superare quella attribuita ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione.

Voto a data certa

Il sistema del “voto a data certa” assicura una corsia preferenziale ai disegni di legge presentati dal governo, che può chiedere alla Camera che un disegno di legge essenziale per l’attuazione del suo programma sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e votato entro 70 giorni.

Sono escluse dalla procedura veloce le leggi bicamerali, le leggi elettorali, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, e le leggi che richiedono maggioranze qualificate.

Quorum per referendum abrogativi

Vengono ridefinirti i quorum per i referendum abrogativi:

  • se la richiesta di referendum è stata firmata da almeno 800.000 elettori, il quorum sarà pari alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera
  • se la richiesta di referendum è stata firmata da un numero di cittadini compreso tra 500.000 e 800.000, il quorum è pari alla maggioranza degli aventi diritto (stesso criterio attuale)

Elezione del Presidente della Repubblica

Cambiano i requisiti di voto per l’elezione del Presidente della Repubblica. Rispetto a prima si alza il quorum:

  • per le prime tre votazioni serve la maggioranza dei due terzi dell’assemblea
  • dal quarto scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea
  • dal settimo scrutinio basterà il voto dei tre quinti dei votanti

Questo sistema dovrebbe garantire l’elezione del presidente della Repubblica in tempi congrui, evitando così le situazioni di stallo successe anche in tempi recenti.

Relativamente all’assemblea per l’elezione del capo dello Stato, il Parlamento in seduta comune continua ad eleggere il Presidente della Repubblica, ma non è più prevista la partecipazione dei delegati regionali.

Inoltre, nel caso in cui il Presidente della Repubblica non possa adempiere le proprie funzioni, prenderà le sue funzioni il Presidente della Camera e on più quello del Senato.

Riforma del titolo V della Costituzione

Vengono modificate le competenze tra Stato e Regioni, oggetto dell’articolo 117 della Costituzione.

In particolare è soppressa la competenza concorrente con una redistribuzione delle materie tra competenza legislativa statale e competenza regionale.

Sono attribuite esclusivamente alla competenza statale:

  • la tutela e la promozione della concorrenza
  • il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
  • le norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro pubblico
  • le disposizioni generali per la tutela della salute
  • la sicurezza alimentare
  • la tutela e sicurezza del lavoro, nonché le politiche attive del lavoro
  • l’ordinamento scolastico, l’istruzione universitaria e la programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica

Inoltre, viene introdotta una “clausola di supremazia”, in base alla quale lo Stato, su proposta del Governo, può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva ma di competenza regionale, a tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale.

Viene al contempo modificato l’art. 116 della Costituzione, che disciplina il regionalismo differenziato. In particolare, è ridefinito l’ambito delle materie nelle quali possono essere attribuite particolari forme di autonomia alle Regioni ordinarie.

Competenze Stato e Regioni

La riforma modifica in modo radicale l’attuale riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Viene soppressa la competenza concorrente, con una redistribuzione delle relative materie tra competenza esclusiva statale e competenza regionale.

Tra le materie attribuite alla esclusiva competenza dello Stato:

  • la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia
  • le infrastrutture strategiche, le grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e le relative norme di sicurezza
  • la tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici
  • il coordinamento informativo dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e locale
  • la tutela e sicurezza del lavoro
  • le disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale
  • l’ordinamento delle professioni
  • la tutela e promozione della concorrenza

 

Clicca qui per scaricare il disegno di legge costituzionale 2613 approvato

 

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