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Newsletter 515 del 27 aprile 2017

In questo numero:



Focus
Documento Unico di Valutazione Rischi da Interferenze (DUVRI)
Varie e brevi
Manovra correttiva 2017 (dl 50/2017): novità per cittadini, tecnici e imprese
Sicurezza
Rischio scavi, la guida per ridurre i rischi nelle attività di scavo
Opere edili
Autorizzazione paesaggistica semplificata, arrivano i chiarimenti del Ministero
Focus
Impianto fotovoltaico (PARTE 2)
Opere edili
Frazionamento unità immobiliare: quando è possibile sanare l’abuso?
Lavori pubblici
Responsabilità solidale appalti, convertito in legge il decreto con le abrogazioni
Varie e brevi
Imu e Tasi fabbricati D (capannoni, alberghi, centri commerciali), ecco i coefficienti 2017
Opere edili
Chiusura balcone e realizzazione di una veranda, quando è necessario il permesso di costruire?
Opere edili
Cambio destinazione d’uso: DIA o permesso di costruire?
Opere edili
Mancato rispetto delle NTC in zona sismica: quando è lecita la demolizione?
Sicurezza
Classificazione al fuoco prodotti ed elementi da costruzione, la UNI EN 13501-2 in italiano
Rinnovabili
Contatore Conto Termico 2.0, aggiornato al 1° aprile
Tecnologia
Arriva Amazon Pay, il nuovo sistema di pagamento on-line
Varie e brevi
Prezzari Marche 2017 e Marche sicurezza disponibili in formato DCF
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Documento Unico di Valutazione Rischi da Interferenze (DUVRI)

Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI): cos’è, chi lo redige e quali sono i contenuti


Il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI) è un documento obbligatorio introdotto dall’art. 26 del testo unico sulla sicurezza (dlgs n. 81/2008).

Con tale documento il datore di lavoro committente valuta i rischi specifici esistenti nell’ambiente lavorativo e indica le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze fra le attività affidate ad appaltatori e lavoratori autonomi (ed eventuali subappaltatori) e le attività svolte nello stesso luogo di lavoro dal committente.

L’individuazione dei rischi derivanti da interferenze dovrà essere adattata alle singole realtà aziendali nelle quali vengono rese operative la valutazione e la gestione delle interferenze.

Le fasi per la redazione del DUVRI sono le seguenti:

  • individuazione dei rischi da interferenza
  • adozione di adeguate misure di protezione e prevenzione dagli infortuni
  • individuazione dei ruoli e delle responsabilità
  • definizione dei costi della sicurezza

Il DUVRI e il ruolo del datore di lavoro committente

Il DUVRI è redatto dal datore di lavoro committente e non dalle imprese o lavoratori autonomi, affidatarie del contratto d’appalto.

Il DUVRI è un documento dinamico, che deve essere aggiornato in caso si ravvisino nuovi rischi da interferenza. In caso di redazione del documento esso è allegato al contratto di appalto o di opera e deve essere adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.

Il datore di lavoro committente ha i seguenti compiti:

  • verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa
  • promuovere la cooperazione ed il coordinamento ai fini della sicurezza
  • fornire ai lavoratori dell’impresa appaltatrice dettagliate informazioni circa i rischi specifici presenti nel luogo in cui sono destinati ad operare e le misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attività

Quando non occorre il DUVRI

I casi in cui il DUVRI non deve essere prodotto sono definiti dal comma 3 bis dell’art. 26 del dlgs 81/08 e sono i seguenti:

  • servizi di natura intellettuale
  • mere forniture di materiali o attrezzature
  • lavori o servizi la cui durata non è superiore a 5 uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti da:
    • rischio di incendio di livello elevato, ai sensi del dm 10 marzo 1998
    • svolgimento di attività in ambienti confinati (dpr 177/2011)
    • presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari (Allegato XI del dlgs 81/2008)

Cosa sono i rischi interferenti

I rischi derivanti da interferenze sono i rischi per la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, derivanti dall’intervento di una ditta esterna nell’unità produttiva, correlati all’affidamento di attività all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva.

Ecco alcuni esempi di rischi da interferenze per i quali occorre redigere il DUVRI:

  • rischi derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte ad opera di appaltatori diversi
  • rischi immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni dell’appaltatore
  • rischi derivanti da particolari modalità di esecuzione, richieste esplicitamente dal committente

Non sono rischi interferenti quelli specifici propri dell’attività del committente, degli appaltatori o dei lavoratori autonomi affidatari di attività interferenti.

Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI), esempio pratico

Analizziamo il caso in cui un’impresa impiantistica debba svolgere la propria attività negli uffici di un’azienda (ipotizziamo si tratti degli uffici di un’impresa edile).

In questo caso il datore di lavoro committente dell’impresa edile di concerto con il datore di lavoro dell’impresa impiantistica redige il DUVRI, procedendo ai seguenti step:

1. STEP 1 – ANALISI ATTIVITÀ

  • descrizione delle singole attività oggetto di appalto
  • analisi di ogni elemento della fase lavorativa, con l’individuazione di attrezzature impiegate, sostanze e preparati utilizzati

ESEMPIO

I lavori oggetto di appalto sono rappresentati dalla realizzazione dell’impianto per l’aria condizionata.

Le attività sono le seguenti:

  • realizzazione canalizzazioni e posa in opera di canali d’aria
  • posa in opera di condizionatore
  • realizzazione opere murarie necessarie per la chiusura delle tracce

Di seguito individuiamo le attrezzature utilizzate, le sostanze e i preparati pericolosi, i rischi connessi alle attività svolte:

  • attrezzature: attrezzi manuali, ponteggio mobile, scala, trapano elettrico, martello demolitore, flessibile
  • sostanze: malta cementizia
  • rischi: caduta di materiale dall’alto o a livello, elettrocuzione, polveri, rumore, vibrazioni, urti colpi e contusioni, caduta d’alto

2. STEP 2 – INDIVIDUAZIONE RISCHI TRASMISSIBILI

  • individuazione dei fattori di rischi specifici esistenti nel luogo di lavoro che possono essere trasferiti dalle attività aziendali ai lavoratori della ditta esterna
  • individuazione dei fattori di rischio “trasmissibili” ai lavoratori presenti

ESEMPIO

Nei luoghi di lavoro le attività svolte sono quelle di uffici (gestione pratiche, stipula contratti, redazione progetti, archiviazione dei documenti, ecc.) e si utilizzano varie attrezzature (fotocopiatrici, stampanti, PC,  fax, plotter, ecc.).

I fattori di rischi specifici esistenti nel luogo di lavoro che possono essere trasferiti dalle attività aziendali ai lavoratori della ditta esterna sono i seguenti:

  • fattori di rischi specifici esistenti nel luogo di lavoro: Vdt, scivolamento e caduta a livello, colpi urti e contusioni
  • fattori di rischi specifici esistenti nel luogo di lavoro e trasferibili ai lavoratori della ditta esterna: non sono presenti rischi dei luoghi di lavoro che possono essere trasferiti alla ditta appaltatrice

I fattori di rischio “trasmissibili” ai lavoratori presenti sono i seguenti:

  • rischi trasmissibili ai lavoratori presenti sono quei rischi che scaturiscono dalle “interferenze” delle attività della ditta esterna (attività esterne) e le attività effettuate dalla azienda committente (attività interne)
  • rischi trasmissibili: rumore, polveri, elettrocuzione, caduta di materiale d’alto

3. STEP 3 – COORDINAMENTO INTERFERENZE

  • adozione delle necessarie misure di prevenzione e protezione finalizzate alla riduzione al minimo dei rischi da interferenze tra le attività della ditta esterna (attività esterne) e le attività effettuate dalla azienda committente (attività interne).

ESEMPIO

Allestimento di aree delimitate

Per il deposito dei materiali necessari alla lavorazione della ditta esterna è individuata ed allestita un’apposita ed idonea area interna all’azienda.

 Chiusura di percorsi o di parti di edifici

Per le esigenze della lavorazione della ditta esterna e per garantire la sicurezza dei lavoratori interni all’azienda è prevista la chiusura, con l’apposizione di idonea segnalazione, dei percorsi pedonali interessati dalle attività esterne. 

Chiusura giornaliera

Le attività lavorative effettuate dalla ditta esterna sono programmate negli orari di chiusura giornaliera dell’azienda.

4. STEP 4  – COSTI DELLA SICUREZZA

  • definizione dei costi della Sicurezza.

ESEMPIO

Costi delle Sicurezza

n. ord. tariffa descrizione articolo prezzo unitario (euro) Quantità Importo
complessivo
(euro)
1 001 Delimitazione con paletti Ø 4 cm, rete di plastica … 2,17 30 65,10
2 002 Cartello di sicurezza in alluminio, di forma triangolare … 1,32 5 6,60





  Tot. 71.70

Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI): diagramma di flusso

Di seguito proponiamo un diagramma di flusso che riassume in 11 step la procedura per la redazione del DUVRI e la stima dei costi della sicurezza per contratti di forniture e servizi.

Esempio completo di DUVRI

In allegato proponiamo un esempio PDF di DUVRI realizzato con un software professionale.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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Manovra correttiva 2017 (dl 50/2017): novità per cittadini, tecnici e imprese

Manovra correttiva 2017: in vigore dal 24 aprile novità fiscali per imprese e professionisti su split payment, Durc, aliquote Iva agevolate, locazioni brevi, ecc.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro, recante:

Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Il provvedimento contiene una serie di misure in materia di entrate, enti territoriali, giustizia tributaria, sviluppo economico e infrastrutture; nonché interventi per accelerare la ricostruzione delle regioni del Centro Italia colpite dal sisma.

Molte le novità fiscali per imprese e professionisti. Ecco una breve sintesi.

Misure in tema di entrate

Split payment

Il meccanismo dello split payment (meccanismo della scissione dei pagamenti dell’Iva) è esteso anche ai liberi professionisti; quando si emetterà una fattura ad una Pubblica Amministrazione o a società partecipate da enti pubblici oppure a società quotate, il committente non pagherà l’IVA al professionista, ma la verserà direttamente allo Stato. La norma vale per le fatture emesse dal 1° luglio 2017.

Durc

Il Durc, documento di regolarità contributiva, può essere ottenuto al momento in cui è presentata la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata dei carichi pendenti affidati agli agenti della riscossione (rottamazione delle cartelle) utilizzando il modulo DA1, sempre che siano presenti gli altri requisiti di regolarità richiesti.

Inoltre, vengono elencati i casi di mancato rispetto della rateazione per cui il Durc è immediatamente annullato.

 Detrazione Iva

Cambiano i termini per la detrazione dell’Iva sugli acquisti che potrà esercitata entro il termine della presentazione della dichiarazione Iva relativa alla ricezione della fattura e non più entro il secondo anno.

Compensazioni Iva

Abbassato il limite delle compensazioni dei crediti imposta Iva/Irpef/Ires/Irap risultanti dalle dichiarazioni dei redditi: il visto di conformità sarà necessario per gli importi superiori a 5.000 euro e non più 15.000.

Inoltre, non sarà più possibile compensare con modello F24 le imposte richieste dall’ufficio in seguito al recupero di crediti indebitamente utilizzati che dovranno quindi essere obbligatoriamente versati.

Locazioni brevi con cedolare secca

In merito al regime fiscale delle locazioni brevi, a partire dal 1° giugno 2017, ai redditi derivanti da locazioni brevi si potranno applicare le disposizioni relative alla cedolare secca (dlgs 23/2011), con aliquota al 21% in caso di opzione.

Per “locazione breve” si intendono i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite agenzie immobiliari.

Aliquote IVA

C’è un graduale avvio della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia concernenti le aliquote IVA e delle accise; per la prima volta, dal 2011, l’aumento dell’Iva è stato limitato.

In particolare:

  • per l’aliquota intermedia del 10%, l’incremento 2018 viene limitato all’11,5% in luogo del 13%
  • per l’aliquota ordinaria del 22% ad oggi si prevede di passare al 25% nel 2018, al 25,4% nel 2019 per poi scendere al 24,9% nel 2020 e ritornare al 25% dal 2021

Nel 2019 è previsto un nuovo aumento delle accise sulla benzina.

Rideterminazione base Ace

Nuove regole sono state introdotte in merito al calcolo dell’agevolazione fiscale Ace: si calcolerà sull’incremento di patrimonio degli ultimi 5 anni e non più dal 1° gennaio 2011.

Inoltre, sono previste:

  • misure antifrode, di contrasto alle compensazioni fiscali indebite misure
  • aumento del prelievo sui giochi

Misure in materia di giustizia tributaria

Rottamazione liti pendenti

Prevista la possibilità di chiedere, entro il 30 settembre 2017, la definizione delle liti tributarie nei confronti dell’Agenzia delle Entrate con il pagamento degli importi contestati con l’atto impugnato e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, al netto di sanzioni e interessi di mora.

Misure in materia di enti territoriali

Tra queste segnaliamo:

  • la modifica dei criteri di riparto del Fondo di Solidarietà Comunale
  • un contributo a favore delle province delle regioni a statuto ordinario
  • la procedura per la determinazione di fabbisogni standard e capacità fiscali standard delle Regioni a statuto ordinario
  • l’attribuzione della quota investimenti Regioni
  • misure in materia di finanziamento del trasporto pubblico locale

Tra le misure in favore delle zone terremotate, è prevista l’istituzione di un fondo specifico di 1 miliardo di euro per ciascun anno del triennio 2017-2019 finalizzato a consentire l’accelerazione delle attività di ricostruzione.

Misure per lo sviluppo economico e in materia di infrastrutture

  • maggiori incentivi alle quotazioni con riferimento alle piccole e medie imprese (equity crowfunding)
  • estensione temporale delle agevolazioni per le start-up innovative
  • agevolazione per finanziare progetti di ammodernamento degli impianti sportivi pubblici
  • misure per la qualità del trasporto pubblico locale
  • adeguamento delle linee ferroviarie regionali agli standard di sicurezza nazionali
  • allineamento del regime patent box alle linee guida Ocse
  • disposizioni in materia di eventi sportivi (Ryder Cup 2022, finali di coppa del mondo di sci a marzo 2020 e campionati mondiali di sci alpino di Cortina d’Ampezzo nel febbraio 2021)

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Rischio scavi, la guida per ridurre i rischi nelle attività di scavo

Rischio scavi, le indicazioni tecnico-operative e le misure di prevenzione nella guida Inail per professionisti ed imprese

Nell’ambito delle lavorazioni edili, le attività di scavo e di movimentazione di terre e rocce possono rappresentare all’interno del cantiere un rischio per gli operai che lavorano manualmente o tramite l’utilizzo di macchine.

Al riguardo l’Inail ha pubblicato la guida “Riduzione del rischio nelle attività di scavo” utile per datori di lavoro, responsabili tecnici, dei servizi di prevenzione e protezione, committenti e addetti ai lavori in generale.

In particolare, la guida è un utile supporto per professionisti, per la redazione dei piani di sicurezza, ed imprese che possono trarre indicazioni operative e gestionali.

Il documento Inail contiene una prima parte introduttiva, in cui sono riportati i dati statistici sull’andamento degli infortuni e il quadro normativo.

Negli ultimi anni si è registrato a livello nazionale un graduale decremento del fenomeno infortunistico; espressione di una maggiore consapevolezza del rischio e di una più diffusa cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro.

In Italia non esistono norme esclusivamente dedicate alla prevenzione infortuni nell’esecuzione di scavi; tuttavia l’attività di scavo è oggetto di alcuni capi specifici della vigente normativa italiana sulla sicurezza nei cantieri, in particolare:

  • dlgs 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza)
  • dm 14 gennaio 2008 (NTC 2008)

Tipologie di opere

Gran parte delle opere di ingegneria civile ed industriale prevedono lavori di scavo e movimentazione di terre e rocce, come attività preliminari o come parti integranti delle stesse.
Pertanto è importante pianificare correttamente la realizzazione delle opere, in base alle principali tipologie:

  •  scavi per opere di fondazione
  • costruzioni idrauliche e posa sottoservizi
  • costruzioni stradali e ferroviarie

Caratteristiche dei terreni e problemi di instabilità

Ai fini della sicurezza è di fondamentale importanza conoscere preliminarmente e dettagliatamente le caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni interessati dalle attività di scavo per la realizzazione delle opere.

La guida descrive, sommariamente, le peculiarità geotecniche dei materiali (rocce e terre), da cui dipendono in massima parte le condizioni di tenuta delle pareti di scavo.

In particolare, analizza:

  • la meccanica dei terreni
  • la valutazione delle condizioni di stabilità dei terreni

Fattori organizzativi

Il documento passa poi ad analizzare quelli che sono i reali fattori da tener presente:

  • procedure preliminari allo scavo
  • gestione della sicurezza e delle emergenze
  • formazione, informazione e addestramento del personale
  • controlli ed ispezioni interne
  • raccomandazioni importanti

Fattori ambientali

Prima di iniziare i lavori, il responsabile tecnico dell’attività dovrà effettuare un’attenta analisi della zona di scavo al fine di individuare tutte le misure di sicurezza da porre in essere; in particolare dovrà tener conto dei diversi fattori ambientali (naturali e/o antropici), quali:

  • condizioni meteorologiche
  • scavi in presenza di acque
  • presenza di canalizzazioni di servizio
  • scavi in prossimità di strutture edilizie esistenti
  • rischi per la caduta di detriti
  • rischi da polveri ed altre sostanze aerodisperse
  • macchine operatrici
    • pericolo di investimento dei lavoratori
    • ribaltamento ed uso improprio
    • rumorosità delle macchine

Opere provvisionali di sostegno e sistemi di protezione

In generale, quando si realizza uno scavo, occorre prima verificare se necessitano opere di sostegno, quali:

  • opere di contrasto e di sostegno (armature, contrafforti e puntelli)
  • protezioni blindate
  • palancole metalliche
  • sistemi di protezione e di accesso allo scavo (parapetti, passerelle e rampe, scale)

Dinamica dell’evento con 3 casi studio

Vengono presentati 3 casi relativi ad incidenti sul lavoro realmente accaduti, per sottolineare l’esigenza della prevenzione:

Caso 1 – Posa tubazioni di fognatura

Caso 2 – Inumazione in cimitero

Caso 3 – Ripristino impermeabilizzazione di locali interrati in trincea

Per ogni esempio vengono descritti il tipo di attività e il tipo di terreno. Segue una breve descrizione dell’evento, le conseguenze, i risultati delle ispezioni e, infine, come prevenire l’incidente.

Tecniche alternative di scavo

Un riferimento viene fatto alle nuove tecniche di scavo, con particolare riguardo alla posa dei cavi e sottoservizi.

  • tecnologie “no dig
  • perforazioni orizzontali non guidate

I cantieri stradali e i rischi di natura elettrica

Alla luce del mutato quadro normativo vengono approfonditi gli aspetti operativi della gestione della sicurezza degli addetti ai lavori relativamente a:

  • scavi e cantieri stradali
  • rischi di natura elettrica nelle attività di scavo

In appendice, un riepilogo delle principali disposizioni legislative in materia di prevenzione infortuni nelle costruzioni.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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Autorizzazione paesaggistica semplificata, arrivano i chiarimenti del Ministero

Dal Mibact alcuni chiarimenti sugli ambiti di applicazione dell’autorizzazione paesaggistica semplificata: ecco cosa succede nelle Regioni a statuto speciale

Sulla Gazzetta ufficiale n. 68 del 22 marzo 2017 è stato pubblicato il dpr n. 31/2017,  entrato in vigore il giorno 6 aprile 2017, recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata.

Al riguardo il Mibact, con la circolare n.15 del 21 aprile 2017, ha fornito una serie di chiarimenti sulle nuove disposizioni e gli ambiti di applicazione.

Ricordiamo che allegati al regolamento individuano:

  • 31 tipologie di interventi in aree vincolate escluse dall’autorizzazione paesaggistica (Allegato A)
  • 42 tipologie di interventi di lieve entità sottoposte a procedura semplificata (All. B)

Nei casi di interventi di lieve entità (allegato B) il procedimento finalizzato al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica semplificata si conclude nel termine di 60 giorni (a fronte dei 120 giorni necessari per la procedura ordinaria, ridotti a 90 in caso di indizione della conferenza di servizi) con una semplificazione e riduzione degli oneri burocratici a carico di cittadini e imprese.

Il decreto, all’articolo 13, prevede l’efficacia immediata delle disposizioni di semplificazione nelle Regioni a statuto ordinario.

Le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adegueranno la propria legislazione ai sensi dei rispettivi statuti e norme di attuazione.

Interventi ed opere esonerati dall’obbligo di autorizzazione paesaggistica

L’esonero dall’obbligo di autorizzazione delle categorie di opere e di interventi di cui all’allegato “A” si applica in tutto il territorio nazionale a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento (6 aprile 2017), fermo restando il rispetto delle competenze delle Regioni a statuto speciale.

Nelle Regioni a statuto speciale, a meno che non si tratti di interventi già autorizzati, le relative istanze saranno archiviate dall’autorità procedente previa comunicazione al privato e alla Soprintendenza dell’entrata in vigore del nuovo regime autorizzatorio che individua le tipologie di interventi liberalizzati.

Procedimenti già avviati e sottoposti secondo l’abrogato dpr 139/2010 a procedura ordinaria e secondo il dpr 31/2017 a regime semplificato

Se la procedura in itinere ha superato i 60 giorni o è stato consumato quasi interamente il termine previsto per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, il procedimento dovrà essere concluso in base al regime previgente.

Riguardo al termine riservato alla Soprintendenza per la pronuncia del parere vincolante (45 giorni), opera il silenzio-assenso tra pubbliche amministrazioni.

Nei casi in cui l’amministrazione procedente ha già formulato al Soprintendente la sua proposta di provvedimento il procedimento deve essere concluso.

Nei casi in cui l’istruttoria non si sia ancora conclusa o non abbia comunque ancora portato alla trasmissione della proposta alla Soprintendenza da parte dell’amministrazione procedente, si applica il regime semplificato previsto dal nuovo regolamento, purché siano garantiti i termini previsti dal nuovo regolamento.

Procedimenti relativi ad interventi che restano sottoposti al regime autorizzatorio semplificato

Il nuovo regime semplificato prevede una diversa scansione interna dei termini (non perentori) stabiliti per ciascuna fase nell’ambito dei 60 giorni complessivi entro cui il procedimento autorizzatorio deve essere concluso.

Non appare, pertanto, necessario distinguere se la procedura debba essere conclusa ai sensi del vecchio dpr n. 139/2010 o del vecchio dpr n. 31/2017.

Il termine sono stati ridotti da 30 a 20 giorni per la trasmissione della proposta al Soprintendente e i termini a quest’ultimo per l’espressione del parere vincolante sono stati ridotti da 25 a 20, atteso il conseguente formarsi, in caso di inerzia, nel solo caso del termine stabilito per il Soprintendente, del silenzio-assenso.

Al riguardo appare ragionevole applicare il nuovo regolamento nei casi in cui, tanto per l’amministrazione procedente che per il Soprintendente, siano comunque garantiti interamente i nuovi termini rispettivamente previsti.

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Impianto fotovoltaico (PARTE 2)

Impianto fotovoltaico: generatore, moduli, inverter, quadro di campo, dispositivi di protezione. Tutto quello che occorre sapere



In questo nuovo focus sugli impianti fotovoltaici analizziamo i componenti di un impianto fotovoltaico e gli altri concetti fondamentali per la corretta progettazione dell’impianto.

Per consultare il primo focus sull’impianto fotovoltaico, si rimanda all’articolo “Impianto fotovoltaico (PARTE 1)“.

Generatore fotovoltaico

L‘insieme di moduli fotovoltaici connessi costituisce il generatore fotovoltaico.

La connessione tra i moduli può avvenire in serie o in parallelo o una combinazione delle due.

I moduli collegati in serie costituiscono le stringhe fotovoltaiche, che consentono di ottenere tensioni più elevate.

Le stringhe si connettono in parallelo per costituire il generatore.


Ecco un rapido riepilogo dei componenti:

  • cella solare: è il componente elettrico elementare che trasforma la radiazione solare in energia elettrica
  • modulo: è costituito da più celle solari connesse elettricamente tra loro
  • pannello: è formato da più moduli collegati e posizionati sulla medesima struttura di supporto
  • stringa: è generata dalla connessione in serie di più pannelli/moduli
  • generatore solare: è costituito da più stringhe connesse in parallelo

Moduli fotovoltaici

Per la progettazione e la realizzazione dell’impianto fotovoltaico occorre dimensionare correttamente i moduli e l’inverter, scegliendo opportunamente tra quelli in commercio. Inoltre, sarà necessario effettuare tutte le verifiche elettriche di compatibilità tra campo fotovoltaico e inverter.

A tal fine, per i moduli è necessario valutare una serie di caratteristiche, tra cui:

  • marca
  • potenza di picco (espressa in W di picco)
  • tipologia (monocristallino, policristallino, amorfo, ecc)
  • corrente nel punto di massima potenza Im (in Ampere)
  • corrente di corto circuito Ics (in Ampere)
  • efficienza (in %)
  • tensione nel punto di massima potenza Isc (in Volt)
  • tensione di circuito aperto Voc (in Volt)
  • coefficiente termico della Voc (variazione di tensione con la temperatura) (in V/°C)
  • temperatura nominale di lavoro della cella NOCT (in °C)
  • tensione massima ammissibile per il sistema in cui viene inserito Vmax (in Volt)

Di seguito riportiamo un esempio di scheda tecnica di un modulo commerciale.

DATI GENERALI


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Modello SP-4 180Wp
Tipo materiale Si policristallino
CARATTERISTICHE MECCANICHE
Lunghezza 1 658.00 mm
Larghezza 834.00 mm
Superficie 1.383 m²
Spessore 46.00 mm
Peso 17.00 Kg
Numero celle 50

Quadro di campo


Se un generatore solare è composto da più stringhe, è necessario un quadro di campo e manovra. Nel quadro di campo sono raccolte in parallelo le singole stringhe prima di portarle all‘inverter.

Gli altri compiti ai quali il quadro di campo deve assolvere sono il monitoraggio delle stringhe, lo scarico delle sovratensioni e la protezione dei moduli FV e dei conduttori delle stringhe dal sovraccarico.

Cablaggi


I collegamenti tra i moduli fotovoltaici sono effettuati collegando fra loro in serie i moduli della stessa stringa attraverso i connettori MultiContact (maschio e femmina) di cui le junction box di ciascun modulo sono già dotate, effettuando a valle il parallelo di tutte le stringhe.

È opportuno posizionare i conduttori in appositi alloggi a protezione dei cavi.

I cavi in corrente continua che collegano i moduli devono essere appositi cavi solari. Le sollecitazioni alle quali sono sottoposti i cavi per impianti FV sono decisamente più elevate rispetto ai normali cavi per i comuni collegamenti in corrente alternata. Occorre dunque usare cavi idonei: generalmente riportano la dicitura”cavo solare” oppure “conduttore solare”. Devono avere buona esistenza ai raggi UV e agli agenti atmosferici. Lo standard è costituito da cavi preconfezionati, protetti contro l’inversione di polarità e dotati di connettori a prova di contatto accidentale.

I collegamenti tra inverter, quadro di distribuzione generale e contatori vengono posati in tubo rigido o canalina.

Per ogni cavo da utilizzare occorre definire:

  • Tipo cavo (es. unipolare tipo di isolante PVC)
  • Posa del cavo: (es.in tubazione)
  • Sezione del cavo : (es. 1.5 mm²)
  • Lunghezza cavo: (es. 15 m)

Inverter


L’inverter è un apparecchio che consente la trasformazione della corrente continua (prodotta dal generatore solare) in corrente alternata e porta la tensione ai valori corretti per essere immessa in rete.

L’inverter deve essere dimensionato in modo da immettere in rete la massima potenza possibile: il suo punto di lavoro deve essere adeguato al Maximum Power Point (MPP) del generatore solare.

L‘inverter è inoltre munito di svariati dispositivi di monitoraggio e di protezione.

Il tipo di inverter da utilizzare è diverso a seconda di come è stato concepito l’impianto:

  • inverter di modulo per un singolo modulo FV
  • inverter di stringa per il collegamento in serie di più stringhe
  • inverter centrale per tutto il generatore solare
  • inverter multistringa, una combinazione tra inverter di stringa e inverter centrale

In particolare bisogna verificare che i dati tecnici (valori di corrente, tensione, potenza) dell‘inverter siano adeguati ai moduli FV e viceversa.

Protezione dell’impianto


Per la parte di circuito in corrente continua, l’interruttore principale serve a disconnettere il generatore solare dall’inverter e dal resto dell’impianto in caso di operazioni di manutenzione o di anomalie. L’interruttore può essere integrato nel quadro di comando, a condizione però che rimanga accessibile dall’esterno.

La protezione contro il corto circuito è assicurata dalla caratteristica tensione-corrente dei moduli fotovoltaici che limita la corrente di corto circuito degli stessi a valori noti e di poco superiori alla loro corrente nominale.

Relativamente al circuito in corrente alternata, occorre generalmente installare un interruttore per la protezione contro cortocircuiti e sovraccarichi e un interruttore contro le correnti di guasto.

La protezione contro il corto circuito è assicurata dal dispositivo limitatore contenuto all’interno dell’inverter.

Gli inverter sono collegati all’impianto elettrico dell’edificio e pertanto fanno parte del sistema elettrico di quest’ultimo.

Per la protezione contro i contatti diretti, tutte le parti sotto tensione sono dotate di isolamento adeguato e/o di involucri con grado di protezione idoneo al luogo di installazione.

I circuiti di alimentazione delle prese a spina e degli apparecchi illuminanti vanno protetti con interruttori differenziali.

Protezione dai fulmini

Se l’impianto fotovoltaico è integrato nella struttura, non influisce sulla forma o volumetria dell’edificio e pertanto non aumenta la probabilità di fulminazione diretta sulla struttura.

L’abbattersi di scariche atmosferiche in prossimità dell’impianto può provocare il concatenamento del flusso magnetico associato alla corrente di fulminazione con i circuiti dell’impianto fotovoltaico, così da provocare sovratensioni pericolose per i componenti dell’impianto.

È consigliabile proteggere l’impianto con opportuni dispositivi SPD (scaricatori di sovratensione) che proteggono da sovratensioni scaricandole a terra mediante l’impianto di messa a terra.

Se il rischio fulmini non è trascurabile, si può ricorrere a protezione esterna o interna.

Sistemi di misura

Gli impianti connessi in rete che immettono parte dell’energia prodotta nella rete elettrica devono avere due misuratori:

  • un contatore per la produzione
  • un contatore per l’immissione dell’energia in rete

Gli impianti ai quali non è connessa nessuna utenza hanno un solo contatore, dato che la quantità di energia prodotta è uguale a quella immessa in rete.

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Frazionamento unità immobiliare: quando è possibile sanare l’abuso?

Frazionamento unità immobiliare: il Consiglio di Stato chiarisce che l’illecito amministrativo va assoggettato alla legge vigente al tempo del suo verificarsi

Nel mese di giugno 2014 il proprietario di un’unità immobiliare aveva presentato al Comune una CIL (Comunicazione di inizio lavori) per eseguire i seguenti lavori di manutenzione straordinaria:

  • abbattimento e ricostruzione di tramezzi interni
  • diversa ridistribuzione degli ambienti

A seguito di sopralluogo il Comune riscontrava i seguenti abusi edilizi:

  • frazionamento dell’unità abitativa in 2 distinte unità
  • realizzazione e spostamento di pareti

Per i lavori sopra citati era necessario il permesso di costruire. Pertanto il Comune disponeva la demolizione delle opere abusive realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi.

Contro tale decisione veniva presentato ricorso al Tar Campania, sezione staccata di Salerno e quindi al Consiglio di Stato.

A seguito dell’entrata in vigore dello Sblocca Italia il proprietario comunicava al Comune la volontà di frazionare l’immobile in 4 distinte unità abitative, presentando una relazione di un tecnico, ad integrazione della CIL originariamente presentata.

Il decreto Sblocca Italia (dl n. 133/2014, convertito con legge n. 164/2014), entrato in vigore il 12 settembre 2014, ha modificato l’art.3 lettera b del dpr 380/2001 nel seguente modo:

“interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso

Frazionamento unità immobiliare, la sentenza del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada, con la sentenza n. 1566/2017, si esprimono sul ricorso presentato dal proprietario dell’immobile.

Il CdS, in applicazione dell’art. 1 della legge n. 689, nega che, per le sanzioni amministrative, possa trovare applicazione la regola del favor rei (il fondamento di istituti che escludono l’esistenza dell’illecito o che producono effetti più lievi rispetto a quelli che si verificherebbero altrimenti).

L’orientamento giurisprudenziale prevede che l’illecito amministrativo vada assoggettato alla legge del tempo del suo verificarsi e rimane inapplicabile la disciplina posteriore più favorevole. E ciò anche nel caso in cui tale più favorevole disciplina sia entrata in vigore anteriormente alla ordinanza con la quale è disposta la sanzione.

Pertanto il Consiglio di Stato rigetta il ricorso, confermando l’ordinanza comunale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

In conclusione possiamo riassumere che:

  • per i lavori di frazionamento di un’unità immobiliare, all’epoca della presentazione della domanda, era necessario il permesso di costruire
  • il decreto Sblocca Italia, entrato in vigore durante i lavori, in ottica di semplificazione edilizia, aveva modificato il testo unico e previsto che per interventi di frazionamento era possibile presentare una CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata)
  • i giudici hanno però sentenziato che l’illecito amministrativo va assoggettato alla legge del tempo del suo verificarsi e rimane dunque inapplicabile la disciplina posteriore più favorevole
  • viene confermata l’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi

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Responsabilità solidale appalti, convertito in legge il decreto con le abrogazioni

Responsabilità solidale appalti, convertito in legge il decreto che abroga i voucher e disciplina la responsabilità diretta, seppure solidale, del committente

È stato convertito in legge il dl 17 marzo 2017, n. 25, recante:

Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti

La legge di conversione n. 49 del 20 aprile 2017 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2017.

In particolare la legge è costituita dai seguenti articoli:

  • art. 1 – abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del dlgs 81/2015, in tema di lavoro accessorio
  • art. 2 – modifica dell’art. 29 del dlgs 276/2003

Lavoro accessorio

Il provvedimento abroga il lavoro accessorio, voucher, ossia una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio. Tuttavia è previsto un regime transitorio, fino al 31 dicembre 2017, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti al 17 marzo 2017.

Responsabilità solidale appalti

Al fine di garantire una miglior tutela dei lavoratori, il provvedimento ripristina integralmente la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori.

Con la modifica all’art. 29 del dlgs 276/2003 in base all’art. 2 del dl 25/2017, l’omissione contributiva dell’appaltatore e del subappaltatore determina:

  • una responsabilità diretta, seppure solidale, del committente
  • il mancato rilascio del Durc da parte dell’Inps al committente

In particolare, le nuove regole riguardano le modalità pratiche di applicazione del regime di responsabilità solidale legate al principio di preventiva escussione.

In precedenza, il lavoratore si rivolgeva in primis verso il proprio datore per il riconoscimento dei pagamenti (retribuzione e contributi) e solo dopo verso il committente.

Ad oggi, il committente può essere interpellato ancora prima dell’appaltatore; il committente deve pagare direttamente al lavoratore tutti i crediti, fermo restante il diritto di ottenere il rimborso di quanto pagato dall’appaltatore.

Inoltre, viene anche abrogata la disposizione che consentiva ai contratti collettivi di regolare il regime di solidarietà tra committente e appaltatore in maniera diversa da quanto stabilito dalla norma di legge.

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Imu e Tasi fabbricati D (capannoni, alberghi, centri commerciali), ecco i coefficienti 2017

Imu e Tasi fabbricati D, nel decreto del Mef i coefficienti aggiornati per il calcolo del valore degli immobili non iscritti al catasto

Pubblicato sul sito del Mef il decreto 14 aprile 2017 riguardante l’aggiornamento dei coefficienti per il calcolo Imu e Tasi 2017 per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale D.

Per fabbricati classificati nel gruppo catastale D, si intendono gli immobili non iscritti al catasto e di conseguenza privi di rendita catastale, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, quali capannoni, centri commerciali, alberghi, ecc.

La determinazione della base imponibile ai fini dell’Imu e della Tasi, applicabile fino all’anno nel quale gli immobili sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, è quella prevista dall’art. 5, comma 3 del dlgs n. 504/1992.

Si considera il valore che risulta dalle scritture contabili al 1° gennaio (o alla data di acquisizione, se successiva), al lordo delle quote di ammortamento, applicando per ciascun anno di formazione i coefficienti di rivalutazione, oggetto di aggiornamento annuale.

Con il decreto c’è stato il consueto aggiornamento annuale dei coefficienti da applicare alla somma tra costo d’acquisto e costi incrementativi dei fabbricati nel gruppo D, che non risultano iscritti in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione.

Fabbricati appartenenti al gruppo catastale D: immobili a destinazione speciale

Di seguito riportiamo l’elenco degli immobili appartenenti al gruppo catastale D:

  • D/1 Opifici
  • D/2 Alberghi e pensioni (con fine di lucro)
  • D/3 Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro)
  • D/4 Case di cura ed ospedali (con fine di lucro)
  • D/5 Istituto di credito,cambio e assicurazione (con fine di lucro)
  • D/6 Fabbricati e locali per esercizi sportivi (con fine di lucro)
  • D/7 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni
  • D/8 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni
  • D/9 Edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati soggetti a pedaggio
  • D/10 Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole (fabbricati rurali)

Coefficienti fabbricati D per Imu e Tasi 2017

I coefficienti di riferimento per calcolare Imu e Tasi per il 2017 sono:

Anno Coefficiente Anno Coefficiente Anno Coefficiente Anno Coefficiente
2017 1.01 2008 1.14 1999 1.52 1990 1.91
2016 1.01 2007 1.18 1998 1.54 1989 1.99
2015 1.01 2006 1.21 1997 1.58 1988 2.08
2014 1.01 2005 1.25 1996 1.63 1987 2.25
2013 1.02 2004 1.32 1995 1.68 1986 2.43
2012 1.04 2003 1.37 1994 1.73 1985 2.60
2011 1.07 2002 1.42 1993 1.77 1984 2.77
2010 1.09 2001 1.45 1992 1.78 1983 2.94
2009 1.09 2000 1.50 1991 1.82 1982 e precedenti 3.12

I moltiplicatori da utilizzare per il calcolo del valore dei fabbricati partono da 1,01 (applicabile agli anni dal 2014 al 2017) e crescono gradualmente andando a ritroso nel tempo, fino ad arrivare a 3,12 per l’anno 1982 e precedenti.

In assenza di rendita catastale, i coefficienti vanno applicati annualmente al valore che risulta dalle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento.

Attesa a breve la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.

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Chiusura balcone e realizzazione di una veranda, quando è necessario il permesso di costruire?

Chiusura balcone senza permesso di costruire e realizzazione di una veranda: il Tar Campania chiarisce il concetto di trasformazione e volume edilizio

Il proprietario di un appartamento aveva proceduto senza titolo edilizio alla chiusura di un balcone con una veranda in alluminio (4 metri x 2 metri).

Il Comune, a seguito di un accertamento dei vigili urbani, ordinava la demolizione dell’opera abusiva, in quanto l’intervento, essendo una vera e propria ristrutturazione, necessitava del titolo abilitativo del permesso di costruire.

Il proprietario si rivolgeva al Tar Campania contro l’ordinanza di demolizione.

Secondo il proprietario,  la veranda sarebbe stata presente fin dagli anni ’50 e quindi l’intervento sanzionato sarebbe costituito semplicemente dalla sostituzione della precedente finitura.

Chiusura balcone senza permesso di costruire, la sentenza del Tar Campania

Il Tar Campania con la sentenza n. 1921/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario del balcone.

La ricorrente, premettendo che si tratta di mere opere minori, deduce violazione della normativa urbanistica ed edilizia trattandosi di ristrutturazione consentita dagli strumenti urbanistici.

Il Tar chiarisce che la realizzazione di una veranda rappresenta un intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio con incremento delle superfici e dei volumi, come tale, subordinato a permesso di costruire ai sensi dell’art. 10 dpr n. 380 del 2001. In questo caso è stato creato un nuovo volume edilizio, incidente anche sotto il profilo dell’alterazione dei prospetti e della sagoma dell’edificio.

Il presupposto per l’esistenza di un volume edilizio è costituito dalla costruzione di almeno un piano di base e due superfici verticali contigue, così da ottenere una superficie chiusa su un minimo di tre lati.

Gli interventi edilizi che determinano una variazione planovolumentrica e architettonica dell’immobile nel quale vengono realizzati, quali le verande edificate sulla balconata di un appartamento, sono soggetti al preventivo rilascio del permesso di costruire. In materia edilizia, una veranda è da considerarsi un nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata a non sopperire ad esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell’immobile.

Nel caso in esame è stato realizzato un aumento volumetrico, nonostante l’uso di pannelli in alluminio.

Pertanto il Tribunale amministrativo respinge il ricorso e conferma la demolizione della veranda.

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Cambio destinazione d’uso: DIA o permesso di costruire?

Cambio destinazione d’uso: se la trasformazione è “urbanisticamente rilevante” è necessario il permesso di costruire. Dal Tar Lazio i chiarimenti

Solo il cambio di destinazione d’uso fra categorie edilizie omogenee non necessita di permesso di costruire, in quanto non incide sul carico urbanistico. Nel caso di trasformazione, attraverso opere interne ed esterne, di un immobile da garage ad uso residenziale, è necessario il permesso di costruire.

Questo il principio richiamato dal Tar Lazio con la recente sentenza.

Il Caso

Il caso in esame riguarda il ricorso presentato in seguito all’annullamento di una DIA, relativa ad un cambio di destinazione d’uso con opere e modifiche dei prospetti da autorimessa e da magazzino ad abitazione, realizzata conservando volumi e superfici lorde esistenti.

Il Comune dispone l’annullamento della DIA in quanto le opere sono volte a trasformare autorimessa e magazzino in abitazione,  mutando radicalmente la destinazione d’uso degli immobili in questione ed incidendo in modo determinate sul carico urbanistico.

Parere Tar Lazio

Per la normativa edilizia, le opere interne e gli interventi di ristrutturazione urbanistica, come pure quelli di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, necessitano del preventivo rilascio del permesso di costruire, e non di semplice DIA, ogni qual volta comportino mutamento di destinazione d’uso tra due categorie funzionalmente autonome.

In particolare, viene richiamato l’art. 23-ter, comma 1 del dpr 380/2001, ai sensi del quale costituisce:

mutamento d’uso urbanisticamente rilevante ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria, ancorché non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purché tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unità immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate: a) residenziale; a-bis) turistico-ricettiva; b) produttiva e direzionale; c) commerciale; d) rurale.

In linea al costante orientamento della giurisprudenza (TAR Lazio 4225/2017 e 1439/2017) i giudici romani stabiliscono che non è possibile ritenere urbanisticamente irrilevante la trasformazione di un garage in un locale abitabile, senza considerare i profili igienico-sanitari di abitabilità del vano.

Di fatto si configura un ampliamento della superficie residenziale e della relativa volumetria autorizzate con l’originario permesso di costruire.

Alla luce di quanto esposto, il ricorso viene respinto.

 Quando il cambio di destinazione d’uso è “urbanisticamente rilevante”?

Qualora  il cambio di destinazione d’uso avviene fra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, necessita di permesso di costruire poiché incide in maniera rilevante sul carico urbanistico, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti.

Snodo cruciale è, quindi,  la rilevanza urbanistica del cambio di destinazione d’uso.

Secondo i giudici amministrativi si parte dalla distinzione tra:

  • locali abitabili, immobili a destinazione residenziale
  • locali accessori, autorimesse, cantine, garage

Se c’è passaggio tra i due, il cambio è “urbanisticamente rilevante”.

Non occorre il permesso di costruire per il cambio di destinazione d’uso quando avviene tra categorie edilizie omogenee in quanto, in tal caso, la variazione non incide sul carico urbanistico.

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Mancato rispetto delle NTC in zona sismica: quando è lecita la demolizione?

Mancato rispetto delle norme tecniche in zona sismica, la Cassazione chiarisce che è legittima la demolizione solo in caso di violazioni sostanziali

In caso di abuso edilizio in zona sismica, la demolizione può essere ordinata dal giudice solo se le violazioni sono sostanziali, e non per violazioni formali. A chiarirlo è la Cassazione con la sentenza 14807/2017.

Il caso

I proprietari di un immobile situato in zona a rischio sismico presentano ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale ordinario, che condannava loro al pagamento di un’ammenda di 700 euro, nonché alla demolizione delle opere abusive.

Nel caso in esame le opere abusive riguardavano:

  • la sostituzione di un infisso esterno con un serramento in alluminio e vetro ad ante scorrevoli della larghezza di metri 2,00 x 2,35
  • ricostruzione di un balcone a sbalzo in conglomerato cementizio della larghezza di metri 3,70 x 0,25 di profondità

Il Tribunale di primo grado aveva ordinato la demolizione delle suddette opere in quanto realizzate in violazione degli artt. 64, 65, 71, 72, 93, 94 e 95 del dpr 380/2001, che riguardavano i seguenti argomenti:

  • omessa denuncia dei lavori
  • omesso deposito degli atti progettuali presso l’ufficio del Genio Civile
  • omesso affidamento della direzione lavori
  • esecuzione lavori in assenza del titolo edilizio

I giudici ritenevano fosse necessario redigere un progetto da parte di un tecnico qualificato ed ottenere la preventiva autorizzazione da parte del Genio Civile.

Sentenza di Cassazione

I giudici supremi con la sentenza 14807/20107 hanno parzialmente accolto il ricorso avanzato dai proprietari, limitatamente all’ordine di demolizione.

L’ordine di demolizione di opere abusive in zona sismica, ai sensi dell’art.98 del dpr 380/2001, si applica solo in caso di violazioni sostanziali, ossia in caso di violazione delle norme tecniche antisismiche (previste dall’art. 83 dpr 380/2001).

Nel caso in esame si riscontrino mere violazioni formali. Sussiste, invece, il reato di “disattesa degli adempimenti” prescritti in materia di costruzioni in zone sismiche.

Ai sensi dell’art. 83 del testo unico, gli adempimenti nelle zone a rischio sismico, vanno fatto indipendentemente dal materiale utilizzato; ossia senza dover distinguere tra opere in conglomerato cementizio armato o non armato o a struttura metallica (il caso in esame).

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Classificazione al fuoco prodotti ed elementi da costruzione, la UNI EN 13501-2 in italiano

Classificazione al fuoco prodotti ed elementi da costruzione, sul sito UNI è disponibile la UNI EN 13501-2 in lingua italiana

Pubblicata in italiano la norma UNI EN 13501-2:2016:

Classificazione al fuoco dei prodotti e degli elementi da costruzione – Parte 2: Classificazione in base ai risultati delle prove di resistenza al fuoco, esclusi i sistemi di ventilazione.

I prodotti e gli elementi costruttivi sono classificati in base alle loro caratteristiche di resistenza al fuoco.

Si definisce resistenza al fuoco la capacità di un elemento di mantenere per un tempo predeterminato alcuni parametri in presenza di condizioni di incendio e temperatura elevata, ossia:

  • resistenza meccanico
  • tenuta (evitare il passaggio delle fiamme, dei vapori e dei gas di combustione)
  • isolamento termico la tenuta

In relazione ai requisiti dimostrati, gli elementi strutturali vengono classificati in base alle loro caratteristiche costruttive od a determinate prove di laboratorio.

Le classi di resistenza al fuoco (10, 15, 20, 30, 45, 60, 90, 120, 180, 240 e 360) esprimono il tempo, in minuti primi, durante il quale la resistenza al fuoco deve essere garantita.

La norma specifica il procedimento per la classificazione dei prodotti ed elementi da costruzione in base ai dati delle prove di resistenza al fuoco e di tenuta al fumo che rientrano nel campo di applicazione diretta del metodo di prova pertinente; include anche la classificazione in base ai risultati di prova di applicazione estesa.

La norma recepisce la EN 13501-2:2016 e sostituisce la UNI EN 13501-2:2009.

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Contatore Conto Termico 2.0, aggiornato al 1° aprile

Contatore Conto Termico 2.0: aggiornati al 1° aprile i dati su richieste ammesse, totale degli incentivi richiesti e impegnati

Il GSE ha aggiornato il contatore del Conto Termico 2.0 (dm 16 febbraio 2016) che consente di visualizzare i dati relativi all’andamento del meccanismo incentivante introdotto dal dm 28 dicembre 2012.

Ecco una sintesi dei dati rilevanti relativi al Conto Termico al 1°aprile 2017:

  • circa 18.000 le domande inviate al GSE dal 31 maggio 2016
  • 85,7 milioni gli incentivi richiesti, di cui:
    • 51,5 milioni relativi a richieste inviate in accesso diretto, privati e PA
    • 34,2 milioni attraverso le prenotazioni, solo PA, riferibili al periodo agosto 2016/ marzo 2017
  • circa 34.400 le richieste ammesse all’incentivo dall’avvio del meccanismo
  • circa 107 milioni gli incentivi impegnati, di cui:
    • 87 milioni per interventi effettuati da privati
    • oltre 20 milioni per interventi realizzati  dalle PA

Inoltre, in riferimento agli incentivi riconosciuti in accesso diretto, l’impegno di spesa annua cumulata per il 2017 è di 36,5 milioni, di cui:

  • 32 per i privati
  • 4,5 milioni per le PA

Per il 2018, invece, l’impegno di spesa è di 6,6 milioni, di cui:

  • 5,6 milioni per i privati
  • 1 milione circa per le PA
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Arriva Amazon Pay, il nuovo sistema di pagamento on-line

Sbarca in Italia Amazon Pay, il nuovo sistema di pagamento telematico messo a punto da Amazon, con cui effettuare acquisti on-line in totale sicurezza

Sfida aperta a Paypal e gioco di anticipo rispetto a Apple Pay. Scende in campo “Amazon Pay” che consente di effettuare i pagamenti su internet semplicemente usando le proprie credenziali Amazon, senza dover inserire ulteriori dati.


Amazon Pay, come funziona?

Al momento della finalizzazione dell’acquisto, tutti i possessori di un account Amazon possono semplicemente inserire username e password Amazon direttamente sul sito del venditore on-line aderente e la transazione verrà così completata, in totale sicurezza, utilizzando le informazioni di pagamento e spedizione collegate automaticamente all’account del cliente.

Amazon Pay sarà totalmente gratuito per i consumatori.

I venditori, analogamente a quanto avviene con PayPal, dovranno sostenere una commissione fissa e una percentuale sull’importo.

In  particolare, il venditore si vedrà trattenuto dall’importo versato dal cliente:

  • 35 centesimi di euro, come costo fisso
  • 3,4% del prezzo di vendita

Per volumi elevati di acquisto è possibile chiedere sconti direttamente ad Amazon.


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Prezzari Marche 2017 e Marche sicurezza disponibili in formato DCF

Nella sezione Prezzari-net del sito ACCA sono stati pubblicati i Prezzari Marche  2017 e Marche sicurezza in formato DCF

Nella sezione Prezzari-net del sito ACCA sono stati pubblicati i Prezzari Marche 2017 e Marche sicurezza disponibili in formato DCF

Prezzario Marche 2017

Prezzario Regionale lavori pubblici della Regione Marche – Edizione 2017, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1616 del 27/12/2016,  pubblicata sul supplemento n. 1 al BUR n. 3 del 12/01/2017.

Il Prezzo 1 riporta il prezzo della voce di Elenco Prezzi l’ incidenza della sicurezza inclusa nei prezzi è riportata nel relativo campo nella sezione “Avanzate” dei “Dettagli” della vista Lista Prezzi.

Collegamento tra PriMus & CerTus

Le Voci di Elenco Prezzi del presente listino sono già state predisposte per corrispondere alle Lavorazioni degli Archivi di CerTus sicurezza cantieri). Grazie a questi collegamenti, è possibile ottenere automaticamente il Piano di Sicurezza (PSC, POS o PSS) dell’opera computata.

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