Ecosistema rischio 2017: il dossier sulle attività comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico

Ecosistema rischio 2017: da Legambiente il documento sul monitoraggio delle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico

Legambiente ha pubblicato il dossier Ecosistema Rischio 2017, in cui viene realizzata un’indagine sulle attività nelle amministrazioni comunali per la riduzione del rischio idrogeologico.

I dati

Secondo il Rapporto il 70% delle abitazioni dei comuni italiani si trovano in aree a rischio; in particolare:

  • nel 27% dei comuni sono presenti interi quartieri
  • nel 50% sorgono impianti industriali
  • nel 15% dei casi scuole o ospedali si trovano in aree a rischio
  • nel 20% dei comuni si trovano strutture ricettive o commerciali in aree a rischio

Nell’ultimo decennio il 9% dei comuni (136) ha edificato in aree a rischio e di questi 110 hanno costruito case, quartieri o strutture sensibili e industriali in aree vincolate, nonostante il recepimento del PAI (Piani di assetto idrogeologico) nella pianificazione urbanistica.

Preoccupanti anche i dati sulla cementificazione dei letti dei fiumi:

  • il 70% dei comuni intervistati (1.025 amministrazioni), svolge regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica
  • il 9% delle amministrazioni ha dichiarato di aver “tombato” tratti di corsi d’acqua sul proprio territorio, con una conseguente urbanizzazione delle aree sovrastanti, mentre
  • il 4% ha eseguito la delocalizzazione di abitazioni costruite in aree a rischio
  • il 2% la delocalizzato i fabbricati industriali

Secondo le stime di Legambiente “a pagare lo scotto di questa Italia insicura sono gli oltre 7,5 milioni di cittadini esposti quotidianamente al pericolo che vivono o lavorano in aree potenzialmente pericolose”.

Dal 2010 al 2016, stando alle stime del Cnr, le sole inondazioni hanno provocato nella Penisola la morte di oltre 145 persone e l’evacuazione di oltre 40.000 persone mentre i danni economici causati dal maltempo nell’ultimo triennio (2013-2016), secondo i dati dell’unità di missione Italiasicura, ammontano a circa 7,6 miliardi di euro.

Le opere antidissesto

Secondo il rapporto, lo Stato ha risposto stanziando circa il 10% di quanto necessario, ovvero 738 milioni di euro.

Le opere realizzate dalle amministrazioni, in 952 Comuni (65%), per la mitigazione del rischio nel proprio territorio sono le seguenti:

  • opere di consolidamento dei versanti, in 455 Comuni (48% dei casi)
  • nuove arginature, in 430 costruzioni (45%)
  • risagomatura dell’alveo, in 383 comuni interventi (40%)

Nel 78% dei casi (1.145) le perimetrazioni definite dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) sono state integrate ai piani urbanistici, anche se nel 9% delle amministrazioni si è continuato a costruire nelle aree a rischio anche nell’ultimo decennio.

Tuttavia Legambiente sottolinea che, nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei segnali incoraggianti, ad oggi gli interventi di delocalizzazione degli edifici presenti in aree a rischio stentano a ripartire e non vengono effettuati neanche quando gli immobili sono abusivi e ci sono fondi a disposizione per farli.

Lo dimostra il fondo di 10 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Ambiente a fine 2016, destinato ai Comuni che demoliscono gli edifici abusivi presenti nelle aree a rischio, ancora oggi inutilizzato perché sono pervenute solo 17 richieste di abbattimento non sufficienti per far scattare l’iter.

Le proposte di Legambiente

Legambiente ha presentato le sue 5 priorità di intervento:

  1. introdurre la chiave dell’adattamento al clima nella pianificazione di bacino e negli interventi di riduzione del rischio idrogeologico
  2. intervenire in maniera prioritaria sulle aree urbane
  3. avviare una politica di delocalizzazione degli edifici a rischio
  4. rafforzare le misure di vincolo, con l’obiettivo di evitare l’insediamento di nuovi elementi in arre a rischio
  5. diffondere la cultura della “convivenza con il rischio” attraverso piani di emergenza adeguati e aggiornati, attività di formazione e informazione per la popolazione e campagne educative per l’apprendimento dei comportamenti da adottare in caso di frane e alluvioni e dell’attivazione dello stato di allerta sul proprio territorio

 

Clicca qui per scaricare il Rapporto di Legambiente

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