Sentenza Durc, quando la “violazione previdenziale grave” è causa di esclusione dalle gare di appalto

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Sentenza Durc, secondo il CdS la “violazione previdenziale grave” determina l’esclusione dalla gara e la valutazione della gravità spetta esclusivamente agli enti previdenziali

Le “gravi violazioni” alle norme in materia previdenziale e assistenziale costituiscono causa di esclusione dalle gare di appalto; ma a chi spetta valutare la gravità della violazione previdenziale?

Lo ha chiarito il Consiglio di Stato con la sentenza 2442/2016 circa il ricorso presentato dal Comune di Napoli contro un’impresa costruttrice, per la riforma della precedente sentenza del Tar Campania in merito ad una gara per l’affidamento di opere pubbliche.

In particolare, l’impresa aveva presentato ricorso al Tar chiedendo l’annullamento della determina dirigenziale con cui il Comune dispone l’annullamento dell’affidamento della gara per l’aggiornamento ed il completamento della progettazione preliminare, della progettazione esecutiva e della conseguente realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria), anche in favore della ditta ricorrente.

Il giudice di prime cure accoglieva il ricorso in quanto ai sensi dlgs 163/2006 (art. 38, comma 1, lettera i) ed oggi art. 50 del dlgs 50/2016), prima dell’entrata in vigore del dl 70/2011, i soggetti che hanno commesso violazioni gravi in materia di contributi previdenziali e assistenziali sono esclusi dalle gare di applato, intendendosi la nozione di “violazione grave” rimessa alla valutazione specifica della stazione appaltante nel singolo caso.

Il Comune proponeva, quindi, ricorso in appello; il CdS, definitivamente pronunciatosi sull’appello, lo accoglie respingendo il ricorso di primo grado.

Il concetto di gravità o meno nella nozione di violazione contributiva è predeterminato per legge: in base al dm 24 ottobre 2007 non si considera grave lo scostamento inferiore o pari al 5% tra le somme dovute e quelle versate con riferimento a ciascun periodo di paga o di contribuzione o, comunque, uno scostamento inferiore a 100,00 euro, fermo restando l’obbligo di versamento del predetto importo entro i 30 giorni successivi al rilascio del Durc.

Pertanto, il Durc rilasciato dagli istituti di previdenza e assistenza certifica in modo ufficiale la sussistenza o meno della regolarità contributiva.

La valutazione di gravità o meno della infrazione previdenziale è riservata agli enti previdenziali, questo chiarito dai giudici di Palazzo Spada; di conseguenza le stazioni appaltanti non hanno né la competenza né il potere di valutare in maniera autonoma, caso per caso, la gravità della violazione previdenziale ma devono attenersi esclusivamente al Durc rilasciato dai competenti enti previdenziali.

Inoltre, come chiarito in sentenza, la regolarizzazione postuma non vale: l’impresa deve essere in regola fin dalla presentazione dell’offerta e conservare tale stato per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante. Risulta, quindi, irrilevante un eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza 7 giugno 2016, n. 2442

 

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