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Newsletter 508 del 9 marzo 2017

In questo numero:



rischio-sismico-ok-geometri
Opere edili

Decreto Sismabonus, inclusi anche geometri e periti industriali. Subito in vigore il decreto correttivo
certificato-rischio-sismico-correzioni
Opere edili

Piccole imprecisioni nelle linee guida classificazione del rischio sismico: ecco il testo corretto
nuovo-correttivo-appalti
Lavori pubblici

Correttivo nuovo Codice appalti: ecco il nuovo testo trasmesso al Parlamento
prevenzione-incendi-autorimesse
Sicurezza

Prevenzione incendi autorimesse: pubblicate in Gazzetta le nuove norme tecniche
valutazione-rischio-muffa
Focus

Verifica rischio formazione muffe
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Focus

Guida alla fatturazione elettronica
rischio-chimico-sul-lavoro
Sicurezza

Rischio chimico sul lavoro, l’opuscolo di approfondimento Anfos
bando-periferie
Lavori pubblici

Bando periferie: firmate le convenzioni per i progetti vincitori
idoneita-tecnico-professionale
Oper edili

Idoneità tecnico-professionale, quando si deve verificare la regolarità delle imprese?
sanzioni-prevenzione-incendi
Sicurezza

Sanzioni prevenzione incendi per omessa presentazione della SCIA. Le novità nello schema di decreto
progetto-impianto-fotovoltaico
Rinnovabili

FELIPE, il sistema di calcolo Enea per l’analisi economica degli impianti energetici
annullamento-titolo-edilizio
Opere edili

Annullamento titolo edilizio, quando è illegittimo?
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Varie e brevi

Rottamazione cartelle, i chiarimenti delle Entrate circa i carichi definibili
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Accesso Semplificato Conto Termico 2.0: dal GSE il Catalogo degli apparecchi
documento-unico-di-circolazione
Varie e brevi

Addio libretto di circolazione e certificato di proprietà. Come risparmiare 39 euro col documento unico di circolazione
bim_germania_esempio
Architettura

Uso obbligatorio BIM: ecco la situazione in Germania
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Decreto Sismabonus, inclusi anche geometri e periti industriali. Subito in vigore il decreto correttivo

rischio-sismico-ok-geometri

Decreto Sismabonus, arriva l’ok anche per geometri e periti alle valutazioni del rischio sismico. Ecco il decreto correttivo in cui viene eliminato il riferimento esclusivo ad ingegneri e architetti

Il Mit, Ministero delle infrastrutture, ha pubblicato il decreto correttivo 7 marzo 2017, n. 65 che modifica l’art. 3 comma 1 del decreto relativo alla classificazione sismica degli edifici, che aveva ammesso in un primo momento solo ingegneri e architetti.

Viene così eliminato il precedente riferimento esclusivo ai professionisti in possesso di una laurea in ingegneria o in architettura per l’attestazione dell’efficacia degli interventi volti alla riduzione del rischio sismico.

La prima versione dell’art. 3 comma 1 del decreto Sismabonus recitava il seguente testo:

l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è attestata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico in possesso di una laurea in ingegneria o in architettura secondo le competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328 e iscritti ai relativi Ordini professionali di appartenenza.

Il decreto correttivo 65/2017, cancella il riferimento ai titoli di studio e riporta il seguente testo:

l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

Il decreto correttivo è in vigore dall’8 marzo 2017.

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Piccole imprecisioni nelle linee guida classificazione del rischio sismico: ecco il testo corretto

certificato-rischio-sismico-correzioni

Piccole imprecisioni nelle formule e nelle tabelle delle linee guida classificazione rischio sismico redatte dal MIT: ecco le correzioni di BibLus-net in attesa della pubblicazione del decreto in Gazzetta

Le linee guida sulla classificazione rischio sismico allegate al Dm pubblicato sul sito del MIT presentano alcune imprecisioni.

Di seguito proponiamo il testo originario e quello corretto elaborato dalla redazione di BibLus-net.

Chiariamo che le correzioni effettuate sono un’interpretazione redazionale, in attesa della pubblicazione definitiva in Gazzetta delle linee guida.

In rosso è riportato il testo delle Linee guida pubblicate dal MIT.

In verde è riportato il testo corretto dopo le nostre valutazioni.

Tabella IS-V corretta

Il testo originario delle linee guida riporta la seguente tabella relativa alle classi di rischio sismico dell’IS-V, ove IS-V è l’indice di sicurezza, (parametro di sicurezza strutturale noto anche come indice di rischio).

Indice di Sicurezza Classe IS-V
100% < IS-V A+IS-V
100% ≤ IS-V < 80% IS-V
80% ≤ IS-V < 60% IS-V
60% ≤ IS-V < 45% IS-V
45% ≤ IS-V < 30% IS-V
30% ≤ IS-V < 15% IS-V
IS-V ≤ 15% IS-V

Nella formulazione originaria per alcune righe risultano invertiti i valori minimi e massimi degli indici di sicurezza.

I range degli indici di sicurezza vengono corretti come riportato nella seguente tabella:

Indice di Sicurezza Classe IS-V
100% < IS-V A+IS-V
80% < IS-V ≤ 100% IS-V
60% < IS-V ≤ 80% IS-V
45% < IS-V ≤ 60% IS-V
30% < IS-V ≤ 45% IS-V
15% < IS-V ≤ 30% IS-V
IS-V ≤ 15% IS-V

Tabella PAM corretta (metodo convenzionale)

Il testo originario delle linee guida, nel metodo convenzionale, riporta la seguente tabella relativa alla definizione delle classi PAM (Perdita Media Annua attesa).

Perdita Media Annua attesa (PAM) Classe PAM
PAM ≤ 0,50% A+PAM
0,50% < PAM ≤ 1,0% PAM
1,0% < PAM ≤ 1,5% B PAM
1,5% < PAM ≤ 2,5% PAM
2,5% < PAM ≤ 3,5% PAM
3,5% < PAM ≤ 4,5% PAM
4,5% < PAM ≤ 7,5% PAM
7,5% ≤ PAM PAM

Nella formulazione originaria il valore di 7,5% appartiene sia alla classe F che alla classe G.

Risulta ovvio che la formulazione dell’ultima riga sia 7,5% < PAM e quindi il valore 7,5% appartiene alla sola classe F come riportato nella seguente tabella:

Perdita Media Annua attesa (PAM) Classe PAM
PAM ≤ 0,50% A+PAM
0,50% < PAM ≤ 1,0% PAM
1,0% < PAM ≤ 1,5% B PAM
1,5% < PAM ≤ 2,5% PAM
2,5% < PAM ≤ 3,5% PAM
3,5% < PAM ≤ 4,5% PAM
4,5% < PAM ≤ 7,5% PAM
7,5% < PAM PAM

 Tabella PAM corretta (metodo semplificato)

Il testo originario delle linee guida, nel metodo semplificato, riporta la seguente tabella relativa alla definizione delle classi PAM (Perdita Media Annua attesa).

Classe di Rischio PAM Zona 1 Zona 2 Zona 3 Zona 4
A+* PAM ≤ 0.5%


V1÷V2
A* 0,5% < PAM ≤ 1,0%

V1÷V2 V3÷V4
B* 1,0% < PAM ≤ 1,5% V1 V1÷V2 V3 V5
C* 1,5% < PAM ≤ 2,5% V2 V3 V4 V6
D* 2,5% < PAM ≤ 3,5% V3 V4 V5÷V6
E* 3,5% < PAM ≤ 4,5% V4 V5

F* 4,5% < PAM ≤ 7,5% V5 V6

G* 7,5% ≤ PAM V6


Nella formulazione originaria il valore di 7,5% appartiene sia alla classe F* che alla classe G*.

Risulta ovvio che la formulazione dell’ultima riga sia 7,5% < PAM e quindi il valore 7,5% appartiene alla sola classe F* come riportato nella seguente tabella:

Classe di Rischio PAM Zona 1 Zona 2 Zona 3 Zona 4
A+* PAM ≤ 0.5%


V1÷V2
A* 0,5% < PAM ≤ 1,0%

V1÷V2 V3÷V4
B* 1,0% < PAM ≤ 1,5% V1 V1÷V2 V3 V5
C* 1,5% < PAM ≤ 2,5% V2 V3 V4 V6
D* 2,5% < PAM ≤ 3,5% V3 V4 V5÷V6
E* 3,5% < PAM ≤ 4,5% V4 V5

F* 4,5% < PAM ≤ 7,5% V5 V6

G* 7,5% < PAM V6


Calcolo del PAM

Il testo originario valuta il PAM (in valore percentuale), ovvero l’area sottesa alla spezzata individuata dalle coppie (λ, CR) per ciascuno dei sopra indicati stati limite, a cui si aggiunge il punto (λ=0, CR=100%), mediante la seguente:

PAM = ∑5i=2 [λ(SLi) – λ(SLi-1)]*[CR%(SLi) + CR%(SLi-1)]/2 + λ(SLC)*CR%(SLR)

dove l’indice “i” rappresenta il generico stato limite (i=5 per lo SLC e i=1 per lo SLID).

La nostra interpretazione corretta è la seguente:

PAM = ∑5i=2 [λ(SLi-1) – λ(SLi)]*[CR%(SLi-1) + CR%(SLi)]/2 + λ(SLC)*CR%(SLR)

Valori accelerazione massima su roccia (Nota n.4)

Per riferirsi più puntualmente all’intensità sismica di appartenenza si possono utilizzare le formule di seguito riportate, con riferimento all’accelerazione massima su roccia ag.

I valori del parametro η sulle Linee Guida originali erano i seguenti:

  • η = 1/0,49; per ag ≥ 0,25 g
  • η = 1/0,43; per 0,25 g ≥ag ≥ 0,15 g
  • η = 1/0,356; per 0,15 g ≥ag ≥ 0,05 g
  • η = 1/0,34 per 0,05 g ≥ ag

La nostra interpretazione corretta è la seguente:

  • η = 1/0,49; per ag > 0,25 g
  • η = 1/0,43; per 0,25 g ≥ag > 0,15 g
  • η = 1/0,356; per 0,15 g ≥ag > 0,05 g
  • η = 1/0,34 per 0,05 g ≥ ag

Calcoli dei periodi di ritorno (note n.3 e 6)

Nelle linee guida pubblicate dal MIT si evince il calcolo del periodo di ritorno associato al PGAc(SLV) e PGAc(SLD), dalla seguente dicitura:

Per ciascuno dei periodi sopra individuati, si determina il valore della frequenza media annua di superamento:

λ = 1/TrC

È utile sottolineare che, per il calcolo del tempo di ritorno TrC associato al raggiungimento degli stati limite di esercizio (SLD ed SLO) è necessario assumere il valore minore tra quello ottenuto per tali stati limite e quello valutato per lo stato limite di salvaguardia della vita. Si assume, di fatto, che non si possa raggiungere lo stato limite di salvaguardia della vita senza aver raggiunto gli stati limite di operatività e danno

Per riportare quanto sopra espresso sotto forma matematica, il calcolo dei periodi di ritorno associati a PGAc(SLV) e PGAc(SLD) viene effettuato utilizzando le seguenti relazioni:

formule-periodo-di-ritorno

In realtà, calcolando direttamente TrC(SLD), dalla seconda formula di cui sopra e applicando l’espressione presente nella nota (3):

 λSLO =1,67 λSLD 

viene automaticamente rispettata l’ espressione indicata nella nota (6), ossia :

λ(SLD) = min [ λ(SLD), λ(SLV), λ(SLO) = min [λ(SLO), λ(SLV)]

Quindi quanto indicato nella nota (6) delle linee guida del MIT risulta sottinteso.

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Correttivo nuovo Codice appalti: ecco il nuovo testo trasmesso al Parlamento

nuovo-correttivo-appalti

Correttivo nuovo Codice appalti: ecco il nuovo testo, trasmesso al Parlamento il 6 marzo 2017, con le modifiche del dlgs n. 50/2016. In allegato il confronto tra il testo vigente ed il nuovo testo con le correzioni apportate

È stato trasmesso in Parlamento, il 6 marzo 2017, il nuovo testo dello schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del nuovo Codice Appalti (dlgs n. 50/2016).

Lo schema di dlgs è adottato ai sensi dell’art. 1, comma 8, della legge 28 gennaio 2016, n. 11, secondo cui:

Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1 il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo

Il documento è ancora in fase di bozza e sarà probabilmente oggetto di altre modifiche dopo i pareri di Camera e Senato.

Il testo definitivo sarà quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Correttivo nuovo Codice appalti: le principali novità

Tra le principali e più discusse novità introdotte dal correttivo ricordiamo:

  • obbligo (non più discrezionalità) dell’uso dei parametri per il calcolo dei compensi a base di gara
  • obbligo di pagamento dei professionisti da parte delle stazioni appaltanti anche se non ricevono più i finanziamenti necessari alla progettazione
  • introduzione di un periodo transitorio per l’appalto integrato: possibile per gli appalti i cui progetti preliminari o definitivi siano stati già approvati alla data di entrata in vigore del codice e nei casi di urgenza
  • novità per la variante per errore progettuale: consentita solo entro i limiti quantitativi per lavori di piccole entità
  • contraente generale: soglia minima di 150 milioni di euro
  • non esiste più il collegio consultivo tecnico
  • la stazione appaltante deve indicare in sede di offerta una terna di sub appaltatori

In allegato all’articolo riportiamo il testo vigente del nuovo Codice (colonna di sinistra) ed il testo (colonna di destra) con le modifiche apportate dalla bozza del decreto correttivo trasmesso alle Commissioni parlamentari in data 6 marzo 2017.

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Prevenzione incendi autorimesse: pubblicate in Gazzetta le nuove norme tecniche

prevenzione-incendi-autorimesse

Prevenzione incendi autorimesse: pubblicate le norme tecniche per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m²

Nella Gazzetta Ufficiale n.52 del 3 marzo 2017 è stato pubblicato il decreto 21 febbraio 2017, recante approvazione delle norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m².

Il presente decreto entra in vigore dal 3 aprile 2017 (trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale).

Prevenzione incendi autorimesse: regole tecniche verticali

Nella sezione V «Regole tecniche verticali», è aggiunto il capitolo «V.6 – Attività di autorimessa» contenente le norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa, tra cui:

  • scopo e campo di applicazione
  • definizioni
  • classificazioni
  • profili di rischio
  • strategia antincendio
    • reazione al fuoco
    • resistenza al fuoco
    • compartimentazione
    • esodo
    • gestione della sicurezza antincendio
    • controllo dell’incendio
    • controllo di fumo e calore
    • sicurezza degli impianti teconologici e di servizio
  • valutazione del rischio di esplosione
  • metodi
    • scenari per la verifica della capacità portante in caso di incendio

La presente regola tecnica verticale reca norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m².

Non sono considerate autorimesse:

  • aree coperte destinate al parcamento di veicoli ove ciascun posto auto sia accessibile direttamente da spazio coperto, o con un percorso massimo inferiore a 2 volte l’altezza del piano di parcamento
  • spazi destinati all’esposizione alla vendita o al deposito di veicoli con limitato quantitativo di carburante per la semplice movimentazione nell’area

Classificazione

Le autorimesse sono classificate come segue:

  1. in relazione alla tipologia di servizio
    • SA (autorimesse private)
    • SB (autorimesse pubbliche)
    • SC (autosilo)
  2. in relazione alla superficie dell’autorimessa o del compartimento
    • AA (300 m2 < A ≤ 1000 m2)
    • AB (1000 m2 < A ≤ 5000 m2)
    • AC (5000 m2 < A ≤ 10000 m2)
    • AD ( A > 10000 m2)
  3. in relazione alle quote massimi e minime dei piani h dell’autorimessa:
    • HA (-6 m ≤ h ≤ 12 m)
    • HB (-6 m ≤ h ≤ 24 m, non ricomprese in HA)
    • HC (-10 m ≤ h ≤ 32 m, non ricomprese in HA e HB)
    • HD (-qualsiasi h, non ricomprese in HA, HB e HC)

Le aree dell’attività sono classificate come segue:

  • TA (aree dedicate a ricovero, sosta e manovra dei veicoli)
  • TZ (aree destinate ai servizi annessi ad autorimessa: ad esempio stazioni di lavaggio, di lubrificazione e minuta manutenzione)

Le aree comunicanti con l’attività di autorimessa sono classificate come segue:

  • TM1 (depositi di materiali combustibili, con esclusione di sostanze o miscele pericolose: Sup lorda < 25 m2 ; carico di incendio spec.  q≤ 300 MJ/m2, non classificate come aree a rischio specifico)
  • TM2 (depositi di materiali combustibili, con esclusione di sostanze o miscele pericolose significative: carico di incendio spec.  q≤ 1200 MJ/m2, non classificate come aree a rischio specifico)
  • TT (locali tecnici rilevanti ai fini della sicurezza antincendio)

Resistenza al fuoco

Con esclusione delle autorimesse isolate, la classe di resistenza al fuoco dei compartimenti non può essere inferiore a quanto previsto dalla seguente tabella:

Compartimenti Classificazione delle Attività
SA    SB SC
Autorimesse aperte Autorimesse chiuse
HA  HB HC  HD
Fuori terra 30 60 90 Resistenza al fuoco (cap. S.2)
Interrati 60 60 90

Controllo dell’incendio

L’attività deve essere dotata di misure di controllo dell’incendio (cap. S.6) secondo i seguenti livelli di prestazione:

Classificazione delle Attività Classificazione delle Attività
SA    SB SC
HA  HB HC  HD
AA II III V
AB III IV
AC IV
AD

Ai fini dell’applicazione della norma UNI 10779, devono essere adottati i parametri di progettazione minimi e deve essere prevista la protezione interna:

Classificazione delle Attività Classificazione delle Attività Livello di pericolosità minimo Protezione esterna Caratteristiche minime alimentazione idrica (UNI EN 12845)
AA HA, HB ————— ————— —————
HC, HD 1 Non richiesta Singola
AB HA, HB 1 Non richiesta Singola
HC, HD 2 SI Singola
AC HA, HB, HC, HD 2 SI Singola
AD HA, HB, HC, HD 3 SI Singola Superiore

Controllo di fumo e calore

L’attività deve essere dotata di misure di controllo di fumi e calore.

L’altezza media nelle aree TA non deve essere inferiore a 2 m.

Il sistema va progettato a regola d’arte con le seguenti indicazioni:

Classificazione delle Attività Classificazione delle Attività
SA     SB SC
AA,AB,AC AD AA, AB AC, AD
Fuori terra HA, HB, HC, HD II III
Interrati HA, HB II III II III
HC, HD III
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Verifica rischio formazione muffe

valutazione-rischio-muffa

Verifica rischio formazione muffa secondo la norma UNI EN ISO 13788: 2013, ecco come valutare le situazioni di rischio che potrebbero generare la formazione di muffe

La trasmissione del vapore all’interno delle strutture edilizie è un processo molto complesso.

Per un corretto studio di tale fenomeno è necessario approfondire i seguenti aspetti:

  • i meccanismi con cui avviene il processo
  • le proprietà dei materiali
  • le condizioni iniziali e quelle al contorno

La norma UNI EN ISO 13788: 2013 analizza il problema legato all’umidità superficiale critica, in grado di causare problemi quali la formazione di muffe sulle superfici interne delle abitazioni.

Di seguito presentiamo le procedure di calcolo per determinare la temperatura superficiale interna di componenti o elementi edilizi: al di sotto di tale temperatura vi è grossa probabilità di formazione di muffe.

Continua [...]

Verifica rischio formazione muffa: procedura di calcolo

Per procedere correttamente con la valutazione del rischio di formazione della muffa è necessario considerare i seguenti aspetti:

  • proprietà dei materiali e dei prodotti
  • località
  • periodicità per i dati climatici
  • temperatura esterna
  • umidità esterna
  • temperatura dell’aria interna
  • umidità interna
  • trasmissione del calore
  • trasporto del vapore acqueo

Proprietà dei materiali e dei prodotti

Per il calcolo possono essere utilizzati i valori di progetto riportati nelle specifiche su prodotti o materiali, quali:

  • la conduttività termica λ
  • la resistenza termica R
  • il fattore di resistenza al vapor acqueo μ
  • slo spessore equivalente di aria per la diffusione del vapor acqueo: sd = μd

Località

Se non diversamente specificato, le condizioni esterne da utilizzarsi devono essere rappresentative della zona in cui si trova l’edificio.

Periodicità per i dati climatici

Per il calcolo del rischio di crescita di muffe superficiali o la valutazione del rischio di condensazione interstiziale nelle strutture, devono essere utilizzati valori medi mensili ottenuti con i metodi descritti nella ISO 15927-1 o in norme nazionali.

Temperatura esterna

Per i calcoli si deve utilizzare la temperatura dell’aria esterna per le pareti rivolte all’esterno.

Umidità esterna

Per definire le condizioni igrometriche esterne si fa riferimento alla pressione di vapore Pe.

I valori medi mensili della pressione del vapore possono essere calcolati in base ai valori medi della temperatura e dell’umidità relativa, utilizzando la seguente formula:

pe = φe · Psat · (θe)

A causa della relazione non lineare tra temperatura e umidità a saturazione, queste relazioni diventano imprecise nei climi caldi.

Per il calcolo del rischio di condensazione superficiale su elementi a bassa inerzia termica, come per esempio finestre e telai, deve essere utilizzata l’umidità relativa esterna corrispondente alla media annuale della temperatura minima su base giornaliera.

Per l’umidità del terreno si assume le condizioni di saturazione (φ = 1).

Temperatura interna

Per i calcoli si deve utilizzare i valori secondo la destinazione d’uso dell’edificio.

Umidità interna

L’umidità relativa interna può essere derivata dalla seguente espressione:

pi =pe + Δp

Trasmissione del calore

Per la valutazione della crescita di muffe e della condensazione interstiziale si devono utilizzare i valori di Rsi e Rse riportati di seguito:

  • Resistenza termica superficiale esterna Rse = 0,04 m2 · k/W
  • Resistenza termica superficiale interna Rsi = 0,25 m2 · k/W (superfici opache)
  • Resistenza termica superficiale interna Rsi  (finestre e porte):
    • per direzione del flusso di calore verso l’alto: Rsi = 0,10 m2 · k/W
    • per direzione del flusso di calore in orizzontale: Rsi = 0,13 m2 · k/W
    • per direzione del flusso di calore verso il basso: Rsi = 0,17 m2 · k/W

Trasporto del vapore acqueo

Le resistenze superficiali al passaggio di vapore acqueo sono considerate trascurabili.

Verifica rischio formazione muffa: calcolo della temperatura superficiale

Per progettare l’involucro edilizio in modo da prevenire gli effetti negativi dell’umidità relativa critica in corrispondenza delle superfici, come per esempio la formazione di muffe è necessario calcolare la temperatura superficiale.

Si ha il rischio di formazione di muffe per valori di umidità relativa superficialesicr) maggiore di 0,8.

I passi principali nella procedura di progettazione sono rappresentati da:

  1. calcolo dell’umidità relativa dell’aria interna (pi =pe + Δp)
  2. calcolo del valore accettabile dell’umidità volumica di saturazione νsat= νe/(φe · (θe) ) o della pressione del vapore di saturazione Psat = pe/(φe · (θe) ) sulla superficie sulla base dell’umidità relativa superficiale richiesta

da questo valore si determinano:

  • la temperatura minima superficiale θsi,min
  • la “qualità termica” dell’involucro edilizio richiesta (espressa come fRsi per una data temperatura interna).

Il fattore di temperatura in corrispondenza alla superficie interna si può ottenere dalla differenza tra la temperatura della superficie interna e dell’aria esterna, diviso per la differenza tra la temperatura dell’aria interna e dell’aria esterna calcolata con una resistenza superficiale interna Rsi:

f Rsi = (θsi – θe) / (θi – θe)

La crescita di muffe è condizionata da altri tre parametri:

  • la “qualità termica” di ogni elemento dell’involucro edilizio, rappresentata da resistenza termica, ponti termici, geometria e resistenza termica superficiale interna. La qualità termica può essere caratterizzata dal fattore di temperatura sulla superficie interna, fRsi
  • produzione interna di umidità pi
  • temperatura dell’aria interna e sistema di riscaldamento θi

Per ciascuno dei mesi dell’anno occorre eseguire quindi i seguenti passi:

  • definire la temperatura dell’aria esterna θe
  • definire l’umidità esterna pe
  • definire la temperatura interna θi
  • calcolare l’umidità relativa interna pi
  • con un valore massimo accettabile di umidità relativa in corrispondenza della superficie φsi = 0,8 calcolare il valore minimo accettabile dell’umidità volumica a saturazione, νsat, o della pressione di saturazione, Psat:

νsat(θsi) = νi /0,8 oppure  Psat(θsi) = pi / 0,8

  • determinare la temperatura superficiale minima accettabile, θsi,min a partire dall’umidità volumica a saturazione minima accettabile

Si definisce mese critico quello con il più alto valore richiesto di fRsi,min.

f Rsi, min = (θsi,min – θe) / (θi – θe)

Il fattore di temperatura per questo mese viene indicato con fRsi,max e il componente edilizio deve essere progettato in modo tale da avere un fattore fRsi sempre maggiore di fRsi,max; ovvero fRsi > fRsi,max.

Verifica rischio formazione muffa: un esempio di calcolo attraverso un software

Di seguito alleghiamo un esempio di calcolo numerico dell’energia trasmessa attraverso le strutture edilizie interessate da ponti termici e di verifica del rischio di formazione delle muffe, eseguito mediante il programma TerMus-PT di ACCA software.

Il software TerMus-PT consente di valutare il rischio di formazione muffa secondo la norma UNI EN ISO 13788.

Per la valutazione del rischio di formazione delle muffe vengono definite le seguenti grandezze:

  • la minima temperatura superficiale sulla faccia interna
  • la temperatura critica
  • il fattore di temperatura critico fRSi,max
  • il mese critico

Alla fine del calcolo viene evidenziato se il ponte termico è soggetto o no al rischio di formazione delle muffe.

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Guida alla fatturazione elettronica

fatturazione_elettronica

Guida alla fatturazione elettronica: ecco una guida semplice, completa e professionale per redigere la fattura elettronica in modo corretto

Dal 6 giugno 2014 è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica per i fornitori di prestazioni e cessioni di beni nei confronti di Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale.

Dal 31 marzo 2015 è diventata obbligatoria la fatturazione elettronica anche per i Comuni e tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione: tribunali, scuole, ospedali e più in generale tutti gli uffici pubblici dovranno ricevere le fatture senza più ricorrere alla carta.

I soggetti interessati sono professionisti, imprese e tutti coloro che prestano servizi o forniscono beni a qualsiasi ente pubblico. Basti pensare che le fatture emesse in forma cartacea infatti non saranno più valide e quindi non potranno più essere pagate!

In questo articolo forniamo una sintesi di tutto quello che c’è da sapere sulla fatturazione elettronica, a partire dal quadro normativo fino a giungere alle soluzioni software.

Guida alla fatturazione elettronica: il quadro normativo

La legge 244/2007 ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della PA, stabilendo che la trasmissione delle fatture elettroniche avvenga attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) coordinato dall’Agenzia delle Entrate.

Il Dm 55/2013 ha definito le linee guida sulla fatturazione elettronica ed ha individuato, per classi di PA, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica stabilite dalla Legge 244/2007.

La Circolare 31 marzo 2014, n. 1 del MEF ha fornito utili interpretazioni sulle modalità di attuazione del Dm 55/2013.

Infine, l’art. 25 del dl 66/2014  ha anticipato al 31 marzo 2015 l’obbligo della fatturazione elettronica verso tutte le altre PA, ad eccezione dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti nazionali di previdenza, per le quali permane l’obbligo al 6 giugno 2015.

Le Pubbliche Amministrazioni sono costituite da:

  • amministrazioni centrali
  • amministrazioni locali
  • enti nazionali di previdenza e assistenza sociale

Per tutte le Amministrazioni interessate alla ricezione e alla gestione delle fatture elettroniche scatta l’obbligo di:

  • non accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea
  • non procedere al pagamento, neppure parziale, sino all’invio del documento in forma elettronica
  • adeguare le infrastrutture informatiche e le procedure interne, secondo le linee guida individuate con il D.M. 55/2013
  • iscrivere i propri uffici responsabili delle ricezioni all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA)
  • rilasciare, una volta ottenuta la fattura tramite il Sistema d’Interscambio (coordinato dall’Agenzia delle Entrate), una ricevuta di consegna che certifica la corretta ricezione da parte dell’ente pubblico

Imprese e professionisti che forniscono prestazioni di servizi o cessioni di beni nei confronti delle PA hanno i seguenti obblighi:

  • gestire il proprio ciclo di fatturazione nelle fasi di emissione e trasmissione esclusivamente in modalità elettronica
  • conservare le relative fatture in modalità elettronica
  • redigere il documento elettronico secondo le modalità previste dalla nuova normativa

Guida alla fatturazione elettronica: caratteristiche della fattura elettronica

La fattura elettronica, presenta le seguenti caratteristiche:

  • è in formato .XML (l’unico accettato dal Sistema di Interscambio, SdI)
  • va inviata al sistema SdI attraverso un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate
  • deve avere la firma elettronica di chi emette la fattura, al fine di garantire l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto
  • la data di emissione deve corrispondere alla data indicata nella ricevuta di avvenuta consegna
  • deve avere un codice identificativo univoco assegnato a ciascun ufficio dall’Indice delle PA (IPA), da inserire obbligatoriamente in ciascuna fattura emessa
  • deve avere un codice CIG (Codice Identificativo di Gara) nei casi di obbligo di tracciabilità di cui alla Legge 136/2010
  • deve avere un codice CUP (il Codice Unico di Progetto) in caso di fatture relative ad opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari e ove previsto ai sensi dell’articolo 11 della Legge 3/2003

Guida alla fatturazione elettronica: Sistema di Interscambio

La trasmissione della Fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA) deve essere effettuata attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate.

Il Sistema di Interscambio (SdI) è deputato a:

  • ricevere la FatturaPA
  • controllare la correttezza della FatturaPA
  • inoltrare la FatturaPA alla Pubblica Amministrazione destinataria

Formato fattura elettronica (FatturaPA)

La FatturaPA è una fattura elettronica ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del dpr 633/72.

Il formato della fattura elettronica (FatturaPA) è l’XML (eXtensible Markup Language), strutturato secondo le indicazione del SdI, e con contenuto informativo distinto in elementi:

  • obbligatori ai fini fiscali, in quanto rilevanti secondo la normativa tributaria vigente
  • obbligatori ai fini di trasmissione, indispensabili ai fini di una corretta trasmissione della fattura al soggetto destinatario attraverso il Sistema di Interscambio
  • integrativi (facoltativi), per l’integrazione del documento fattura con i sistemi gestionali e/o con i sistemi di pagamento oppure per esigenze informative concordate tra gli operatori economici e le amministrazioni pubbliche

Firma digitale per la fattura elettronica

Ad ogni file FatturaPA trasmesso al Sistema di Interscambio deve essere applicata la firma digitale dal soggetto che emette la fattura tramite un certificato di firma qualificata.

La firma digitale soddisfa tre esigenze:

  • autenticità: il destinatario può verificare l’identità del mittente
  • non ripudio: il mittente non può disconoscere un documento da lui firmato
  • integrità: il destinatario non può inventarsi o modificare un documento firmato

Per dotarsi di un certificato di firma qualificata è necessario rivolgersi a uno dei certificatori (pubblici o privati) presenti nell’apposito elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Invio fatture per Posta Elettronica Certificata

Ogni file FatturaPA può essere trasmesso al Sistema di Interscambio mediante Posta Elettronica Certificata (PEC).

La Posta Elettronica Certificata (PEC) ha lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento tradizionale, in quanto garantisce il non ripudio.

Per fare richiesta di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) ci si può rivolgere ai gestori presenti nell’elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Procedura di invio della fattura elettronica (FatturaPA)

Per inviare la FatturaPA alla Pubblica Amministrazione è necessario:

  • predisporre la FatturaPA
    • creare il file XML secondo il contenuto informativo previsto dal Sistema di Interscambio
  • firmare la FatturaPA
    • firmare il file XML con dispositivi di firma digitale
  •  inviare la FatturaPA
    • inviare il file XML.p7m (firmato) al SdI (ad esempio tramite PEC)

L’utilizzo del canale PEC è la modalità più semplice per inviare la propria FatturaPA perché non presuppone alcun tipo di accreditamento preventivo presso il Sistema di Interscambio.

L’invio della FatturaPA è certificato dalle ricevute di presa in carico e accettazione del Sistema di Interscambio (SdI).

Guida alla fatturazione elettronica: utilizzo del software

ACCA distribuisce FacTus-PA, il software fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA) che risponde alla nuova normativa in modo semplice, completo, professionale e soprattutto guidato in tutti i passi del procedimento:

  • Emissione della Fattura elettronica FatturaPA
  • Applicazione della Firma digitale alla FatturaPA
  • Invio alla Pubblica Amministrazione della FatturaPA
  • Conservazione sostitutiva della FatturePA emessa

Di seguito proponiamo un video-corso per imparare a utilizzare FacTus-PA, il software per la fatturazione elettronica con Fatture PA illimitate, conservazione sostitutiva e il vantaggio di avere software e archivio sul tuo PC.

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Rischio chimico sul lavoro, l’opuscolo di approfondimento Anfos

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Rischio chimico sul lavoro, dall’Anfos le definizioni, le indicazioni di pericolo, la valutazione del rischio e le misure di prevenzione e protezione

La presenza di un agente chimico in ambiente di lavoro non rappresenta di per sé un rischio professionale; tuttavia per le sue caratteristiche chimico/fisiche si ha la possibilità di rischio chimico quando sono presenti:

  • rischi per la sicurezza (rischi infortunistici), come in caso di incendio, esplosioni, contatto con sostanze aggressive e/o corrosive (ustioni chimiche, corrosione di materiali e degrado di impianti, ecc.
  • rischi per la salute (rischi igienico-ambientali), come in caso di esposizioni a sostanze tossiche e/o nocive e, se assorbite, con potenziale compromissione dell’equilibrio biologico (intossicazione o malattie professionale)

Tra gli opuscoli di approfondimento Anfos, analizziamo l’opuscolo Il rischio chimico in ambiente di lavoro nei luoghi di lavoro.


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Bando periferie: firmate le convenzioni per i progetti vincitori

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Bando periferie: firmate a Palazzo Chigi le convenzioni per la realizzazione dei progetti vincitori per la riqualificazione delle periferie. Le foto dei progetti pronti a partire

Lunedì 6 marzo a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato le convenzioni per la realizzazione dei progetti di riqualificazione delle periferie con i sindaci delle città dei 24 progetti vincitori.

Di seguito ricordiamo in tabella i primi 24 progetti selezionati secondo l’ordine di priorità:


 Comune Finanziamento richiesto (euro) Punteggio
1 Città Metropolitana di Bari 39.998.030,00 95
2 Comune di Avellino 17.253.491,00 90
3 Comune di Lecce 17.933.171,49 90
4 Comune di Vicenza 17.794.954,20 88
5 Comune di Bergamo 18.000.000,00 85
6 Comune di Modena 18.000.000,00 83
7 Città Metropolitana di Firenze 39.991.440,01 82
8 Comune di Torino 17.990.966,00 81
9 Comune di Grosseto 9.618.000,00 80
10 Comune di Mantova 17.953.878,00 80
11 Comune di Brescia 17.998.970,60 80
12 Comune di Andria 17.998.863,20 80
13 Città Metropolitana di Milano 40.000.000,00 79
14 Comune di Latina 18.000.000,00 78
15 Comune di Genova 18.000.000,00 78
16 Comune di Oristano 17.141.676,67 77
17 Comune di Napoli 17.970.171,00 77
18 Comune di Ascoli Piceno 18.000.000,00 76
19 Comune di Salerno 17.997.564,64 76
20 Comune di Messina 17.924.868,10 75
21 Comune di Prato 10.574.281,00 75
22 Comune di Roma 18.000.000,00 75
23 Comune di Cagliari 17.995.170,00 75
24 Città Metropolitana di Bologna 39.721.315,00 72

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Idoneità tecnico-professionale, quando si deve verificare la regolarità delle imprese?

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Idoneità tecnico-professionale, la Cassazione si esprime su un caso di infortunio sul luogo di lavoro antecedente alla stipula del contratto di appalto

Il proprietario di un capannone si rivolgeva ad un’impresa per effettuare dei lavori per la sistemazione del tetto.

Durante il sopralluogo, necessario per stabilire la tipologia della riparazione e del materiale eventualmente necessario, un operaio cadeva dal tetto e si infortunava mortalmente.

Il Tribunale di Novara condannava il committente dei lavori per aver omesso di verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice.

Il Tribunale aveva applicato nei suoi confronti l’art. 90, comma 9 del dlgs. 81/2008, secondo cui:

Il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo deve verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all’allegato XVII.

Avverso la suddetta pronuncia il proprietario del capannone proponeva ricorso in Cassazione.

Idoneità tecnico-professionale, la sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n.10014/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario del capannone.

Il Committente motiva il ricorso evidenziando che si trattava di un semplice sopralluogo e che non era stato stipulato alcun contratto con l’impresa. Viene richiamata, inoltre, la normativa in tema di sicurezza la quale prevede che sia necessario il perfezionamento dell’accordo e non solo un semplice contatto tra il fruitore delle opere e la ditta non ancora incaricata della loro esecuzione.

La Cassazione, ribadendo quanto affermato dal Tribunale di Novara, fonda la responsabilità del ricorrente sulla culpa in eligendo, costituita nella mancata verifica dell’idoneità tecnico professionale dell’impresa.

Le misure generali di tutela della salute e sicurezza sul lavoro implicano, a norma dell’art.15 dlgs. 81/2008, la valutazione preventiva e l’eliminazione dei rischi in relazione ai lavori da eseguire posti a carico del committente, sin dalla fase di progettazione dell’opera.

Da ciò discende che non è affatto necessario il perfezionamento di un contratto di appalto, sia perché trattasi di adempimenti preliminari alla successiva fase della stipula del contratto, sia perché la norma in esame non contempla tale tipologia contrattuale.

Pertanto la Corte di Cassazione conferma la condanna del committente in quanto risultano insussistenti i titoli di idoneità prescritti dalla legge in capo alla ditta esecutrice dell’opera.

La verifica dell’idoneità tecnico-professionale dell’impresa rappresenta dunque un adempimento, preliminare e necessario, del committente e deve essere fatta in relazione all’attività che dovrà essere svolta successivamente nella fase esecutiva.

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Sanzioni prevenzione incendi per omessa presentazione della SCIA. Le novità nello schema di decreto

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Sanzioni prevenzione incendi: approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di dlgs che definisce le sanzioni e la sospensione dell’attività in caso di mancata SCIA

Il Consiglio dei Ministri ha approvato 5 decreti legislativi contenenti disposizioni di attuazione della Riforma della pubblica amministrazione (legge 124/2015), tra cui uno riguardante il Corpo dei vigili del fuoco.

Si tratta dello schema di decreto legislativo contenente:

Disposizioni recanti modifiche al decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, concernente le funzioni e i compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché al decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, concernente l’ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e altre norme per l’ottimizzazione delle funzioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lett. a), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Il provvedimento, attuativo della riforma Madia, interviene sulle strutture organizzative dei VVF disciplinando le funzioni, l’ordinamento del personale ed i compiti in materia di:

  • soccorso pubblico
  • prevenzione incendi
  • difesa civile
  • incendi boschivi e modifica

Sanzioni prevenzione incendi per omessa presentazione della SCIA

In merito alla prevenzione incendi, lo schema di dlgs interviene in materia di sanzioni penali e sospensione dell’attività in caso di mancata presentazione della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) o di richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio.

Nello schema di decreto viene modificato l’art. 20 del dlgs 8 marzo 2006, n. 139, che prevedeva sanzioni in caso di omessa richiesta di rilascio o rinnovo del certificato di prevenzione incendi.

L’art. 20 nel nuovo schema di decreto è il seguente:

Chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, ometta di presentare la segnalazione certificata di inizio attività o la richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da 258 a 2.582 euro, quando si tratta di attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti, da cui derivano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni

Inoltre, viene chiarito che in caso di dichiarazioni mendaci o certificazioni non vere rese ai fini della presentazione della SCIA o della richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio è prevista la reclusione da 3 mesi a 3 anni e con la multa da 103 a 516 euro.

Ferme restando le sanzioni penali, il prefetto può disporre la sospensione dell’attività, fino all’adempimento dell’obbligo, nelle ipotesi in cui i soggetti responsabili omettano di:

  • presentare la SCIA o la richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio
  • richiedere i servizi di vigilanza (LL.PP.SS.) nei locali di pubblico spettacolo e intrattenimento e nelle strutture caratterizzate da notevole presenza di pubblico per i quali i servizi medesimi sono obbligatori

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FELIPE, il sistema di calcolo Enea per l’analisi economica degli impianti energetici

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FELIPE: dall’Enea la nuova metodologia di calcolo per esaminare la fattibilità economica di un impianto in esercizio o da realizzare

Arriva dall’ENEA il nuovo sistema di calcolo per l’analisi della fattibilità economica degli impianti energetici: FELIPE (Fattibilità Economica preLiminare degli Impianti di Produzione Energetica).

Si tratta di un sistema di calcolo innovativo e completo che permette di fare velocemente un’analisi economica degli impianti di produzione energetica di qualunque tipo, con riferimento alla normativa italiana.

I soggetti interessati

I soggetti interessati al nuovo sistema di calcolo sono:

  • le aziende costruttrici di impianti energetici, in particolare a tecnologia avanzata o a fonti rinnovabili, per capire quando inserirsi sul mercato per essere competitivi
  • gli utenti, per individuare l’impianto più vantaggioso tra le diverse proposte
  • le ESCO che propongono interventi di efficienza energetica
  • gli investitori pubblici e privati che operano nel settore della produzione energetica, mettendo a disposizione i capitali richiesti
  • le istituzioni pubbliche che devono individuare l’incentivazione ottimale

Le tipologie di impianti

Con FELIPE è possibile effettuare l’analisi economica per qualsiasi tipo di impianto energetico, sia da realizzare che già in esercizio, alimentato da qualsiasi fonte energetica primaria e di qualsiasi potenza.

Può essere utilizzato per qualunque impianto di conversione energetica, anche trigenerativo, sia convenzionale che non. L’impianto non convenzionale può anche essere integrato in uno di tipo convenzionale, essere dotato di un sistema d’accumulo (termico o elettrico) di capacità più o meno grande e/o di una caldaia d’integrazione a combustibile commerciale e/o rinnovabile.

L’analisi economica

L’analisi economica può essere condotta scegliendo tra 3 diversi livelli di dettaglio crescente, selezionando il relativo sottoprogramma:

  • Valutazioni continuo
  • Valutazioni intermittente
  • Calcolo

I dati da inserire e quelli calcolabili

Per compiere l’analisi economica, i dati da fornire sono solo quelli strettamente richiesti e riguardanti l’impianto, quali:

  • dimensione
  • costo stimato di costruzione
  • costi di esercizio e di mantenimento annuo
  • produzione (elettrica, termica, frigorifera) con riferimento alle modalità di funzionamento
  • costo del combustibile, a seconda della tipologia utilizzata

Il nuovo metodo di calcolo tiene conto anche di altri parametri tecnico-economici, come:

  • contributi a fondo perduto
  • incentivi economici sulle produzioni e loro durata
  • interessi da pagare nel caso si faccia ricorso a prestiti bancari

Grazie alla flessibilità consentita nell’inserimento dei dati relativi all’impianto da esaminare, indipendentemente dal livello di dettaglio con il quale viene condotta l’analisi, è possibile modificare l’entità degli incentivi, delle altre voci d’entrata e delle altre di uscita.

Quando poi l’impianto in esame è già funzionante, ciascuno dei sottoprogrammi consente di inserire facilmente i dati a consuntivo per i soli anni già trascorsi.

I principali indicatori economici che è possibile calcolare con il sistema FELIPE sono:

  • VAN
  • Tasso di rendimento interno
  • Tempo di recupero
  • Costi unitari di produzione

Tali indicatori permettono di valutare non solo la fattibilità di un’iniziativa proposta, ma anche l’economicità di un impianto in esercizio, grazie alla possibilità di inserire i dati a consuntivo per i soli anni già trascorsi.

I risultati

I risultati ottenuti per l’analisi economica di un impianto sono in forma numerica, oltre che attraverso numerosi grafici che mostrano le informazioni più significative relative a:

  • costi
  • produzioni energetiche
  • ricavi
  • risultati economici ottenuti

Modalità di impiego

Secondo quanto riportato sul sito dell’ENEA, FELIPE può essere impiegato nelle seguenti fasi:

  • durante lo studio di fattibilità, per evidenziare quelle grandezze che, con la loro variabilità, maggiormente incidono sul risultato economico finale e valutare così i margini d’incertezza nei risultati ottenuti
  • in sede di progettazione, per il dimensionamento ottimale di alcuni componenti caratteristici dell’impianto, in modo da minimizzare i suoi costi di produzione
  • nella pianificazione della ricerca tecnologica, allo scopo d’individuare su quali tematiche concentrare le risorse disponibili per cercare d’abbattere i costi di quei componenti che maggiormente incidono sul costo di costruzione
  • nell’analisi preliminare delle diverse possibili modalità per la copertura dei costi dell’iniziativa, al fine di indicare la più vantaggiosa dal punto di vista economico
  • nella selezione delle diverse proposte d’incentivazione ad una particolare tecnologia impiantistica, di quella più efficace, per farla decollare sul mercato della generazione

I vantaggi

Per un impianto da realizzare, FELIPE consente di individuare quello economicamente più vantaggioso.

Oltre all’analisi economica di massima, consente di effettuare una valutazione del costo unitario delle varie produzioni energetiche per tipologia d’impianto in esame.

È anche possibile realizzare valutazioni economiche preliminari su progetti innovativi di impianti convenzionali, per migliorarne le prestazioni, inserendo le voci di costo previste sia per la costruzione delle diverse parti che durante il periodo operativo.

Nel caso di un impianto energetico già stato realizzato è possibile, in base ai costi sostenuti e agli effettivi dati di esercizio, valutare i reali costi unitari di produzione e analizzarne a consuntivo il livello di economicità.

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Annullamento titolo edilizio, quando è illegittimo?

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Annullamento titolo edilizio: il provvedimento è illegittimo senza un’adeguata motivazione dell’ufficio tecnico. Ecco i chiarimenti in una sentenza del Tar Lazio

Il provvedimento che annulla un titolo edilizio senza un’adeguata motivazione è illegittimo!

Lo ha stabilito il Tar Lazio, con la sentenza n. 2809/2017, esprimendosi sul ricorso presentato da una società nei confronti del Comune di Roma.

Nel caso in esame, viene chiesto l’annullamento del provvedimento amministrativo mediante il quale si ordina che i lavori eseguiti con la DIA (Dichiarazione Inizio Lavori) e le successive varianti siano da considerarsi privi di titolo.

Pertanto viene annullato il titolo edilizio presentato e si avvia il procedimento di disciplina edilizia per la repressione degli abusi edilizi e il contestuale ripristino del legittimo stato dei luoghi.

Il Tribunale di primo grado richiama l’art 21 nonies della legge 241/1990, secondo cui:

Il provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati

Come già affermato in giurisprudenza, il provvedimento di autotutela (ossia il potere che la PA ha di annullare e revocare provvedimenti amministrativi già adottati) deve essere adeguatamente motivato in considerazione dell’avvenuta comparazione tra l’interesse pubblico all’annullamento e quello del privato alla conservazione dell’atto illegittimo; nonché della sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale al ripristino dello stato dei luoghi.

In base a tali considerazioni, il TAR del Lazio accoglie il ricorso presentato, con conseguente annullamento del provvedimento illegittimamente adottato dal Comune in quanto, detto provvedimento, non contiene alcuna valutazione dell’interesse pubblico concreto.

I giudici hanno riconosciuto che non può ritenersi sufficiente, a sostenere l’annullamento di un titolo edilizio, la sola motivazione secondo cui l’intervento “risulta in contrasto con la normativa vigente, in quanto esclusa dal campo di applicazione di una legge regionale in materia edilizia”.

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Rottamazione cartelle, i chiarimenti delle Entrate circa i carichi definibili

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Rottamazione cartelle: entro il 31 marzo la richiesta di adesione. Ecco i chiarimenti delle Entrate in merito alla procedura e ai carichi definibili affidati all’Agente della riscossione

C’è tempo fino al 31 marzo 2017 per presentare agli Agenti della riscossione la dichiarazione con cui si comunica su quali debiti si intende attivare la procedura di definizione agevolata, cd. rottamazione delle cartelle.

Il procedimento di definizione agevolata inizia con la presentazione all’Agente della riscossione (entro il 31 marzo 2017) di un’apposita dichiarazione in cui il debitore indica:

  • i carichi che intende definire
  • il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento
  • l’eventuale pendenza di giudizi interessati dai carichi medesimi, rispetto ai quali assume l’impegno a rinunciare

La dichiarazione deve essere essere presentata in relazione ai carichi affidati agli Agenti della riscossione dal 2000 al 2016, al fine di estinguere il proprio debito; non è possibile attivare la procedura per i carichi non affidati entro il 31 dicembre 2016.

Ricordiamo che la rottamazione delle cartelle, introdotta dal dl 193/2016, consente di beneficiare di una consistente riduzione delle somme da pagare. Consiste, in pratica, nell’estinzione del debito affidato senza il pagamento di sanzioni e interessi di mora, evitando di pagare sanzioni e interessi di mora.

Rimangono, così, da versare solo le somme relative a:

  • capitale
  • interessi
  • spese sostenute per le procedure di recupero del credito
  • aggio dovuto agli Agenti della riscossione

Con la circolare n. 2/E dell’8 marzo 2017, n. 3, l’Agenzia delle Entrate analizza alcuni aspetti della procedura di definizione agevolata in relazione ai carichi affidati da parte delle Entrate.

Circolare 2/E, i contenuti

Nel documento vengono analizzati i seguenti argomenti:

  • aspetti generali del procedimento di definizione agevolata
  • carichi oggetto della definizione agevolata
  • carichi costituiti solo da sanzioni
  • carichi esclusi dalla definizione agevolata
  • perfezionamento della definizione agevolata
  • definizione agevolata e precedenti dilazioni di pagamento
  • carichi oggetto di giudizio

Chiarimenti su: carichi definibili, costituiti da sanzioni, oggetto di giudizio, perfezionamento della procedura

L’Agenzia chiarisce che il contribuente ha la facoltà di definire singolarmente ciascuno dei carichi iscritti a ruolo o affidati dal 2000 al 2016; non è obbligato a definire tutti i carichi affidati che lo riguardano.

In merito ai carichi che contengono solo somme dovute a titolo di sanzioni, viene chiarito che anche questi carichi possono essere definiti, se le sanzioni sono di carattere amministrativo-tributarie.

Anche in questi casi, la dichiarazione di adesione alla procedura deve avvenire entro il 31 marzo 2017.

Per quanto riguarda il perfezionamento della procedura si ha che la procedura di definizione agevolata non va a buon fine se, dopo aver avviato il procedimento, il contribuente non paga integralmente o paga in ritardo le somme da versare in un’unica soluzione (o una delle rate).

Infine, sono definibili anche i carichi in contenzioso se il debitore, con la presentazione della dichiarazione di adesione alla procedura, si impegna a rinunciare ai giudizi relativi ai carichi che intende definire.

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Accesso Semplificato Conto Termico 2.0: dal GSE il Catalogo degli apparecchi

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Accesso Semplificato Conto Termico 2.0: online una nuova sezione per l’iter veloce. Dal GSE il Catalogo degli apparecchi domestici e l’elenco dei produttori

Al fine di promuovere la diffusione dell’efficienza energetica, il Conto Termico 2.0 prevede una nuova procedura veloce, accesso semplificato, per gli interventi che utilizzano apparecchi inclusi nel Catalogo GSE.

Si tratta, in pratica, di una corsia preferenziale per accedere agli incentivi del Conto Termico 2.0 (decreto 16 febbraio 2016), riservata agli apparecchi domestici di piccola dimensione.

Al riguardo il GSE propone sul proprio sito una nuova pagina dedicata all’Accesso Semplificato, con informazioni in merito all’iter veloce e agli apparecchi domestici che ne consentono l’accesso.

Sono presenti, inoltre, il Catalogo degli apparecchi e l’Elenco delle proposte dei Produttori.

Catalogo degli apparecchi

Il Catalogo GSE contiene un elenco di apparecchi di piccole dimensioni, macchine e sistemi finalizzati alla produzione di energia termica e all’incremento dell’efficienza energetica, rispondenti ai requisiti richiesti per ottenere gli incentivi.

L’obiettivo del Catalogo è quello di agevolare i consumatori nella conoscenza dei prodotti ad alta efficienza.

La pubblicazione viene aggiornata con cadenza semestrale, in considerazione dell’evoluzione normativa tecnica di settore.

Tuttavia, come precisato dal GSE, l’elenco dei prodotti contenuto nel Catalogo degli apparecchi domestici ha valore esemplificativo e non esaustivo.

E’ possibile, quindi, che anche altri dispositivi di mercato non inseriti nel Catalogo siano rispondenti ai requisiti previsti e, pertanto, ammissibili al Conto Termico 2.0 con la procedura standard.

Apparecchi presenti nel Catalogo

Di seguito sono riportati: la tipologia di intervento e gli apparecchi (e relative taglie) che possono accedere al Catalogo.

  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione (con potenza termica al focolare fino a 35 kWt
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale utilizzanti pompe di calore elettriche o a gas, anche geotermiche (con potenza termica utile nominale fino a 35 kWt)
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale o di riscaldamento delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con caldaie a biomassa (con potenza termica nominale fino a 35 kWt)
  • Installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solarcooling (con superficie solare lorda fino a 50 m2)
  • Sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore 
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore

Per ogni tipologia di intervento devono essere comunicati, sotto la responsabilità del produttore, i requisiti tecnici previsti per gli apparecchi e la documentazione che ne attesti il possesso, prodotta in conformità alla normativa tecnica di riferimento.

L’installazione di tali prodotti mediante le suddette tipologie di intervento, consente di richiedere l’accesso al meccanismo incentivante tramite la modalità semplificata.

Attualmente è disponibile una prima versione del Catalogo, costituita dall’elenco degli apparecchi domestici maggiormente utilizzati:

  • le caldaie a biomassa
  • i collettori solari termici

Elenco dei dispositivi dei Produttori

Oltre al Catalogo degli apparecchi domestici, è possibile consultare l’Elenco dei dispositivi proposti dai Produttori per l’inserimento degli apparecchi domestici nel Catalogo.

Anche in questo caso, gli apparecchi sono articolati in 6 sezioni, in base alla loro tipologia:

  • caldaie a condensazione (con potenza termica al focolare fino a 35 kWt)
  • pompe di calore elettriche o a gas (con potenza termica utile nominale fino a 35 kWt)
  • caldaie a biomassa (con potenza termica nominale fino a 35 kWt)
  • collettori solari termici (con superficie solare lorda fino a 50 m2)
  • scaldacqua a pompa di calore
  • sistemi ibridi a pompa di calore

Per gli apparecchi presenti nell’Elenco, definiti dai Produttori in collaborazione con le Associazioni di Categoria ed il Comitato Termotecnico italiano (CTI), la richiesta di accesso al Conto Termico dovrà essere effettuata secondo la modalità standard.

Gli apparecchi indicati saranno inseriti nel Catalogo definitivo dopo aver ottenuto il via libera all’idoneità dal GSE.

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Addio libretto di circolazione e certificato di proprietà. Come risparmiare 39 euro col documento unico di circolazione

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Addio al libretto di circolazione e al certificato di proprietà. Si attende a breve il decreto che istituirà il documento unico di circolazione

Dopo il trasferimento di alcune competenze del PRA (Pubblico Registro Automobilistico) gestito dall’Aci, in capo alla Motorizzazione civile, arriva anche il documento unico di circolazione.

Il nuovo documento unico di circolazione consiste in un documento riassuntivo sia del libretto di circolazione sia del certificato di proprietà, che saranno sostituiti integralmente dal 2018.

Già da tempo, negli altri Paesi europei, esiste un unico documento di circolazione.

Libretto unico di circolazione, cosa cambia

Secondo le regole attuali, un proprietario di un’auto per poter circolare ha bisogno di 2 documenti:

  • certificato di proprietà, rilasciato dal PRA
  • carta di circolazione (il libretto dell’auto), rilasciato dalla Motorizzazione sul quale sono indicati i dati anagrafici del proprietario del veicolo, dati immatricolazione e modello, dati tecnici ed il numero del telaio, targa, marca, veicolo e alimentazione

Quando il decreto attuativo Madia, quasi pronto alla emanazione, entrerà in vigore, le funzioni del PRA passeranno alla Motorizzazione Civile.

In definitiva, per la circolazione non saranno più necessari 2 documenti, ma uno solo, il documento unico di circolazione.

Libretto unico di circolazione, vantaggi economici

La sostituzione dei 2 documenti con uno solo comporterà oltre la semplificazione delle procedure burocratiche anche un effettivo risparmio.

Al momento dell’immatricolazione e del passaggio di proprietà, si risparmieranno 39 euro: saranno dovuti 61 euro in luogo di 100 euro. Il risparmio discende dal fatto che dovranno pagarsi solamente due bolli, e non più quattro.

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Uso obbligatorio BIM: ecco la situazione in Germania

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Uso obbligatorio BIM: il governo tedesco è pronto a rendere obbligatorio l’uso del BIM per i progetti relativi al settore del trasporto

Il 19 aprile 2016 è entrato in vigore il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016).

L’art. 23 comma 13 del Codice prevede che le stazioni appaltanti possano già richiedere per le nuove opere e per interventi di recupero l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture (BIM).

Il nuovo Codice definisce, sempre all’art. 23 comma 13, che gli strumenti elettronici specifici devono avere le seguenti caratteristiche:

  • interoperabilità
  • utilizzo di file con il formato “aperto” e non “proprietario”

L’uso dei metodi e strumenti elettronici, inoltre, può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato.

Uso obbligatorio BIM: ecco le novità dalla Germania

Il consulente per le tecnologie della costruzione virtuale e del BIM, Hochtief Vicon, guiderà un progetto per implementare una road map verso l’obbligatorietà del BIM per conto del Ministero Federale Tedesco dei Trasporti e delle infrastrutture digitali.

Lo scopo del progetto è quello di implementare il BIM all’interno dell’infrastruttura federale dei trasporti entro il 2020, con l’obbligo dell’impiego della tecnologia BIM su tutti i progetti sotto la responsabilità del Ministero Federale dei Trasporti e delle infrastrutture digitali (Bundesministerium für Verkehr und Digitale Infrastruktur (BMVI)).

Il BIM sarà introdotto in 3 fasi consecutive:

  • una fase preparatoria che si svolge fino al 2017
  • una fase pilota che si svolge fino al 2020
  • la fase finale, che prevede l’obbligo nel 2020 dell’uso del BIM per tutti i nuovi progetti nel settore delle infrastrutture pubbliche

La road map è finalizzata a rendere i processi di progettazione e costruzione, soprattutto delle grandi opere infrastrutturali, più efficienti, trasparenti e controllabili.

Vicon fornirà un servizio di consulenza nell’ambito di alcuni progetti pilota. Inoltre, gli esperti analizzeranno in che misura risulta già diffusa la tecnologia BIM in Germania e avrà anche il compito di individuare un “livello di prestazioni realistico” da aspettarsi quando il BIM verrà introdotto nel 2020 nel settore delle infrastrutture pubbliche.

Il consorzio definirà i passaggi necessari per l’attuazione del BIM a livello nazionale e in seguito analizzare le questioni relative alla situazione giuridica e contrattuale. Determinerà anche delle strategie sulle azioni da perseguire e fornirà agli operatori di mercato le linee guida, esempi e dispense.

Una parte integrante dei servizi di consulenza si compone di formazione sistematica dei dipendenti e dei responsabili delle decisioni per i progetti di infrastrutture del traffico nei rispettivi Stati federali.

Di seguito presentiamo un esempio dell’uso del BIM per sviluppare una strategia di rafforzamento e di gestione per la sezione sopraelevata dell’autostrada tra le uscite 1 e 3 della M4 nella zona ovest di Londra.

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