L’istallazione di una piscina gonfiabile richiede titoli edilizi?

La Cassazione ha trattato l’incredibile vicenda relativa all’istallazione di una piscina gonfiabile: si prospettava il cambio di destinazione d’uso dell’area

Con la sentenza n. 39406/2018 la sezione penale della Corte di Cassazione ha dovuto affrontare un provvedimento del Tribunale di Ivrea con cui un cittadino, che aveva istallato una piscina gonfiabile su di un’area adibita a parcheggio, era stato condannato per non avere richiesto il titolo edilizio necessario per il cambio di destinazione d’uso.

La Cassazione ha annullato la sentenza del Tribunale poiché il fatto non sussiste.

Il fatto in breve

Con una sentenza del giugno 2016, il Tribunale di Ivrea ha condannato due proprietari di un terreno, alla pena di 8.000 euro di ammenda, per il reato di cui all’art. 44 lett. a) del d.P.R. n. 380/2001 – Testo Unico Edilizia, che prevede:

l’ammenda fino a 10329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire

Veniva contestata la realizzazione di opere di trasformazione/cambio di destinazione d’uso dei luoghi, consistenti nell’istallazione sull’area destinata a parcheggio di una piscina gonfiabile ed altro materiale di varia natura, opere in contrasto con le norme del PRG.

La Cassazione nell’annullare la sentenza precisa che:

  • la sentenza del Tribunale di Ivrea mostra di cadere in un errore giuridico riguardo al deposito di “materiale edile vario” dal momento che la medesima sentenza dà atto che era stato rivenuto “sull’area limitrofa” all’area destinata a parcheggio, e quindi non ricadente nell’area dove sarebbe intervenuto il mutamento di destinazione d’uso
  • l’oggetto di causa riguardava una piscina gonfiabile di piccole dimensioni del tipo di quelle in commercio per bambini, priva di aggancio al suolo e opere per il suo utilizzo (scaletta per accedervi) posizionata sul giardino
  • nel caso in esame, in considerazione delle dimensioni della piscina gonfiabile appoggiata sul suolo, destinata per la sua stessa tipologia costruttiva ad essere sgonfiata al termine della stagione estiva, e del suo temporaneo utilizzo, non può configurarsi un  mutamento di destinazione d’uso con opere non avendo l’intervento connotati modificativi tendenzialmente stabili

La destinazione d’uso di un’immobile: definizione

La Corte ricorda che la destinazione d’uso è un elemento che qualifica la connotazione dell’immobile e risponde agli scopi di interesse pubblico perseguiti dalla pianificazione:

essa individua il bene sotto l’aspetto funzionale, specificando le destinazioni di zona fissate dagli strumenti urbanistici in considerazione della differenziazione infrastrutturale del territorio, prevista e disciplinata dalla normativa sugli standard, diversi per qualità e quantità proprio a seconda della diversa destinazione di zona

In tale ambito solo gli strumenti di pianificazione possono decidere, fra tutte quelle possibili, la destinazione d’uso dei suoli/degli edifici, poiché alle varie e diverse destinazioni devono essere assegnate determinate qualità e quantità di servizi.

Ne deriva che le modifiche non consentite della singola destinazione, incidendo sull’assetto del territorio comunale come pianificato, hanno un impatto negativo sull’organizzazione dei servizi, alterando appunto la possibilità di una gestione ottimale del territorio.

In tale contesto, il mutamento di destinazione d’uso con opere deve  sempre avere connotati modificativi tendenzialmente stabili e non può ritenersi in presenza di opere precarie perché destinate ad un uso temporaneo e facilmente amovibili al termine di utilizzo.

 

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3 commenti
  1. Riccardo carrozzini
    Riccardo carrozzini dice:

    Ma siamo veramente all’assurdo. C’è tanta gente che non sa come passare il tempo e lo impiega per impedire di far fare qualunque cosa. Che gli dessero da fare cose un po’ più serie o li mandassero in pensione o trovassero un modo per non far fare loro altri danni.

    Rispondi
  2. ANDREA FRANCO
    ANDREA FRANCO dice:

    Sono assolutamente d’accordo con Riccardo Carrozzini. Ormai siamo alla frutta. Siamo sommersi dalla burocrazia e siamo altresì in mano a dei giudici che hanno il coraggio di condannare chi installa una piscina gonfiabile…. Ma dove siamo arrivati?
    Non è che per caso ci sia in atto un disegno criminoso da parte dell’elevata percentuale di avvocati presenti in parlamento, che continuano a legiferare per far sì che aumenti la confusione e con essa il contenzioso, per garantirsi quindi del lavoro facile?
    Che schifo di paese!

    Rispondi
  3. Girolamo della Valle
    Girolamo della Valle dice:

    Prima di lasciare commenti si deve leggere tutto. La piccola piscina gonfiabile non ha necessità di titolo nè cambia la destinazione d’uso del suolo.

    Rispondi

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