Mancato pagamento del costo di costruzione, da quando decorrono i termini per la prescrizione?

Il Consiglio di Stato chiarisce che i termini per la prescrizione degli oneri si calcolano dal rilascio della concessione e una semplice nota del Comune rappresenta una messa in mora

Con la sentenza n. 4123/2018 il Consiglio di Stato fornisce utili chiarimenti circa i tempi e le modalità della prescrizione in caso di costi di costruzione, stabilendo che una semplice nota di pagamento del Comune rappresenta una vera e propria messa in mora, anche senza formule solenni, per cui essa costituisce un termine per il calcolo dei tempi di prescrizione.

I fatti in breve

Una società impugnava le ingiunzioni emesse dal Comune  con le quali veniva richiesto il pagamento del costo di costruzione, sanzioni amministrative ed interessi pecuniari per l’omesso pagamento degli oneri per la realizzazione di un edificio da adibirsi a struttura termale.

La società ricorreva al Tar di Napoli sollevando l’eccezione di prescrizione per “decorso del termine ordinario di dieci anni dal rilascio dei titoli abilitativi avvenuto a partire dal 1986 fino al 1995; la prima richiesta di pagamento del contributo concessorio avanzata dal Comune sarebbe stata avanzata nel marzo 2005″.

Il Tribunale amministrativo ha accolto l’eccezione sulla base delle seguenti considerazioni:

Con riguardo al dies a quo, occorre prendere atto dell’insegnamento ribadito in più occasioni dal Consiglio di Stato secondo cui il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del titolare della concessione edilizia di versare il contributo previsto, è rappresentato dal rilascio della concessione edilizia, ed è a tale momento, quindi, che occorre aver riguardo per la determinazione dell’entità del contributo, divenendo il relativo credito certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile.

Ed ancora:

contrariamente a quanto dedotto dalla difesa dell’Amministrazione, non hanno alcuna efficacia interruttiva le note del 26 novembre 1996 e del 3 febbraio 1997, dal momento che tali comunicazioni non contengono una specifica richiesta di pagamento ma un invito rivolto alla società ricorrente affinché procedesse al relativo computo alla luce dei criteri (non specificati) previsti dal D.M. 10 maggio 1977 e dalla Delibera di Giunta Regionale n. 475 del 23 novembre 1995.

L’Amministrazione comunale presentava quindi ricorso al Consiglio di Stato ed evidenziava invece che le somme oggetto di causa erano state richieste con note nel novembre 1996/febbraio 1997 e quindi la richiesta era pervenuta alla società appellata prima della decorrenza dei dieci anni. Per il Comune, infine, il termine di prescrizione, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, avrebbe dovuto decorrere non dal rilascio della concessione, ma dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione dei lavori.

Il Consiglio di Stato pur rilevando che:

È pacifico, infatti, che il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico avente ad oggetto il contributo di costruzione è il rilascio della concessione e dalla stessa data decorre il termine di prescrizione del diritto (cfr. Cons. Stato, sez. IV: 26 febbraio 2013, n. 1188; 3 ottobre 2012, n. 5201; 19 gennaio 2009, n. 216).
Il termine di sessanta giorni dalla ultimazione delle opere, indicato dal Comune, rileva invece solo ai fini della prescrizione delle sanzioni per omesso o ritardato pagamento dei contributi concessori (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 19 novembre 2012, n. 5818);

accoglie il ricorso del comune stabilendo che:

Deve invece ritenersi fondato il motivo di appello nella parte in cui sostiene che le note del Comune del 1996 e del 1997 (del 26 novembre 1996 e del 3 febbraio 1997) sono veri e propri atti interruttivi della prescrizione. Il Tar, invece,  ha ritenuto che le stesse non potessero configurare una costituzione in mora della società appellata in quanto non avrebbero integrato i requisiti previsti dall’art. 1219 cod. civ. La tesi del T.a.r. non è condivisibile.

Il Consiglio di Stato considera, quindi, che le note ad effettuare il pagamento inviate dal comune nel ’96 e nel ’97 rappresentavano un atto di costituzione in mora e che esse non sono soggette a formulazioni solenni, avendo invece lo scopo di portare a conoscenza del debitore, per iscritto, l’intenzione del creditore di ottenere il soddisfacimento delle proprie pretese (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 13 novembre 2017, n. 5202), tali note quindi sono utilizzabili ai fini del calcolo dei termini di prescrizione.

 

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