Per il cambio di destinazione d’uso ci vuole la SCIA o il permesso di costruire?

Per il cambio di destinazione d’uso è sempre sufficiente una SCIA? O ci vuole il permesso di costruire? Dipende se il cambio interessa categorie omogenee. Ecco i chiarimenti del Tar

Per cambiare destinazione d’uso a un immobile non sempre è sufficiente una SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività). Se il cambio di destinazione d’uso interessa categorie edilizie e non omogenee con effetti incidenti sul carico urbanistico è necessario il permesso di costruire.

Lo ha chiarito il Tar Campania, con la sentenza 3206 del 22 giugno 2016.

Nel caso in esame una Cooperativa aveva avviato il cambio di destinazione d’uso di alcuni locali industriali, ubicati in zona D del PRG comunale, in locali commerciali. L’ufficio tecnico del Comune esprimeva il proprio preavviso di diniego, ai sensi dell’art 10-bis della legge 241/1990, col significato di ritenere irricevibile la SCIA presentata.

La Cooperativa ricorre al Tribunale amministrativo che rigetta il ricorso.

Relativamente alla questione della presentazione della SCIA, il Tar Campania fa notare che tra i motivi ostativi all’ammissibilità della Segnalazione certificata, il cambio di destinazione, rilevante ai sensi dell’art. 23-ter dpr 380/2001 (testo unico edilizia), richiede il ricorso alla diversa procedura del permesso a costruire.

Pertanto, il rilievo dell’amministrazione comunale risulta condivisibile.

Cambio destinazione d’uso e testo unico edilizia

L’art. 23-ter dpr 380/2001, inserito nel testo unico dell’edilizia dal dl 133/2014, convertito con modificazioni dalla Legge n. 164 del 2014, afferma che, salvo diversa previsione da parte di leggi regionali, costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria, anche se non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purché tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unità immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate:

a) residenziale
a-bis) turistico-ricettiva
b) produttiva e direzionale
c) commerciale
d) rurale

Il legislatore statale ha quindi escluso il carattere di omogeneità tra la destinazione commerciale e quella industriale produttiva di un immobile, considerate categorie funzionali tra loro diverse e non assimilabili a fronte delle evidenti diverse implicazioni in termini di carichi urbanistici ed impatto complessivo sul territorio.

Secondo il Tar, inoltre, è sufficiente considerare che il cambio di destinazione, da capannone industriale ad immobile commerciale, richiesto dalla Cooperativa, imponga di norma la ristrutturazione ed il frazionamento dei preesistenti locali, con aumento del loro numero e conseguenti ricadute sull’assetto urbanistico locale.

Ne consegue che, in virtù delle previsioni di cui agli articoli 10 e 22 del dpr 380/2001 (interventi soggetti a permesso di costruire e inizio attività), trattandosi di cambio di destinazione d’uso che incide sul carico urbanistico, si rende necessario quale titolo autorizzatorio il permesso di costruire.

In definitiva, come chiarito infatti dalla giurisprudenza, solo il cambio di destinazione d’uso fra categorie edilizie omogenee non necessita di permesso di costruire (in quanto non incide sul carico urbanistico). Se il cambio di destinazione d’uso interessa categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, è necessario l’assoggettamento a permesso di costruire, indipendentemente dall’esecuzione di opere.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza Tar Campania 3206 del 22 giugno 2016

 

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4 commenti
  1. Alessio
    Alessio dice:

    Urgente:

    Devo fare il cambio di destinazione d’uso per due immobili a Roma, uno da A2 ad A10

    l’altro viceversa da A10 ad A2.

    I due immobili non sono separati e in zone completamente diverse.

    Non ho fatto nessun tipo di opera edilizia e non intendo farne.

    Quindi solo il cambio di per sè.

    Che documenti ci vogliono? Quanto ci vuole? Qual’è il compenso del professionista?

    I due immobili sono entrambi in zona Piazza Mazzini.

    Grazie

    Rispondi
    • Nicola Furcolo
      Nicola Furcolo dice:

      Ciao Alessio,
      innanzitutto occorre verificare la “situazione urbanistica” e verificare se i cambi sono possibili, anche senza opere.
      A tal fine, se non sei un tecnico, è necessario rivogerti ad un professionista (architetto, ingegnere o geometra) che saprà certamente informarti sulla questione e sui relativi costi.

      Saluti.

      Rispondi
  2. Luisa
    Luisa dice:

    Buonasera,

    Volevo chiedere gentilmente un’informazione :

    Se un proprietario di un negozio con destinazione d’uso COMMERCIALE lo dovesse cambiare in destinazione d’uso DIREZIONALE, e tra qualche anno dovesse decidere di ricambiare la destinazione e ritornare a com’era prima a uso commerciale? Può farlo? Ci sono delle spese da sostenere?

    Ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti.

    Luisa Salmaso

    Comune di Noventa Padovana (PD)

    Rispondi

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