Ecobonus, la detrazione spetta anche agli edifici collabenti (ruderi)

Dalle Entrate: anche gli edifici collabenti possono usufruire dell’ecobonus, purché risultino iscritti in Catasto e siano dotati di un impianto di riscaldamento

L’ecobonus può essere utilizzato anche per gli interventi di riqualificazione energetica realizzati su immobili di qualunque categoria catastale, anche su edifici collabenti (i cosiddetti ruderi).

Il chiarimento arriva da una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate accogliendo la proposta di Udicem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, circa la possibilità di poter usufruire della detrazione fiscale del 65% per gli edifici collabenti, presenti in numero molto elevato nei borghi alpini, favorendone così il recupero.

Edifici collabenti, definizione

Per “edificio collabente” si intende un immobile, o parte di esso, che a causa dell’accentuato livello di degrado, dissesti statici, di fatiscenza o inesistenza di elementi strutturali e impiantistici non è abitabile o agibile e quindi non è in grado di produrre reddito.

Un immobile, in sostanza, che si trova allo stato di rudere, la cui concreta utilizzabilità, pertanto, non è conseguibile con soli interventi edilizi di manutenzione ordinaria o straordinaria, occorrendo, invece, opere più radicali (art. 3 del dm 28/1998 ). Lo stesso dm 28/1998 prevede, inoltre, che le unità collabenti, ossia le costruzioni caratterizzate da un notevole livello di degrado che ne determina una incapacità di produrre ordinariamente un reddito proprio, possono essere iscritte in catasto.

Con la nota n. 29439 del 2013, la Direzione centrale catasto e cartografia ha precisato che la categoria catastale di appartenenza è la F2 – Unità collabenti, sia per abitazioni che per fabbricati produttivi, quando lo stato di fatto non consenta l’iscrizione in altra categoria catastale e sono soddisfatti i presupposti di individuazione e/o perimetrazione dell’immobile.

La nota chiarisce anche che per ottenete la dichiarazione di un edificio come “collabente” è necessario che alla dichiarazione predisposta dal professionista venga allegata una specifica relazione, datata e firmata, che rappresenti, mediante documentazione fotografica, lo stato dei luoghi e del fabbricato, accompagnata da un’autodichiarazione, resa dall’intestatario del’immobile, che attesti l’assenza di allacciamento ai servizi primari (luce, acqua e gas).

Chiarimenti delle Entrate

Con la recente circolare 7/E l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’agevolazione è ammessa se gli interventi sono realizzati:

  • su edifici esistenti situati nel territorio dello Stato, censiti al catasto o per i quali sia stato chiesto l’accatastamento
  • su unità immobiliari e su edifici (o su parti di edifici), di qualunque categoria catastale, anche se rurali, compresi quelli strumentali (per l’attività d’impresa o professionale)

Pur trattandosi di una categoria riferita a fabbricati totalmente o parzialmente inagibili e non produttivi di reddito, le unità collabenti (i ruderi) iscritte al Catasto possono essere considerate esistenti; la prova dell’esistenza dell’edificio è data dall’iscrizione in Catasto o dalla richiesta di accatastamento e dal pagamento dell’Imu, se dovuta.

Come chiarito nella circolare, non conta la categoria catastale per usufruire dell’ecobonus: anche gli interventi realizzati sugli edifici classificati nella categoria catastale F2 (unità collabenti) possono usufruire della detrazione fiscale.

Condizione necessaria affinché le unità collabenti ottengano l’ecobonus è che siano dotate di un impianto di riscaldamento, non necessariamente funzionante. In pratica è sufficiente dimostrare che l’impianto è situato negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica.

Sono esclusi dal beneficio gli interventi, pur agevolabili per tipologia, che vengono effettuati in fase di costruzione dell’immobile in quanto già assoggettati alle prescrizioni minime della prestazione energetica in funzione delle locali condizioni climatiche e della tipologia.

 

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Clicca qui per scaricare la circolare AE 27 aprile 2018, n. 7

 

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