Appalti pubblici: chi risponde dei danni a terzi, l’appaltatore o il committente?

Cassazione: il committente risponde dei danni a terzi se sono stati causati dalla “cosa” su cui viene fatto l’intervento

Durante l’esecuzione dei lavori di appalti pubblici capita spesso che l’appaltatore provochi danni a terzi; in tal caso, chi risponde dei danni? Il committente, l’appaltatore o entrambi in solido?

La Corte di Cassazione (con la sentenza  n. 23422/2018) ha chiarito che il committente risponde dei danni causati a terzi durante i lavori dati in appalto se tali danni sono stati causati dalla “cosa” su cui viene fatto l’intervento.

I fatti in breve

Un Comune del Veneto ha dato in appalto i lavori per la realizzazione di una bretella stradale all’impresa X e da questa subappaltati alla società Y; a seguito dell’allagamento proveniente dal cantiere ad un immobile ed ai beni mobili ivi contenuti, i proprietari citano in giudizio le imprese ed il Comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Il Tribunale di Treviso accetta il ricorso, ma solo nei confronti dell’impresa appaltatrice e subappaltatrice.

La Corte di Appello di Venezia, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha ridotto l’importo riconosciuto a titolo di risarcimento e, pur avendo accertato la responsabilità delle imprese appaltatrici, ha escluso ogni responsabilità dell’ente committente per i danni subiti dai ricorrenti.

I proprietari ricorrono, quindi, in Cassazione, sulla base di cinque motivi; resiste con controricorso il comune di Vittorio Veneto.

Decisione della Cassazione

I primi quattro motivi di ricorso, con i quali si censura la sentenza di appello nella parte in cui ha ridotto l’importo del risarcimento riconosciuto agli attori in primo grado, con specifico riguardo al presunto danno da deprezzamento commerciale del loro immobile, sono infondati.

Con il quinto motivo del ricorso, invece, si denuncia la violazione del principio secondo il quale il committente, nonché ente pubblico, è responsabile per culpa in vigilando qualora la pericolosità dell’opera per l’omessa adozione delle misure di sicurezza sia evidente e prevedibile; nonché la violazione del principio della prova (artt. 125, 127, 133, 157 D.P.R. 1999/554, artt. 2043, 2050 e 2051 c.c. e art. 116 c.p.c. – art. 360 n. 3).

Il motivo è fondato e viene accolto, quindi, il ricorso.

La Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui di regola risponde l’appaltatore, salvo che:

  • ci sia una culpa in eligendo da parte del committente, trattandosi di appaltatore privo dei requisiti per svolgere il lavoro
  • l’appaltatore sia stato un mero esecutore di direttive impartite dal committente
  • il danno si sia verificato a causa di una omissione imposta dalla legge a carico del committente (esempio violazione degli obblighi di sicurezza)

Se è pur vero che di regola nei confronti dei terzi danneggiati risponde l’appaltatore in quanto quest’ultimo svolge in autonomia la sua attività tuttavia, secondo la Corte, se i danni sono stati causati direttamente dalla cosa oggetto dell’appalto, ne risponde il proprietario/committente in virtù del rapporto di custodia di cui all’articolo 2051 del Codice civile, salva la prova a suo carico del caso fortuito.

In particolare, nel definire la questione della responsabilità bisogna tener conto della distinzione tra:

  • danni derivanti dalla attività dell’appaltatore
  • danni derivanti dalla cosa oggetto dell’appalto

Per i primi si applica l’art. 2043 c.c. e ne risponde di regola esclusivamente l’appaltatore, salvo il caso in cui il danneggiato provi la una concreta ingerenza del committente nell’attività stessa e/o la violazione di specifici obblighi di vigilanza e controllo.

Per i secondi, invece, (e cioè per i danni direttamente derivanti dalla cosa oggetto dell’appalto, anche se determinati dalle modifiche e dagli interventi su di essa posti in essere dall’appaltatore) risponde (anche) il committente ai sensi dell’art. 2051 c.c., in quanto l’appalto e l’autonomia dell’appaltatore non escludono la permanenza della qualità di custode della cosa da parte del committente. Tuttavia anche in tal caso il committente, per essere esonerato dalla sua responsabilità nei confronti del terzo danneggiato, deve fornire la prova liberatoria richiesta dall’art. 2051 c.c., e quindi dimostrare che il danno si è verificato esclusivamente a causa del fatto dell’appaltatore, quale fatto del terzo che egli non poteva prevedere e/o impedire (e fatto salvo il suo diritto di agire eventualmente in manleva contro l’appaltatore).

Alla luce di quanto detto, per la Cassazione resta la responsabilità del custode

il proprietario, in qualità di custode della cosa oggetto dell’appalto, è ritenuto direttamente responsabile dei danni cagionati a terzi se i danni sono causati direttamente dalla cosa, salvo che provi il caso fortuito, ovvero dimostri che l’attività dell’appaltatore sia riconducibile al fatto del terzo non prevedibile e non evitabile.

 

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