Ecobonus e sismabonus per titolari di reddito d’impresa: la rettifica delle Entrate

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Le Entrate hanno dovuto chiarire che ecobonus e simabonus spettano ai titolari di reddito d’impresa a prescindere dalla qualificazione degli immobili come “strumentali”, “beni merce” o “patrimoniali”

A seguito di una serie di sentenze della Corte di Cassazione, relative all’applicazione di ecobonus e sismabonus per i soggetti titolari di reddito d’impresa, l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 34/2020 ha dovuto fornire alcuni chiarimenti in proposito e rettificare alcuni suoi precedenti provvedimenti.

Il quadro di riferimento in materia di detrazioni per i titolari di reddito d’impresa

Per comprendere al meglio la nuova risoluzione delle Entrate, bisogna tornare indietro al 2008 e ricostruire l’accaduto da quella data ad oggi:

  1. tra il 2007 ed il 2008, con una serie di circolari e risoluzioni, l’Agenzia delle Entrate aveva affrontato alcuni aspetti relativi alla possibilità di utilizzare l’ecobonus ed il sismabonus da parte dei titolari dei redditi d’impresa. In particolare la risoluzione n. 303/E del 2008 ha circoscritto l’applicabilità delle agevolazioni, escludendole per le società esercenti attività di costruzione e ristrutturazione edilizia che abbiano eseguito interventi di riqualificazione energetica su immobili merce, costituenti “l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali”;
  2. la posizione interpretativa delle Entrate ha dato origine a numerose controversie, sorte nell’ambito dei recuperi a tassazione operati in sede di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi. I dubbi ed i ricorsi si concentravano in particolare sulle detrazioni d’imposta fruite da società immobiliari per interventi di riqualificazione energetica eseguiti su immobili locati a terzi o destinati alla vendita, qualificabili come beni merce.
  3. La Corte di Cassazione con una serie di sentenze ha chiarito alcuni aspetti oggetto delle controversie. In particolare la Corte osserva che la distinzione tra “immobili strumentali”, “immobili merce” e “immobili patrimonio” incide solo sul piano contabile e fiscale, non essendo contemplata nell’articolo 1, comma 344, della legge n. 296 del 2006 alcuna distinzione oggettiva in riferimento agli immobili agevolabili.

A seguito delle sentenze della Cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha “dovuto” emanare la risoluzione n. 34/2020, rettificando quanto detto con le circolari del 2007/2008.

La circolare n. 34/2020 delle Entrate

In considerazione dei principi espressi con le pronunce della Cassazione, le Entrate hanno dovuto ritenere che le detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica e sismica, spettino ai titolari di reddito d’impresa che effettuano gli interventi su immobili da essi posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione di detti immobili come “strumentali”, “beni merce” o “patrimoniali”.

Inoltre, le Entrate ricordano che con la circolare n. 29/E del 18 settembre 2013 è stato chiarito che l’agevolazione spetta ai soggetti che sostengono le spese, a condizione che “le spese stesse siano rimaste a loro carico, e possiedono o detengono l’immobile in base ad un titolo idoneo”.

La medesima circolare ha precisato che “per costruzioni adibite ad attività produttive, stante la particolare finalità della disposizione in esame di tutela delle persone prima ancora che del patrimonio, si intendono le unità immobiliari in cui si svolgono attività agricole, professionali, produttive di beni e servizi, commerciali o non commerciali”.

Con la risoluzione n. 22/E del 12 marzo 2018 è stata infine riconosciuta l’agevolabilità degli interventi riguardanti immobili “non utilizzati direttamente a fini produttivi da parte della società ma destinati alla locazione”.

La circolare n. 34/2020 termina con l’effettiva marcia indietro delle Entrate:

Tenuto conto di quanto esposto e considerato […] devono quindi ritenersi superate, per quanto attiene agli aspetti trattati, le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi richiamati.

Nella gestione del contenzioso pendente in materia, gli Uffici terranno conto del nuovo indirizzo di prassi, provvedendo a riesaminare le controversie pendenti e ad abbandonare – con le modalità di rito, tenendo conto dello stato e grado del giudizio – la pretesa erariale, sempre che non siano sostenibili altre questioni.

 

Clicca qui per scaricare la risoluzione n. 34/2020 delle Entrate

 

termus

 

 

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