La Guida al collaudo del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

La nozione di collaudo deve intendersi in senso di collaudo amministrativo (o tecnico-amministrativo) e di collaudo statico.

Il riferimento alla nozione di collaudo deve intendersi in senso duplice:

  • collaudo amministrativo (o tecnico-amministrativo), consistente nel procedimento finalizzato alla certificazione della corretta esecuzione dell’opera;
  • collaudo statico, inteso quale attività di accertamento tecnico specialistico per la verifica della sicurezza, da cui dipende il rilascio della licenza di uso delle costruzioni.

Le due nozioni, pertanto, pur riflettendo una identità terminologica, rimangono del tutto distinte, poiché afferiscono a funzioni diverse.
La nozione di collaudo tecnico-amministrativo è desumibile dalla lettera dell’art. 187 del D.P.R. 21.12.1999 n. 554, secondo cui “Il collaudo ha lo scopo di verificare e certificare che l’opera o il lavoro sono stati eseguiti a regola d’arte e secondo le prescrizioni tecniche prestabilite, in conformità del contratto, delle varianti e dei conseguenti atti di sottomissione o aggiuntivi debitamente approvati”, nonché “di verificare che i dati risultanti dalla contabilità e dai documenti giustificativi corrispondono fra loro e con le risultanze di fatto, non solo per dimensioni, forma e quantità, ma anche per qualità dei materiali, dei componenti e delle provviste, e che le procedure espropriative poste a carico dell’appaltatore siano state espletate tempestivamente e diligentemente”.
La normativa sugli appalti pubblici prevede, a carico del collaudatore, una serie di adempimenti tecnici specifici, incluse le verifiche tecniche previste dalle leggi di settore e, a talune condizioni, l’esame delle riserve dell’appaltatore.
In alcuni casi particolari, il D.P.R. n. 554/1999 (e così il nuovo regolamento) prevede l’obbligo di effettuare il collaudo in corso d’opera.
Per le opere private il Codice Civile (articoli 1665 e 1666) non distingue chiaramente le fasi nelle quali si articola il procedimento di collaudo, ed anzi la nozione di collaudo è estranea alla terminologia del codice, che parla solo di verifica.
Le disposizioni del Codice civile devono essere integrate dalle successive disposizioni della L. n. 1086/1971 prima e del Testo Unico dell’edilizia (D.P.R. n. 380/2001) poi.
Queste prevedono specifici adempimenti (tecnici e amministrativi) posti a carico del collaudatore, con riferimento a tutte le costruzioni, siano esse pubbliche o private, finalizzati all’emissione del certificato di collaudo statico e della successiva licenza d’uso dell’opera realizzata.
A tali normative deve, quindi, farsi riferimento per la determinazione della nozione di collaudo statico.
Da ultimo, secondo il D.M. 14 gennaio 2008 (pubblicato in G.U. n. 29 del 4 febbraio 2008), con tale espressione si intende “il giudizio sul comportamento e le prestazioni delle parti dell’opera che svolgono funzione portante”. Il collaudo statico deve, pertanto, essere eseguito in osservanza di precise prescrizioni normative, che attengono al controllo sulla rispondenza tra il progetto e l’opera realizzata, nonché sulla qualità dei materiali utilizzati.
Per fare chiarezza in materia di collaudo Il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha redatto il volume VIII della “Guida alla professione di ingegnere” di cui si presenta il volume dedicato ad analizzare le norme che regolano il collaudo nel settore delle costruzioni.

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