Cassazione e interventi in zona sismica: il deposito è obbligatorio anche per opere non in cemento armato

La Cassazione chiarisce che in zona sismica il deposito al genio civile è obbligatorio per tutte le opere potenzialmente a rischio sismico, anche se non in cemento armato, anche se non strutturali

Con la sentenza n. 39335/2018 la corte di Cassazione ribadisce che il deposito al genio civile, per mezzo dello sportello unico per l’edilizia del comune, è obbligatorio per tutti gli interventi in zona sismica, che potrebbero costituire una possibile fonte di rischio, indipendentemente dal materiale o dal fatto che siano strutturali o meno.

I fatti in breve

Il Tribunale di Avellino con una sentenza di luglio 2017 ha dichiarato, due proprietari di un immobile, responsabili dell’omesso deposito presso il genio civile degli atti progettuali  delle seguenti opere (realizzate nel 2013):

  • aumento della originaria volumetria di un fabbricato
  • sbancamento del terreno lungo i lati dell’edificio, con conseguente aumento del carico urbanistico dovuto alla nuova volumetria fuori terra
  • movimenti di terra con formazione di terrazzamenti a monte, per un’altezza complessiva di circa 6 metri , livellamento a valle dell’edificio
  • spostamento dell’accesso al fondo e creazione di un nuova rampa di accesso, per una superficie di circa 1000 metri quadrati
  • apertura di un vano porta e di due finestre nel piano fuori terra creatosi
  • eliminazione delle aperture posizionate nella parte a monte del fabbricato
  • altezza interna del manufatto pari a m. 4,30, superiore rispetto a quella riportata nei grafici, pari a metri 4

I proprietari presentano ricorso alla cassazione, rilevando che:

l’articolo 65 del Testo Unico dell’edilizia statuirebbe che l’obbligo della prescritta denuncia in materia di normativa antisismica riguarda soltanto le opere in conglomerato cementizio armato, escludendo dal predetto obbligo tutti i lavori che non si sostanziano in tale tipologia. Osservano, inoltre,  che le opere erano tutte originariamente assentite  e che il progetto era stato depositato presso il Genio Civile, con conseguente regolare realizzazione degli interventi strutturali, mentre le opere successivamente realizzate e descritte nel capo di imputazione non sarebbero state soggette ad analoga disciplina autorizzatoria, non rientrando tra le opere per le quali l’articolo 65 d.P.R. 380/01 richiede la denuncia al genio civile, trattandosi di opere non strutturali e non realizzate in conglomerato cementizio, né delle opere di cui all’articolo 93 dello stesso testo unico

Secondo la Cassazione i ricorsi sono inammissibili premettendo che:

i fatti addebitati ai ricorrenti riguardano la realizzazione delle opere descritte nel capo di imputazione in violazione della disciplina antisismica.
Detti interventi hanno comportato, secondo quanto ritenuto dal giudice del merito, la emersione, previo sbancamento del terreno, di tre lati, precedentemente interrati, di un preesistente edificio regolarmente assentito, con la realizzazione di un piazzale di circa 1.000 metri quadrati, il terrazzamento della parete di terra rimasta alle spalle di uno di tali tre lati e fino ad un’altezza di sei metri e lo spostamento di una rampa di accesso la fondo

I giudici hanno precisato che in materia antisismica è irrilevante :

  • la natura delle opere e ciò in quanto la violazione delle norme antisismiche richiede soltanto l’esecuzione di lavori edilizi in zona sismica
  • la natura dei materiali usati e delle strutture realizzate, in quanto le disposizioni relative alla disciplina antisismica hanno una portata particolarmente ampia e si applicano a tutte le costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità
  • la eventuale precarietà dell’intervento, attesa la natura formale dei relativi reati ed il fine di consentire il controllo preventivo, da parte della pubblica amministrazione, di tutte le costruzioni realizzate in zone sismiche
  • la natura pertinenziale dell’intervento

Si è anche espressamente escluso che l’applicabilità della disciplina antisismica riguardi i soli edifici in cemento armato (Sez. 3, n. 48005 del 17/9/2014, Gulizzi e altro, Rv. 261155; Sez. 3, n. 34604 del 17/6/2010, Todaro, Rv. 248330, cit.).

I giudici quindi ribadiscono che:

qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, comportante o meno l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio amato, indipendentemente dalla natura dei materiali usati, dalla tipologia delle strutture realizzate, dalla natura pertinenziale o precaria, deve essere previamente denunciato al competente ufficio al fine di consentire i preventivi controlli e necessita del rilascio del preventivo titolo abilitativo, conseguendone, in difetto, l’applicazione delle relative sanzioni, sfuggendo a tale disciplina solo gli interventi di semplice manutenzione ordinaria

 

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