Il livello di approfondimento del progetto: LOD come elemento centrale della metodologia BIM. Ecco perchè

LOD: Level of Development (livello di sviluppo) o Level of Detail (livello di dettaglio) nella metodologia BIM. Analizziamo l’esigenze a cui risponde questo indicatore

Nella metodologia BIM (Building Information Modeling) il controllo del flusso informativo è uno degli aspetti maggiormente rilevanti.

La diffusa fiducia che oggi viene riposta nella metodologia BIM come chiave di volta per l’evoluzione del settore delle costruzioni verso più alti livelli di efficienza e produttività ruota essenzialmente intorno a due cardini principali:

  • la disponibilità del “prototipo virtuale” dell’edificio
  •  l’affidabilità delle informazioni da esso veicolate lungo l’intero processo produttivo

Questo secondo aspetto, motore dell’evoluzione tecnologica che oggi rende disponibili strumenti software BIM oriented, è quello su cui sono focalizzati i maggiori sforzi degli stakeholder.

Il flusso informativo

La redazione di linee guida, normative tecniche, progetti pilota, infatti, nasce dalla necessità di rendere sempre più efficiente il processo produttivo e le sue procedure relative al flusso informativo.

Come noto, una delle principali criticità della filiera produttiva risiede proprio nello scambio delle informazioni tra differenti professionalità e tra le differenti fasi del processo.

La perdita di informazioni, con la conseguente necessaria integrazione, la loro non adeguata attendibilità o completezza per chi accoglie il modello per le successive lavorazioni e sviluppi, o ancora inutili ridondanze e appesantimenti di dati in fasi non opportune dell’evoluzione del modello stesso rappresentano cause di errori, ritardi e, quindi, incremento di costi.

Tale consapevolezza ha determinato l’esigenza di individuare, ad ogni predefinita fase dello sviluppo del modello e/o ad ogni subentro di professionalità, quali siano le informazioni da trasferire, in particolare:

  • il grado di dettaglio
  • il livello di affidabilità
  • chi ha l’autorità a produrre tali informazioni, ecc.

Quindi, le domande

  • cosa?
  • quando?
  • con che approfondimento?
  • quale affidabilità?
  • da parte di chi?

caratterizzano quello che rappresenta uno dei principali aspetti della metodologia BIM: la modalità con cui avvengono gli scambi di informazioni.

Le possibili risposte a queste domande sono state anch’esse oggetto di sviluppo nel corso del tempo.

Alla luce di studi, ricerche e applicazioni pratiche, sono emerse le molteplici implicazioni. Si sono succedute, così, analisi, valutazioni e definizioni, numerose differenti e talvolta tra loro in parziale contraddizione, anche perché originatesi in paesi distanti e/o in momenti successivi.

In tale ricerca la consapevolezza del “pensare BIM” è approdata all’idea di classificare il grado di evoluzione di un modello BIM in funzione del suo utilizzo, vale a dire della predefinita fase di sviluppo della progettazione (o realizzazione, o gestione) considerata.

LOD, il significato

Uno degli indicatori che a questo fine ha avuto miglior fortuna, avendo ormai diffusione pressoché planetaria, è senza dubbio l’acronimo LOD, cui di volta in volta è stata associata l’espressione Level of Development (Livello di Sviluppo) o Level of Detail (Livello di Dettaglio).

Ed anche i significati di queste espressioni si sono evoluti a seconda dei paesi e nel corso del tempo, finendo talvolta col coincidere o, per contro, con l’essere considerati complementari o semplicemente distinti.

Ma perché tanta incertezza?

Sinteticamente si potrebbe affermare che se l’esigenza emersa era quella di poter classificare il grado di “maturità” del modello per individuarne rapidamente l’usabilità per le finalità che lungo lo sviluppo del progetto progressivamente si presentavano (ad es. analisi strutturale, analisi energetica, stima dei costi, ecc.), occorreva definire criteri di valutazione chiari ed evidenti.

Il “Grado di Sviluppo” del Modello Virtuale

Il grado di sviluppo del dettaglio grafico del modello può essere considerato come un criterio di cui tener conto, così come:

  • la quantità di informazioni non grafiche (attributi) associate al modello stesso
  • la qualità delle informazioni non grafiche, cioè la loro affidabilità

Ma anche la combinazione dei due aspetti grafico e alfanumerico, connaturata agli “oggetti BIM”, introduce elementi di incertezza.

Un modello con scarse o imprecise informazioni alfanumeriche, ma evoluto livello grafico, deve considerarsi più “avanzato” di uno con scarsa risoluzione grafica ma con ottima dotazione di informazioni alfanumeriche, o è vero il viceversa?

Ad esempio, al progettista o all’appaltatore di un oggetto rappresentativo della tamponatura interesseranno i seguenti aspetti:

  • l’ingombro
  • la posizione
  • la stratigrafia
  • i materiali che la compongono con le relative proprietà termo-fisiche e di resistenza meccanica
  • i produttori di ciascuno strato con il codice identificativo nei relativi cataloghi
  • i costi
  • la modalità di posa in opera
  • la manutenzione
  • le garanzie, ecc.

La progressiva disponibilità di tali informazioni dà evidentemente il senso dello sviluppo del modello (e del lavoro) molto più efficacemente che non la semplice disponibilità di un raffinato dettaglio grafico.

Dettaglio che, quando evoluto, può assumere certamente rilevanza in una fase iniziale del lavoro, in cui utilizzando oggetti privi in tutto o in parte delle suddette informazioni (perché, ad esempio, tratti da librerie generiche, ma ben definiti graficamente) può supportare la decisione del committente all’intrapresa o dell’architetto nella scelta della direzione progettuale verso cui orientarsi; o all’opposto, nella fase conclusiva della progettazione, per consentire la verifica da parte del committente o del team di design, dell’effettivo raggiungimento dei requisiti prefissati.

Se dunque è a tutti chiaro, essendo esperienza comune, che l’adoperarsi in un lavoro produce senz’altro modelli via via più vicini a quello finale, evidenziando in tal senso una progressione del lavoro stesso, meno semplice è risultato definire indicatori univoci che ne consentano una efficiente e puntuale classificazione.

I LOD nei documenti più recenti

Sarebbe interessante, a questo punto, raccontare l’evoluzione dell’idea del LOD e capire come si sia giunti all’attuale pensiero sull’argomento.

Avremmo, però, la quasi certezza di finire col trascurare qualche opinione o qualcuno, data la varietà di sfumature maturate nei tanti paesi interessati al processo BIM: preferiamo, perciò, focalizzarci e documentare direttamente quale sia l’odierno stato dell’arte al riguardo.

I capisaldi a cui riferirsi sono i seguenti:

  • le pubblicazioni dell’AIA (American Institute of Architects). Per la prima volta, nel 2008, veniva introdotta l’espressione Level of Development (LOD)
  • la pubblicazione “Level of Development Specification”. È frutto di un lavoro svolto in parziale sinergia tra l’AIA e il BIMForum (attuale capitolo statunitense del buildingSMART International). Il documento, pubblicato una prima volta nel 2013, è stato aggiornato il 2014 e ancora nel 2015. Attualmente un ulteriore aggiornamento (vers. 2016) è in inchiesta pubblica.
  • la PAS 1192-2:2013, pubblicata da British Standard Institution

Inoltre, una citazione a parte senz’altro merita il Progetto di Norma U87007274 (futura UNI 11337-4) in imminente inchiesta pubblica, che costituisce un interessate e originale contributo (vedi art. UNI 11337, dopo le BS e le PAS inglesi arrivano le linee guida BIM italiane).

Nei prossimi contributi cercheremo di approfondire gli orientamenti che emergono da tali documenti.

 

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