Lavoratori edili: dietrofront sul contratto collettivo! Deve essere sempre applicato

L’Ispettorato del Lavoro rettifica una sua precedente circolare che aveva suscitato molte proteste poiché avrebbe notevolmente liberalizzato il mercato del lavoro degli edili

Con la circolare n.9 del 10 settembre l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in rettifica ad una sua precedente circolare n.7 del 3 maggio, ne chiarisce i contenuti ed indirettamente respinge le numerose proteste, di ANCE e sindacati, che l’avevano interpretata come una sorta di “liberarizzazione del mercato del lavoro degli edili“.

La circolare n.9 di settembre

La nuova circolare chiarisce il significato di alcuni passaggi, molto ambigui, della precedente circolare di maggio. infatti si legge:

con riferimento alla circolare n.7/2019, a seguito dei numerosi quesiti pervenuti riferiti al contenuto delle indicazioni in essa riportate, si ritiene utile fornire, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alcuni chiarimenti per garantirne una puntuale lettura e l’uniforme applicazione.

Secondo l’Ispettorato la circolare si limitava a chiarire la portata dell’art. 1, comma 1175, della Legge n. 296/2006 che, ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi da parte del datore di lavoro, richiede “il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

Quindi aggiunge l’Ispettorato:

non si potrà dar luogo alla revoca dei benefici fruiti nei confronti del datore di lavoro che riconosca ai lavoratori un trattamento normativo e retributivo identico, se non migliore, rispetto a quello previsto dal contratto stipulato dalle OO.SS. comparativamente più rappresentative.

nulla è cambiato in ordine a quanto già chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in ordine agli obblighi di applicazione del contratto collettivo dell’edilizia per le imprese operanti nel settore ed ai connessi obblighi di iscrizione alla Cassa edile,nei confronti della quale l’assenza dei versamenti comporta peraltro una situazione di irregolarità contributiva che impedisce il rilascio del DURC.

Giova infine rammentare che il “rispetto” dei contratti collettivi di cui alla disposizione in oggetto attiene non soltanto alla parte economica ma anche alla parte normativa del contratto, ossia a quelle clausole destinate a regolare i rapporti individuali e che possono, a titolo meramente esemplificativo, riguardare la durata del periodo di prova, l’orario di lavoro, la disciplina del lavoro supplementare e straordinario, festivo, notturno, i trattamenti di malattia, il preavviso ecc.

La circolare n.7 di maggio

Nella circolare n. 7 del 3 maggio veniva riportato che:

il personale ispettivo dovrà svolgere un accertamento sul merito del trattamento economico/normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non un accertamento legato ad una formale applicazione del contratto sottoscritto dalle “organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

In pratica veniva chiesto agli ispettori di verificare il rispetto dell’applicazione dei contratti di categoria, senza tuttavia accertare che la mansione svolta corrisponda al relativo contratto collettivo. Tale circolare sembrava quindi liberalizzare, nei fatti, la contrattualistica dei lavoratori edili.

L’Ispettorato richiamava, in pratica, i suoi funzionari a una “verifica sostanziale” delle norme lavoristiche:

In altri termini, atteso che la disposizione in parola chiede il “rispetto” degli “accordi e contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, si ritiene che anche il datore di lavoro che si obblighi a corrispondere ai lavoratori dei trattamenti economici e normativi equivalenti o superiori a quelli previsti da tali contratti, possa legittimamente fruire dei benefici normativi e contributivi indicati dall’art. 1, comma 1175, della L. n.296/2006; ciò, pertanto, a prescindere di quale sia il contratto collettivo “applicato” o, addirittura, a prescindere da una formale indicazione, abitualmente inserita nelle lettere di assunzione, circa la “applicazione” di uno specifico contratto collettivo.

La reazione dell’ANCE e dei sindacati edili

Ricordiamo che in merito alla circolare n.7 il segretario generale di Fillea Cgil aveva dichiarato:

La nota è molto ambigua e sembra quasi scritta da due persone diverse. Nella prima parte dice che bisogna entrare nel merito del contratto, come se dicesse agli ispettori che quando entrano in un cantiere edile devono verificare che il lavoratore, indipendentemente dal contratto, deve essere pagato per il lavoro edile. Il problema è che nella seconda dice l’esatto contrario, e cioè che per essere in regola basta un qualsiasi contratto firmato da Cgil, Cisl e Uil. E questo significa una liberatoria totale inaccettabile.

Vi era stata anche la presa di posizione dell’Ance, che attraverso il suo portavoce dichiarava:

L’indicazione che l’organo di vigilanza controllato dal ministero del Lavoro ha dato ai suoi ispettori ha suscitato immediate preoccupazioni, sia tra le imprese di costruzione dell’Ance sia tra i sindacati edili. Il motivo è semplice: la circolare, in estrema sintesi, dice che nei luoghi di lavoro gli ispettori devono verificare il rispetto dell’applicazione dei contratti di categoria, ma senza però preoccuparsi che la mansione svolta corrisponda al relativo contratto collettivo. L’indicazione rappresenta una sorta di tzunami nei cantieri, dove l’oneroso contratto nazionale dell’edilizia deve contrastare – con molta difficoltà – la concorrenza di altre forme contrattuali decisamente più “light” sotto il profilo contributivo. È come dire che il giardiniere può eseguire gli scavi o il metalmeccanico può fare muri. 

 

Clicca qui per scaricare la circolare n.7 di maggio

Clicca qui per scaricare la circolare n.9 di settembre


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