La UNI 11337-5, la quinta parte della normativa tecnica italiana sul BIM

UNI 11337-5, la quinta parte della norma italiana sul BIM: l’EIR (Employers Information Requirement) e i BEP (BIM Execution Plan) arrivano in Italia

In precedenti interventi abbiamo sinteticamente illustrato i principali aspetti delle parti 1 e 4 della prima norma italiana sul BIM (destinata ad assumere la denominazione di UNI 11337) attualmente in inchiesta pubblica con la parte 5 fino al 2 dicembre p.v. .

La futura UNI 11337-5 (attualmente classificata come Progetto U87007275) i cui contenuti approfondiremo nel seguito, è finalizzata alla descrizione e definizione dei ruoli, requisiti e flussi informativi propri del processo di digitalizzazione del comparto delle costruzioni.

UNI 11337-5: terminologia

A questo scopo la norma provvede anzitutto ad introdurre e chiarire una nuova terminologia, sino ad ora sconosciuta al settore, di diretta derivazione dalle norme tecniche inglesi; così abbiamo:

  • Coordinatore delle informazioni, le cui competenze sono relative alla gestione dell’applicazione delle regole informative del processo edilizio; nei testi britannici è indicato con BIM Coordinator;
  • Gestore delle informazioni, figura guida dell’intero processo informativo, orientata alla gestione delle regole informative del processo, il cui corrispettivo internazionale è BIM Manager;
  • Modellatore delle informazioni, dedito alla realizzazione dei modelli, è colui che utilizza le regole informative del processo edilizio, equivalente del BIM Modeller e/o del BIM Specialist;
  • Capitolato Informativo [CI], nuovo documento contrattuale con cui il committente definisce le esigenze e i requisiti informativi che dovranno essere soddisfatti dagli affidatari (concorrenti e aggiudicatari), concettualmente coincidente con l’Employers Information Requirement delle PAS britanniche;
  • offerta per la Gestione Informativa [oGI], documento nel quale il concorrente all’affidamento, esprime e specifica la propria modalità di gestione informativa del processo, in risposta alle richieste della committenza formulate nel Capitolato Informativo precedentemente citato, corrispondente del BIM Execution Plan pre-conctract award (BEP pre-conctract award);
  • piano per la Gestione Informativa [pGI], esplicitazione definitiva ed operativa della modalità di gestione informativa del processo predisposta dall’affidatario (vincitore della gara di affidamento) ed equivalente al BIM Execution Plan (BEP);
  • analisi delle incoerenze, è l’azione di valutazione delle possibili incoerenze informative dei modelli (e relativi componenti) e degli elaborati rispetto a regole e regolamenti; equivalente al Code Checking britannico;
  • analisi delle interferenze geometriche, è l’azione delle possibili interferenze geometriche tra oggetti, modelli ed elaborati, nota in ambito internazionale come Clash Detection.

Se a tali termini aggiungiamo anche i termini (già precisati nella UNI 11337-1 e su queste pagine illustrati negli articoli “Il BIM in Italia nelle nuove UNI 11337-1: la parte prima della norma”e “UNI 11337, dopo le BS e le PAS inglesi arrivano le linee guida BIM italiane”) “ambiente di condivisione dati” (ACDat) e “archivio di condivisione documenti” (ACDoc), nelle norme britanniche equivalenti rispettivamente a “Common Data Environment” (CDE) e “Data Room”, il parallelismo terminologico con le PAS inglesi può dirsi pressoché completo.

UNI 11337-5: i requisiti informativi e la loro gestione

La gestione dei requisiti informativi secondo la norma italiana avviene mediante l’elaborazione dei seguenti documenti, in analogia con le norme britanniche:

  • il Capitolato Informativo (CI),
  • l’offerta per la Gestione Informativa (oGI) e
  • il piano per la Gestione Informativa (pGI).

Il flusso informativo è espresso con chiarezza nel diagramma seguente:

Figura 1 – Flusso informativo – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

Figura 1 – Flusso informativo – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

 

Nel Capitolato Informativo, redatto a cura del committente prima della procedura di affidamento, vengono precisate tutte le esigenze informative e i relativi requisiti del committente stesso.

I soggetti interessati all’affidamento, provvedono a redigere ciascuno una propria oGI (offerta per la Gestione Informativa) in cui viene documentata l’offerta per il soddisfacimento delle esigenze della committenza, formulate nel citato Capitolato Informativo.

L’affidatario individuato, e prima dell’affidamento, provvede a redigere il pGI (piano per la Gestione Informativa), in cui dovrà essere approfondita e precisata l’originaria offerta per la gestione informativa.

Naturalmente tale documento dovrà essere redatto nel rispetto dei principi vincolanti dell’offerta.

Inoltre quest’ultimo documento dovrà contenere le indicazioni degli eventuali sub-affidatari: in questo caso, la norma pone in capo all’affidatario di primo livello la responsabilità, di fronte al committente, anche della gestione informativa dei sub-affidatari.

Ma quali sono i contenuti minimi del Capitolato Informativo?

Al riguardo la norma provvede ad elencare gli argomenti che necessariamente dovranno essere affrontati, raggruppandoli in due ambiti: quello tecnico e quello gestionale.

  • Tecnico
    • Competenze dell’affidatario nella gestione informativa;
    • Caratteristiche dell’hardware (in termini di prestazionali) e del software (in termini di tipologia) in dotazione all’affidatario;
    • Infrastrutture messe a disposizione dal committente o comunque coinvolte nel processo;
    • Infrastruttura richiesta all’affidatario;
    • Formati fornitura e scambio dati;
    • Sistema comune di coordinate;
    • Sistemi di riferimento dei livelli di approfondimento di modelli e elaborati e dei livelli di sviluppo di oggetti e schede informative;
  • Gestionale
  • Specificatamente ai fini informativi, individuazione dei ruoli, responsabilità ed autorità;
  • Definizione del flusso informativo della commessa;
  • Obiettivi ed usi di modelli ed elaborati informativi;
  • Caratteristiche informative di quanto messo eventualmente a disposizione dalla committenza (modelli, oggetti, elaborati);
  • Strutturazione e organizzazione della modellazione digitale e proprietà dei modelli;
  • Politiche per la sicurezza dei contenuti informativi;
  • Modalità di condivisione delle informazioni;
  • Modalità di gestione dei contenuti informativi degli eventuali sub-fornitori;
  • Procedure di verifica e validazione
  • Modalità di analisi e risoluzione delle interferenze e delle incoerenze informative;
  • Modalità di gestione delle fasi 4D, 5D, 6D, 7D;
  • Modalità di archiviazione

A tali aspetti, se ne aggiungono alcuni altri precisati nel seguito.

Circa l’oGI e il pGI, la norma non fornisce uno schema di documento, come nel caso precedente. E questo appare ovvio, in quanto tale schema è sostanzialmente costituito dalle richieste formulate nel Capitolato Informativo.

Viene precisato, però, che l’affidatario ha la facoltà di ampliare la propria offerta di Gestione Informativa della commessa, rispetto a quanto richiesto dal committente.

A proposito del piano della Gestione Informativa, viene precisato che esso può essere oggetto di revisioni e aggiornamenti durante lo svolgimento della commessa, e che tempi e modi di verifica dell’adeguatezza del documento dovranno essere precisati a cura del committente nel Capitolato Informativo

UNI 11337-5: i contenuti informativi e la loro gestione

La norma affronta, poi, l’aspetto della gestione dei contenuti informativi, rivolgendo l’attenzione verso i modelli, gli elaborati, le schede e gli oggetti: la finalità è garantire la completezza, la trasmissibilità e la congruenza delle informazioni in essi contenuti.

A questo scopo nel Capitolato Informativo e/o nel piano di Gestione Informativa, dovranno essere esplicitati almeno:

  • quali modelli singoli occorre predisporre (numero e tipologia)
  • quali sono i modelli singoli da aggregare
  • le regole per la gestione delle interferenze (Clash Detection)
  • le regole per le verifiche normative (Rule Set)
  • le regole di gestione delle incoerenze informative (Code Checking)
  • i ruoli e le responsabilità dei soggetti chiamati a gestire e risolvere le criticità evidenziate nei passi precedenti

Occorre rilevare come ancora una volta l’affronto di aspetti ulteriori del processo, quali quelli sopra evidenziati, prenda le mosse comunque dalla relativa definizione e precisazione da formularsi all’interno del Capitolato Informativo.

 

Il modello grafico aggregato, precedentemente citato, noto anche come Federazione di Modelli o Model Merge, è costituito dall’insieme di vari modelli singoli.

Tali modelli singoli fanno riferimento alle singole discipline: ad esempio, per l’ambito tecnico, possiamo individuare il modello architettonico, quello strutturale, quello impiantistico, ecc.

Questi ultimi, a loro volta, possono differenziarsi a seconda degli usi e/o obiettivi del modello stesso: il modello architettonico, ad esempio, può differenziarsi in quello destinato a scopi amministrativi (evidenziazione di superfici, volumi, ecc) quello destinato allo studio delle sole finiture interne, ecc. oppure il modello impiantistico (noto anche come Modello MEP – Mechanical, Electrical and Plumbing) possa essere suddiviso in modello elettrico, idrosanitario, di riscaldamento, ecc.

E’ del tutto evidente come la natura e la complessità dell’opera possa richiedere differenti gradi di “scomposizione” dei singoli modelli.

Come noto in quanto insito nel concetto di BIM, ciascun modello grafico non veicola solo informazioni grafiche, ma anche “alfanumeriche”: è responsabilità del gestore di ciascun modello verificare che le tali informazioni siano in accordo con le specifiche del Capitolato Informativo e congruenti con quelle veicolate dagli altri modelli.

UNI 11337-5: Coordinamento dei modelli grafici

Nella gestione dei modelli la possibilità di automazione del loro coordinamento ha da sempre suscitato forte interesse tra gli operatori, cosicché l’espressione Model Checking ha avuto grande diffusione pur non risultandone sempre ben chiaro il relativo significato.

Ne abbiamo parlato diffusamente nell’articolo …., dove abbiamo cercato di precisare, tra l’altro, il significato di Code Checking e Clash Detection.

La norma al riguardo definisce tre differenti livelli di coordinamento:

  • LC1 è il coordinamento di dati e informazioni effettuato all’interno di un solo modello singolo;
  • LC2 è il coordinamento tra differenti modelli singoli (Vedi figura 2);

 

Figura 2 – Flusso di coordinamento livello 2 – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

Figura 2 – Flusso di coordinamento livello 2 – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

 

  • LC3 è il coordinamento da effettuarsi tra i contenuti informativi generati da modelli grafici e quelli non derivanti da modelli grafici (ad esempio, relazioni tecniche o di calcolo, grafici CAD, ecc.) (Vedi figura 3)

 

Figura 3 – Flusso di coordinamento livello 3 – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

Figura 3 – Flusso di coordinamento livello 3 – Fonte: Progetto U87007275 (Progetto di norma UNI 11337-5)

 

La responsabilità di tali attività di coordinamento ricade sul responsabile dello specifico modello, nel caso di LC1, mentre nei restati due livelli, il soggetto responsabile del coordinamento dovrà essere individuato nel Capitolato Informativo.

UNI 11337-5: le verifiche di dati, informazioni, contenuti informativi

Per ciascuno stadio e relativamente alla specifica fase del processo (così come individuate nella prima parte della norma) sono previsti momenti di verifica  delle informazioni veicolate.

La norma prevede tre livelli di verifica:

  • LV1, è una verifica interna e formale, vale a dire una verifica della corretta modalità di produzione, consegna e gestione delle informazioni in relazione a quanto indicato nel Capitolato Informatico e nel pGI;
  • LV2, è ancora una verifica interna ma di tipo sostanziale, volta ad accertare la leggibilità, tracciabilità e coerenza delle informazioni contenute nei vari modelli. Viene espletata effettuando, tra l’altro, una verifica del raggiungimento dell’evoluzione informativa dei modelli e elaborati e del livello di sviluppo dei relativi oggetti, richiesta nella specifica fase secondo quando prescritto nel Capitolato Informativo e nel pGI.
  • LV3, è una verifica da effettuarsi a carico del committente, che potrà decidere di avvalersi anche di una figura terza indipendente rispetto a quelle coinvolte nel processo. Si tratta di una verifica di tipo sia formale che sostanziale che viene svolta su quanto depositato nell’ACDat (ambiente di condivisione dati) e/o ACDoc (archivio di condivisione documenti).

 

La figura seguente chiarisce sinteticamente i flussi informativi e i vari step di verifica e coordinamento.

 

Figura 4 – Flusso di coordinamento, pubblicazione, verifica e approvazione – Fonte: ProgettoU87007274 (Progetto di norma UNI 11337-4)

Figura 4 – Flusso di coordinamento, pubblicazione, verifica e approvazione – Fonte: ProgettoU87007274 (Progetto di norma UNI 11337-4)

Infine la norma sinteticamente introduce l’Ambiente di Condivisione Dati (ACDat) equivalente del Common Data Environment, sottolineandone la necessità della sua creazione e i requisiti principali per la sua utilizzazione.

Differentemente delle norme tecniche britanniche, dove seppur a titolo esemplificativo sono illustrati alcuni step di funzionamento, la norma italiana precisa solo i requisiti fondamentali di tale funzionamento precisando che “il flusso di gestione delle informazioni da e verso l’ACDat è esplicitato dal committente nel Capitolato Informativo”.

Conclude la parte quinta della norma, l’introduzione delle tre principali figure del processo digitale, il Gestore delle informazioni, il Coordinatore delle informazioni, il Modellatore delle informazioni, (BIM Manager, BIM Coordinator e BIM Modeller), con una breve descrizione dei loro compiti: tale argomento sarà oggetto della parte 7 della norma tuttora in via sviluppo presso i tavoli UNI.

 

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