Celle frigorifere esterne, basta la SCIA

Il Tar Lazio ha annullato il provvedimento con cui il Comune aveva richiesto il permesso di costruire per l’istallazione di celle frigorifere

Con la sentenza n. 217/2019 della sezione di Latina del Tar Lazio viene chiarito che per istallare delle celle frigorifere, su un piazzale di pertinenza ad un supermercato, è sufficiente una SCIA.

I fatti in breve

Un titolare del supermercato ammettendo di avere istallato, nell’area pertinenziale esterna all’attività commerciale, due celle frigorifere, di cui la prima appoggiata su ruote avente la dimensione di m 2,80 x 2,93 ed altezza pari a m 2,58 e la seconda, adiacente alla prima, di m 3,60 x 1,80 x 2,40, ha impugnato il provvedimento cui il Comune:

  • ha respinto la SCIA presentata per la sanatoria delle suddette opere
  • ha annullato in autotutela l’eventuale atto di assenso formatosi
  • ha ordinato la demolizione delle opere.

Spiega l’Amministrazione comunale che il respingimento della SCIA si basava sui seguenti motivi:

  • l’intervento, per entità e caratteristiche, va qualificato come nuova costruzione ex art. 3) e 5) del dpr 380/2001 e deve essere autorizzato mediante permesso di costruire e non mediante SCIA
  •  i comproprietari dell’immobile hanno fatto pervenire il loro dissenso alla sanatoria
  •  sull’area grava vincolo paesaggistico.

Per il titolare dell’attività, il Comune non considera che le celle frigorifere sono impianti tecnologici per la refrigerazione delle derrate alimentari a servizio del supermercato.

La decisione del Tar e la definizione di pertinenza

Il Tar stabilisce che le due celle frigorifere, di dimensione minima, a servizio dell’attività commerciale del supermarket sono riconducibili alla categoria delle mere pertinenze per la cui istallazione è sufficiente una SCIA. 

Infatti, tali manufatti costituiscono un volume tecnico e rientrano nella nozione urbanistica di pertinenza rispetto alla quale non è possibile infliggere la sanzione della demolizione.

Per il Tar:

la giurisprudenza spiega che la nozione di pertinenza ha peculiarità sue proprie, che la distinguono da quella civilistica, trattandosi infatti di un’opera preordinata ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente ed oggettivamente inserita al servizio dello stesso, sfornita di un autonomo valore di mercato e dotata di un volume minimo; si tratta quindi di qualifica applicabile soltanto ad opere di modesta entità e accessorie rispetto ad un’opera principale, quali ad esempio i piccoli manufatti per il contenimento di impianti tecnologici et similia (Consiglio di Stato sez. V 24 luglio 2014 n. 3952).

Inoltre, definisce volume tecnico il volume non impiegabile né adattabile ad uso abitativo e comunque privo di qualsivoglia autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché strettamente necessario per contenere, senza possibili alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, gli impianti tecnologici serventi una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico-funzionali della medesima e non collocabili, per qualsiasi ragione, all’interno dell’edificio.

In conclusione, quindi, il ricorso viene accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar

 

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