BIM nei lavori pubblici: cosa ne pensa l’Anci

BIM nei lavori pubblici: avvio graduale, formazione continua, modelli semplificati, appalto integrato. Le risposte dell’Anci ai quesiti del Ministero

L’Anci, associazione nazionale comuni italiani, è stata recentemente audita dal Ministero delle infrastrutture in merito all’utilizzo del BIM nei lavori pubblici (Building Information Model), in base al nuovo Codice appalti.

Nel corso dell’incontro l’Anci ha illustrato il proprio documento contenente le risposte al questionario che il Ministero ha predisposto al fine di conoscere i vari orientamenti sul tema.

Al Ministero è stato affidato, infatti, il compito di definire le modalità e i tempi di progressiva introduzione alle nuove tecnologie di costruzione e manutenzione di infrastrutture ed edifici in BIM (art. 23 comma 13 del dlgs 50/2016), tramite apposito decreto che si sarebbe dovuto emanare entro il 31 luglio 2016.

Quesito del Ministero su utilizzo BIM

Ecco le domande che il Ministero aveva posto nel questionario:

Quale possibile strategia generale dovrebbe adottare il Governo in vista dell’uso esteso dell’Information & communication Technology (ICT) negli appalti e nei contratti pubblici?

Quali ostacoli ed opportunità si intravedono, con l’introduzione dei nuovi metodi e strumenti, rispetto all’attuale struttura del mercato?

Quali aspetti amministrativi e legali appaiono maggiormente rilevanti. Si richiedono in proposito proposte e considerazioni anche in relazione al partenariato pubblico-privato e più in generale alle forme di collaborazione e di integrazione tra i soggetti coinvolti?

Quali considerazioni sono ipotizzabili in merito alla necessaria formazione di tutta la filiera. Descrivere problematiche ed elaborare proposte, in particolare con riferimento ai metodi da attuare per incentivare la diffusione dei nuovi metodi e strumenti in termini di formazione e di qualificazione professionale?

Quale grado di conoscenza ha il soggetto audito rispetto agli aspetti normativi nazionali, sovranazionali ed internazionali (UNI,CEN,ISO)?

Quali considerazioni sono proponibili in merito ai benefici dati dall’uso dell’Information & communication technology, con riferimento a eventuali differenze riscontrabili tra lavori pubblici e privati?

Quali possibili tipologie di opere e di interventi possono essere attivate per generare un corretto rapporto tra costi e benefici?

Quale gradualità di inserimento nel mercato si ritiene ammissibile per garantire e per salvaguardare le piccole e medie organizzazioni professionali e imprenditoriali?

Le risposte dell’Anci al quesito del Ministero

I punti fondamentali emersi in risposta al questionario possono essere sintetizzati nelle seguenti richieste:

  • un avvio graduale e limitato esclusivamente alla realizzazione di opere nuove di consistente entità (scuole, edilizia residenziale, uffici, infrastrutture strategiche)
  • l’esclusione del BIM, almeno inizialmente, per la progettazione manutentiva parziale di edifici o infrastrutture
  • la formazione continua dei dipendenti pubblici, in virtù dei tempi rapidi con cui si evolve la tecnologia
  • l’adozione di modelli BIM semplificati nell’ambito delle pratiche di edilizia privata
  • la presentazione e approvazione di progetti “autocertificati”
  • la possibilità di bandire gare di manutenzione con progetti non BIM, inserendo, però, l’obbligo per l’appaltatore di trasporre e aggiornare il piano di manutenzione tramite un modello BIM
  • la reintroduzione dell’appalto integrato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; è prevista la richiesta di progetto esecutivo BIM e l’attribuzione di un punteggio più alto all’offerta con progettazione BIM

In sostanza, i Comuni ravvedono nella progettazione BIM un’importante opportunità; tuttavia chiedono un avvio graduale per i costi elevati necessari per formare i dipendenti pubblici e acquisire le licenze software.

Clicca qui per scaricare il documento Anci

 

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