Quante volte si può rinnovare una proroga di un permesso di costruire?

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Il Comune deve rispondere espressamente alla richiesta di rinnovo di una proroga di un permesso di costruire, lo afferma il Tar Campania

Con la sentenza n. 634/2020 del Tar Campania si chiarisce che il Comune deve sempre rispondere all’istanza di rinnovo di una  proroga dei termini del permesso di costruire.

Le proroghe del permesso di costruire nel testo unico edilizia

Prima di affrontare il caso specifico, oggetto della sentenza, ricordiamo cosa prevede il dpr 380/2001 in materia di rinnovo della proroga al permesso di costruire.

In particolare l’art. 15 del dpr 380/2001 prevede quanto segue:

1-Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo; quello di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere completata, non può superare tre anni dall’inizio dei lavori. Decorsi tali termini il permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta una proroga. La proroga può essere accordata, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti, estranei alla volontà del titolare del permesso, oppure in considerazione della mole dell’opera da realizzare, delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive, o di difficoltà tecnico-esecutive emerse successivamente all’inizio dei lavori, ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari.

2-bis. La proroga dei termini per l’inizio e l’ultimazione dei lavori è comunque accordata qualora i lavori non possano essere iniziati o conclusi per iniziative dell’amministrazione o dell’autorità giudiziaria rivelatesi poi infondate […]

Il caso

La sentenza tratta il caso di un proprietario di un fabbricato residenziale che aveva effettuato una ristrutturazione edilizia richiedendo, ed ottenendo, l’apposito permesso di costruire.

All’approssimarsi della scadenza del titolo edilizio dopo i tre anni, il proprietario del ristrutturando immobile chiedeva al Comune una proroga del termine di ultimazione dei lavori, che gli veniva concessa prontamente.

Nel frattempo, a causa di un coinvolgimento giudiziario avviato dal proprietario confinante, il Comune emetteva un’ordinanza di sospensione dei lavori. Successivamente l’ordinanza che veniva impugnata dal titolare del fabbricato in ristrutturazione, veniva sospesa con la ripresa dei lavori.

I tempi di ultimazione dei lavori in tal modo si allungavano.

Il proprietario dell’immobile non riuscendo ad ultimare i lavori a causa di tutti questi contrattempi, chiedeva al Comune il rinnovo della proroga con motivata istanza: il Comune rimaneva silente, senza pronunciarsi.

Di conseguenza, il proprietario impugnava il silenzio del Comune e faceva ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Campania

I giudici riconoscono l’inerzia dell’Amministrazione comunale nel dare una risposta e richiamano a tal riguardo l’art. 2 della legge 241/1990 (regole sul procedimento amministrativo) che impone un limite di tempo a conclusione di un procedimento amministrativo avviato.

E’ quindi certamente ingiustificato, secondo il Tar, il silenzio del Comune in riferimento all’istanza di proroga del privato, ma non si può condannare l’Amministrazione al rilascio forzato della proroga.

I giudici sottolineano inoltre che la proroga costituisce un atto accessorio al titolo abilitativo che viene rilasciato durante un provvedimento ancora efficace, a differenza di una “rinnovazione” che costituisce l’esito di un nuovo e diverso iter procedimentale.

I giudici stabiliscono che nell’impossibilità di condannare l’Amministrazione comunale al rilascio della proroga, come richiesto dai ricorrenti, possono obbligare l’Ente a pronunciarsi in modo espresso sull’istanza, entro un termine prefissato (nel caso specifico viene stabilito in trenta giorni).

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Campania

 

praticus-ta

 

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