Mancato ritiro del permesso di costruire: quali sono gli effetti?

Il Tar Lombardia ha stabilito che il mancato ritiro del permesso di costruire non ne determina la decadenza e che il titolo abilitativo ha effetto fin dal momento della sua emanazione

In questo articolo analizziamo una nuova sentenza del Tar Lombardia (sentenza n. 2173 del 14 novembre 2017) che conferma l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il mancato ritiro del permesso di costruire non comporta la decadenza del titolo edilizio: è illegittimo quindi ingiungere la demolizione dell’intervento edilizio se realizzato in conformità al titolo non ritirato.

Il fatto

Il sindaco di un comune della provincia di Lecco ha emesso ordinanza di demolizione di un edificio in quanto il proprietario non aveva ritirato il permesso di costruire richiesto e regolarmente rilasciato dall’amministrazione.

Il comune ha ritenuto che tale negligenza abbia comportato la decadenza del titolo e la conseguente illegittimità dell’attività edilizia. Va tuttavia specificato che il comune non ha criticato la condotta del proprietario dell’edificio sotto il profilo del mancato rispetto dei termini o della conformità dei lavori alle prescrizioni del titolo abilitativo, ma unicamente per il mancato ritiro del titolo.

Contro il provvedimento di demolizione il proprietario dell’edificio presenta ricorso al Tribunale amministrativo lombardo.

La sentenza del Tar Lombardia

Il Tar ha anzitutto rilevato che la fattispecie che disciplina il regime del permesso di costruire non dice nulla rispetto al mancato ritiro del titolo. Ha però considerato il permesso di costruire come provvedimento ampliativo di tipo autorizzatorio: come tale, la legge non prevede ulteriori step che ne completino l’efficacia (come ad esempio la comunicazione all’interessato). E, quindi, il provvedimento produce i suoi effetti appena viene rilasciato (Consiglio di Stato, sez. IV, 21 dicembre 2015, n. 5791 –  Consiglio di Stato, 22 agosto 2013, n. 4255 – Consiglio di Stato, sez. V, 26 giugno 2000, n. 3612 – Tar Marche, sez. I, 9 gennaio 2015, n. 5)

Il giudice amministrativo ha inoltre considerato che l’art. 15 comma 2 del dpr n. 380 del 2001 indica espressamente quali sono i presupposti di decadenza ipso iure dal permesso di costruire: il mancato inizio dei lavori entro un anno dal rilascio del titolo e la loro omessa conclusione entro tre anni dall’inizio. La norma non sanziona invece con la decadenza né il mancato ritiro del titolo stesso, né il ritardato o mancato pagamento del contributo di costruzione.

Il mancato pagamento del contributo di costruzione è specificamente contemplato dall’art. 42 del dpr 380/2001 che prevede come rimedio l’applicazione di una sanzione pecuniaria rapportata all’entità del contributo non pagato e al ritardo accumulato e, nei casi di più grave ritardo, la possibilità per i comuni di tutelarsi mediante la riscossione coattiva.

Su queste basi il Tar Lombardia ha accolto il ricorso, disponendo l’annullamento dell’ordinanza del comune e sancendo che il mancato ritiro del permesso di costruire non costituisce causa di decadenza dello stesso.

Due filoni giurisprudenziali

Se dall’una parte appare consolidato che il mancato ritiro del permesso di costruire non costituisce causa di decadenza del titolo stesso, va comunque considerato che esiste un altro filone giurisprudenziale che ritiene “la consegna del titolo” quale elemento determinante per il suo perfezionamento.

In questo caso il permesso di costruire viene considerato come provvedimento amministrativo ‘recettizio’, ossia che esiste nel momento in cui viene comunicato agli interessati (Tar Napoli, Sez. VIII, n. 666 del 4 febbraio 2016 e la giurisprudenza richiamata – Consiglio di Stato, V, 27 settembre 1996, nr. 1152 – Tar Piemonte, Torino, II, 04 novembre 2008, nr. 2749 – Tar Piemonte, Torino, I, 01 settembre 2006, nr. 3166).

In altri termini questa corrente giurisprudenziale ritiene che il termine ‘rilascio’ riferito al titolo edilizio, anche se in prima lettura può significare sia ‘emanazione’ che ‘consegna’ dell’atto, è in realtà ricollegabile alla materiale consegna. La preferenza verso questo significato di ‘rilascio’ è giustificata da una maggiore rispondenza al lessico del legislatore: i sostenitori di questa tesi infatti ritengono che se quest’ultimo avesse voluto fare riferimento alla data di emanazione dell’atto, avrebbe usato sinonimi tecnicamente più precisi quali ‘data dell’atto’ o anche ‘data di adozione’ o più semplicemente ‘adozione’.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza Tar Lazio n.12632/2017

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