Il Comune ha l’obbligo di procedere a seguito di un’ordinanza di demolizione?

Il Tar Sicilia chiarisce che a seguito di un’ordinanza di demolizione l’amministrazione è tenuta a procedere; in caso di inadempienza potrà essere nominato un commissario

Con la sentenza n.1029/2019 del Tar Sicilia vengono chiariti gli obblighi per la Pubblica Amministrazione derivanti da un’ordinanza di demolizione, i tempi entro cui essa deve agire e le eventuali conseguenze di una sua prolungata inerzia.

I fatti in breve

La proprietaria di un immobile realizzava senza valido titolo abilitativo e senza autorizzazione del condominio alcune opere e manufatti abusivi in corrispondenza dell’unità immobiliare di sua proprietà posta al terzo piano di uno stabile.

Successivamente il Comune, che aveva inizialmente autorizzato il mantenimento delle opere, emetteva un’ordinanza con la quale revocava la precedente autorizzazione ed ordinava alla proprietaria: “la demolizione di tutte le opere realizzate abusivamente ed il ripristino dello stato dei luoghi, entro novanta giorni, con avvertenza che in caso di inottemperanza si procederà alla demolizione coattiva”.

A seguito della suddetta ordinanza la proprietaria dell’immobile:

  1.  proponeva ricorso al TAR, il quale con apposita ordinanza lo respingeva
  2. non proponeva appello contro l’ordinanza del TAR
  3. non avrebbe in alcun modo dato esecuzione all’ordine di demolizione del Comune né provveduto a ripristinare lo stato dei luoghi
  4. avrebbe realizzato ulteriori interventi di completamento e di definizione del manufatto abusivo in palese contrasto e violazione del suddetto provvedimento repressivo adottato dal Comune.

Il condominio, pertanto, chiedeva al predetto Comune di esercitare i poteri sanzionatori e repressivi al fine di eliminare i manufatti abusivi, ed ogni pregiudizio per la proprietà e le strutture condominiali; non avendo alcun riscontro, presentava a sua volta ricorso al Tar Sicilia.

Infatti pur essendo l’ordinanza di demolizione pienamente efficace il Comune non avrebbe provveduto ad esercitare i propri ulteriori poteri repressivi.

In particolare per il condominio:

il Comune avrebbe dovuto concludere il procedimento avviato a seguito dell’istanza inoltrata mediante un provvedimento espresso e ciò anche in esecuzione dei provvedimenti già in precedenza adottati dalla stessa Amministrazione resistente; l’Amministrazione comunale, invece, sarebbe rimasta totalmente inerte, pur a fronte di una precisa e circostanziata richiesta finalizzata all’attivazione dei propri poteri sanzionatori per il ripristino della legalità violata dai manufatti realizzati dalla controinteressata contravvenendo agli strumenti urbanistici, alle prescrizioni attuative del P.P.E. del Centro Storico della Città ed in palese violazione della normativa antisismica

La decisione del Tar

Il Tar premette nella sentenza, in merito alla legittimità a ricorrere del condominio, che:

a fronte di un’istanza volta a sollecitare l’esercizio dei poteri repressivi in materia edilizia, è consentito all’interessato di ricorrere avverso il silenzio del Comune

In merito alla sostanza del ricorso inoltre aggiunge che:

nel caso di specie, l’inerzia serbata dal Comune nell’esecuzione dell’ordinanza di demolizione non appare giustificata dalla circostanza che avverso il provvedimento sanzionatorio sia pendente il ricorso innanzi a questo Tribunale perché la domanda di sospensione cautelare dell’esecuzione è stata respinta e, dunque, il suddetto provvedimento e gli atti conseguenti sono pienamente efficaci; né può conferire legittimità alla protratta inerzia la scelta soprassessoria di rinvio dell’adozione della deliberazione di cui l’art. 31 del D.P.R. 380/2001, condizionandola alla definizione, con la decisione di merito, del predetto ricorso. 

Difatti l’art. 31 del dpr 380/2001 recita:

L’opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell’abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.

Quindi, secondo il Tar, il responsabile del competente ufficio comunale è “tenuto” a dare esecuzione ai provvedimenti repressivi in precedenza adottati posto che la demolizione costituisce atto dovuto (da parte del responsabile o dirigente del competente ufficio comunale) e, inoltre, rigorosamente vincolato.

Per le esposte ragioni il Tar accoglie il ricorso stabilendo l’obbligo del Comune di portare a compimento il procedimento repressivo entro 30 giorni dalla notifica della sentenza.

In caso di perdurante inerzia dell’Ente, il Tar stabilisce che, provvederà all’adozione di tali provvedimenti, un Commissario ad acta, in questo caso specifico, il Prefetto.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza

 

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