Eredi professionista e chiusura partita IVA

Le Entrate chiariscono che gli eredi di un professionista defunto non possono chiudere la sua partita IVA fino a quando non viene incassata l’ultima parcella

Con l’interpello n. 34/2019 l’Agenzia delle Entrate illustra gli adempimenti cui sono tenuti gli eredi di un professionista titolare di partita IVA. In particolare, viene chiarito quando è possibile per gli eredi chiudere la partita IVA del defunto.

Quesito

L’erede di un professionista deceduto nel 2018 interpella le Entrate in merito agli obblighi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto cui è tenuto.

In particolare, l’istante rappresenta che:

  1. negli anni passati il professionista defunto ha emesso fatture con IVA ad esigibilità differita nei confronti della Pubblica amministrazione,  fatture non ancora riscosse alla data del decesso, ed i cui tempi di riscossione non sono prevedibili e, certamente, saranno più lunghi dei sei mesi previsti dall’articolo 35-bis del dpr n. 633/1972 per chiudere la partita IVA 
  2. nel corso dell’anno 2018, sono state effettuate e concluse prestazioni professionali non ancora fatturate alla data del decesso. Si tratta di lavori eseguiti sempre nei confronti della PA per i quali non è ancora intervenuta la liberatoria da parte del committente per considerare la prestazione ultimata (ancorché nella sostanza terminata) e, quindi, fatturabile

Si pone, dunque, il problema di come versare l’imposta non ancora incassata, nell’eventualità che si debba comunque procedere entro sei mesi dalla morte a chiudere la partita IVA; nonché se considerare le prestazioni non ancora fatturate comunque concluse e, quindi, rilevanti ai fini IVA, nonostante la mancanza di autorizzazione della PA ad emettere fattura.

Parere dell’Agenzia

Le Entrate premettono che il quesito prospettato dall’istante si inserisce nell’ambito di un tema complesso, quello della cessazione dell’attività professionale, che ha visto nel tempo diversi pronunciamenti sia da parte dell’amministrazione finanziaria che della giurisprudenza.

In linea generale, la cessazione dell’attività professionale, con conseguente estinzione della partita IVA, non può prescindere dalla conclusione di tutti gli adempimenti conseguenti alle operazioni attive e passive effettuate.

Pertanto, il professionista che non svolge più l’attività professionale non può estinguere la partita IVA in presenza di corrispettivi per prestazioni rese in tale ambito ancora da fatturare nei confronti dei propri clienti.

Ciò significa che, in presenza di fatture da incassare o prestazioni da fatturare, gli eredi non possono chiudere la partita IVA del professionista defunto sino a quando non viene incassata l’ultima parcella.

Resta salva per gli eredi la possibilità di anticipare la fatturazione delle prestazioni rese e di chiudere la partita IVA, salvo, in tale evenienza, computare nell’ultima dichiarazione annuale IVA “anche le operazioni indicate nel quinto comma dell’articolo 6, per le quali non si è verificata l’esigibilità dell’imposta” (così l’articolo 35 comma 4 del decreto IVA), ossia anticipare l’esigibilità rispetto al momento dell’effettivo incasso.

 

Clicca qui per scaricare l’interpello n. 34/2019

 


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