Dal 2019 BIM obbligatorio. Ecco lo schema di decreto in inchiesta pubblica

Decreto BIM: dal Mit lo schema con le modalità e le tempistiche per definire l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha divulgato in inchiesta pubblica lo schema del cosiddetto “Decreto BIM” destinato a modulare l’entrata in vigore dell’obbligo del BIM negli appalti pubblici.

Il Mit ha reso disponibile una pagina web attraverso cui è possibile prendere visione del testo e caricare le proprie osservazioni (dal 19 giugno al 3 luglio p.v.); inoltre ha pubblicato la relazione di accompagnamento al testo legislativo, redatta dalla Commissione per la digitalizzazione degli appalti pubblici.

Entrambi i testi sono, comunque, disponibili in allegato alla presente nota:

  • Schema Decreto
  • Relazione di accompagnamento

I contenuti dello schema del decreto BIM

Nei precedenti articoli avevamo già anticipato l’imminente diffusione dello schema del decreto BIM e l’intenzione del Ministro di sottoporre il testo, con una procedura inconsueta, alle osservazioni degli operatori del settore delle costruzioni, con modalità simile a quella adottata da tutti gli enti normatori nazionali e internazionali (UNI, CTI, ecc, ma anche BSI, DIN, CEN, ISO).

Numerosi sono gli aspetti di interesse offerti dalla bozza di decreto BIM su cui certamente sarà necessario ritornare in seguito per puntuali approfondimenti e riflessioni sulle implicazioni per le nostre abituali prassi operative;  ma già da una prima rapida lettura emergono alcuni elementi rilevanti:

  • gli step di introduzione all’obbligatorietà dell’uso del BIM passano da 3 (come dalle prime indiscrezioni risalenti allo scorso marzo) a 6, a partire dal 1 gennaio 2019; le discriminanti sono l’importo a base di gara e la complessità dei lavori (per i primi tre scaglioni)
  • è stata introdotta una serie di adempimenti per le stazioni appaltanti preliminari all’entrata in vigore dell’obbligatorietà di adozione del BIM (secondo gli step indicati precedentemente)
  • per il soddisfacimento dei suddetti adempimenti preliminari, le stazioni appaltanti potranno richiedere l’uso del BIM anche in anticipo rispetto alle date indicate all’art. 6: se ne deduce, dunque, che tali date costituiscono date limite, cioè date oltre le quali non sarà più possibile derogare dall’obbligo di adozione della metodologia
  • nel decreto non è presente alcun esplicito riferimento alle norme UNI 11337, ma se ne sposano sostanzialmente le definizioni e i documenti a supporto del processo informativo
  • viene nuovamente sottolineato, come già all’art. 23 comma 13 del Codice appalti, l’obbligatorietà dell’utilizzo “in qualunque fase e da ogni attore durante il processo di progettazione, costruzione e gestione dell’intervento di formati digitali aperti e non proprietari, normati, […] a livello nazionale o internazionale e controllati nella loro evoluzione tecnica da organismi indipendenti
  • viene introdotto l’ambiente di condivisione dei dati (il noto “Common Data Environment – CDE” britannico, ridefinito nella UNI 11337 “Ambiente dei Dati Comuni”) come ambito dove si concretizza l’aspetto collaborativo proprio del BIM: si tratta, dunque, di uno strumento fondamentale al centro dell’intero processo, del quale vengono precisati le caratteristiche e le prestazioni fondamentali
  • viene confermata e sottolineata la centralità della committenza pubblica nell’implementazione dell’intero processo e nella sua caratterizzazione: nel “capitolato allegato alla documentazione di gara”, infatti, la Stazione Appaltante è chiamata a precisare i “requisiti informativi strategici generali e specifici, compresi i livelli di definizione, […] della fase di processo e del tipo di appalto” e “tutti gli elementi utili alla individuazione dei requisiti di produzione, di gestione e di trasmissione dei contenuti informativi […]. In particolare deve includere il modello informativo relativo allo stato iniziale dei luoghi e delle eventuali opere preesistenti
  • l’importanza dell’azione della Stazione Appaltante è ancora sottolineata nella nuova configurazione dei rapporti tra l’aggiudicatario della gara e i propri subappaltatori e subfornitori. Questi ultimi sono chiamati a “concorrere con l’aggiudicatario nella proposizione delle modalità operative di produzione, di gestione e trasmissione dei contenuti informativi” richiesti dal Committente nel capitolato informativo precedentemente citato, attraverso un nuovo documento, sino ad oggi anch’esso sconosciuto alle nostre gare d’appalto, che va sotto il nome di “piano di gestione informativa

Tale documento, presente nelle PAS 1192 britanniche con il nome di BEP (BIM Execution Plan), è descritto nelle UNI 11337 (ne abbiamo parlato ne “La UNI 11337-5, la quinta parte della normativa tecnica italiana sul BIM” ) e opportunamente collocato nel processo italiano delle costruzioni.

Al di là degli aspetti puntuali che abbiamo sinteticamente cercato di mettere in evidenza, occorre assolutamente rilevare come l’intero testo normativo più volte riproponga l’espressione del Codice Appalti “metodi e strumenti di modellazione elettronica”. Ciò conferma una volta per tutte come il BIM non consista esclusivamente nell’uso di strumenti (software di BIM Authoring, software di BIM tools, BIM Platform), ma anche nell’adozione di metodi che sono sostenuti da tali strumenti.

In conclusione si osserva come lo schema di decreto BIM si presenta come un documento molto leggero, composto da solo 9 brevi articoli ma, in realtà, estremamente interessante per i nuovi orizzonti che, in maniera esplicita o come implicazioni concatenate, spalanca.

Occorrerà, pertanto, approfonditamente considerarlo e valutarlo per tutto quanto ciascuna espressione comporterà nel processo realizzativo delle costruzioni, dagli aspetti documentali, a quelli contrattuali tra gli attori e tra questi e la committenza, alle nuove modalità di espletamento delle gare d’appalto che necessariamente andranno configurandosi nel corso dei prossimi anni.

 

Clicca qui per scaricare lo schema di decreto del Mit

Clicca qui per scaricare la relazione di accompagnamento

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