Ampliamento di un edificio: ristrutturazione o pertinenza?

Secondo la Cassazione l’ampliamento di un fabbricato preesistente diventa parte stessa dell’edificio e non può essere considerato pertinenza, ma ristrutturazione edilizia

Con la sentenza n. 4139 la Cassazione ha chiarito che l’ampliamento di un fabbricato preesistente diventa parte dell’edificio di cui completa la struttura per meglio soddisfare i bisogni cui è destinato.

L’ampliamento, in quanto privo di autonomia rispetto all’edificio medesimo, rientra nella fattispecie di ristrutturazione edilizia piuttosto che in quello di pertinenza.

Il caso

La Corte di Cassazione si è pronunciata su interventi edilizi eseguiti su un trullo (rientrante tra i beni paesaggistici), comportanti un ampliamento dell’edificio preesistente.

Il ricorso in Cassazione avveniva da parte di committente, direttore dei lavori ed esecutore dell’opera, già condannati in Appello e primo grado, a seguito di lavori effettuati senza valido titolo, avendo presentato unicamente una DIA, in area sottoposta a vincolo paesaggistico: i lavori erano relativi ad un ampliamento di un immobile preesistente consistente nella realizzazione di un vano tecnico e di un bagno a solaio piano, un muro in tufo e pietra con trave in cls e sedute in tufo.

La sentenza

Con la sentenza in oggetto la Corte di Cassazione rigetta il ricorso.

In merito alla questione dell’ampliamento, i giudici di Cassazione fanno propri gli accertamenti dei giudici di Appello, che avevano appurato che gli interventi eseguiti avevano comportato un ampliamento del preesistente edificio, con predisposizione di un muro con aperture e sporgenze tali da far ragionevolmente prevedere la successiva collocazione di un pergolato.

La natura e consistenza delle opere realizzate, secondo i giudici, ne esclude radicalmente la natura pertinenziale: gli interventi eseguiti completano la struttura diventando parte dell’edificio, e pertanto l’ampliamento deve considerarsi ristrutturazione edilizia.

Sugli altri temi del ricorso:

  • in tema di responsabilità, la Suprema Corte ha ribadito che il reato paesaggistico sanziona chiunque trasgredisca le disposizioni poste a tutela dei vincoli e non solo i proprietari o i committenti dei lavori; mentre nel reato urbanistico sussiste una responsabilità dell’esecutore dei lavori, a titolo di dolo, in caso di inizio delle opere nonostante l’accertamento negativo dell’esistenza del titolo abilitativo, e, a titolo di colpa, nell’ipotesi di omesso accertamento.
  • in tema di prescrizione del reato, la sentenza ha ricordato che il principio del “favor rei”, va applicato solo in caso di incertezza assoluta sulla data di commissione del reato o sull’inizio del termine di prescrizione, ma non quando sia possibile eliminare tale incertezza, anche se attraverso deduzioni logiche.

Pertinenze e ristrutturazione edilizia

La Corte ha ricordato che che la tipologia di interventi di ampliamento/ristrutturazione di fabbricati è descritta dal dpr 380/2001 (testo unico edilizia). L’articolo 10, comma primo, lettera c) indica come interventi soggetti a permesso di costruire:

interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni

Questi interventi di ristrutturazione edilizia sono descritti dall’art. 3 comma 1 lettera ‘d’ dello stesso dpr 380:

Gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti.
Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.
Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente.

Ricordiamo infine che il codice civile, all’art. 817, definisce pertinenze

le strutture che, in modo durevole, sono a servizio o ornamento di un’altro edificio, senza esserne parte integrante e senza rappresentarne elemento indispensabile. Comunque, la pertinenza accresce l’utilità o il pregio dell’edificio principale.

Come si può quindi evincere dalla lettura di questi articoli del testo unico, le modifiche volumetriche sono elementi caratterizzanti gli interventi di ristrutturazione edilizia.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione n. 4139 del 29 gennaio 2018

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2 commenti
  1. VINCENZO LA ROSA
    VINCENZO LA ROSA dice:

    “Come si può quindi evincere dalla lettura di questi articoli del testo unico, le modifiche volumetriche sono elementi caratterizzanti gli interventi di ristrutturazione edilizia”…..la dicitura è errata in quanto….. le modifiche volumetriche sono elementi caratterizzanti gli interventi di permesso di costruire e non ristrutturazione edilizia”.

    Rispondi
    • Nicola Furcolo
      Nicola Furcolo dice:

      Gent. Vincenzo,
      l’articolo riporta correttamente che “le modifiche volumetriche sono elementi caratterizzanti gli interventi di ristrutturazione edilizia” e non, ad esempio, manutenzione straordinaria (V. art. 3 dpr 380/2001).
      Il titolo abilitativo richiesto per tali attività è il permesso di costruire (V. art. 10 dpr 380).

      Rispondi

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