Prevenzione incendi, dm 3 agosto 2015 e regola tecnica orizzontale

Prevenzione incendi e regola tecnica orizzontale introdotta dal dm 3 agosto 2015: cos’è, quali sono i vantaggi e a quali attività si applica

Il dm 3 agosto 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2015, Supplemento ordinario n. 51, Serie generale n. 192, definisce le nuove norme tecniche di prevenzione incendi, introducendo per alcune attività antincendio la cosiddetta “regola tecnica orizzontale“.

A differenza delle regole verticali, che sono valide per le singole attività normate la regola tecnica orizzontale uniforma i diversi aspetti della progettazione antincendio, definendo criteri operativi e progettuali validi per più attività: pertanto è applicabile a varie attività antincendio.

Molte attività di queste non sono affatto dotate di regola tecnica verticale, rientrando nel gruppo delle attività non normate, per le quali vanno seguiti in linea di principio i criteri generali di prevenzioni incendi, anche se negli anni sono state fornite alcune linee guida.

Il nuovo decreto fornisce per tali attività viene un vero e proprio iter di progetto, che analizzeremo nel seguito dell’articolo.

Attività interessate dalla regola tecnica orizzontale

La regola tecnica orizzontale di prevenzione incendi è applicabile a un sottoinsieme di 34 attività antincendio definite dell’elenco allegato III del dpr 151/2011 (complessivamente sono presenti 80 attività). Si tratta principalmente di attività industriali e produttive non ancora provviste di regola tecnica.

Nella tabella successiva sono riportati i numeri e le attività.

Numero attività Descrizione
9 Officine e laboratori con operazioni di saldatura
14 Officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili
da 27 a 40 Mulini, essiccazione cereali, produzione caffè, zuccherifici…
da 42 a 47 Attrezzerie teatrali, plastiche, resine, concimi…
da 50 a 54 Lampade, metalli, officine auto e moto…
56 Stabilimenti ed impianti ove si producono laterizi e altro
57 Cementifici
63 Stabilimenti per la produzione di sapone, di candele e altro
64 Centrali elettroniche per l’archiviazione e l’elaborazione dati
70 Locali adibiti a depositi di merci e materiali vari…
75 Limitatamente ai depositi di mezzi rotabili e ai locali adibiti al ricovero di natanti e aeromobili
76  Tipografie, litografie, stampa in offset ed attività similari…

Norme alternative

La nuova regola tecnica orizzontale può essere usata in alternativa alle specifiche disposizioni di prevenzione incendi contenute nei seguenti decreti:

  • decreto del 30 novembre 1983 recante «Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi e successive modificazioni»
  • decreto del 31 marzo 2003 recante «Requisiti di reazione al fuoco dei materiali costituenti le condotte di distribuzione e ripresa dell’aria degli impianti di condizionamento e ventilazione»
  • decreto del 3 novembre 2004 recante «Disposizioni relative all’installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l’apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso di incendio»
  • decreto del 15 marzo 2005 recante «Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo»
  • decreto del 15 settembre 2005 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi»
  • decreto del 16 febbraio 2007 recante «Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione»
  • decreto del 9 marzo 2007 recante «Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco»
  • decreto del 20 dicembre 2012 recante «Regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l’incendio installati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi»

Obiettivi della regola tecnica orizzontale

L’obiettivo principale del decreto è la semplificazione nella progettazione antincendio, nell’ottica di raggiungere il medesimo risultato prediligendo soluzioni:

  • più semplici
  • realizzabili
  • comprensibili
  • di più facile manutenzione

La natura modulare che contraddistingue la regola tecnica orizzontale ha il pregio di guidare il progettista nella composizione di soluzioni progettuali appropriate per la specifica attività;  inoltre, la flessibilità permette di scegliere fra molteplici soluzioni progettuali prescrittive o prestazionali.

In aggiunta, il progettista può ricorrere a soluzioni alternative, dimostrandone la validità, nel rispetto degli obiettivi di sicurezza. Si può parlare di un approccio prestazionale piuttosto che prescrittivo.

Struttura della regola tecnica orizzontale

La regola tecnica orizzontale è composta da 4 sezioni:

  1. sezione G, Generalità: contiene i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio applicabili indistintamente a tutte le attività
  2. sezione S, Strategia antincendio: contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabile a tutte le attività, al fine di ridurre il rischio di incendio. Fanno parte di questa sezione le misure in termini di:
    • reazione al fuoco
    • resistenza al fuoco
    • compartimentazione
    • esodo
    • gestione della sicurezza
    • controllo dell’incendio
    • rivelazione ed allarme
    • controllo di fumi e calore
    • operatività antincendio
    • sicurezza degli impianti tecnologici
  3. sezione V, regole tecniche Verticali, contiene le regole tecniche verticali relative a:
    • aree a rischio specifico
    • aree a rischio per atmosfere esplosive
    • vani degli ascensori
  4. sezione M, Metodi: contiene le metodologie progettuali volte alla risoluzione di specifiche
    problematiche tecniche

Modalità operative

Come già visto, l’obiettivo del decreto è definire una metodologia per la progettazione della sicurezza antincendio, raggiungendo gli obiettivi primari relativi a:

  • sicurezza della vita umana
  • incolumità delle persone
  • tutela dei beni e dell’ambiente

I passi che il progettista dovrà seguire sono i seguenti:

  1. valutazione del rischio di incendio relativamente a 3 tipologie di profili di rischio
  2. individuazione dei livelli di prestazione per le misure antincendio
  3. applicazione delle opportune soluzioni progettuali affinché i livelli siano garantiti

Il primo aspetto da sottolineare è l’individuazione e la definizione del profilo di rischio.

I tre livelli di rischio definiti sono:

  1. Rvita relativo alla salvaguardia della vita umana
  2. Rbeni relativo alla salvaguardia dei beni economici
  3. Rambiente relativo alla tutela dell’ambiente dagli effetti dell’incendio

Le modalità per la determinazione e valutazione dei suddetti profili sono indicati nella sezione Generalità e sono legati agli occupanti e alla velocità caratteristica prevalente di crescita (Rvita), al valore e all’importanza del bene (Rbeni), al rischio ambientale (Rambiente).

Una volta determinati il profilo Rvita e Rbeni e valutato il profilo Rambiente, al progettista spetta il compito di mitigare il rischio applicando un’adeguata strategia antincendio composta da misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali.

Le misure antincendio sono invece oggetto della sezione Strategia antincendio.

Per ciascuna di esse sono previsti diversi livelli di prestazione, graduati in funzione della complessità crescente delle prestazioni. Il progettista applica all’attività tutte le misure antincendio, stabilendo per ciascuna i relativi livelli di prestazione in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere e della valutazione del rischio dell’attività al fine di ridurre il rischio ad una soglia considerata accettabile.

Ciò avviene attraverso l’applicazione di soluzioni progettuali di cui il progettista può avvalersi. In particolare le soluzioni possono essere di 3 tipologie:

  1. soluzioni conformi, per le quali il progettista non è obbligato a fornire ulteriori valutazioni tecniche per dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione
  2. soluzioni alternative, per le quali il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio; tali soluzioni sono utilizzabili solo se l’attività richiede la valutazione del progetto
  3. soluzioni in deroga, per le quali il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento di pertinenti obiettivi di prevenzione incendi: anche in tal caso il decreto indica quali metodi di progettazione della sicurezza antincendio può utilizzare

L’utilizzo di soluzioni alternative è comunque regolamentato dal decreto che specifica sia metodi ordinari, per le soluzioni alternative, che metodi avanzati, per le soluzioni in deroga.

Strategia antincendio – Reazione al fuoco: un esempio di misura

Nel capitolo S.1 si affronta in termini di strategia antincendio la reazione al fuoco come misura di protezione passiva che esplica i suoi principali effetti nella fase di prima propagazione dell’incendio. Con la reazione al fuoco si può limitare l’innesco dei materiali e la propagazione dell’incendio.

A titolo di esempio si riporta la reazione al fuoco per illustrare meglio il contenuto del decreto.

Vengono definite le misure dei livelli di prestazione, crescenti rispetto all’obiettivo di sicurezza che si vuole raggiungere: più il livello è alto, maggiore sarà il livello di sicurezza.

Tabella S.1-1: Livelli di prestazione per la reazione al fuoco

Livello di prestazione Descrizione
I Nessun requisito
II I materiali contribuiscono in modo non trascurabile all’incendio
III I materiali contribuiscono moderatamente all’incendio
IV I materiali contribuiscono limitatamente all’incendio
Per contributo all’incendio si intende l’energia rilasciata dai materiali che influenza la crescita e lo sviluppo dell’incendio in condizioni pre e post incendio generalizzato (flashover) secondo EN 13501-1.

Definiti i livelli, il decreto passa ad attribuire agli ambiti dell’attività dei livelli di prestazione per la reazione al fuoco dei materiali.

Tabella S.1-2: Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione alle vie d’esodo dell’attività

Livello di prestazione  Descrizione
I Vie d’esodo [1] non ricomprese negli altri criteri di attribuzione.
II Vie d’esodo [1] dei compartimenti con profilo di rischio Rvita in B1.
III Vie d’esodo [1] dei compartimenti con profilo di rischio Rvita in B2, B3, Cii1, Cii2, Cii3, Ciii1, Ciii2, Ciii3, E1, E2, E3.
IV Vie d’esodo [1] dei compartimenti con profilo di rischio Rvita in D1, D2.
1] Limitatamente a vie d’esodo verticali, percorsi d’esodo (corridoi, atri, filtri…) e spazi calmi.


Tabella S.1-3: Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione ad altri locali dell’attività

Livello di prestazione Descrizione
I Locali non ricompresi negli altri criteri  di attribuzione.
II Locali di compartimenti con profilo di rischio Rvita in B2, B3, Cii1, Cii2, Cii3, Ciii1, Ciii2, Ciii3, E1, E2, E3.
III Locali di compartimenti con profilo di rischio Rvita in D1, D2.
IV Su specifica richiesta del committente, previsti da capitolati tecnici di progetto, richiesti dalla autorità competente per costruzioni destinate ad attività di particolare importanza.

Il progettista, pertanto, definendo il profilo di rischio Rvita è in grado di attribuire alle vie d’esodo e ai locali il relativo livello di prestazione da soddisfare. Nei paragrafi successivi del capitolo S.1 sono riportate le soluzioni progettuali conformi di cui può avvalersi per ciascun livello di prestazione. Le soluzioni conformi che il decreto indica si fondano sul raggruppamento di materiali in base alle loro caratteristiche costruttive e di reazione al fuoco e quindi l’indicazione di quale gruppo di materiale si debba utilizzare per lo specifico livello di prestazione.

Ad esempio, per soddisfare il livello di prestazione III è richiesto l’utilizzo di materiali compresi nel gruppo GM2 (paragrafo S.1.4.2).

tabella-s-1-4

tabella-s-1-5

tabella-s-1-6

Oltre alle conformi sono anche indicate le soluzioni alternative per ciascun livello di prestazione e il metodo da seguire affinché tale livello venga raggiunto.  L’immagine che segue riepiloga i gruppi di materiali previsti  dal decreto.

Attività non normate

Da quanto detto finora, si evince che la regola tecnica orizzontale va principalmente nella direzione delle attività non normate, per le quali non esiste una regola tecnica verticale di riferimento.

Per queste attività vale, pertanto, lo schema di progetto antincendio riportato nell’illustrazione seguente:

attivita-non-normate

Attività normate

Per le attività normate, per le quali è applicabile il presente decreto, le indicazioni della regola tecnica orizzontale vanno integrate con la specifica regola tecnica verticale.

In particolare, per queste attività la valutazione del rischio di incendio è implicitamente effettuata dal normatore attraverso la definizione dei profili di rischio e dei  livelli di prestazione. Al progettista restano gli aspetti peculiari e specifici dell’attività.  Se non presenti nella regola tecnica verticale, i livelli di prestazione di una misura antincendio possono essere attribuiti come già visto per le attività non normate.

Si tenga in conto, comunque, che nelle regole tecniche verticali possono essere presenti soluzioni progettuali complementari o sostitutive di quelle conformi indicate nella sezione Strategia antincendio o anche prescrizioni aggiuntive, specifiche per l’attività.

Per le attività normate, la modalità operativa è quella riportata nell’illustrazione seguente:

attivita-normate

Metodologia per l’ingegneria della sicurezza antincendio

Nella sezione M si affronta invece la problematica legata alla metodologia per l’ingegneria della sicurezza antincendio.

In altri termini, la progettazione della sicurezza avviene attraverso analisi di tipo quantitativo. A tale progettazione si preferisce dare il nome di progettazione antincendio prestazionale.

Essa si compone di due fasi:

  • analisi preliminare, in cui sono formalizzati i passaggi che conducono ad individuare le condizioni più rappresentative del rischio al quale l’attività è esposta e quali sono le soglie di prestazione cui riferirsi in relazione agli obiettivi di sicurezza da perseguire
  • analisi quantitativa, in cui, attraverso l’impiego di modelli di calcolo, si esegue l’analisi quali-quantitativa degli effetti dell’incendio in relazione agli obiettivi assunti, confrontando risultati ottenuti con le soglie di prestazione; si arriva così al progetto da sottoporre all’approvazione

Al completamento delle due fasi, attraverso una specifica relazione tecnica e un sommario tecnico, il progetto può essere sottoposto ad approvazione.

Analizziamo con maggior dettaglio le caratteristiche di tale metodologia, illustrata nei paragrafi M.1.3 e M.1.4.

Nel primo si definisce la sequenza delle fasi necessarie al completamento della analisi preliminare che si compone di quattro sotto-fasi:

  1. Definizione del progetto: il professionista antincendio definisce le caratteristiche dell’attività, la destinazione d’uso, individua eventuali vincoli progettuali e pericoli d’incendio, stabilisce le condizioni di contorno e quelle degli occupanti
  2. Identificazione degli obiettivi di sicurezza antincendio: il professionista antincendio specifica quali sono gli obiettivi della sicurezza antincendio, specificando quantitativamente il livello di salvaguardia dell’incolumità degli occupanti, il massimo danno tollerabile, la possibile continuità dell’esercizio anche a seguito di un evento incidentale
  3. Definizione delle soglie di prestazione: il professionista antincendio traduce gli obiettivi del passo precedente in soglie di prestazione, decisive per individuare le soluzioni progettuali che consentono il raggiungimento di esse
  4. Individuazione degli scenari di incendio di progetto: il professionista identifica infine quale scenari di incendio si devono prendere in considerazione per l’attività

Le tre fasi della analisi quantitativa sono invece descritte nel paragrafo M.1.4. Queste sono:

  1. Elaborazione delle soluzioni progettuali: il professionista antincendio elabora le soluzioni progettuali per l’attività congruenti con le soglie di prestazione dell’analisi preliminare da verificare per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio
  2. Valutazione delle soluzioni progettuali: il professionista antincendio, utilizzando modelli di calcolo, ottiene risultati quantitativi descriventi l’evoluzione dell’incendio  e l’effetto sulle strutture e in definitivi gli effetti dei singoli scenari; dall’analisi di tali risultati si stabilisce il soddisfacimento o meno delle soglie di prestazione, scartando le soluzioni progettuali che non permettono il raggiungimento del risultato atteso
  3. Selezione delle soluzioni progettuali idonee: il professionista antincendio seleziona la soluzione progettuale confrontando i diversi scenari di progetto

I successivi paragrafi della sezione M affrontano in dettaglio gli argomenti introdotti e riguardano e in particolare, il paragrafo M.2 riguarda gli “Scenari di incendio per la progettazione prestazionale” mentre il successivo è dedicato a la “Salvaguardia della vita con la progettazione prestazionale”.

 

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