Torna la revisione dei prezzi col nuovo Codice appalti? Ecco cosa cambia

Revisione dei prezzi e nuovo Codice appalti: un’analisi delle novità relative ai contratti di lavoro, forniture e servizi nel caso di variazione dei prezzi

I prezzi di un appalto sono spesso soggetti a mutazioni nell’arco del tempo e quindi il corrispettivo pattuito inizialmente tra appaltatore ed impresa esecutrice potrebbe variare. Per tenere conto di tali circostanze si ricorre al meccanismo di revisione dei prezzi in corso d’opera.

In linea generale l’art. 1664 del Codice civile (Onerosità o difficoltà dell’esecuzione) prevede che, se per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al 10% del complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il 10%. Se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendono notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto ad un equo compenso.

In questo articolo analizziamo cosa cambia in merito alla revisione dei prezzi con l’entrata in vigore del nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) per i contratti relativi a:

  1. forniture e servizi
  2. lavori

Revisione dei prezzi per contratti di forniture e servizi secondo il vecchio Codice appalti (dlgs 163/2006)

Per i contratti di forniture e servizi a carattere continuativo o periodico il vecchio Codice appalti prevedeva espressamente l’introduzione nel contratto di apposite clausole di revisione dei prezzi; in particolare, l’art. 115 stabilisce che:

tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture devono recare una clausola di revisione periodica del prezzo. La revisione viene operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili dell’acquisizione di beni e servizi sulla base dei dati di cui all’articolo 7, comma 4, lettera c) e comma 5 (costi standardizzati).

Dunque la  clausola di revisione del prezzo costituiva un obbligo inderogabile per le stazioni appalti.

Revisione dei prezzi per contratti di forniture e servizi secondo il nuovo Codice appalti (dlsg 50/2016)

In linea generale il nuovo Codice (art. 106 comma 1) prevede la possibilità per tutte le tipologie di appalto (forniture, servizi e lavori) di inserire nei contratti clausole di revisione prezzi che siano:

  • chiare
  • precise
  • inequivocabili

Tali clausole fissano la portata e la natura di eventuali modifiche nonché le condizioni alle quali esse possono essere impiegate, facendo riferimento alle variazioni dei prezzi e dei costi standard, ove definiti.

Le clausole non possono alterare la natura generale del contratto o dell’accordo quadro.

Inoltre, relativamente ai contratti di forniture e servizi restano ferme le disposizioni di cui all’art. 1, comma 511, legge 208/2015 (Legge di stabilità 2016) che prevede che in caso di variazione dei prezzi, in un aumento o in diminuzione, superiore al 10 %, l’appaltatore o il soggetto aggregatore ha facoltà di richiedere una riconduzione ad equità o una revisione del prezzo medesimo.

Revisione dei prezzi per appalti di lavori secondo il vecchio Codice (dlgs 163/2006)

Secondo il vecchio Codice appalti, per i lavori pubblici in linea di principio non si poteva procedere alla revisione dei prezzi (art. 133 comma 2) e non si applicava l’art. 1664 del Codice civile.

In particolare, per le variazioni di prezzo dei lavori si adottava il prezzo chiuso (art. 133 comma 3), che consiste nel prezzo dei lavori al netto del ribasso d’asta, aumentato di una certa percentuale (pubblicata dal Mit entro il 30/06 di ogni anno) da applicarsi nel caso in cui la variazione tra il tasso di inflazione reale e quello programmato dell’anno precedente sia superiore al 2%.

In alcuni casi, tuttavia, si poteva derogare a tale regola: qualora il prezzo di singoli materiali da costruzione, per effetto di circostanze eccezionali, avesse subito variazioni in aumento o diminuzione superiori al 10%, si applicava una compensazione del prezzo per la percentuale eccedente tale 10% (art.133 comma 4).

Revisione dei prezzi per appalti di lavori secondo il nuovo Codice (dlgs 50/2016)

Secondo l’art. 106 comma 1, eventuali modifiche e varianti relative a contratti di appalto in corso di validità devono essere autorizzate dal Rup in base all’ordinamento della stazione appaltante cui esso dipende.

In particolare, i contratti di appalto nei settori ordinari e nei settori speciali possono essere modificati senza una nuova procedura di affidamento se le modifiche sono state previste nei documenti di gara iniziali in clausole chiare, precise ed inequivocabili di revisione dei prezzi (allo stesso modo delle forniture). Le clausole non devono alterare la natura generale del contratto o dell’accordo quadro, ma devono quantificare e definire le modifiche facendo riferimento alla variazione dei prezzi e dei costi standard, ove definiti.

In pratica, sia la decisione se ricorrere o meno alla procedura della revisione dei prezzi, sia i meccanismi di revisione del prezzo sono determinati dalla stazione appaltante, che deve darne evidenza nei documenti di gara.

Tuttavia la variazione di prezzo in aumento o in diminuzione segue regole ben precise:  deve essere valutata sulla base dei prezzari di riferimento e si applica una franchigia del 10%; è possibile infatti variare il prezzo solo per l’eccedenza in aumento o in diminuzione rispetto al 10% del prezzo originario e nella misura pari alla metà dell’eccedenza.

Da notare che questi limiti si applicano solo ai lavori e non alla forniture.

Esempio pratico di revisione del prezzo in un appalto di lavori (nuovo Codice)

Cerchiamo di chiarire il meccanismo di revisione del prezzo in un appalto di lavori secondo il nuovo Codice appalti.

Ipotizziamo di trovarci nella seguente condizione:

  • prezzo materiale all’atto di stipula del contratto: P0 = 100,00 €
  • nuovo prezzo del materiale (secondo prezzario): P1 = 130,00 €

Il prezzo ha subito un aumento del 30% rispetto a quello originario sulla base dei prezzari di riferimento.

Il nuovo Codice consente una variazione al prezzo concordato pari alla metà dell’eccedenza rispetto alla franchigia del 10%.

  • variazione percentuale consentita: ΔP% = [(P1 – P0)/P0) – 10%)]/2

La variazione del prezzo ammessa è pari dunque è pari alla metà dell’eccedenza rispetto al 10%:

  • ΔP% = [(130 – 100)/100 – 10%)]/2 = (30% – 10%)/2 = 10%
  • ΔP= 10% P0 = 10 €

In definitiva la variazione ammessa è pari al 10% e il il prezzo revisionato sarà pari a: P0 + ΔP = 100 € + 10 €  = 110,00 €

 

Clicca qui per scaricare il nuovo codice appalti (dlgs 50/2016)

 

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