L’opera abusiva può essere demolita anche dopo il permesso di costruire in sanatoria?

Cassazione: l’edificio abusivo può essere demolito anche se ha ottenuto il permesso di costruire in sanatoria. Il giudice dell’esecuzione ha pieno potere sul titolo in sanatoria

Nuovi ed importanti indicazioni in tema di permesso di costruire in sanatoria ed ordine di demolizione arrivano dalla Cassazione.

Con la recente sentenza n. 23474/2019 viene, infatti, chiarito che un immobile abusivo condonato in sanatoria edilizia può essere demolito; il  giudice che ha emesso l’ordine di demolizione ha pieno potere sul permesso di costruire in sanatoria e può compiere ulteriori accertamenti sul suddetto titolo edilizio.

Il caso

Nel caso in esame il Comune di Giugliano, a seguito di presentazione di istanza di condono edilizio proposta da un privato, rilasciava un permesso di costruire in sanatoria riguardante l’intervento edilizio oggetto di un ordine di demolizione.

Il dirigente dell’ufficio urbanistica, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli, attestava che il titolo abilitativo era stato rilasciato a sanatoria delle opere abusive e che la volumetria delle opere fuori terra dell’immobile era inferiore a 750 m³; il piano seminterrato destinato a deposito/cantina, non comportando carico urbanistico, non era computabile ai fini della determinazione della cubatura dell’edificio.

Al contrario, il giudice dell’esecuzione sosteneva che l’altezza del piano seminterrato, da computare ai fini della volumetria, era quella emergente dal piano di campagna: l’immobile risultava avere quindi un’altezza complessiva pari a 8,20 m dal piano di campagna. Di conseguenza, l’altezza del seminterrato era maggiore di quella dichiarata per ottenere il permesso in sanatoria (nel piano originariamente allegato veniva riportata un’altezza pari a 7,20 m).

Rilevandosi la diversità della situazione di fatto per come rappresentata all’atto della domanda di sanatoria (vano completamente interrato) da quella poi verificata come effettivamente sussistente in sede di accertamento (vano seminterrato), diversità che per il PG sarebbe sintomatica dell’insussistenza dei requisiti anche formali per l’accesso al condono, il giudice dell’esecuzione impugnava il permesso di costruire in sanatoria e procedeva con l’ordine di demolizione.

Il provvedimento impugnato si fondava, quindi, sul superamento del limite di 750 m³ previsto dall’art. 39 della legge 724/1994 per l’ottenimento del permesso di costruire in sanatoria.

Decisione Cassazione

In base a quanto stabilito dagli ermellini, in sede di rilascio del permesso in sanatoria il Comune ha preso in considerazione, per escluderla, l’intera volumetria del piano seminterrato, senza invece includervi quella relativa alla parte emergente dal piano di campagna.

In particolare:

in tema di attività edilizia, anche i locali interrati devono essere computati ai fini volumetrici, perché detto calcolo deve essere effettuato, salvo che non viga un’espressa disposizione contraria, con riferimento all’opera in ogni suo elemento, ivi compresi gli ambienti seminterrati ed interrati funzionalmente asserviti, giacché nel concetto di costruzione rientra ogni intervento edilizio che abbia rilevanza urbanistica, in quanto incide sull’assetto del territorio ed aumenta il c.d. carico urbanistico e tali sono pure i piani interrati cioè sottostanti al livello stradale (Sez. 3, n. 11011 del 09/07/1999 – dep. 27/09/1999, Boccellari, Rv. 214273; cfr., da ultimo, in senso conforme: Sez. 3, n. 24464 del 10/05/2007 – dep. 21/06/2007, Iacobone ed altro, Rv. 236885). Ne deriva quindi la legittimità del provvedimento di diniego della sospensione dell’ordine demolitorio, motivato dal superamento del limite di volumetria di 750 metri cubi, dovendo nei termini sopra individuati esservi riconnpreso anche il piano seminterrato.

I giudici di Cassazione hanno quindi concluso che, nonostante il piano fosse stato destinato ad un uso diverso dalla residenza anche il seminterrato, e quindi la sua volumetria, avrebbe dovuto essere conteggiata in quella complessiva.

Dopo aver richiamato la consolidata giurisprudenza che esclude qualsiasi automatismo tra revoca dell’ordine demolitorio e rilascio della sanatoria edilizia (il giudice penale deve comunque esercitare il proprio sindacato di legittimità dell’atto amministrativo sanante), la Cassazione rigetta il ricorso: il giudice dell’esecuzione può dichiarare l’illegittimità di un permesso di costruire in sanatoria e disporre, quindi, la demolizione dell’opera abusiva.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza n. 23474/2019

 

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