UNI 11337 e decreto Baratono, la “position paper” del Presidente UNI

UNI 11337 e decreto Baratono, la “Position Paper” dell’UNI sul “decreto Baratono”: il Presidente dell’UNI scrive al Ministro Delrio

La lettera inviata il 5 luglio scorso dal dott. P. Torretta – Presidente dell’UNI – al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti recante in allegato la position paper (posizione ufficiale) dell’Ente Nazionale di Unificazione mette in luce una delle peculiarità della bozza del decreto Baratono che probabilmente necessiterà di chiarimenti e approfondimenti.

Ricordiamo che il decreto Baratono (anche noto come “decreto BIM”) è stato posto in inchiesta pubblica che si è conclusa lo scorso 3 luglio.

Il dibattito conseguente, la cui diffusione sembra essere andata ben oltre le osservazioni e i commenti pubblicati sul sito Formez, ha messo in evidenza alcuni specifici aspetti, in parte già rilevati anche da noi nell’articolo “Obbligo di adozione del BIM, capitolati informativi e formati di interscambio. Le prime osservazioni al decreto BIM“.

Tra gli argomenti più discussi in fase di consultazione, segnaliamo:

  • i tempi di entrata in vigore dell’obbligatorietà dell’adozione del BIM
  • l’uso del formato aperto e non proprietario IFC
  • la formazione del personale delle Stazioni Appaltanti e le risorse ad essa riservate
  • i mancati riferimenti alle norme UNI della serie 11337

Su alcuni di questi aspetti certamente ritorneremo a parlare su  queste pagine, ma al momento dobbiamo constatare l’accendersi del dibattito sull’aspetto del mancato riferimento nel decreto alle UNI 11337: un dibattito dai contorni certamente “political correct” ma che non di meno evidenzia posizioni ben distinte, apparentemente distanti.

UNI 11337 e decreto Baratono

Il decreto, su cui dovrà certamente lavorare il MIT per giungere ad una stesura definitiva dopo il periodo di inchiesta pubblica, trae la sua ragion d’essere dall’art. 23 comma 13 del dlgs 50/2016 e s.m.i. (Codice appalti).

Il nuovo Codice demanda ad un decreto ministeriale (che sarebbe dovuto essere emanato entro il 13 luglio 2016) il compito di specificare “modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture“, la “tipologia delle opere da affidare” con tali metodi e strumenti e la “strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni”.

Lo schema di decreto diffuso dal Ministero appare, in realtà, alquanto indefinito per quanto riguarda gli aspetti operativi dei “metodi”, acclarato che per “strumenti elettronici” ci si riferisca a strumenti software, prodotti dalle tante software house (nazionali e internazionali) operanti nel settore.

In altri termini, senza entrare nel merito se un decreto ministeriale debba o meno essere esplicativo di aspetti operativi, resta la domanda: “dove gli operatori del settore possano trarre indicazioni sul come si fa?”.

E il materializzarsi di questo problema è qualcosa cui stiamo già assistendo: i primi bandi di opere pubbliche che cominciano ad apparire, infatti, finiscono quasi sempre col far riferimento, pur secondo differenti modalità, a norme tecniche estere (generalmente britanniche o statunitensi). Norme tecniche, peraltro, prive di traduzioni autentiche in lingua italiana, gettando, in tal modo le basi di ulteriori motivi di contenzioso in aggiunta a quelli già tradizionalmente presenti nei processi delle costruzioni italiani.

In questa situazione, la prospettiva della futura evoluzione del BIM in Italia appare essere quella di una sorta di colonizzazione culturale cui finiremo con l’essere inesorabilmente oggetto: l’unica alternativa possibile potrebbe trovarsi nella redazione, da parte delle stazioni appaltanti e/o di enti pubblici, di “linee guida” per gli operatori così come oggi avviene abitualmente negli USA (vedi: Linee Guida del Dipartimento di New York, Department of Veterans Affairs (VA), General Services Administration (GSA), Army Corps of Engineers (USACE), ecc.).

Ma al momento ciò risulta essere alquanto irrealistico, in quanto evidentemente i detentori di un’adeguata preparazione ed esperienza in materia appaiono essere solo le grandi imprese di costruzioni e i grandi studi professionali (che abitualmente operano anche su mercati internazionali), i settori ricerca e sviluppo di grandi aziende e di software house ben strutturate con consolidata esperienza di sviluppo in ambito BIM, le università e gli enti di ricerca.

In tale situazione l’UNI ha ritenuto di precisare il suo ruolo e la sua posizione in merito, redigendo una “position paper” che, come anzidetto, ha tempestivamente inoltrato al Ministro Delrio.

In conclusione, e a ulteriore contributo del dibattito in corso, si ritiene utile rilevare come ad oggi numerosi siano i riferimenti a norme UNI già presenti nella legislazione italiana vigente e che, quindi, il principio della norma UNI come rappresentativa dello “stato dell’arte” (pur se non in via esclusiva) sia concetto già ampiamente condiviso dall’intero mercato delle costruzioni.

In allegato proponiamo la “posizion paper” del Presidente UNI.

 

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