Gestione rifiuti: entro il 4 marzo il piano di emergenza interno. Ecco come procedere

Le istruzioni del Ministero per predisporre il piano di emergenza per la gestione rifiuti. Il piano interno è di competenza del gestore, quello esterno del Prefetto

La legge n. 132/2018 (di conversione del decreto sicurezza) ha introdotto nuove disposizioni relative al piano di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

In particolare, l’art. 26-bis del decreto sicurezza (dl 113/2018), relativamente agli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti esistenti o di nuova costruzione, al fine di gestire eventuali emergenze:

ha previsto l’obbligo di predisporre entro novanta giorni un apposito “piano di emergenza interna” (di seguito PEI) per tutti i gestori degli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti, esistenti o di nuova costruzione, nonché la predisposizione del “piano di emergenza esterna” (di seguito PEE), elaborato dal prefetto d’intesa con le regioni e gli enti interessati sulla base delle informazioni fornite dai gestori stessi. 

Prevede, in sintesi, l’elaborazione di:

  • Piano di emergenza interno (PEI), di competenza del gestore
  • Piano di emergenza esterno (PEE), di competenza del Prefetto

Circolare n. 2730 del 13 febbraio

Arrivano le istruzioni per procedere alla stesura del piano di emergenza previsto dal decreto sicurezza in materia di gestione dei rifiuti: con la circolare n. 2730/2019 il ministero dell’Ambiente ha fornito le dovute  istruzioni, indicando gli obblighi in capo ai titolari degli impianti di gestione dei rifiuti.

Il documento dettaglia, in particolare, le voci da comunicare al prefetto; si precisa, inoltre, che nella “relazione tecnica” sull’impianto vi siano specifici dati, quali la quantità e la tipologia dei rifiuti gestiti e l’indicazione della massima capacità di stoccaggio istantanea consentita, oltre che la descrizione degli impianti tecnici e delle misure di sicurezza e protezione adottate.

Impianti interessati e quelli esclusi

Le disposizioni di cui all’art. 26-bis del dl 113/2018 riguardano gli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti esistenti o di nuova costruzione; non riguardano, invece, gli impianti che ricadano nell’ambito di applicazione del dlgs 105/2015, ossia “impianti a rischio di incidente rilevante”.

Molte delle informazioni richieste per il PEI da fornire al prefetto sono già contenute nella documentazione predisposta ai sensi del testo unico sulla sicurezza nel lavoro (dlgs 81/2008) ai fini della valutazione dei rischi; pertanto, la documentazione potrà essere utilizzata anche per assolvere agli obblighi previsti dal decreto sicurezza.

Piano di emergenza interna, PEI

La predisposizione di un piano di emergenza interna PEI ha varie finalità, tra cui:

  • controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
  • mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
  • informare adeguatamente i lavoratori e i servizi di emergenza e le autorità locali competenti;
  • provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.

Il Piano va predisposto entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Sicurezza: ossia entro il 4 marzo 2019 e dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso.

Il piano deve essere aggiornato almeno ogni tre anni.

Come precisato nella circolare, il piano va riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato dal gestore, previa consultazione del personale che lavora nell’impianto e del personale di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad intervalli appropriati (comunque, non superiori a tre anni) in ragione dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidente rilevante.

Piano di emergenza esterna, PEE

Fra gli obblighi in capo al gestore vi è quello di trasmettere al Prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna (PE), da predisporre entro 12 mesi dalla ricezione delle informazioni del gestore.

Il piano ha lo scopo limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti di cui il prefetto cura non solo la predisposizione ma anche l’attuazione.

Per quanto riguarda le informazioni da fornire ai prefetti per l’elaborazione del PEE (Piano di Emergenza Esterno), i gestori sono tenuti ad effettuare una descrizione dell’impianto con adeguate informazioni, tra cui:

  • ragione sociale e indirizzo dell’impianto;
  • nominativo e recapiti del gestore dell’impianto e del responsabile per la sicurezza;
  • descrizione dell’attività svolta e dei relativi processi, indicazione del numero degli addetti;
  • elenco delle autorizzazioni/certificazioni nel campo ambientale e della sicurezza in possesso della società;
  • planimetria generale dalla quale risultino l’ubicazione dell’attività, il contesto territoriale circostante, le condizioni di accessibilità all’area e di viabilità;
  • piante in scala adeguata degli edifici e delle aree all’aperto utilizzate per le attività recanti l’indicazione degli elementi caratteristici: layout dell’impianto, con identificazione delle aree di accettazione in ingresso, delle aree di stoccaggio e trattamento e degli impianti tecnici, degli uffici e delle misure di sicurezza e protezione riportate nella relazione tecnica.
  • relazione tecnica contenente almeno i seguenti elementi:
    • quantità e tipologia dei rifiuti gestiti e indicazione della massima capacità di stoccaggio istantanea consentita. Nel caso l’impianto gestisca rifiuti pericolosi, indicare le relative caratteristiche di pericolo e specificare le modalità di gestione adottate;
    • descrizione degli impianti tecnici;
    • descrizione delle misure di sicurezza e protezione adottate, anche in relazione alla gestione dell’impianto.
  • descrizione, dei possibili effetti sulla salute umana e sull’ambiente che possono essere causati da un eventuale incendio, esplosione o rilascio/spandimento;
  • descrizione delle misure adottate nel sito per prevenire gli incidenti e per limitarne le conseguenze per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
  • descrizione delle misure previste per provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente;
  • descrizione delle disposizioni per avvisare tempestivamente, le autorità competenti per gli interventi in caso di emergenza (Vigili del fuoco, Prefettura, ARPA, ecc.).

Tuttavia, come precisato nella circolare, i Prefetti potranno autonomamente richiedere, caso per caso, informazioni aggiuntive, necessarie per l’elaborazione del piano.

Infine, come per il PEI, anche il PEE va riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della popolazione, dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni, in forza dei cambiamenti avvenuti negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti.

Rimaniamo, comunque, in attesa del dpcm (ai sensi del comma 9 dell’art. 26-bis) che stabilirà le linee guida per la predisposizione dei PEE e sui contenuti minimi del PEI.

 

Clicca qui per scaricare la circolare 13 febbraio 2019, n. 2730

 

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