Tutta la verità sul ponte Morandi: ecco la relazione ufficiale del MIT

Ponte Morandi, ecco la relazione della commissione ispettiva istituita dal MIT che cerca di fare chiarezza su cosa è realmente accaduto, accertando cause e responsabilità. Sotto accusa Autostrade

Il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti (MIT) ha pubblicato sul suo portale la relazione della commissione ispettiva ministeriale sul crollo del ponte Morandi di Genova.

Le conclusioni della commissione addossano alla società Autostrade per l’Italia (Aspi)  la totalità delle responsabilità della tragedia, scagionando sia il Provveditorato alle opere Pubbliche sia lo stesso Ministero che avrebbero dovuto controllare e monitorare la società concessionaria.

La commissione precisa che:

non ha potuto, alla data della consegna della presente relazione, prendere conoscenza dell’ulteriore materiale, probabilmente di alto contenuto informativo, di cui ha appreso dell’esistenza nel corso dei sopralluoghi ( ad esempio: riprese video, foto e ricostruzioni tridimensionali delle macerie effettuate dai Vigili del Fuoco ) e/o di cui anche la stampa ha riportato notizia, ed in particolare di riprese video ulteriori e diverse da quanto di pubblico dominio

Conclusioni: aspetti tecnici

La commissione sottolinea come:

La procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata da Aspi (Autostrade per l’Italia) , basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima della sicurezza nei confronti del collasso  […]

 Tale procedura era applicata al viadotto Polcevera ed è ancora applicata all’intera rete di opere d’arte di Aspi

La commissione nominata dal Ministro Toninelli nel sottolineare che le procedure di controllo applicate per il ponte Morandi sono le stesse applicate su tutta la rete autostradale di competenza di Aspi, si allinea alla volontà, più volte annunciata, dai membri del Governo, di mettere in discussione tutte le concessioni autostradali.

Nella relazione si evidenzia come lo stato di ammaloramento dell’intero viadotto Polcevera si è evoluto negli ultimi 27 anni, e che Aspi abbia provveduto a “ispezioni visive” che risultano essere limitate ed incerte. L’evoluzione dello stato del ponte, si legge dal documento, “restituiva un quadro preoccupante […] le misure adottate da Aspi ai fini della sua prevenzione erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema”.

Il documento inoltre riporta a pag.82 come:

in definitiva, quindi si evince che ASPI, pur a conoscenza di un accentuato degrado del viadotto ed in particolare delle parti orizzontali di esso che appalesavano deficit strutturali non ha ritenuto provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino e per di più non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza 

I mancati controlli del MIT e del provveditorato

Nel paragrafo 4.2.1.1 “funzioni di vigilanza del concedente”  si riporta che:

dalle funzioni consultive del Comitato Tecnico Amministrativo del Provveditorato emerge, che esse non si sono potute espletare in modo compiuto a causa della omissione della segnalazione delle criticità non riportate con la dovuta evidenza negli elaborati progettuali presentati da ASPI

Analoga osservazione è stata fatta, dalla commissione, per le strutture interne del MIT.

Quindi gli organi di sorveglianza (MIT e provveditorato) non hanno potuto svolgere i loro rispettivi ruoli in quanto in possesso di documentazione carente e incompleta. Tuttavia non viene fatto riferimento a controlli in situ o comunque più approfonditi che suddetti organi avrebbero potuto eseguire nel momento in cui si accertava che la documentazione fornita dal concessionario era lacunosa.

 

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1 commento
  1. Maurizio De Acutis
    Maurizio De Acutis dice:

    Inoltre – come si legge dalla Relazione Ufficiale del MIT – non è mai stata redatta una Verifica di Sicurezza Simica, obbligatoria per legge dall’anno 2003 (termine ultimo spostato al 2013), come richiesto dall’ importanza dell’ Opera di rilevanza anche strategica.
    La società l’aveva declassata perché sicuramente non “sarebbe risultata verificata” adottando i moderni sistemi di analisi e modellazione i quali avrebbero dovuto prendere in considerazione livelli di conoscenza della struttura molto approfonditi mediante indagini strumentali estese ed esaustive. La struttura non avrebbe potuto superare la verifica di sicurezza perchè le indagini strumentali avrebbero restituito risultati oggettivi di tipo quantitativo preoccupanti, (oggi con le ispezioni a vista, si hanno valutazioni solo di tipo qualitativo, quindi soggettive), come risultato il tratto autostradale sarebbe dovuto essere chiuso al traffico – almeno già dal 2013 – e soggetto ad importanti e costosi interventi di consolidamento strutturale!

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