Decreto BIM

Il Building Information Modeling e le ultime novità normative: decreto BIM, l’Handbook dell’EU Task Group, la UNI 11337

Come il ruolo delle Stazioni Appaltanti si va ridisegnando alla luce delle ultime (e prossime) novità normative decreto BIM, Handbook e UNI 11337

Nell’immediato futuro la Committenza pubblica sarà chiamata sempre più a ricoprire il ruolo di principale promotore per il consolidarsi dell’uso del BIM nel settore delle costruzioni.

Gli sviluppi legislativi e di normativa tecnica che si stanno concretizzando in Europa e in Italia spingono sempre più decisamente verso una rapida e diffusa applicazione della nuova metodologia BIM. Tale direzione non sembra essere più suscettibile di un’inversione di rotta.

Numerose, infatti, sono le novità attese a breve:

  • Handbook for the introduction of BIM by Europe’s Public Sector Community” a cura dell’ EU BIM Task Group
  • il cosiddetto “decreto BIM” da emanarsi a cura del MIT, le ISO 19650 parte 1 e 2)

Altre norme, invece, già state emanate di recente:

  • il decreto correttivo al Codice Appalti
  • le UNI 11337 parti 1, 3, 4 e 6
  • il “Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2017-2019” (in attesa di pubblicazione)

La necessità di innovazione dell’intera Amministrazione pubblica italiana sembra oggi essere un dato acquisito e non più eludibile, in particolare se raffrontata alla condizione dei nostri principali partner europei. E questo ancor di più alla luce della rinnovata propulsione verso l’integrazione continentale manifestatasi a seguito dell’uscita dall’Unione del Regno Unito.

In questo sforzo di ammodernamento che vede nella digitalizzazione dell’intera struttura dello Stato la sua principale azione, il Building Information Modeling si colloca come strumento adeguato per intervenire anche nel settore delle opere pubbliche.

E ciò anzitutto perché il BIM, richiedendo una pianificazione dei flussi informativi che costringa ad individuare con chiarezza “chi fa cosa”, consente di raggiungere più alti  livelli di trasparenza ed efficienza. (in un comparto tradizionalmente caratterizzato da bassi indici di produttività e alta conflittualità tra gli attori del processo)

I modelli virtuali (generati da software di Authoring BIM), che si vanno a sostituire ai tradizionali disegni 2D (o anche 3D), costituiscono i veicoli mediante i quali sono scambiati tra gli attori della filiera tutte le informazioni tecniche e non più solo quelle geometriche.

Il dato scambiato, dunque, è un dato digitale, numerico e non più un’informazione approssimata o indeterminata.

Ma il BIM cambia anche lo scenario dal punto di vista delle responsabilità: il “proprietario” di ciascun modello virtuale, o della specifica analisi (computo, verifica energetica, verifica strutturale, ecc.) svolta sullo specifico modello, è chiaramente individuato.

Possiamo parlare, allora, di uno sforzo richiesto all’intero comparto nella direzione della formalizzazione dei dati e dei ruoli: la tracciabilità (trasparenza) del flusso informativo e il miglioramento complessivo dell’efficienza del processo ne saranno la naturale conseguenza.

Stazioni appaltanti e BIM e Capitolato informativo

Appare evidente come il ruolo che riveste la Stazione Appaltante sia decisivo per lo sviluppo di questo processo virtuoso: la formalizzazione più innanzi citata non può non prendere le mosse proprio dalla modalità con cui i requisiti informativi verranno sottoposti ai partecipanti le gare d’appalto.

In questo orizzonte la Committenza pubblica è chiamata, allora, anch’essa ad un’importante evoluzione: le richieste (requisiti) dovranno essere formulate in modo assolutamente circostanziato (numerico) e non generico, così come le regole di verifica dei modelli virtuali generati dai concorrenti, o i criteri di aggiudicazione delle gare.

Andranno, quindi, rivisitati tutti gli aspetti della filiera produttiva delle costruzioni: dai Bandi, ai Disciplinari, ai Capitolati, alle forme contrattuali. E in particolare il primo documento su cui le Stazioni appaltanti dovranno acquisire familiarità sarà l’EIR – Employer Information Requirement secondo la definizione britannica, che in Italia ha assunto il nome di Capitolato informativo.

Per la rilevanza di tale documento, ampio spazio vi è stato dedicato dalla PAS 1192-2, la (pre)norma inglese sul BIM emanata dal BSI, ma anche dal tavolo UNI che sta sviluppando la normativa tecnica italiana a supporto dell’adozione nazionale, con la diffusione delle UNI11337-5 e UNI11337-6. Tali aspetti sono già stati trattai in precedenti articoli (La UNI 11337-5, la quinta parte della normativa tecnica italiana sul BIMCome si redige il Capitolato Informativo secondo la UNI 11337-6).

Il lavoro di sviluppo della norma UNI 11337 “Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi” che sta svolgendo il Gruppo di Lavoro UNI/CT033-GL05 “Codificazione dei prodotti e processi in edilizia” (Gruppo di Lavoro 05 della Commissione Tecnica UNI 033 “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio”), non è ancora terminato: infatti di tale norma  sono state rilasciate solo quattro parti delle otto previste, mentre le restanti dovrebbero essere rilasciate nel corso dell’anno.

La situazione attuale è illustrata nella figura seguente (dove sono evidenziate le norme pubblicate), e vi è stata inserita una ulteriore parte, la nove, che molto probabilmente sarà aggiunta alle prime otto di cui la norma era inizialmente costituita.

Handbook for the introduction of BIM by Europe’s Public Sector Community

Altro documento da tempo atteso e di grande rilevanza per l’Amministrazione pubblica, è l’”Handbook for the introduction of BIM by Europe’s Public Sector Community” redatto a cura dell’EU BIM Task Group per conto della Commissione Europea.

Tale documento, i cui contenuti sono ancora riservati nel dettaglio, sarà presentato nel corso di un evento che si terrà nel corso del prossimo mese di luglio, secondo quanto indicato da Ilka May dell’EU BIM Task Group durante un suo recente intervento pubblico.

Lo scopo di questo documento è quello di far convergere le prassi degli appalti dei lavori pubblici in Europa, individuando criteri omogenei per le stazioni appaltanti dell’Unione prima che i numerosi programmi in atto da parte di singoli Stati si concretizzino, definendo stabilmente procedure locali.

L’Handbook, inoltre, avrà in allegato una serie di casi studio volti a esemplificare i processi descritti nel corpo del testo.

Decreto BIM e commissione Baratono

Per le stazioni appaltanti italiane, però, il documento di principale interesse sarà il decreto che dovrà essere emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che, come indicato dall’articolo 23 comma 13 del Codice appalti, sarà chiamato a regolare le “modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni”.

Tale decreto, che terrà conto dei lavori della “Commissione Baratono”, era dato di prossima emanazione già durante la scorsa primavera.

I lavori, però, sembrano essersi arenati su due fondamentali punti di criticità:

  1. l’opportunità di introdurre un esplicito riferimento alla norma UNI 11337 di cui si è detto precedentemente
  2. le modalità di verifica delle competenze delle stazioni appaltanti e la loro qualificazione ai sensi delle ISO 9000

Per questo documento, di cui ancora non sembra essere imminente l’emanazione, si ventila che vi sia l’intenzione del Ministero di diffonderne il testo a breve preventivamente, allo scopo di raccogliere le osservazioni di tutti gli stakeholder del mercato.

Ma come indicato nel citato art.23 c. 13, l’obiettivo finale è quello della digitalizzazione dell’intera Amministrazione pubblica, obiettivo per il quale il BIM rappresenta solo l’aspetto relativo ai lavori pubblici.

E la volontà del governo di procedere decisamente in questa direzione sembra ulteriormente testimoniata dalla recente notizia della firma apposta dal Presidente del Consiglio al “Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2017-2019”

Il documento, in continuità con quanto già pubblicato precedentemente sul tema, ne rafforza e ne arricchisce le indicazioni, ponendo l’attenzione su temi chiave quali datacenter e cloud, gestione dei data-base e modalità della loro disponibilità.

Nella sua parte centrale, il Piano entra nel merito delle varie componenti del modello strategico dell’ICT, delle indicazioni di spesa e sviluppo dei progetti pubblici ICT.

Senza voler entrare nel dettaglio, dalla visione di tale Piano emerge la fattiva volontà di riorganizzare la pubblica Amministrazione, definendone le infrastrutture informatiche, qualificando i database correlandoli al fine di ottimizzarli, correggendo anche incongruenze e ridondanze, ecc.

Appare a questo punto evidente come siamo sulla soglia di una trasformazione epocale, dove la “rivoluzione del BIM” si configura in un orizzonte ben più ampio di intero rinnovamento della Amministrazione pubblica e delle sue procedure.

In questo contesto la digitalizzazione del settore delle costruzioni, proprio per il peso che ha in termini di PIL, promette di apportare significativi risparmi per la spesa pubblica, “efficientandone” i processi e il sistema degli operatori e migliorando la natura dei prodotti immobiliari e infrastrutturali.

 

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