ACDat (ambiente di condivisione dati): cos’è e perché è decisivo per il BIM – parte 1

ACDat (ambiente di condivisione dati): funzioni e caratteristiche. Come la Stazione Appaltante dovrà precisare le modalità del flusso delle informazioni da e verso l’ACDat

L’accuratezza con cui lo schema di decreto BIM descrive l’ambiente di condivisione dei dati, precisandone funzioni e caratteristiche, sottolinea l’importanza che tale ambiente riveste nell’attuazione del processo BIM.

Ambiente di condivisione dei dati nello schema di decreto BIM

L’art. 2 della bozza di decreto BIM recita:

Ambiente di condivisione dei dati
Un ambiente digitale di raccolta organizzata e condivisione di dati relativi ad un’opera e strutturati in informazioni relative a modelli ed elaborati digitali prevalentemente riconducibili ad essi, basato su un’infrastruttura informatica la cui condivisione è regolata da precisi sistemi di sicurezza per l’accesso, di tracciabilità e successione storica delle variazioni apportate ai contenuti informativi, di conservazione nel tempo e relativa accessibilità del patrimonio informativo contenuto, di definizione delle responsabilità nell’elaborazione e di tutela della proprietà intellettuale.

Come si vede, si tratta un testo estremamente denso che descrive un ambiente virtuale (cloud, server) a cui tutti gli attori della commessa dovranno affidare i propri lavori (file), organizzato e strutturato al fine di tracciare il procedere delle attività, individuare ruoli e responsabilità, mettere a disposizione di tutti le informazioni della commessa sempre aggiornate e complete.

L’ambito descritto è proprio quello in cui tutti gli aspetti collaborativi e di integrazione, caratteristici della metodologia BIM, possono pienamente esprimersi.

Ma non solo: la presenza nell’ACDat di tutte le informazioni relative all’intervento, complete ed aggiornate, elegge tale ambiente ambito adeguato alla gestione consapevole e tempestiva di tutte le decisioni relative alla conduzione della commessa.

In altri termini, senza l’ambiente di condivisione dei dati, il processo BIM non potrebbe neanche prendere forma: avremmo dei modelli digitali (nella migliore delle ipotesi), ma non sapremmo che farne!

Il Common Data Environment (CDE) nelle PAS 1192 e l’ambiente di condivisione dei dati (ACdat) nelle UNI 11337

Questa piattaforma di condivisione dei dati viene per la prima volta proposta, in maniera organica e definita, nelle norme tecniche britanniche: le norme della serie 1192, dove assume il nome di Common Data Environment (CDE, V. articolo “Il BIM come flusso di informazioni secondo le norme tecniche BS 1192 e le Pas 1192-2”).

Figura 1 – Il flusso informativo nella PAS 1192-2

Figura 1 – Il flusso informativo nella PAS 1192-2

 

Figura 2 – Il Common Data Environment nella PAS 1192-2

Figura 2 – Il Common Data Environment nella PAS 1192-2

 

Figura 3 – La strutturazione essenziale del Common Data Environment nella PAS 1192-2

Figura 3 – La strutturazione essenziale del Common Data Environment nella PAS 1192-2

Questo concetto è stato successivamente ripreso nelle norme italiane della serie UNI 11337, dove ha assunto il nome di “ambiente di condivisione dati”, sinteticamente indicato con ACDat.

In particolare di esso si parla diffusamente all’interno della UNI 11337-5 e della UNI/TR 11337-6, norme dedicate alla precisazione delle modalità di redazione del Capitolato informativo.

Come noto, infatti, nel Capitolato informativo la stazione appaltante deve precisare i propri requisiti per la gestione informativa dell’intera commessa e, quindi, anche dell’ACDat.

Dovranno essere soddisfatti i seguenti aspetti:

  • accessibilità, secondo prestabilite regole, da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo;
  • tracciabilità e successione storica delle revisioni apportate ai dati contenuti
  • supporto di una vasta gamma di tipologie e di formati e di loro elaborazioni
  • alti flussi di interrogazione e facilità di accesso, ricovero ed estrapolazione di dati (protocolli aperti di scambio dati)
  • conservazione e aggiornamento nel tempo
  • garanzia di riservatezza e sicurezza

Potrà essere richiesto all’affidatario di mettere a disposizione la struttura informatica ACDat ovvero la stazione appaltante stessa potrà renderla disponibile.

In ogni caso è auspicabile che la gestione di tale ambito resti in capo alla committenza (vedi figura 4), o direttamente o per il tramite di un proprio incaricato esterno.

Figura 4 – Flusso informativo ACDat – UNI 11337-5:2017

Figura 4 – Flusso informativo ACDat – UNI 11337-5:2017

Ma in ragione delle esigenze della stazione appaltante (dimensione o tipologia di attività), è anche immaginabile un ACDat proprio della stazione appaltante e altri distinti ACDat, ciascuno specifico per la singola commessa.

Nel Capitolato informativo la stazione appaltante dovrà precisare le modalità del flusso delle informazioni da e verso l’ACDat, ma anche all’interno dello stesso, durante tutti gli stadi e le fasi del processo realizzativo della commessa.

Le UNI non specificano esplicitamente come dovrà funzionare l’ACDat e come, a tal fine, esso dovrà essere organizzato, ma solo i requisiti che dovrà soddisfare. Pertanto nei primi Capitolati informativi redatti dalle stazioni appaltanti si è mutuata la sua strutturazione dall’esperienza anglosassone (vedi Figura 3), immaginando tale ambiente suddiviso almeno nelle seguenti quattro aree:

  • Area in lavorazione
  • Area in condivisione
  • Area in pubblicazione
  • Area in archiviazione

In particolare, di Area “in lavorazione” ne esisteranno diverse, ciascuna asservita ad un singolo team di lavoro relativo, ad esempio, a distinte professionalità (progettisti, strutturisti, impiantisti, ecc.)

Le modalità di accesso a queste aree andranno specificate nel Capitolato informativo; sinteticamente esse potranno essere improntate ai seguenti criteri:

Area “in lavorazione” Ambiente non accessibile a terzi rispetto allo specifico team di lavoro, ma con la possibilità di acquisizione di informazioni da fonti esterne (ACDat esterni, altre aree del ACDat, ecc)
Area “in condivisione”

 

Area aperta allo scambio dati, alla visibilità e alla operatività, regolamentata in maniera differenziata verso terzi accreditati
Area “in pubblicazione”

 

Area aperta allo scambio dati e alla visibilità, verso terzi accreditati
Area “in archiviazione”

 

Ambiente non accessibile a terzi

Analogamente, anche la gestione del flusso delle informazioni andrà precisata nel Capitolato informativo, così come i ruoli di ciascun attore e le relative responsabilità.

A questo scopo ogni passaggio tra un’area e la successiva prevede un gate per i modelli realizzati e sviluppati presenti nell’Area di partenza, cioè un preventivo momento di valutazione del soddisfacimento dei requisiti previsti dall’Area di destinazione.

Tali gate sono chiaramente introdotti nelle PAS britanniche (come è facile desumere direttamente dalla Figura 3), ma è necessario che per ciascuna commessa il relativo Capitolato Informativo ne precisi finalità e relativi criteri di funzionamento.

Anche in questo caso le UNI ci aiutano a definire modalità di valutazione e verifica da utilizzare chiarendo (nella UNI 11337-4 e nella UNI 11337-5) i principali aspetti da verificare, i momenti in cui tali verifiche andranno eseguite e proponendo opportuni indicatori da utilizzare.

Ma di questo ci occuperemo in un prossimo contributo.

 

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