I contenuti di un corretto piano di manutenzione

Nella precedente edizione della newsletter abbiamo sinteticamente illustrato le differenze tra Fascicolo dell’Opera, Piano di Manutenzione e Fascicolo del Fabbricato, tutti elaborati introdotti recentemente nella normativa nazionale o regionale.

Nella precedente edizione della newsletter abbiamo sinteticamente illustrato le differenze tra Fascicolo dell’Opera, Piano di Manutenzione e Fascicolo del Fabbricato, tutti elaborati introdotti recentemente nella normativa nazionale o regionale.
In questo numero approfondiremo alcuni aspetti relativi al Piano di Manutenzione; in particolare ci occuperemo di come redigere un elaborato che sia in grado di soddisfare appieno le richieste normative.

Cominciamo con il dire che tale documento, introdotto dal nuovo corpo normativo sui Lavori Pubblici, è, ai sensi dell’art. 35 del D.P.R. 554/1999, un elaborato obbligatorio del progetto esecutivo.
Nell’art.40 del Regolamento si afferma, tra l’altro, che il piano di manutenzione deve essere redatto tenendo conto dell’opera effettivamente realizzata allo scopo di garantire nel tempo il mantenimento delle caratteristiche di qualità e di efficienza; affinché tali caratteristiche possano essere stimate e garantite, la normativa richiede che vengano individuati i requisiti e le prestazioni del manufatto in corso di progettazione.
Il Piano di manutenzione deve essere costituito dai tre seguenti documenti operativi:
a) manuale d’uso;
b) manuale di manutenzione;
c) programma di manutenzione.

a) manuale d’uso
Il primo documento, che si rivolge ai fruitori del bene, deve contenere le informazioni relative all’uso corretto “delle parti più importanti del bene”.
Lo scopo del manuale d’uso è evitare danni derivanti da un’utilizzazione impropria e far conoscere all’utente le operazioni atte alla conservazione del bene che, non richiedendo conoscenze specialistiche, egli stesso potrà effettuare.
La normativa parla di “parti più importanti del bene”, indicando di fatto che il progettista, in questa fase di redazione dell’elaborato, deve “scomporre” l’opera; il concetto di “parte del bene” viene più volte ripreso e chiarito nel citato art.40, quando vengono definiti il manuale di manutenzione ed i suoi contenuti.
Il manuale di manutenzione deve fornire “in relazione alle diverse unità tecnologiche, alle caratteristiche dei materiali o dei componenti interessati, le indicazioni necessarie per la corretta manutenzione nonché per il ricorso ai centri di assistenza o di servizio” (art. 40 c. 5).
Le parti più importanti del bene sono, dunque, le unità tecnologiche; questa definizione è ripresa da normative UNI inerenti la manutenzione delle opere edili, alle quali il Legislatore fa più volte riferimento.

b) manuale di manutenzione
Tra i contenuti del manuale di manutenzione (che rispetto al manuale d’uso ha carattere più tecnico essendo rivolto principalmente ad operatori specializzati), individuati al comma 6 dell’art. 40, troviamo “il livello minimo delle prestazioni”.
Un ulteriore aspetto del manuale di manutenzione che vale la pena di sottolineare è la richiesta ( lettere e) f) g) del comma 6 dell’art. 40) al progettista di individuare le anomalie riscontrabili e di distinguere le manutenzioni eseguibili dall’utente da quelle eseguibili da personale specializzato.
L’individuazione delle anomalie deve essere relativa a ciascun “elemento mantenibile” al fine di consentire al tecnico di prescrivere anche cicli di controlli volti a rilevare l’eventuale insorgenza di tali anomalie.

c) programma di manutenzione
Il terzo ed ultimo documento del piano di manutenzione è il programma di manutenzione.
Il legislatore ci informa circa l’organizzazione del programma di manutenzione, che dovrà essere articolato secondo tre distinti sottoprogrammi:

  1. il sottoprogramma delle prestazioni
  2. il sottoprogramma dei controlli
  3. il sottoprogramma degli interventi

Il sottoprogramma delle prestazioni, infatti, “prende in esame, per classi di requisito, le prestazioni fornite dal bene e dalle sue parti nel corso del suo ciclo di vita.”
Per il progettista c’è dunque l’obbligo di individuare per ogni parte dell’opera e per ogni suo componente (che con terminologia ripresa dalle norme UNI abbiamo precedentemente indicato come “elemento mantenibile”) requisiti e relative prestazioni; l’introduzione del concetto di requisito e di prestazione costituisce, per il professionista tecnico, l’elemento di maggiore innovazione della normativa.
Da ultimo, nei sottoprogrammi dei controlli e degli interventi, il progettista è chiamato a definire un programma di controlli, verifiche ed interventi (indicandone la cadenza temporale o “altrimenti prevista”).
In particolare nel sottoprogramma dei controlli, il progettista dovrà indicare i valori estremi delle prestazioni: quello di collaudo e quello minimo (di norma o da lui stimato).
La new riportata in questo numero di BibLus-net è la sintesi della esauriente pubblicazione che i tecnici più interessati potranno consultare in formato ACCAreader sul nostro sito.
Questo argomento, inoltre, sarà oggetto di ulteriori approfondimenti nei prossimi numeri di BibLus-net.

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Art. 35 del D.P.R. 554/19991,02 MbPDF
 
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