Ricostruzione solaio di interpiano: attenzione allo spessore e alle parti comuni!

Ricostruzione solaio di interpiano: la Cassazione fa chiarezza, dopo un intervento di ristrutturazione, sulle parti comuni e su quelle di proprietà esclusiva

Il proprietario di un appartamento (Piano B), nel corso della ristrutturazione del proprio locale, aveva sostituito il vecchio solaio in legno con un nuovo solaio latero-cementizio. Nello specifico, il solaio preesistente era caratterizzato da travi emergenti in legno.

Il nuovo solaio latero-cementizio era stato realizzato con uno spessore maggiore, pari a quello delle travi emergenti, e aveva occupato di fatto anche lo spazio vuoto che intercorreva tra le travi lignee.

La situazione pre-intervento e post-intervento era la seguente:

Schema interventi solaio

Situazione pre e post intervento

Il proprietario del Piano A lamentava che a seguito dei lavori il livello del soffitto della stanza di sua proprietà si era abbassato, rendendo il vano inabitabile; pertanto conveniva in giudizio il proprietario del Piano B.

Il Tribunale disponeva in un primo momento la sospensione dei lavori; tuttavia, dopo il deposito della relazione del CTU, revocava la sospensione.

La Corte di Appello confermava la sentenza di primo grado.

Secondo la Corte lo spazio vuoto compreso tra le travi emergenti non costituiva volumetria del Piano A, piuttosto era da considerarsi come elemento integrante la struttura tipica del solaio in legno e compreso nella proprietà comune dei due piani.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione il proprietario del Piano A.

Parti strutturali solaio: la sentenza di Cassazione

La Cassazione con la sentenza n. 3893/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario del Piano A che sosteneva che lo spazio esistente tra le travi in legno facesse parte della volumetria del suo vano.

La Corte, richiamando alcune sentenze pregresse in materia, chiarisce l’appartenenza delle parti strutturali di un solaio.

Il solaio esistente fra i piani sovrapposti di un edificio è oggetto di comunione fra i rispettivi proprietari per la parte strutturale che, incorporata ai muri perimetrali, assolve la seguente duplice funzione:

  • di sostegno del piano superiore; è questo il caso del pavimento che poggia sul solaio, che appartiene esclusivamente al proprietario dell’abitazione sovrastante e che può essere, quindi, da questo liberamente rimosso o sostituito secondo la sua utilità e convenienza
  • di copertura di quello inferiore; è questo il caso del soffitto dell’appartamento sottostante ed è dunque liberamente utilizzabile dal proprietario

Gli spazi pieni o vuoti, in adiacenza al soffitto od al pavimento,  che non sono essenziali all’indicata struttura, rimangono esclusi dalla comunione e sono utilizzabili rispettivamente da ciascun proprietario nell’esercizio del suo pieno ed esclusivo diritto dominicale.

La Corte di Cassazione accerta, quindi, la limitazione della cubatura utilizzabile nell’appartamento sottostante. Discende, dunque, l’esistenza di un danno per la riduzione del godimento del bene quale conseguenza del restringimento della cubatura e per la diminuzione del valore commerciale del locale.

Il ricorso viene accolto e la sentenza impugnata va dunque cassata.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza di Cassazione n.3893/2017

 

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