Responsabilità del progettista: chi deve rispondere dei danni conseguenti all’esondazione di un fiume?

Responsabilità del progettista: la Cassazione chiarisce che in fase di progettazione il progettista deve considerare tutte le caratteristiche del suolo che possono incidere sul fabbricato

Il proprietario di un’abitazione, dopo 4 anni dall’acquisto dell’immobile, citava in giudizio il progettista, chiedendo il risarcimento per i danni conseguenti alle esondazioni delle acque del vicino fiume.

Il Tribunale di Pordenone accoglieva la domanda svolta nei confronti del progettista ai sensi dell’art. 1669 cc, secondo cui:

Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di 10 anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un 1 dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia.

Per il giudice di primo grado il professionista doveva tener conto nella progettazione dell’edificio del ciclico fenomeno esondativo che da anni si verificava in quel territorio, pertanto lo condannava al risarcimento del danno per il minor valore dell’immobile.

La Corte di appello accoglieva il ricorso proposto dal professionista, negando ogni sua responsabilità in ordine alle cicliche esondazioni d’acqua, in quanto il “vizio” del suolo sarebbe un’anomalia del terreno esterna all’ipotesi di responsabilità prospettata.

L’attore proponeva dunque ricorso per cassazione.

Sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26552/2017, si esprime sul ricorso proposto dal proprietario dell’immobile.

Il ricorrente addebita al progettista i gravi difetti di progettazione in relazione “alla tipologia edificatoria adottata”; il tecnico, conoscendo le reali caratteristiche geomorfologiche del sedime del fabbricato, avrebbe potuto risolvere la questione ad esempio innalzando il piano di campagna.

Secondo gli Ermellini, quando l’opera appaltata presenta gravi difetti dipendenti da errata progettazione, il progettista è responsabile, con l’appaltatore, verso il committente, ai sensi dell’art. 1669 cc.

Il progettista risponde personalmente del danno cagionato, con le rispettive azioni od omissioni, costituenti autonomi e distinti illeciti o violazioni di norme giuridiche diverse, concorrenti in modo efficiente a produrre uno degli eventi dannosi tipici indicati nel medesimo art. 1669 cc.

Nel progettare e realizzare l’opera, il progettista deve considerare, secondo la diligenza professionale e le norme tecniche vigenti, tutte le caratteristiche del suolo, desunte dai vari fattori ambientali, geomorfologici e strutturali, che possono incidere sul fabbricato e devono orientarne la progettazione e l’esecuzione.

Va poi ricordato che il “difetto di costruzione” legittima il committente all’azione di responsabilità extracontrattuale nei confronti dell’appaltatore, come del progettista; il vizio può consistere in una qualsiasi alterazione, conseguente ad un’insoddisfacente realizzazione dell’opera, che, pur non determinandone la “rovina” o il “pericolo di rovina, incida negativamente e in modo considerevole sul godimento dell’immobile medesimo.

Pertanto la Corte accoglie il ricorso del proprietario dell’immobile, condannando il progettista, che doveva tener conto nella progettazione dell’edificio del ciclico fenomeno esondativo che da anni si verificava in quel territorio.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza n. 26552/2017

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