Fasce di rispetto autostradale: quali sono i limiti di una sanatoria?

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Il Tar Lazio afferma l’impossibilità di sanatoria per nuove costruzioni, ricostruzioni ed ampliamenti sorti nella fascia di rispetto autostradale

La sentenza n. 3809/2020 del Tar Lazio ribadisce l’importanza delle fasce di rispetto autostradale e dei relativi vincoli di inedificabilità assoluta, derogabili solo se l’eventuale manufatto era preesistente.

Il caso

Un privato decideva di demolire un vecchia pertinenza agricola risalente agli anni ’60 per edificare sulla stessa area successivamente un villino residenziale, con aumento della cubatura, senza chiederne il necessario titolo edilizio.

Successivamente, per regolarizzare l’abuso edilizio, presentava al Comune un’istanza di sanatoria.

Il Comune respingeva l’istanza di sanatoria perché l’intervento di ricostruzione era stato realizzato in area soggetta a vincolo d’inedificabilità assoluta (fascia di rispetto autostradale) e sottoposta per giunta ad un successivo vincolo paesaggistico ed archeologico.

Il privato quindi faceva ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Lazio

Per Giudici tutte le motivazioni addotte dal ricorrente decadono nei confronti di un divieto di edificabilità assoluta ed inderogabile nell’ambito della fascia di rispetto autostradale.

Quest’ultima prevede una distanza di 60 m fuori dai centri abitati e 30 m all’interno dei centri abitati “oppure nelle aree edificabili fuori”, art. 16 seg. D.Lgs 285/1992 (Codice della Strada), e art. 26 seg. DPR 495/1992  (regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada).

Secondo i giudici il diniego del Comune è legittimo e l’abuso non è condonabile, dato che il vincolo è stato apposto prima dell’abuso:

Ne consegue che il diniego di sanatoria sancito con il provvedimento impugnato risulta immune dai vizi dedotti e che il motivo ostativo in parola precluda definitivamente la possibilità di condonare l’abuso, dato che il vincolo in parola, apposto prima della realizzazione dell’abuso, non ne consente la sanatoria, ai sensi dell’art.33 della legge n. 47/1985. […]

Secondo un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, la “distanza minima è volta ad assicurare il priorato interesse pubblico alla sicurezza del traffico e all’incolumità delle persone” oltre ad assicurare tutta una serie di interventi sulla strada stessa come la manutenzione, la realizzazione di opere accessorie e l’ampliamento della sede stradale stessa, che sarebbero ostacolati dalla presenza di manufatti edilizi.

Per tali motivi l’abuso edilizio nell’ambito di una fascia di rispetto autostradale rientra nel caso di insanabilità assoluta (per maggior approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net).

Il ricorso, quindi, non può essere accolto.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Lazio

 

praticus-ta

 

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