Dal British Standards Institution (BSI) un quadro sintetico della strategia per l’espansione della cultura BIM

Dal British Standards Institution il “white paper” relativo alla diffusione del BIM nel Regno Unito con un quadro sintetico della strategia per l’espansione della cultura BIM

Nei giorni scorsi il British Standards Institution, ente di normazione britannico noto anche con l’acronimo BSI, ha rilasciato il “white paper” relativo alla diffusione del BIM nel Regno Unito.

Il documento, di dimensioni molto contenute, fornisce un quadro sintetico della strategia per l’espansione della cultura BIM, risultando significativo anche per il nostro settore delle costruzioni, dato il particolare momento che sta oggi vivendo il paese, in procinto di dotarsi di una serie di strumenti normativi e legislativi di supporto alla transizione verso la digitalizzazione del comparto e più in generale della Pubblica Amministrazione.

Vale la pena solo ricordare il completamento in corso della norma UNI 11337, l’imminente pubblicazione del Decreto attuativo dell’art.23  del Codice Appalti, la ventilata prossima pubblicazione delle linee guida Anac, tutti documenti relativi all’adozione del BIM in Italia.

Il documento è intitolato  “BIM for Civil and Structural Engineers” ed è stato pubblicato dal sito ufficiale del BSI.

 

Ma chi è il BSI, British Standards Institution ?

L’istituto di normazione britannico, fondato nel 1901, è il più antico ente di normazione al mondo e si occupa di supportare lo sviluppo e l’innovazione in tutti gli ambiti produttivi del Regno Unito.

In particolare, il suo impegno nel sostenere l’industria delle costruzioni inglese, e specificatamente nella diffusione dell’uso della metodologia BIM, ha rappresentato e rappresenta certamente un punto di riferimento ed un significativo esempio anche per altri paesi.

Notevole, infatti, per quantità e contenuti, è stata la produzione documentale in merito, in parte resa disponibile anche gratuitamente: il risultato ne è stata una diffusione praticamente planetaria, che ha conseguentemente informato di se anche tante produzioni normative locali.

Valga, a titolo di esempio, ricordare i seguenti grafici, conosciuti e ampiamente dibattuti in tantissimi corsi, convegni e seminari:

 

Al sito dedicato alla vendita delle proprie norme, sono disponibili per il download gratuito, le pubblicazioni:

  • – BS 1192:2007+A2:2016
  • – PAS 1192-2:2013
  • – PAS 1192-3:2014
  • – BS 1192-4:2014
  • – PAS 1192-5:2015
  • – BS 8536-1:2015

ed è preannunciata, entro l’anno, la disponibilità di altre due norme che assumeranno il nome di PAS 1192-6 e PAS 1192-7.

Particolare e molto interessante è stata la scelta operata da BSI, di realizzare una serie di pubblicazioni “ad hoc”, denominate PAS, rilevanti anche sotto l’aspetto della tempestività.

Le PAS (ancora un acronimo, il cui significato è Publically Available Specification) sono norme britanniche edite in uno stadio di valutazione pubblica ed emanate per fornire una risposta rapida a specifiche esigenze di definiti settori produttivi. Le PAS della serie 1192 (parte 2, 3, 4, 5), concepite come sviluppo ed evoluzione della BS 1192:2007+A2:2016, sono state pubblicate in risposta all’esigenza del governo britannico di implementare l’adozione della metodologia BIM nell’industria nazionale delle costruzioni.

Nel sintetizzare la visione legata all’introduzione del BIM nelle opere pubbliche britanniche, “BIM for Civil and Structural Engineers” chiarisce che primariamente, il BIM non nasce come una strategia di politica industriale, ma come un modalità per ridurre la spesa per la realizzazione delle opere pubbliche d’oltre Manica, valutate originariamente in più di 50 miliardi di sterline.

Tutto nasce, dunque, dal convincimento che il BIM possa rappresentare una valida modalità di efficientamento delle costruzioni!

Da qui il (determinato) mandato governativo britannico del 2011 e, soprattutto, il coinvolgimento “convergente” di tutti gli stakeholders presenti: accademia, enti di normazione, organizzazioni professionali.

L’individuazione dei cosiddetti “livelli di maturità” del BIM rappresentano, allora, la modalità per darsi una precisa progressione evolutiva, nella forma e nei contenuti:

  • Livello 0: descrive la modalità di lavoro originaria al momento della decisione di implementare il nuovo processo. A questo livello gli strumenti software sono classificabili genericamente come CAD, e sono utilizzati sostanzialmente solo per la produzione di disegni, unico veicolo di informazioni tra gli attori del processo.
  • Livello 1: utilizzato per indicare l’evoluzione verso i CAD 3D, relativamente agli strumenti, e l’esordio di processi organizzativi finalizzati al lavoro collaborativo. Il riferimento per tali processi è la BS 1192.
  • Livello 2: definito come “collaborativo”, ha rappresentato il primo obiettivo del Governo britannico. Il suo inizio, fissato a partire dal 2016, si trova oggi in una fase di progressiva concretizzazione. Il lavoro a questo livello, è basato sulla creazione di modelli virtuali del costruito (in grado di veicolare informazioni) che affiancheranno, e progressivamente parzialmente sostituiranno, i tradizionali aspetti documentali.
  • Livello 3: cosiddetto “integrato”, rappresenta il pieno compimento di un approccio integrato e collaborativo, dove tutte le informazioni potranno essere facilmente disponibili a tutti i protagonista del processo nel momento in cui ne avessero necessità. Tale livello di integrazione consentirà il collegamento con altre innovazioni digitali, quali i sistemi di gestione degli edifici, le Smart City e l’Internet delle cose.

E significativa è anche l’individuazione degli “otto pilastri “ del livello 2 del BIM, cioè dei riferimenti documentali indispensabili al raggiungimento di tale livello di maturità:

  • Pillar 1: PAS 1192-2
  • Pillar 2: PAS 1192-3
  • Pillar 3: BS 1192-4 (COBIE)
  • Pillar 4: PAS 1192-5
  • Pillar 5: Digital Plan of Workl
  • Pillar 6: Classification [Uniclass 2015]
  • Pillar 7: BS 8536-2 [Goverment Soft Landings (GSL)]
  • Pillar 8: CIC BIM Protocol

Occorre adeguatamente sottolineare come l’ampia produzione documentale a supporto dell’adozione del BIM nel Regno Unito, pur originata da organizzazioni differenti naturalmente portatrici di interessi distinti, si presenti sinergica e collaborativa, finalizzata al raggiungimento del comune obiettivo dell’innovazione.

E tale spirito collaborativo è auspicabile si concretizzi anche in Italia, in questo particolare momento in cui, come già detto precedentemente, differenti enti e/o organizzazioni sia pubbliche che private, stanno realizzando documenti di riferimento atti ad accompagnare gli attori del processo delle costruzioni in questa non facile, ma indispensabile, transizione.

 

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