Permesso di costruire: la crisi economica non giustifica la mancata ultimazione dei lavori

Permesso di costruire: il Consiglio di Stato chiarisce che la crisi economica non costituisce valido motivo per la mancata ultimazione dei lavori

Il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso proposto da un Comune nei confronti di un’impresa edile relativamente alla scadenza dei termini del permesso di costruire per mancata ultimazione di lavori edili.

In particolare, l’impresa edile, proprietaria di alcuni terreni, non aveva ultimato nei tempi stabiliti dal permesso di costruire i lavori per la costruzione di alcune villette, facendo così decadere i 2 permessi di costruire concessi dal Comune rispettivamente nel 2005 e nel 2007.

Il Comune nel 2011 aveva approvato il nuovo Prg (piano regolatore generale), secondo il quale i terreni dell’impresa ricadevano in parte in zona agricola e in parte in area soggetta a vincolo idrogeologico (vincolo PAI).

Il Comune ordinava, quindi, la demolizione delle opere già realizzate ma non ancora ultimate e rigettava la SCIA presentata dall’impresa per ultimare i lavori.

A seguito dell’ordinanza di demolizione, l’impresa oltre a presentare ricorso sull’ irregolarità del Prg, motivava al Tar l’omessa ultimazione dei lavori a causa della crisi economica edilizia in atto.

Il Tar Abruzzo accoglieva il ricorso dell’impresa.

Conseguentemente il Comune ricorreva al Consiglio di Stato che, con la sentenza 1520/2016, accoglieva il ricorso.

In particolare, relativamente alla questione relativa alla crisi economica che ha afflitto il settore dell’edilizia, il CdS sostiene che non è un motivo valido per chiedere una proroga: secondo l’art. 15 comma 2 del Dpr 380/2001, “i termini possono essere prorogati con provvedimento motivato solo per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del Pdc, o in considerazione della mole dell’opera da realizzare o di particolari sue caratteristiche tecnico-costruttive”.

Il Cds sottolinea che la crisi congiunturale dell’edilizia non è una valida ragione opponibile all’inutile decorso dei termini predetti e non può giustificare l’inerzia del titolare del pdc, perché fa riferimento a considerazioni generiche non rilevanti rispetto all’obbligo di osservare i tempi d’inizio e completamento dei lavori.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza 1520/2016 del Consiglio di Stato

 

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