Responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio da coronavirus?

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C’é responsabilità del datore di lavoro solo nei casi di inosservanza delle disposizioni emanate a tutela dei lavoratori per contrastare il contagio da coronavirus

La normativa di sicurezza per contrastare la diffusione del contagio è oggetto di continuo aggiornamento da parte degli organismi tecnico-scientifici che supportano il Governo.

Con il decreto 18/2020 (decreto Cura Italia), il Governo è intervenuto adottando misure per contrastare la diffusione del virus Covid-19 e a sostegno dell’occupazione e dei lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito; tra queste il fatto di considerare infortunio sul lavoro il contagio da coronavirus avvenuto in occasione di lavoro.

L’art. 42 del dl n. 18/2020 precisa che, nei casi accertati di infezione da Coronavirus in occasione di lavoro, il medico certificatore dovrà redigere il consueto certificato di infortunio e inviarlo telematicamente all’Inail che assicurerà la relativa tutela dell’infortunato.

Tuttavia, particolarmente problematica è la configurabilità di una responsabilità civile o penale del datore di lavoro che operi nel rispetto delle regole in caso di contagio da coronavirus sul luogo di lavoro, sia per la diffusione ubiquitaria che per la molteplicità delle modalità e delle occasioni di contagio.

L’interrogazione parlamentare

Il 6 maggio è stata presentata un’interrogazione parlamentare (Chiara Gribaudo – PD) per sottolineare l’urgenza di un provvedimento del Governo affinché risolva le incertezze interpretative della norma e consenta l’accertamento del nesso di causalità tra il contagio e l’attività lavorativa prestata.

L’art. 42 del decreto è in parte già intervenuto circa l’esonero della responsabilità prevedendo, in ambito assicurativo, l’esclusione dei casi riconosciuti di malattia da Coronavirus dal bilancio infortunistico dell’azienda.

Pertanto, una responsabilità sarebbe ipotizzabile solo in via residuale nei casi di inosservanza delle disposizioni a tutela della salute dei lavoratori e, in particolare, di quelle emanate dalle autorità governative per contrastare la predetta emergenza epidemiologica.

Questo quanto dichiarato dal sottosegretario per il lavoro e le politiche sociali, Stanislao Di Piazza, nella sua risposta all’interrogazione in cui ha fornito ulteriori chiarimenti.

Di seguito il testo della risposta all’interrogazione:

In via preliminare va precisato che, la disposizione contenuta nell’articolo 42, secondo comma del decreto-legge « Cura Italia » ha, anzitutto, una portata chiarificatrice finalizzata ad indirizzare, in un momento delicato, caratterizzato dall’emergenza nazionale, l’azione dei medici certificatori e dei datori di lavoro, con lo scopo di erogare velocemente le prestazioni agli infortunati vittime del contagio, evitando disguidi e sovrapposizioni di competenze.

Nel merito, si evidenzia che l’articolo 42 citato, non modifica, anzi conferma, anche per i contagi da nuovo coronavirus, i principi generali applicati per il riconoscimento delle prestazioni a favore di tutti i lavoratori in caso di infortunio, ciò al fine di evitare ogni possibile discriminazione.

Infatti, secondo i principi che regolano l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e, quindi, l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, l’INAIL tutela tali affezioni morbose inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro, attraverso una equiparazione della causa virulenta a quella violenta.

I contagi da Coronavirus non fanno eccezione a tale regola e sono, pertanto, da ricondurre, a tutti gli effetti, nell’ambito degli infortuni sul lavoro e ciò sulla base di un consolidato orientamento dell’istituto, della scienza medico-legale, nonché della giurisprudenza.

La disposizione in esame, riafferma da un lato il consolidato indirizzo giurisprudenziale e chiarisce che la tutela assicurativa INAIL, spettante nei casi di contrazione di malattie infettive e parassitarie negli ambienti di lavoro e/o nell’esercizio delle attività lavorative, opera anche nei casi di infezione da nuovo coronavirus.

Per quanto riguarda la verifica che l’infezione da coronavirus sia avvenuta effettivamente sul luogo di lavoro, si fa presente che tale circostanza viene ricostruita dall’INAIL attraverso un accertamento medico-legale che consente comunque di utilizzare un onere probatorio semplificato.

Peraltro escludere i casi di contagio da nuovo coronavirus in occasione di lavoro dall’ambito della tutela INAIL, significherebbe di fatto non garantire in una fattispecie di tale gravità l’ordinaria tutela prevista dall’ordinamento.

A ciò va aggiunto che in data 24 aprile 2020 è stato integrato il « Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e di contenimento della diffusione del virus da Covid-19 negli ambienti di lavoro », sottoscritto il 14 marzo 2020 tra le parti sociali ed il Governo e che, come noto, contiene linee guida per agevolare le imprese nell’adozione di norme di sicurezza anti-contagio nei luoghi di lavoro. Al fine di perseguire l’obiettivo di coniugare la prosecuzione delle attività lavorative con la garanzia di condizioni di lavoro sicure è previsto che alla mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione per il lavoratore consegue la sospensione dell’attività.

Mi preme a questo punto evidenziare che, per quanto riguarda le conseguenze per i datori di lavoro cui fanno riferimento gli odierni interroganti, si può ritenere che la diffusione ubiquitaria del virus Sars-CoV-2, la molteplicità delle modalità e delle occasioni di contagio e la circostanza che la normativa di sicurezza per contrastare la diffusione del contagio è oggetto di continuo aggiornamento da parte degli organismi tecnico-scientifici che supportano il Governo, rendono particolarmente problematica la configurabilità di una responsabilità civile o penale del datore di lavoro che operi nel rispetto delle regole.

Una responsabilità sarebbe, infatti, ipotizzabile solo in via residuale, nei casi di inosservanza delle disposizioni a tutela della salute dei lavoratori e, in particolare, di quelle emanate dalle autorità governative per contrastare la predetta emergenza epidemiologica.

Sull’esonero della responsabilità, peraltro, l’articolo 42 del decreto-legge n. 18 del 2020 è in parte già intervenuto in ambito assicurativo, prevedendo l’esclusione dei casi riconosciuti di malattia da coronavirus dal bilancio infortunistico dell’azienda.

In ogni caso assicuro comunque il massimo impegno dell’Amministrazione nel monitorare la questione anche con riferimento ai provvedimenti che verranno adottati nel prosieguo.

L’importanza dell’adozione di misure anticontagio per il datore di lavoro

Al riguardo ricordiamo ai datori di lavoro l’importanza di adottare misure specifiche di prevenzione, elaborando specifici piani di sicurezza antincontagio da allegare al DVR: è già disponibile CerTus-COVID-19 (scopri i dettagli).

Inoltre, è di fondamentale importanza formarsi e procedere alla formazione, informazione e addestramento dei lavoratori, ACCA ha realizzato appositi corsi di formazione per datori di lavoro e lavoratori, con quiz e attestato di superamento.

 

 

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