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Newsletter 521 dell'8 giugno 2017

In questo numero:



Focus
Come trattare correttamente i costi della manodopera e della sicurezza
Opere edili
CILA, SCIA, Super SCIA, agibilità. In Gazzetta i moduli unificati per edilizia e attività commerciali
Opere edili
Contributo di costruzione e permesso di costruire, quando si può chiedere l’esenzione?
Focus
IFC, cos’è e quali sono i vantaggi
Varie e brevi
Nuova categoria catastale F7 senza rendita per infrastrutture di comunicazione
Opere edili
Regolamento edilizio tipo Lazio: deliberata l’adozione da parte della Regione
Rinnovabili
Linee guida per la riqualificazione energetica immobili PA
Varie e brevi
Contributi minimi 2017 Inarcassa: il 30 giugno scade la prima rata
Rinnovabili
Fondo Kyoto, domande entro il 30 giugno per l’efficientamento delle scuole
Opere edili
Qualifica rifiuti edili come sottoprodotti: dal Ministero i nuovi chiarimenti al dm 264/2016
Varie e brevi
Finanziamenti agevolati sisma Centro Italia, chiarimenti sulla trasmissione dei dati
Tecnologie
PoliTo Charge While driving: ecco la prima corsia che ricarica le auto
Varie e brevi
Nota trimestrale OMI: continua la crescita delle compravendite in Italia nel I trimestre 2017
Rinnovabili
Come smaltire i pannelli fotovoltaici che usufruiscono degli incentivi? Nuove FAQ e istruzioni operative
Tecnologie
Apple HomePod sifda a Amazon Echo e Google Home. Ecco le novità del WWDC 2017
Varie e brevi
Studi di settore, dalle Entrate 147mila comunicazioni di compliance per le anomalie riscontrate
Lavori pubblici
Affidamenti diretti in house, c’è tempo fino al 15 settembre 2017 per l’iscrizione nell’Elenco
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Come trattare costi manodopera e sicurezza nei lavori pubblici

Come trattare i costi della manodopera e della sicurezza nella contabilità dei lavori pubblici: analisi teoriche e casi pratici. La guida definitiva di BibLus-net

I vari tentativi che si sono susseguiti nel tempo di introdurre nel Codice appalti disposizioni in grado di contrastare i fenomeni di lavoro irregolare sono sempre falliti.

In questo articolo analizziamo l’evoluzione normativa della materia, relativa allo scorporo del costo della manodopera dall’importo assoggettato a ribasso, e affrontiamo la questione dei costi della sicurezza con l'ausilio di esempi pratici.

In allegato proponiamo anche il file .DCF utilizzato per formulare l’esempio.

Costi della manodopera e interventi normativi

Prima di entrare nel merito delle varie disposizioni normative, occorre fare una premessa: la retribuzione della manodopera è già salvaguardata dal nostro sistema normativo e costituzionale; in particolare la Costituzione all’art. 36 stabilisce che il “lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Pertanto, non appare necessario, a differenza di quanto realmente è accaduto nel corso degli anni, intervenire a livello legislativo sul Codice appalti per tutelare la retribuzione della manodopera, in quanto nel nostro ordinamento già esistono altre norme, anche  di rango superiore (la Costituzione), a difesa di tale diritto.

È evidente ed universalmente riconosciuto che, a prescindere da qualsiasi formulazione o previsione delle varie norme sugli appalti, il costo della manodopera non può e non deve essere ribassato per nessuna ragione.

Tutti gli interventi normativi, che si sono susseguiti, hanno generato caos tra le amministrazioni e gli operatori del settore, addirittura paralizzando per un certo periodo l’intero mercato degli appalti in Italia. Si sono manifestate difficoltà operative sia per le stazioni appaltanti in fase di redazione dei bandi che per gli operatori in fase di contabilità dell’opera. Inoltre, sono emerse infatti svariate interpretazioni operative, tra cui anche quella di considerare l’importo della manodopera, al pari di quello della sicurezza, da scorporare dagli importi assoggettati a ribasso nel SAL (stato di avanzamento lavori).

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CILA, SCIA, Super SCIA, agibilità: in Gazzetta i moduli unificati. Obbligo di adeguamento entro il 30 giugno

Pubblicato in Gazzetta ufficiale l’accordo per l’adozione dei moduli unificati edilizia e attività commerciali: ecco i modelli ufficiali CILA, SCIA, Super SCIA, segnalazione certificata di agibilità

È stato siglato in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017  l’accordo tra Governo, Regioni ed enti locali sull’adozione dei modelli unificati e standardizzati per la presentazione di segnalazioni, comunicazioni e istanze nei settori dell’edilizia e delle attività commerciali.

Il testo dell’accordo, con i relativi modelli unificati per edilizia e attività commerciali, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n.128 del 05 giugno 2017 – Suppl. Ordinario n. 26.

Obbligo di adeguamento al 30 giugno 2017

Le amministrazioni comunali, alle quali sono rivolte domande, segnalazioni e comunicazioni, hanno l’obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale entro e non oltre il 30 giugno 2017 i moduli unificati e standardizzati, adottati con il presente accordo e adattati, ove necessario, dalle Regioni in relazione alle specifiche normative regionali entro il 20 giugno 2017.

Moduli unificati per l’edilizia

L’allegato 2 contenente i seguenti modelli unici per l’edilizia:

  • CILA (comunicazione inizio lavori asseverata)
  • SCIA (segnalazione certificata inizio attività)
  • SCIA alternativa al permesso di costruire
  • CIL (comunicazione inizio lavori per esigenze contingenti e temporanee)
  • Soggetti coinvolti (comune per CILA, SCIA, SCIA alternativa al PDC, CIL)
  • Comunicazione fine lavori
  • Segnalazione certificata per l’agibilità
  • Attestazione del direttore dei lavori o del professionista abilitato (art. 24 dpr 380/2001)

Di seguito proponiamo gli allegati con tutti i modelli con i:

  • moduli unificati per le attività commerciali e assimilate
  • moduli unificati per l’edilizia

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Contributo di costruzione e permesso di costruire, quando si può chiedere l’esenzione?

Contributo di costruzione: il Consiglio di Stato si esprime sulla richiesta di esenzione dal pagamento del contributo in un caso di parziale ricostruzione di un edificio a seguito di un evento calamitoso

Si deve sempre pagare il contributo di costruzione al momento del rilascio del permesso di costruire o sono previste esenzioni per interventi di ristrutturazione edilizia?

Il Consiglio di Stato fornisce una risposta a questa domanda a seguito del ricorso presentato dal proprietario di un immobile a destinazione produttiva.

Il ricorrente aveva richiesto un nuovo titolo edilizio per la ricostruzione di una porzione del fabbricato crollata a seguito di un incendio. Il Comune, al momento del rilascio del permesso di costruire, richiedeva il versamento del contributo di costruzione per un importo di circa 250.000 euro.

Il proprietario dell’immobile presentava ricorso al Tar richiedendo l’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione.

Il giudice di primo grado respingeva il ricorso, richiamando nelle motivazioni una delibera della Giunta Comunale, secondo cui per gli interventi di ristrutturazione comportanti demolizione e ricostruzione era prevista l’applicazione degli oneri di urbanizzazione relativi alle nuove costruzioni.

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IFC, cos’è e quali sono i vantaggi

L’IFC è un formato di dati che ha lo scopo di consentire l’interscambio di un modello informativo senza perdita o distorsione di dati o informazioni. Ecco caratteristiche, vantaggi e legame con il BIM


Cos’è l’IFC? 
L’IFC (Industry Foundation Classes) è un formato dati aperto, non controllato da un singolo operatore, nato per facilitare l’interoperabilità tra i vari operatori. Ha lo scopo di consentire l’interscambio di un modello informativo senza perdita o distorsione di dati o informazioni. L’IFC è stato progettato per elaborare tutte le informazioni dell’edificio, attraverso l’intero suo ciclo di vita, dall’analisi di fattibilità fino alla sua realizzazione e manutenzione, passando per le varie fasi di progettazione e pianificazione.

Tuttavia, per rispondere in maniera compiuta alla domanda “cos’è l’IFC“, è necessario introdurre dapprima il concetto di BIM.

BIM è l’acronimo di “Building Information Modeling” ovvero Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”.

Occorre chiarire che il BIM va inteso come una metodologia operativa e non come uno strumento. Il BIM può essere immaginato come un processo di:

  • programmazione
  • progettazione
  • realizzazione
  • manutenzione

di una costruzione che utilizza un modello informativo, ossia un modello che ne contiene tutte le informazioni che riguardano il suo intero ciclo di vita, dal progetto alla costruzione, fino alla sua demolizione e dismissione.

Una caratteristica fondamentale della metodologia BIM è la collaborazione tra le diverse figure interessate nelle diverse fasi del ciclo di vita di una struttura, al fine di inserire, estrarre, aggiornare o modificare le informazioni nel modello. Ad esempio, il progettista architettonico definisce le forme, le geometrie fino ad arrivare al modello 3D; il progettista strutturale definisce gli elementi della struttura (travi, pilastri, pareti, fondazioni, ecc.), ecc..

Per conoscere tutti i dettagli sul BIM, si rimanda a un precedente articolo.

Ed ecco quindi la necessità di un formato standard, che consenta l’interoperabilità e l’interscambio dei dati in modo sicuro, senza errori e/o perdita di informazioni. E’ proprio questo lo scopo del formato IFC.

Cos’è IFC

L’IFC dunque è un particolare formato di dati che consente l’interscambio di un modello informativo senza perdita o distorsione di dati o informazioni.

Si tratta di un formato file aperto, neutrale, non controllato da singoli produttori software, nato per facilitare l’interoperabilità tra i vari operatori.

L’IFC è stato progettato per elaborare tutte le informazioni dell’edificio, attraverso l’intero suo ciclo di vita, dall’analisi di fattibilità fino alla sua realizzazione e manutenzione, passando per le varie fasi di progettazione e pianificazione.

La storia dell’IFC

L’iniziativa IFC nasce nel 1994, quando un consorzio industriale investì nella realizzazione di un apposito codice informatico (insieme di classi C++) in grado di supportare lo sviluppo di applicazioni integrate; dodici società statunitensi aderirono al consorzio, che prese il nome di “Industry Alliance for Interoperability”.

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Nuova categoria catastale F7 senza rendita per infrastrutture di comunicazione

Nuova categoria catastale F7 senza rendita: l’AE chiarisce le modalità di iscrizione in catasto per le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione con fibra ottica e banda ultralarga

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 18/E dell’8 giugno 2017 fornisce indicazioni sulle modalità di iscrizione in catasto di beni costituenti infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, alla luce delle novità introdotte dal dlgs n. 33/2016.

Tra questi ricordiamo gli elementi di rete pubblica utilizzati per la comunicazione elettronica ad alta velocità o in fibra ottica, in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, anche se presenti all’interno di edifici.

Per i nuovi immobili che costituiscono infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, dal primo luglio 2016 non sarà più obbligatoria l’iscrizione in Catasto.

Lo ha stabilito il dlgs 33/2016 che  ha introdotto modifiche all’art. 86, comma 3, del Codice delle comunicazioni elettroniche (CCE- dlgs 259/203), aggiungendo, alla fine del citato comma 3, il seguente periodo:

Gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, nonché le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno di edifici, da chiunque posseduti, non costituiscono unità immobiliari ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28, e non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale

Nuova categoria catastale F7: quali infrastrutture vanno censite in catasto

In sintesi, la disposizione esclude dal concetto di “unità immobiliare”:

  • gli elementi di reti pubbliche di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 872 e 883 del CCE
  • le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti pubbliche di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga

Per quelli già iscritti, a seguito della modifica della procedura Docfa, dal 3 luglio 2017 è possibile presentare un atto di aggiornamento per richiedere l’attribuzione della nuova categoria catastale, denominata F/7 (Infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione) senza l’attribuzione della rendita.

Per le nuove realizzazioni, invece, l’iscrizione in catasto (sempre in categoria F/7 senza attribuzione di rendita) non è più obbligatoria, ma è facoltativa; generalmente è connessa all’eventuale costituzione o trasferimento di diritti reali che richiedono l’identificazione catastale del bene.

Resta obbligatoria la dichiarazione in catasto dei fabbricati o porzioni di fabbricato con una destinazione d’uso non strettamente funzionale alle reti di comunicazione, come uffici, alloggi, autorimesse, magazzini, ecc., da censire nella apposita categoria, con attribuzione di rendita.

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Regolamento edilizio tipo Lazio: deliberata l’adozione da parte della Regione

Regolamento edilizio tipo Lazio, pubblicata la delibera regionale di recepimento. Ecco come procedere per l’adeguamento delle pratiche in corso e per i Comuni del cratere

Dopo la Regione Puglia e la Regione Liguria, anche la Regione Lazio ha recepito il RET Regolamento edilizio tipo.

È stata pubblicata sul BUR la delibera del 19 maggio 2017, n. 243, recante:

Recepimento Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e i Comuni concernente l’adozione del Regolamento Edilizio Tipo (RET), di cui all’articolo 4, comma 1 sexies del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sottoscritta in sede di Conferenza Unificata il 20 ottobre 2016.

Regolamento edilizio tipo Lazio: i contenuti

La delibera contiene i seguenti documenti (approvati con l’Intesa del 20 ottobre 2016):

  • Allegato 1 – Schema di regolamento edilizio tipo, che descrive l’impianto strutturale del regolamento “tipo” e disciplina i principi e i criteri a cui dovranno attenersi i Comuni
  • Allegato A – Quadro delle definizioni uniformi relative ai parametri urbanistici ed edilizi. Si tratta di quarantadue definizioni standardizzate finalizzate alla creazione di un glossario di riferimento unico ed omogeneo su tutto il territorio nazionale
  • Allegato B – Ricognizione delle disposizioni incidenti sugli usi e le trasformazioni del territorio e sull’attività edilizia
  • Allegato C – Norme tecniche di dettaglio ai fini della corretta interpretazione delle definizioni uniformi: criteri per la fase di prima applicazione
  • Allegato D – Documento di controdeduzione alle osservazioni

I tempi e le modalità di adeguamento

Con il recepimento della delibera, i Comuni laziali dovranno adeguare i propri regolamenti edilizi allo schema di Regolamento tipo e ai relativi allegati entro 180 giorni dalla pubblicazione della delibera (30 maggio 2017).

Dopo l’adeguamento, i Comuni avranno altri 60 giorni per inviare gli schemi dei regolamenti edilizi adottati alla Provincia di appartenenza o alla Città Metropolitana di Roma Capitale che, a loro volta, entro 60 giorni dalla data di ricevimento, potranno inviare al Comune osservazioni sulla rispondenza ai criteri generali indicati, e proporre eventuali modifiche.

Decorso tale termine i Comuni adottano i regolamenti edilizi pronunciandosi motivatamente sulle eventuali osservazioni.

Per i procedimenti in corso, anche in sanatoria, e a tutti quelli presentati fino alla data di adozione dei nuovi regolamenti edilizi comunali e non oltre 180 giorni dalla pubblicazione della delibera, si applica la disciplina previgente.

Per i Comuni ricompresi nel cratere sismico, i termini per l’adeguamento decorreranno dalla cessazione dello stato di emergenza.

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Linee guida per la riqualificazione energetica immobili PA

Riqualificazione energetica immobili PA, le richieste entro il 15 luglio. Ecco quanto occorre sapere per la redazione e presentazione dei progetti: dagli interventi ammissibili alla durata di vita utile

L’Enea e il GSE hanno pubblicato, in attuazione del dm 16 settembre 2016, le:

Linee guida per la presentazione dei progetti di riqualificazione energetica degli immobili.

Il documento ad elevato contenuto tecnico contiene le indicazioni operative per la presentazione dei progetti per la riqualificazione energetica degli immobili nell’ambito dei programmi annuali PREPAC (Programma per la Riqualificazione Energetica degli edifici della PA Centrale).

Il dlgs 102/2014, di recepimento della Direttiva europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica, ha previsto, infatti, uno stanziamento complessivo di 355 milioni di euro per il periodo 2014/2020.

La prossima scadenza per l’invio delle proposte di intervento da parte delle PA interessate, relative all’annualità 2017, è fissata al 15 luglio 2017.

Linee guida Enea-GSE

Le linee Guida illustrano come procedere alla redazione dei progetti, ai fini dell’ammissione al PREPAC, al fine di conseguire la riqualificazione energetica pari almeno al 3% annuo della superficie coperta utile climatizzata.

Le proposte progettuali dovranno essere redatte secondo il dm 16 settembre 2016 e dovranno riguardare:

  • edifici della Pubblica Amministrazione Centrale e da esse occupati
  • interventi di efficienza energetica

Linee guida, i contenuti parte I

La prima parte della guida descrive gli interventi di riqualificazione negli edifici, in particolare:

  • gli interventi ammissibili al Programma
  • le spese ammissibili al Programma
  • la definizione di progetti esemplari
  • la presentazione della documentazione

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Contributi minimi 2017 Inarcassa: il 30 giugno scade la prima rata

Contributi minimi 2017 Inarcassa: dal 10 al 30 giugno si deve pagare la prima rata dei minimi soggettivo ed integrativo e del contributo di maternità

Dal 10 giugno sarà disponibile su Inarcassa On line  il MAV per il versamento della prima rata dei contributi minimi.

Il versamento dei minimi è obbligatorio nei seguenti casi:

  • minimi soggettivo ed integrativo
  • contributo di maternità
  • pensionati iscritti con quota ridotta al 50%

Chi ha ottenuto la rateazione bimestrale dovrà versare la sola quota competente ma, se non ha pagato i MAV di febbraio e aprile, deve saldare entro il 30 giugno anche le rate scadute per non incorrere in sanzione.

Chi ha ottenuto la deroga al versamento del minimo soggettivo, deve la prima tranche del minimo integrativo + maternità.

Regolamento Inarcassa

I contributi previdenziali di Inarcassa sono connessi all’esercizio della libera professione:

  • il contributo soggettivo, è obbligatorio per gli iscritti ad Inarcassa ed è calcolato in misura percentuale sul reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF, per l’intero anno solare di riferimento, indipendentemente dal periodo di iscrizione intervenuto nell’anno
  • il contributivo facoltativo, è un contributo volontario calcolato in base ad una aliquota modulare applicata sul reddito professionale netto. Rappresenta una delle importanti novità introdotte dal Regolamento Generale di Previdenza
  • il contributo integrativo, è obbligatorio per i professionisti iscritti all’albo professionale e titolari di partita IVA, per le società di Ingegneria e di Professionisti ed è calcolato in misura percentuale sul volume di affari professionale dichiarato ai fini IVA
  • il contributo di maternità, è obbligatorio per tutti gli iscritti Inarcassa

Contributo soggettivo

La percentuale da applicare sul reddito professionale netto è pari a 14,5% sino a euro 121.600,00 per il reddito 2016 da dichiarare nel 2017.

È comunque previsto un contributo minimo, da corrispondere indipendentemente dal reddito professionale dichiarato, il cui ammontare varia annualmente in base all’indice annuale ISTAT. Per l’anno 2016 era pari a euro 2.280,00 (l’importo 2017 è in attesa di approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti).

A partire del 01/01/2013 il contributo soggettivo minimo è dovuto nella misura del 50% anche dagli iscritti pensionati di vecchiaia, di vecchiaia unificata, di invalidità o di pensione contributiva (art. 4.3 Regolamento Generale Previdenza).

Il contributo minimo è frazionabile in dodicesimi in relazione ai mesi solari di iscrizione. La quota minima mensile è dovuta anche per un solo giorno di iscrizione nel mese solare.

La frazionabilità è applicata anche al reddito dichiarato per l’anno di iscrizione all’albo professionale, qualora la decorrenza di tale iscrizione non coincida con l’inizio dell’anno solare. In tali casi infatti, su segnalazione dall’interessato, viene utilizzato ai fini contributivi solo il reddito prodotto nel periodo successivo all’iscrizione all’albo professionale, escludendo così quel reddito eventualmente percepito prima, non riferibile ad attività professionale di ingegnere o di architetto.

Il contributo soggettivo è interamente deducibile ai fini fiscali.

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Fondo Kyoto, domande entro il 30 giugno per l’efficientamento delle scuole

Fondo Kyoto per l’efficientamento delle scuole: c’è tempo fino al 30 giugno per accedere alle risorse residue ancora disponibili. In allegato il modello per la domanda di ammissione 

Il 30 giugno 2017 è il termine ultimo per l’invio della richiesta di ammissione al Fondo Kyoto efficientamento scuole da parte di Comuni e Province.

Fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle scuole

Il Fondo Kyoto (art. 9 dl 91/2014) ha previsto uno stanziamento totale di 350 milioni di euro per il miglioramento di almeno 2 classi di efficienza energetica negli edifici scolastici.

Si tratta di un Fondo rotativo che dà agli enti locali la possibilità di contrarre mutui a tasso agevolato pari allo 0,25%, avvalendosi di Cassa e depositi e prestiti.

L’obiettivo è quello di finanziare interventi di efficientamento energetico sugli edifici di proprietà pubblica destinati ad uso scolastico ed universitario, ivi compresi gli asili nido e gli istituti per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in un arco temporale massimo di 3 anni dalla data di inizio lavori.

Le domande hanno assorbito solo 110 milioni; pertanto, il Fondo Kyoto è stato riaperto per consentire la spesa delle risorse inutilizzate, in base al decreto 22 febbraio 2016 che disciplina la riprogrammazione delle risorse finanziarie residue, dando l’opportunità agli enti locali di usufruire dei restanti 250 milioni di euro.

L’importo massimo finanziabile per singolo edificio non può superare i 2 milioni di euro, mentre la durata massima del finanziamento non può essere superiore ai 20 anni.

Le risorse disponibili saranno assegnate sulla base dell’ordine cronologico di ricezione delle istanze, previo verifica della corretta compilazione e delle completezza documentale delle stesse.

Inoltre, il decreto 282/2016 ha prorogato i termini per la presentazione delle domande di ammissione ai finanziamenti agevolati al 30 giugno 2017.

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Qualifica rifiuti edili come sottoprodotti: dal Ministero i nuovi chiarimenti al dm 264/2016

Qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti: nella circolare esplicativa i contenuti del dm 264/2016

Il Ministero dell’Ambiente ha emanato una nuova circolare esplicativa (circolare 7619/2017) in merito alla qualifica dei sottoprodotti.

In considerazione dei numerosi quesiti interpretativi ed operativi pervenuti in riferimento all’applicazione del dm 13 ottobre 2016, n. 264, la circolare fornisce utili chiarimenti. Lo scopo è quello di consentire, quindi, un’uniforme applicazione ed un’univoca lettura del provvedimento, chiarendo i dubbi sui criteri indicativi per la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.

Ricordiamo, che l’art 184 bis del dlgs 152/2006 ha stabilito i requisiti che devono essere posseduti da un materiale residuo di un processo produttivo affinché possa essere classificato come sottoprodotto e non come rifiuto.

Inoltre, al fine di favorire l’utilizzo di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione come sottoprodotti, il Ministero dell’Ambiente ha emanato un apposito Regolamento (dm 3 ottobre 2016, n. 264), in vigore dal 2 marzo 2017.

Circolare 30 maggio 2017, n. 7619

La circolare si compone di un estratto sintetico e di un allegato tecnico giuridico di approfondimento che prende in considerazione articolo per articolo i contenuti del dm 264/2016; in particolare:

  • effetti giuridici
  • onere della prova e responsabilità
  • documentazione contrattuale e scheda tecnica
  • dimostrazione della natura di sottoprodotto
  • deposito e movimentazione
  • controlli e ispezioni
  • piattaforma di scambio tra domanda e offerta ed elenco dei sottoprodotti
  • impiego di biomasse destinate ad uso energetico

I chiarimenti al dm 264/2016

In primo luogo, il documento chiarisce, definitivamente, che il Regolamento (dm 264/2016):

  • non innova la disciplina sostanziale generale del settore; la qualifica di un residuo di produzione come sottoprodotto dipende sempre esclusivamente dalla sussistenza delle condizioni di legge (art. 184-bis del dlgs 152/06)
  • non contiene un elenco di materiali qualificabili come sottoprodotti
  • non contiene un un elenco di trattamenti ammessi, costituenti normale pratica industriale, in quanto la valutazione del rispetto dei criteri di legge deve essere rimessa ad un’analisi caso per caso

Pertanto, il Regolamento è solo uno strumento a disposizione dei soggetti interessati per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per la qualifica di un residuo di produzione come sottoprodotto.

In particolare, il Ministero ha ampiamente espresso il carattere non cogente dei criteri indicati nel Regolamento per la dimostrazione dei requisiti di sottoprodotti.

Chiarisce, quindi, che le modalità di prova non vanno in alcun modo intese come esclusive; rimane, quindi, ferma la libertà di dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti con ogni mezzo e con riferimento a materiali o sostanze diversi da quelli espressamente disciplinati nel Regolamento.

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Finanziamenti agevolati sisma Centro Italia, chiarimenti sulla trasmissione dei dati

Finanziamenti agevolati sisma Centro Italia: dalle Entrate i chiarimenti in merito ai dati da trasmettere, le tempistiche e la cessione del credito d’imposta

Il dl 8/2017 (convertito con modificazioni dalla legge 45/2017) ha dettato nuovi interventi urgenti a favore delle popolazioni del centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017.

Tra le misure, ha previsto che i titolari di reddito d’impresa, i titolari di reddito di lavoro autonomo, gli esercenti attività agricole, possono chiedere un finanziamento agevolato, erogato da un istituto di credito, per il pagamento di tributi:

  • sospesi
  • dovuti nel periodo dal 1° dicembre al 31 dicembre 2017
  • dovuti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018

È previsto, inoltre, a favore dei finanziatori il riconoscimento di un credito d’imposta, il cui importo corrisponde all’ammontare degli interessi e delle spese relative al mutuo.

Ai sensi dell’art. 1260 del codice civile il credito può essere recuperato anche mediante cessione del credito.

La quota capitale, invece, deve essere restituita dai soggetti beneficiari del finanziamento con un piano di ammortamento in 5 anni.

Inoltre, in capo ai soggetti finanziatori è posto l’obbligo di trasmettere all’Agenzia delle Entrate determinate informazioni.

Al riguardo l’Agenzia delle Entrate ha approvato (provvedimento 31 maggio 2017).

Provvedimento 31 maggio 2017

Con il provvedimento in esame, le Entrate forniscono le indicazioni per la trasmissione telematica, da parte dei soggetti finanziatori, dei dati relativi ai finanziamenti erogati a favore di imprenditori, lavoratori autonomi ed esercenti attività agricole, operanti nelle zone colpite dal terremoto.

Trasmissione dei dati

I soggetti finanziatori trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati relativi a:

  • finanziamenti erogati
  • utilizzo del credito d’imposta
  • soggetti che omettono i pagamenti previsti dal piano di ammortamento
  • importi relativi ai pagamenti omessi

I dati sono trasmessi esclusivamente in via telematica, secondo le specifiche tecniche, riportate in allegato al provvedimento.

Tempi di trasmissione dati

I dati sono trasmessi entro:

  • il 30 aprile 2018, i dati relativi ai finanziamenti erogati per il pagamento dei tributi sospesi e per il pagamento di quelli dovuti nel periodo dal 1° dicembre al 31 dicembre 2017
  • il 30 aprile 2019, i dati relativi ai finanziamenti erogati per il pagamento dei tributi dovuti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018
  • entro la fine del mese successivo a ciascun semestre solare del periodo di ammortamento, i dati identificativi dei soggetti che omettono i pagamenti previsti nel piano di ammortamento, nonché i relativi importi

Cessione del credito d’imposta

Il credito ceduto, in riferimento al credito d’imposta, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi del soggetto cessionario relativa al periodo d’imposta in cui avviene la cessione.

In allegato il provvedimento delle Entrate con le relative specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati relativi:

  • ai finanziamenti erogati ai sensi del dl 8/2017
  • ai finanziamenti erogati e al loro utilizzo e di quelli relativi ai soggetti che omettono i pagamenti previsti nel piano di ammortamento, ai sensi del dl 8/2017

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PoliTo Charge While driving: ecco la prima corsia che ricarica le auto

PoliTo Charge While driving: dal Politecnico di Torino la corsia che consente di ricaricare le auto elettriche mentre viaggiano

Una delle ragioni per cui la diffusione delle auto elettriche stenta a decollare è sicuramente il tempo necessario per la ricarica delle batterie. Inoltre, l’autonomia di un’auto elettrica può arrivare fino a qualche centinaio di chilometri, pertanto risulta ancora difficile fare lunghi viaggi con questa tipologia di macchina.

Il Politecnico di Torino ha realizzato un prototipo, il PoliTo Charge While Driving, che si propone di risolvere questo problema con un sistema di ricarica del tutto innovativo: le auto possono ricaricarsi porprio mentre viaggiano su autostrade attrezzate con appositi sistemi di ricarica wireless delle batterie mentre il veicolo è in movimento.

Il sistema sta per essere testato in un circuito di prova a Susa (TO), presso il centro Guida Sicura MotorOasi Piemonte.

Come funziona il PoliTo Charge While driving?

Il prototipo si basa su una tecnologia detta inductive power trasfer (IPT), che permette il funzionamento grazie alla trasmissione induttiva di energia elettrica tramite l’utilizzo di induttori risonanti, che funzionano grazie ad un principio molto simile a quello che ci permette di cucinare sulle piastre a induzione.

Tale tecnologia non richiede quindi alcun contatto elettrico, introducendo numerosi vantaggi in termini di sicurezza e semplicità di utilizzo, con una notevole riduzione delle necessità di manutenzione, ma soprattutto l’eliminazione di installazioni esterne come le colonnine di ricarica, che sono spesso soggette a incidenti o atti vandalici.

Inoltre il veicolo non deve per forza essere fermo durante le soste: si parla in questo caso di dynamic IPT, ovvero l’utilizzo della stessa tecnologia durante il movimento del veicolo.

L’unità base di un sistema IPT per applicazioni automotive è costituita da una bobina fissa, posta al di sotto del manto stradale, indicata come trasmettitore, e una bobina installata a bordo veicolo chiamata ricevitore.

Nel circuito di Susa sono state installate 50 bobine trasmittenti, che invieranno energia ad un ricevitore installato a bordo di un veicolo commerciale leggero.

In conclusione, si tratta di una vera innovazione per le auto elettriche; la diffusione del dynamic IPT permetterebbe di eliminare completamente la necessità di lunghe soste per la ricarica e di ridurre notevolmente la capacità delle batterie installate a bordo veicolo.

Di seguito proponiamo un video che ci mostra il funzionamento della tecnologia dynamic IPT...

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Nota trimestrale OMI: continua la crescita delle compravendite in Italia nel I trimestre 2017

Nota trimestrale pubblicata dall’OMI: ecco i dati relativi al I trimestre 2017. Continua la crescita degli acquisti immobiliari in Italia, Firenze e Genova su tutte

È stata pubblicata dall’OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare) la nota trimestrale con l’andamento del mercato immobiliare relativo al I trimestre 2017.

I dati si riferiscono al numero di unità immobiliari compravendute, desunte dalle note di trascrizione degli atti di compravendita registrati presso gli archivi di Pubblicità Immobiliare degli Uffici provinciali – territorio dell’Agenzia delle Entrate.

Nel settore residenziale nel I trimestre del 2017 sono state compravendute 122 mila abitazioni (in termini di NTN), quasi 10 mila in più rispetto al I trimestre del 2016, pari a una crescita dell’8,6%.

Le Isole registrano una crescita significativa (+11,9%), positivi anche i dati del Nord-Ovest(+9,5%) e Nord-Est (+9,6%), del Centro (+7,9%) e del Sud (+5,1%).

Di seguito riportiamo il grafico che ci mostra la serie storica trimestrale NTN dal 2004 con i valori nominali e i valori destagionalizzati.

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Come smaltire i pannelli fotovoltaici che usufruiscono degli incentivi? Nuove FAQ e istruzioni operative

Smaltimento pannelli fotovoltaici incentivati, pubblicate le nuove FAQ e aggiornata la dichiarazione di avvenuta consegna prevista dalle istruzioni operative

In riferimento alla gestione dei rifiuti derivanti dai pannelli fotovoltaici che beneficiano degli incentivi, il GSE trattiene una quota, dai meccanismi incentivanti negli ultimi dieci anni di diritto, per lo smaltimento (ai sensi del dlgs 49/2014).

La somma trattenuta viene restituita al detentore qualora sia accertato l’avvenuto adempimento degli obblighi previsti dal decreto. In caso contrario, il GSE provvede direttamente utilizzando gli importi trattenuti.

L’obiettivo è garantire il finanziamento delle operazioni di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti il più compatibilmente possibile con l’ambiente.

Istruzioni operative

Al fine di chiarire ed individuare le corrette modalità operative per l’assolvimento degli obblighi previsti per lo smaltimento di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) fotovoltaici, il GSE ha aggiornato le istruzioni operative per la gestione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici incentivati.

Le nuove FAQ

In tema di gestione a fine vita dei pannelli fotovoltaici incentivati in Conto Energia il GSE ha pubblicato le nuove FAQ.

In particolare:

Per quali impianti fotovoltaici è previsto il trattenimento delle quote finalizzate ad assicurare la copertura dei costi di gestione dei rifiuti provenienti dai pannelli fotovoltaici incentivati (ai sensi dell’art. 40 del Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49)?

Per quali impianti fotovoltaici è prevista l’adesione ad un sistema collettivo/Consorzio per la gestione a fine vita dei moduli fotovoltaici?

Come vengono distinti i pannelli fotovoltaici domestici da quelli professionali?

Per quale fattispecie di impianti e tipologia di evento è possibile richiedere l’intervento del GSE nella gestione dei RAEE fotovoltaici?

Per impianti incentivati in Conto Energia e interessati dalle disposizioni dell’art. 40 del D.lgs. 49/2014, è possibile essere esentati dal trattenimento delle quote a garanzia per la gestione dei RAEE fotovoltaici?

Qual è la documentazione da trasmettere al GSE per l’assolvimento degli obblighi previsti per lo smaltimento di RAEE fotovoltaici? Quali sono le tempistiche da rispettare?
Qual è l’iter previsto per l’assolvimento degli obblighi di smaltimento per impianti di natura domestica?

È possibile consultare un elenco dei Centri di Raccolta e/o degli impianti di Trattamento dei RAEE?

Modello di dichiarazione di avvenuta consegna

In allegato anche il modello aggiornato di dichiarazione di avvenuta consegna del RAEE derivante dal pannello fotovoltaico incentivato in Conto Energia.

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Apple HomePod: sifda a Amazon Echo e Google Home. Ecco le novità del WWDC 2017

WWDC 2017, dal palco di San Josè ecco tutte le novità di casa Apple: HomePod, iOS 11, Watch OS 4, Mac OS High Sierra e i nuovi iMac e Macbook

WWDC 2017 è stato un evento che rimarrà nella storia di casa Apple.

Erano moltissime le aspettative per il primo evento della Worldwide Developers Conference 2017, la conferenza dedicata agli sviluppatori che ogni anno Apple organizza a San Jose, capoluogo della Silicon Valley. E nessuno è rimasto deluso!

Il keynote è durato oltre 2 ore, tante erano le cose da introdurre e presentare. Le presentazioni delle nuove release dei sistemi operativi e delle nuove versioni di iMac e MacBook faranno fare un bel balzo nel futuro per l’azienda di Cupertino.

Verranno infatti rilasciati agli utenti e sul mercato dal prossimo autunno e saranno in tutto e per tutto rivoluzionari rispetto al passato e al presente.

Inoltre è stato lanciato un prodotto Apple totalmente nuovo: Apple HomePod.


[Continua...]
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Studi di settore, dalle Entrate 147mila comunicazioni di compliance per le anomalie riscontrate

Studi di settore, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione di 147 mila contribuenti le informazioni relative alle anomalie riscontrate nel triennio 2013-2015

Scatta la campagna informativa 2017 per evitare i controlli fiscali, la cosiddetta operazione compliance dell’Agenzia delle Entrate.

Sono a disposizione online di oltre 147 mila contribuenti le informazioni relative alle anomalie riscontrate nel triennio 2013-2015, sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore. Il Provvedimento definisce le tipologie di comunicazioni di anomalia, disponibili nel “Cassetto fiscale” dei contribuenti interessati, che consentono di mettersi in regola spontaneamente.

Cos’è la compliance

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, dandogli così l’opportunità di correggere spontaneamente eventuali errori od omissioni, anche dopo la presentazione della dichiarazione.

L’operazione favorisce l’adempimento spontaneo, superando il tradizionale rapporto tra fisco e contribuenti.

Il contribuente, quindi, può regolarizzare la propria posizione mediante la presentazione dei seguenti documenti:

  • dichiarazione integrativa
  • versamento delle maggiori imposte
  • interessi
  •  sanzioni ridotte

Cos’è il Cassetto fiscale

Le comunicazioni di anomalia sono pubblicate nell’apposita sezione del sito relativa al “Cassetto fiscale” dei contribuenti interessati. Chi è già abilitato ai servizi telematici potrà visualizzare un avviso personalizzato e riceverà un messaggio via sms o email. Inoltre, nel caso il contribuente abbia effettuato la specifica opzione in Unico 2016, la comunicazione sarà inviata tramite canale Entratel all’intermediario; diversamente, riceverà una Pec informativa relativa alla presenza di una comunicazione di anomalia nei dati degli studi di settore nel proprio Cassetto fiscale.

In questo modo i cittadini avranno la possibilità di verificare le eventuali anomalie riscontrate dall’Agenzia e decidere se correggerle o giustificarle.

Il Cassetto fiscale è il servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, quali:

  • dati anagrafici
  • dati delle dichiarazioni fiscali
  • dati di condono e concordati
  • dati dei rimborsi
  • dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23
  • dati patrimoniali (atti del registro)
  • dati e informazioni relativi agli studi di settore
  • le informazioni sul proprio stato di iscrizione al Vies

Le nuove tipologie di anomalia

Sono definite 70 diverse tipologie di casi per l’anno 2017, di cui:

  • 58 sono legati esclusivamente all’attività di impresa
  • 6 esclusivamente ad attività professionali
  • 6 ad entrambe le tipologie di reddito

Rispetto alla campagna informativa dello scorso anno, sono state individuate ulteriori 8 nuove tipologie di anomalia che riguardano nella maggior parte dei casi ulteriori ipotesi di soggetti esercenti attività di impresa o professionale con incongruenza tra studio di settore presentato e gli elementi specifici dell’attività indicati nel quadro D del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Sul sito internet sono disponibili anche i fac-simile delle 70 tipologie di comunicazioni nella sezione dedicata agli studi di settore. È possibile, inoltre, trovare in questa sezione i fac-simile dei testi dei messaggi inviati via sms e/o email/pec ai contribuenti, quelli dei testi delle comunicazioni inviate agli intermediari e le risposte alle domande più frequenti pervenute negli scorsi anni.

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Affidamenti diretti in house, c’è tempo fino al 15 settembre 2017 per l’iscrizione nell’Elenco

Affidamenti diretti in house, prorogato al 15 settembre il termine per la presentazione della domanda di iscrizione nell’Elenco

L’Anac ha reso noto (comunicato del 10 maggio 2017) che il termine per la presentazione della domanda di iscrizione all’Elenco delle amministrazioni aggiudicartici e degli enti aggiudicatori per affidamenti diretti in house, slitta al 15 settembre 2017.

Al fine di assicurare la pubblicità e la trasparenza, l’Anac è tenuta ad istituire l’Elenco delle amministrazioni e degli enti che operano mediante affidamenti diretti (art. 192 del nuovo Codice appalti dlgs 50/2016).

Pertanto, con delibera 235/2017 l’Anac ha adottato le linee guida per l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house.

I soggetti legittimati dovranno presentare all’Anac domanda d’iscrizione dal 15 settembre (in precedenza il termine era fissato al 27 giugno 2017); da tale momento la presentazione della domanda costituirà presupposto legittimante l’affidamento in house.

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