La scure della Corte Costituzionale sul testo unico degli espropri

Il criterio di calcolo dell’indennità di esproprio non conduce ad un "ristoro integrale del danno subito per effetto dell’occupazione acquisitiva da parte della pubblica amministrazione, corrispondente al valore di mercato del bene occupato".

La Corte Costituzionale, con sentenza del 22 ottobre 2007, n. 348, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 1 e 2 dell’art. 37, del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità) per violazione dell’art. 111 della Costituzione, in relazione alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
I citati commi, infatti, definiscono un criterio di calcolo dell’indennità di esproprio che conduce ad una riduzione di circa il 50 per cento rispetto al valore reale del bene.
Con la sentenza n. 349/2007, la Consulta ha dichiarato illegittimo anche l’art. 5-bis, comma 7-bis, del decreto legge 333/92, perché non è previsto un “ristoro integrale del danno subito per effetto dell’occupazione acquisitiva da parte della pubblica amministrazione, corrispondente al valore di mercato del bene occupato”.

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Sentenza n. 348/2007 della Corte Costituzionale 267 Kb PDF
Sentenza n. 349/2007 della Corte Costituzionale 197 Kb PDF
 

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