Il voto di laurea non può essere un requisito di accesso ad un concorso pubblico?

Il Tar Lazio ammette il ricorso di un ingegnere che era stato escluso da un concorso all’ENAC a causa del voto di laurea

La sentenza n. 2112/2019 del Tar Lazio genererà sicuramente non pochi grattacapi a tutte quelle Pubbliche Amministrazioni che, sempre più negli ultimi anni, hanno posto tra i requisiti di accesso, nei concorsi pubblici, un voto “minimo” di laurea.

Tale requisito, pur avendo come motivazione ufficiale il voler selezionare i candidati migliori, è stato spesso utilizzato col solo fine di ridurre il numero dei partecipanti ai concorsi.

I fatti in breve

Un ingegnere presenta ricorso contro l’ENAC, Ente Nazionale Aviazione Civile, chiedendo l’annullamento:

  • del bando di concorso pubblico, per esami, a 20 posti di ingegnere professionista, posizione economica 1, personale dirigente, sezione professionisti di prima qualifica
  • del regolamento dell’ENAC, pubblicato in GU n. 34/2018, nella parte in cui prevede all’art. 2 fra i requisiti di partecipazione e di assunzione: “che i partecipanti abbiano conseguito un diploma di laurea quinquennale vecchio ordinamento in ingegneria aerospaziale, ingegneria civile, ingegneria elettrica, ingegneria elettronica nonché le corrispondenti lauree specialistiche/magistrali del nuovo ordinamento conseguito con una votazione non inferiore a 105/110 o equivalente
  • del modello elettronico di domanda presente sul sito internet dell’Amministrazione resistente nella parte in cui prevede che il concorrente deve necessariamente dichiarare di essere in possesso della predetta “votazione non inferiore a 105/110 o equivalente” per poter procedere all’inoltro della stessa

Inoltre, egli chiede l’accertamento e la condanna ex art. 30 c.p.a. al risarcimento del danno in forma specifica mediante l’adozione del relativo provvedimento di ammissione alla procedura selettiva in esame nonché al pagamento del danno per perdita di chance, con interessi e rivalutazione, come per legge.

In particolare, il ricorrente sostiene che la previsione nel bando impugnato, di un voto minimo di laurea, sarebbe contraria all’art. 2, comma 6, del dpr n. 487/1994, che stabilisce quale unico titolo richiesto per l’accesso ai profili di ottava qualifica professionale (ai quali sarebbe assimilabile la posizione lavorativa per la quale il bando medesimo è stato indetto) il diploma di laurea.

La decisione del Tar

I giudici osservano che il ricorrente si è laureato con un punteggio inferiore a quello minimo richiesto e contestando la rigidità del sistema telematico predisposto, che non consentirebbe l’inoltro della domanda in assenza dei requisiti richiesti, chiede l’annullamento di tale atto.

Essi chiariscono che il dpr. n. 487/1994, avente ad oggetto il: “Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi”, all’art. 2 (rubricato “Requisiti generali”), dispone testualmente al comma 6, che:

per l’accesso a profili professionali di ottava qualifica funzionale è richiesto il solo diploma di laurea

anche se al precedente comma 2 è previsto che:

per l’ammissione a particolari profili professionali di qualifica o categoria gli ordinamenti delle singole amministrazioni possono prescrivere ulteriori requisiti

Il Tar sottolinea che:

“è richiesto il solo diploma di laurea”, non possa che essere interpretato se non nel senso che il possesso del titolo della laurea sia di per sé requisito sufficiente ai fini della partecipazione al concorso ivi disciplinato indipendentemente dal voto finale riportato e, che, pertanto, il comma 6 esprima effettivamente un principio di ordine generale

Viene, inoltre, evidenziato che assume rilievo come manchi in seno al bando impugnato ogni, seppur minimo, riferimento puntuale alla specificità delle funzioni che i vincitori della procedura saranno chiamati a svolgere a seguito della loro assunzione nel profilo professionale in questione.

Ritiene, infatti, il Collegio che la discrezionalità dell’amministrazione di richiedere il conseguimento di un determinato punteggio di laurea ai fini dell’accesso ad una procedura concorsuale per l’assunzione in un profilo professionale quale quello di cui si discorre, pari o assimilabile all’ottava qualifica funzionale, incontri un limite nella necessità di giustificare la razionalità di uno sbarramento preselettivo di tale fatta, attraverso un’adeguata motivazione a supporto della disposta deroga.

I giudici ritengono che “la prestazione di apporti specialistici a garanzia della correttezza del quotidiano operare dell’ente” non possa di per sé giustificare la previsione di un ulteriore requisito di accesso alla relativa procedura selettiva.

E’ per il Tar, infatti, evidente che:

l’ENAC abbia inteso introdurre un illegittimo indice selettivo, correlato ad un predeterminato obiettivo di preparazione culturale degli aspiranti concorrenti, con il fine precipuo di escludere dalla partecipazione al concorso i soggetti che abbiano ottenuto risultati meno brillanti nel corso degli studi universitari, per di più adottando un parametro (il voto di laurea) che, a ben vedere, potrebbe non rappresentare un indice attendibile di preparazione del candidato, dipendendo esso da un rilevante numero di variabili (tra gli altri, il tipo di laurea conseguito e presso quale Università).

In conclusione, per i motivi esposti, il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, il bando relativo al concorso pubblico deve essere annullato, con conseguente ammissione in via definitiva del ricorrente alla procedura concorsuale.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar

 


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