BibLus-net
Newsletter 506 del 23 febbraio 2017

In questo numero:



Opere edili
Linee guida rischio sismico a breve in Gazzetta: ecco le novità
Focus
Il direttore dei lavori (parte 1)
Opere edili
Bonus in edilizia 2017, ecco il quadro dei nuovi incentivi previsti per il settore edile
Varie e brevi
Maxi-emendamento Milleproroghe, ok dal Senato: ecco le principali misure in edilizia
Opere edili
Ricostruzione solaio di interpiano: attenzione allo spessore e alle parti comuni!
Focus
Classi di esposizione calcestruzzo
Approfondimenti tecnici
Professionisti: è possibile lavorare gratuitamente senza destare sospetti di evasione? Ecco alcuni accorgimenti
Varie e brevi
Autocertificazione CFP ingegneri. Ecco come procedere (entro marzo 2017)
Opere edili
Cubature e bonus energetico: quando è ammissibile il trasferimento dei diritti edificatori?
Rinnovabili
Impianti fotovoltaici in Conto Energia, come effettuare la manutenzione senza perdere gli incentivi
Opere edili
Detrazioni Irpef condominio, slitta al 7 marzo l’invio dei dati
Varie e brevi
Sabatini ter, domande fino al 31 dicembre 2018. Ecco come procedere
Architettura
Nuove UNI 11337, BIM e nuovo Codice appalti
Varie e brevi
Bando riqualificazione periferie, in Gazzetta il decreto con le nuove tempistiche di finanziamento.
Varie e brevi
Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti? In Gazzetta il regolamento
Tecnologie
Come trasformare la bici in una e-bike semplicemente cambiando la ruota. Ecco FreeDuck Wheel
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Linee guida rischio sismico a breve in Gazzetta: ecco le novità

Linee guida rischio sismico approvato dal Cslp: ecco come si determinano le classi e quali sono le metodologie da applicare

Il 20 febbraio 2017 il Cslp (Consiglio superiore dei lavori pubblici) ha approvato le “Linee Guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni”.

Le linee guida forniscono una metodologia per definire le classi di rischio sismico degli edifici esistenti, prima e dopo gli eventuali interventi antisismici.

Le linee guida sono riservate agli edifici di civile abitazione non tutelati: non si applicano quindi ad edifici storici per i quali il MiBACT dovrà definire apposite linee guida.

Classificazione di rischio sismico: come si determina la classe

Le linee guida prevederanno 2 metodi di diagnosi, uno semplificato e uno avanzato.

Il metodo semplificato è basato su meccanismi rapidi, ispirati ai rilievi effettuati dalla Protezione civile negli scenari di emergenza. L’idea di questo metodo è creare una procedura semplice, meno costosa, per stimolare i cittadini a mettere in sicurezza le abitazioni con piccoli interventi (catene per sostenere gli edifici in muratura o ristrutturazione del tetto).

Con il metodo avanzato di classificazione il tecnico incaricato deve definire la classe sismica ed effettuare una valutazione sulla sicurezza dell’edificio per i seguenti stati limite:

  • stato limite di danno (SLD)
  • stato limite di salvaguardia della vita (SLV)

La valutazione va effettuata sia nello stato di fatto sia nello stato di progetto, nel rispetto di quanto previsto dalle Norme tecniche delle costruzioni (NTC 2008).

A seguito della valutazione si definisce una classe di rischio in funzione del costo dei danni che si accompagnano al superamento di ciascuno stato limite.

Inoltre, in base alle novità introdotte dal Cslp, occorre anche definire l’indice di sicurezza per l’edificio oggetto di classificazione, ottenuto come rapporto tra la PGA di capacità allo SLV e la PGA di domanda prevista dalla norma allo SLV.

Pertanto la classe di rischio è funzione di:

  • costo per il ripristino dei danni
  • indice di sicurezza

Le classi complessivamente diventano 8 in luogo delle 6 previste inizialmente (si parte dalla A+ fino alla G).

Classificazione di rischio sismico e sisma-bonus

Grazie alla valutazione del rischio sismico sarà possibile comprendere quali sono gli interventi e i costi per consentire alla struttura di avvicinarsi al grado di sicurezza previsto dalla norma. Inoltre, il proprietario avrà gli strumenti per comprendere se e come intervenire, oppure abbattere e ricostruire.

Proprio in funzione della classe di rischio viene definita l’entità del sisma-bonus previsto dalla legge di Bilancio 2017.

Sono previste, infatti, inoltre “maxi detrazioni” fiscali nei seguenti casi:

  • detrazione al 70% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 80% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 75% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 85% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore

Anche le spese tecniche per la classificazione e la verifica sismica dell’immobile sono detraibili.

Restiamo ora in attesa della pubblicazione delle linee guida in Gazzetta, che dovrebbe avvenire (secondo quanto stabilito dalla legge di Bilancio 2017) entro il 28 febbraio 2017.

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Il direttore dei lavori (parte 1)

Il direttore dei lavori: chi è e cosa fa secondo le nuove regole definite dal Codice appalti e linee guida Anac

Nel corso dell’esecuzione dell’opera il committente ha il diritto di “controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato” (art. 1662 del Codice civile). Tale diritto può essere esercitato personalmente oppure a mezzo di un professionista incaricato: il direttore dei lavori.

Se nel contratto di appalto privato la nomina del direttore dei lavori è facoltativa, nell’appalto di lavori pubblici la sua designazione è obbligatoria, come prevede lo stesso art. 24 comma 1 del Codice appalti:

“la stazione appaltante, su proposta del Rup, nomina il direttore dei lavori individuandolo tra i soggetti in possesso di requisiti di adeguata professionalità e competenza in relazione all’oggetto del contratto”.

Il compito principale del direttore dei lavori è quello di assistere e sorvegliare i lavori, impartendo le opportune istruzioni quando necessario.

[Contuna...]

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Bonus in edilizia 2017, ecco il quadro dei nuovi incentivi previsti per il settore edile

Bonus in edilizia 2017: detrazioni fiscali, ecobunus, bonus mobili, interventi antisismici, bonus alberghi. Ecco le agevolazioni del 2017  nella scheda di sintesi BibLus-net

La legge di Bilancio per il 2017 ha prorogato e rimodulato i bonus fiscali per il settore edile.

In questo articolo effettuiamo una panoramica sulle nuove regole relative alle agevolazioni fiscali in edilizia e proponiamo in allegato una scheda di sintesi realizzata da BibLus-net.

Bonus in edilizia 2017

I bonus in favore dell’edilizia per il 2017 sono i seguenti:

  • Bonus ristrutturazione edilizia (detrazione 50)
  • Bonus mobili (detrazione 50)
  • Ecobonus riqualificazione energetica (detrazione 65)
  • Ecobonus riqualificazione energetica parti comuni (detrazione 65, 70, 75)
  • Sismabonus per interventi antisismici (detrazioni 50, 70, 75, 80, 85)
  • Bonus alberghi

Bonus ristrutturazione edilizia (detrazione 50)

Il primo bonus in edilizia 2017 è quello relativo alla detrazione del 50% per ristrutturazione edilizia.

È prevista la proroga a tutto il 2017 della detrazione fiscale in misura del 50% per le spese sostenute per interventi di riqualificazione edilizia.

In particolare, i contribuenti possono detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute per gli interventi su immobili adibiti ad uso residenziale, fino ad un limite di spesa pari a 96.000 euro per unità immobiliare.

Le detrazioni devono essere ripartite in 10 rate annuali.

Gli interventi per i quali è possibile usufruire dell’agevolazione sono:

  1. manutenzione straordinaria
  2. ristrutturazione edilizia
  3. risanamento conservativo
  4. manutenzione ordinaria sulle parti comuni dell’edificio

Possono accedere al bonus ristrutturazione:

  • i proprietari dell’immobile
  • gli inquilini in affitto
  • gli usufruttuari
  • i nudi proprietari

Bonus mobili

Il secondo bonus in edilizia 2017 è il bonus mobili.

Per tutto il 2017 è possibile usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

L’agevolazione può essere richiesta solo da chi realizza un intervento edilizio iniziato a partire dal 1 gennaio 2016.

Invece, se l’acquisto del mobile o dell’elettrodomestico è avvenuto nel periodo compreso tra il 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2016, il presupposto per poter usufruire della detrazione rimane quello di aver sostenuto spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio a partire dal 26 giugno 2012.

Gli interventi che offrono la possibilità di accedere al bonus mobili sono i seguenti:

  1. manutenzione straordinaria
  2. restauro e risanamento conservativo
  3. ristrutturazione edilizia su singoli appartamenti
  4. manutenzione ordinaria su parti comuni

A prescindere dall’importo delle spese sostenute per i lavori edili, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

Inoltre, la detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo.

Occorre effettuare i pagamenti mediante:

  1. bonifico
  2. carta di debito
  3. carta di credito

Non è consentito l’uso di assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.

Non è necessario utilizzare i modelli di bonifico appositamente predisposto dalle banche per le detrazioni in edilizia (necessari per effettuare le ritenute d’acconto).

Stesse modalità devono essere osservate per il pagamento delle spese di trasporto e montaggio dei beni.

Ecobonus riqualificazione energetica (detrazione 65%)

Il terzo bonus in edilizia 2017 è l’ecobonus.

È prevista la proroga al 31 dicembre 2017 dell’ecobonus per gli interventi di riqualificazione energetica su singole unità immobiliari.

I contribuenti possono detrarre il 65% delle spese per la riqualificazione energetica, suddividendo l’agevolazioni in 10 rate annuali costanti.

L’agevolazione è riconosciuta per le spese riguardanti:

  • riqualificazione energetica di edifici esistenti, con tetto massimo della detrazione pari a 100.000 euro
  • involucro edifici (pareti e finestre su edifici esistenti) con tetto massimo della detrazione pari a 60.000 euro
  • installazione di pannelli solari con tetto massimo della detrazione a 60.000 euro
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con tetto massimo della detrazione pari a 30.000 euro
  • acquisto e posa in opera delle schermature solari con tetto massimo della detrazione pari a 60.000 euro
  • acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili con tetto massimo della detrazione pari a 30.000 euro

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa, che possiedono, a qualsiasi titolo, l’immobile oggetto di intervento.

Ecobonus riqualificazione energetica parti comuni (detrazione 65, 70, 75)

il quarto bonus in edilizia 2017 è l’ecobonus per le parti comuni.

È prevista la possibilità fino al 31 dicembre 2021 della detrazione fiscale del 65% per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica realizzati sulle parti comuni di:

  1. edifici condominiali
  2. istituti autonomi per le case popolari

Inoltre è previsto un aumento della detrazione per efficientamento energetico pari a:

  • 70% per le spese sostenute dal primo gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni di edifici condominiali che interessino almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’intero edificio
  • 75% per interventi di riqualificazione su parti comuni di edifici condominiali che conseguano almeno la qualità media di cui al dm 26 giugno 2015

Per usufruire dell’agevolazione è necessaria un’asseverazione del tecnico abilitato mediante APE. L’Enea disporrà controlli a campione e la mancata rispondenza con quanto dichiarato, determinerà la decadenza del beneficio.

L’importo massimo della detrazione è pari a 40.000 euro moltiplicato il numero delle unità immobiliari.

Sismabonus per interventi antisismici (detrazioni 50, 70, 75, 80, 85)

Il quinto bonus in edilizia 2017 è il sismabonus. Sono previste agevolazioni fiscali per gli interventi antisismici effettuati fino al 2021.

È possibile effettuare una detrazione del 50%, fino a 96.000 euro di spesa, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 a tutto il 2021 per la realizzazione di interventi antisismici in zona ad alta pericolosità sismica (zona 1 e 2) su edifici adibiti ad abitazioni e attività produttive.

La detrazione è ripartita in 5 quote costanti annuali (invece che 10) ed è estesa anche per gli edifici che ricadono in zona 3.

Sono previste inoltre detrazioni maggiori nei seguenti casi:

  • detrazione al 70% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 80% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 75% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 85% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore

Al riguardo precisiamo che si attendono le linee guida sulla classificazione di rischio sismico delle costruzioni, da emanarsi entro il 28 febbraio 2017.

Anche le spese tecniche per la classificazione e la verifica sismica dell’immobile sono detraibili.

Bonus alberghi (credito d’imposta fino al 50%)

L’ultimo bonus in edilizia 2017 è il bonus alberghi. È previsto il riconoscimento del credito di imposta per le imprese alberghiere esistenti al primo gennaio 2012 che effettuano interventi edilizi un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute fino ad un massimo di 200.000 euro.

Il credito è concesso per i periodi 2017, 2018, 2019.

L’agevolazione è estesa anche agli agriturismi.

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Maxi-emendamento Milleproroghe, ok dal Senato: ecco le principali misure in edilizia

Maxi-emendamento Milleproroghe: acquisto case classi A e B, proventi dei titoli edilizi, impianti tecnici, adeguamento norme antincendio

Il Senato ha approvato con voto di fiducia il maxi-emendamento di conversione in legge del decreto Milleproroghe (244/2016), che ingloba i circa 100 emendamenti approvati in commissione Affari costituzionali.

Il testo introduce importanti novità al testo originario nelle seguenti materie:

  • lavoro
  • fisco
  • pensioni
  • edilizia

Le principali misure adottate in ambito edilizio

Nella tabella seguente racchiudiamo le principali misure previste in ambito edilizio:

[Continua...]

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Ricostruzione solaio di interpiano: attenzione allo spessore e alle parti comuni!

Ricostruzione solaio di interpiano: la Cassazione fa chiarezza, dopo un intervento di ristrutturazione, sulle parti comuni e su quelle di proprietà esclusiva

Il proprietario di un appartamento (Piano B), nel corso della ristrutturazione del proprio locale, aveva sostituito il vecchio solaio in legno con un nuovo solaio latero-cementizio. Nello specifico, il solaio preesistente era caratterizzato da travi emergenti in legno.

Il nuovo solaio latero-cementizio era stato realizzato con uno spessore maggiore, pari a quello delle travi emergenti, e aveva occupato di fatto anche lo spazio vuoto che intercorreva tra le travi lignee.


Il proprietario del Piano A lamentava che a seguito dei lavori il livello del soffitto della stanza di sua proprietà si era abbassato, rendendo il vano inabitabile; pertanto conveniva in giudizio il proprietario del Piano B.

Il Tribunale disponeva in un primo momento la sospensione dei lavori; tuttavia, dopo il deposito della relazione del CTU, revocava la sospensione.

La Corte di Appello confermava la sentenza di primo grado.

Secondo la Corte lo spazio vuoto compreso tra le travi emergenti non costituiva volumetria del Piano A, piuttosto era da considerarsi come elemento integrante la struttura tipica del solaio in legno e compreso nella proprietà comune dei due piani.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione il proprietario del Piano A.

Parti strutturali solaio: la sentenza di Cassazione

La Cassazione con la sentenza n. 3893/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario del Piano A che sosteneva che lo spazio esistente tra le travi in legno facesse parte della volumetria del suo vano.

La Corte, richiamando alcune sentenze pregresse in materia, chiarisce l’appartenenza delle parti strutturali di un solaio.

Il solaio esistente fra i piani sovrapposti di un edificio è oggetto di comunione fra i rispettivi proprietari per la parte strutturale che, incorporata ai muri perimetrali, assolve la seguente duplice funzione:

  • di sostegno del piano superiore; è questo il caso del pavimento che poggia sul solaio, che appartiene esclusivamente al proprietario dell’abitazione sovrastante e che può essere, quindi, da questo liberamente rimosso o sostituito secondo la sua utilità e convenienza
  • di copertura di quello inferiore; è questo il caso del soffitto dell’appartamento sottostante ed è dunque liberamente utilizzabile dal proprietario

Gli spazi pieni o vuoti, in adiacenza al soffitto od al pavimento,  che non sono essenziali all’indicata struttura, rimangono esclusi dalla comunione e sono utilizzabili rispettivamente da ciascun proprietario nell’esercizio del suo pieno ed esclusivo diritto dominicale.

La Corte di Cassazione accerta, quindi, la limitazione della cubatura utilizzabile nell’appartamento sottostante. Discende, dunque, l’esistenza di un danno per la riduzione del godimento del bene quale conseguenza del restringimento della cubatura e per la diminuzione del valore commerciale del locale.

Il ricorso viene accolto e la sentenza impugnata va dunque cassata.

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Classi di esposizione calcestruzzo

Classi di esposizione calcestruzzo: quali sono e secondo quali criteri si effettua la scelta della classe per garantire la corretta durabilità del cls

In questo approfondimento analizziamo le condizioni ambientali e le classi di esposizione del calcestruzzo che ne influenzano le caratteristiche e la durabilità. Riportiamo i valori prescritti dalle norme e alcuni esempi di strutture soggette a diverse classi di esposizione.

Classi di esposizione calcestruzzo, generalità

La condizione ambientale è uno dei fattori da tenere in considerazione quando si effettua la scelta dei materiali da utilizzare in un progetto.

Le caratteristiche e le prestazioni del calcestruzzo possono essere influenzate dalle azioni ambientali. Pertanto, nel progetto di una struttura in CA è necessario definire la classe di esposizione ambientale che indica il maggiore o minore livello di aggressività del luogo in cui la struttura sarà inserita.

Le norme UNI 11104 e UNI EN 206-1 consentono di individuare la corretta combinazione di classi di esposizione dell’opera e di ogni sua componente, in funzione dei singoli meccanismi di degrado dell’ambiente sulle strutture.

Per garantire la durabilità del calcestruzzo vengono definite 6 classi di esposizione ambientale, con l’individuazione di prescrizioni specifiche relative a:

  • il massimo rapporto acqua/cemento
  • il minimo contenuto di cemento
  • la minima classe di resistenza

La scelta della combinazione di classi di esposizione va eseguita per tutti gli elementi strutturali, in base alla loro posizione nella costruzione.

Il calcestruzzo può essere soggetto a più di una azione ambientale e quindi può essere necessario esprimere le condizioni dell’ambiente alle quali esso è esposto come combinazione di classi di esposizione.

Inoltre, le diverse superfici di calcestruzzo di un dato elemento strutturale possono essere soggette a diverse azioni ambientali.

Le 6 classi di esposizione calcestruzzo sono le seguenti:

  1. assenza di rischio di corrosione o attacco
  2. corrosione indotta da carbonatazione
  3. corrosione delle armature indotta da cloruri esclusi quelli provenienti dall’acqua di mare
  4. corrosione delle armature indotta da cloruri presenti nell’acqua di mare
  5. attacco dei cicli gelo/disgelo con o senza sali disgelanti
  6. attacco chimico (da parte di acque del terreno e acque fluenti)

Di seguito riportiamo per ciascuna classe di esposizione degli esempi tipici e:

  • l’ambiente corrispondente
  • il rapporto massimo acqua cemento
  • il dosaggio minimo di cemento
  • la minima classe di resistenza

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Professionisti: è possibile lavorare gratuitamente senza destare sospetti di evasione? Ecco alcuni accorgimenti

È possibile lavorare gratis per parenti e amici senza destare il sospetto di lavoro nero ed evasione fiscale? Si, ma vanno adottati alcuni accorgimenti

Di recente l’Agenzia delle Entrate si è interessata alla questione delle prestazioni rese a titolo gratuito dai professionisti.

Il lavoro non retribuito, per questioni di amicizia o legami di parentela, potrebbe portare alla conclusione che il professionista stia lavorando a nero con conseguente evasione fiscale.

In questo articolo analizziamo un documento pubblicato dalla Fondazione nazionale dei Commercialisti che affronta la questione e dimostra innanzitutto che è possibile ai sensi di legge operare a titolo gratuito e, in seconda battuta, fornisce una serie di accorgimenti per i professionisti al fine di tutelarsi nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Prestazioni professionali gratuite, il quadro normativo di riferimento

La determinazione del reddito derivante da attività di lavoro autonomo è ispirata, ai sensi dell’art. 54 del tuir (dpr 917/86), al cosiddetto “principio di cassa”, secondo il quale i componenti di reddito assumono rilievo solo nel momento in cui avvengono i pagamenti e gli incassi. Esistono anche alcune eccezioni che prevedono principi di competenza, secondo cui le transazioni si registrano nel periodo di imposta a cui queste si riferiscono indipendentemente dal momento in cui i pagamenti si verificano.

Pertanto, secondo il principio di cassa, per i titolari di reddito di lavoro autonomo, i componenti positivi e negativi sono rilevanti, ai fini della determinazione del reddito, inderogabilmente quando incassati o pagati.

Nei casi in cui l’Amministrazione Finanziaria presume l’incasso di proventi “in nero” nei confronti dei professionisti, derivanti da prestazioni effettuate a titolo gratuito, si avvale, di norma, dell’accertamento analitico-induttivo (art. 39 comma 1 lett. d) dpr 600/73 e  art. 54 comma 2 dpr 633/72).

Tale principio si applica sulla base di documenti o notizie raccolte dall’Amministrazione Finanziaria, in presenza delle seguenti condizioni:

  • incompletezza dei dati
  • falsità o inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione

In particolare, l’Amministrazione Finanziaria ritiene irragionevole ed antieconomico lo svolgimento di un’attività senza che sia percepito alcun compenso.

Ne consegue la ricostruzione di un maggior reddito professionale e la ripresa a tassazione dei compensi che si presumono percepiti dal professionista per la prestazione resa nel periodo d’imposta a titolo oneroso (nonché l’irrogazione di sanzioni per infedele dichiarazione e per omessa fatturazione).

Ma è davvero irragionevole che un professionista effettui una prestazione a titolo gratuito?

Il Codice civile regola il compenso professionale con gli artt. 2229 e ss. Tali disposizioni non escludono in alcun modo la legittimità di accordi di prestazione gratuita, né determinano una presunzione di onerosità.

Il contratto d’opera professionale si inserisce, infatti, tra i contratti a titolo oneroso: non è però esclusa la possibilità di accordi di prestazione gratuita.

L’onerosità è elemento materiale, ma non essenziale, dei contratti di prestazioni d’opera intellettuale: ciò comporta che le parti possono sia escludere il diritto del professionista al compenso, sia subordinarlo al verificarsi di una condizione.

Secondo i Commercialisti, dunque, è consentita al professionista la prestazione gratuita della sua attività professionale per i motivi più vari e che possono consistere nell’amicizia, parentela o anche in un indiretto vantaggio.

Inoltre, la stessa Agenzia delle Entrate nella circolare 28 settembre 2001 prevede espressamente che la “gratuità delle prestazioni può essere considerata verosimile nei confronti di parenti o di colleghi-amici”.

Prestazioni professionali gratuite, la giurisprudenza

L’argomento delle prestazioni professionali a titolo gratuito ha causato numerosi contenziosi.  In generale, la giurisprudenza ha sempre concluso che il lavoro gratis è possibile.

La Cassazione si è pronunciata sul tema con la sentenza 21972/2015, secondo cui è senz’altro possibile lavorare gratis per parenti o amici, sopratutto se si verificano certe condizioni (la semplicità della prestazione in sé rende verosimile l’assunto del contribuente circa la sua gratuità). A tale pronuncia, peraltro, hanno fatto seguito diverse sentenze della giurisprudenza di merito, non sempre del tutto coerenti con gli insegnamenti della Suprema Corte.

Solo in un caso, una Commissione Tributaria provinciale ha affermato che il professionista, pur lavorando gratis, deve emettere fattura e versare le imposte. Si tratta, secondo i Commercialisti, di un onere non previsto dalla legge, quindi inaccettabile.

Per i Commercialisti, invece, se un professionista effettua prestazioni a titolo gratuito non ha obblighi per quanto riguarda i compensi dal punto di vista dell’Iva, delle imposte dirette e Irap. D’altra parte, i professionisti non possono dedurre né detrarre dal reddito i costi sostenuti per lo svolgimento di prestazioni a titolo gratuito.

Prestazioni professionali gratuite, considerazioni conclusive

In conclusione, secondo i Commercialisti, l’accertamento induttivo teso a ricostruire i compensi del professionista e fondato esclusivamente sulla presunzione che le prestazioni gratuite nascondano compensi “in nero” non sembra legittimo.

Per svolgere una prestazione professionale gratis possono essere opportuni alcuni accorgimenti e in qualche caso delle prove.

Prestazioni semplici con valore modesto

Secondo i commercialisti, sul professionista non pende nessun onere della prova nel caso in le prestazioni svolte a titolo gratuito sono semplici e hanno un valore modesto.

Prestazioni complesse

In presenza di prestazioni laboriose, di valore ingente e svolte nei confronti di soggetti con cui non si ha un legame di parentela, il professionista deve essere in grado di provare che non nasconde ricavi a nero.

Sicuramente la predisposizione di lettere di incarico professionale ove si evinca chiaramente la gratuità della prestazione può essere un valido elemento probatorio.

In aggiunta, nel caso di prestazioni rese dai professionisti nei confronti di società, la documentazione societaria (es. delibere che stabiliscono il compenso dell’amministratore, lo statuto, ecc.) rappresenta un elemento difficilmente superabile dall’Agenzia delle Entrate.

Potrebbe essere opportuno per il professionista potrebbe dotarsi di una lettera di incarico da cui si evinca che la prestazione non richiede nessun compenso.

Potremmo inoltre richiamare la congruità degli studi di settore e presentare la documentazione bancaria.

Si rinvia al testo completo per ulteriori approfondimenti.

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Autocertificazione CFP ingegneri. Ecco come procedere (entro marzo 2017)

Autocertificazione CFP ingegneri: entro il 31 marzo 2017 è possibile autocertificare la propria formazione informale. Ecco come fare

Fino al 31 marzo 2017 gli ingegneri iscritti agli Ordini professionali possono procedere all’autocertificazione per ottenere 15 crediti formativi professionali CFP relativi all’aggiornamento informale, legato all’attività professionale svolta nel 2016.

CFP ingegneri, come fare l’autocertificazione

È possibile autocertificare la propria formazione informale relativa all’anno 2016, sulla base delle proprie esperienze professionali del 2016.

A tal fine gli ingegneri devono accedere al portale mying e procedere come segue:

  1. selezionare “Autocertificazione” dal menu di colore rosso
  2. cliccare su “Procedi alla compilazione” sotto la voce Nuova autocertificazione 15 CFP – per attività svolta nel 2016

[Continua...]

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Cubature e bonus energetico: quando è ammissibile il trasferimento dei diritti edificatori?

Cubature e bonus energetico: il Consiglio di Stato si è espresso sull’ammissibilità delle cessioni di cubature per appartamenti ubicati in una stessa zona omogenea

Il proprietario di un immobile eseguiva dei lavori relativi a:

  • riqualificazione energetica
  • ampliamento
  • variazione della destinazione d’uso

Il Comune rilasciava una concessione edilizia per lavori di riqualificazione energetica e di ampliamento, attraverso l’utilizzo del bonus di cubatura riconosciuto dalla disciplina urbanistica provinciale per incentivare il risparmio energetico; ulteriore  era acquisita attraverso l’acquisto di fondi limitrofi, con contestuale variazione della destinazione d’uso da ufficio ad abitazione.

Il vicino proponeva ricorso contro la concessione edilizia rilasciata dal Comune.

Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa accoglieva il ricorso. Il giudice motivava la sentenza affermando che l’aumento di cubatura, conseguente all’acquisizione da fondi limitrofi, comportava la violazione dell’indice di fabbricabilità fondiaria.

Pertanto, il proprietario dell’immobile ed il Comune presentavano ricorso al Consiglio di Stato.

Cubature e bonus energetico: la sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4861/2016 si esprime sul ricorso presentato. I giudici di Palazzo Spada ritengono ammissibile e legittimo, sotto un profilo urbanistico-edilizio, il trasferimento della cubatura, per i seguenti motivi:

  • gli immobili interessati sono ubicati nella stessa zona omogenea
  • gli immobili devono ritenersi tra di loro contigui per gli effetti urbanistici
  • la ridistribuzione della volumetria tra i fondi, per effetto dei contratti di cessione stipulati tra i relativi proprietari, non altera pertanto il carico urbanistico della zona, lasciandone al contempo inalterata la densità territoriale complessiva
  • il trasferimento di cubatura è ammesso in quanto non vi sono gli strumenti di pianificazione territoriale che lo vietino
  • non viene impedito il trasferimento di diritti edificatori, in quanto vengono rispettati l’indice territoriale dell’intera zona e del relativo complessivo carico urbanistico

Pertanto il Consiglio di Stato accoglie il ricorso e sostiene che il trasferimento dei diritti edificatori deve ritenersi legittimo.

Cubature e indice di fabbricabilità fondiaria

Ricordiamo brevemente che l’indice di fabbricabilità fondiaria è dato dal rapporto tra il volume fabbricabile e la superficie fondiaria:

Iff = Vf / Sf

dove:

  • Vf è il volume che può essere costruito, espresso in m3, su di un terreno edificabile, calcolato in base alla densità edilizia ammessa dallo strumento urbanistico
  • Sf è la superficie fondiaria, espressa in m2, ed è la misura della superficie al netto delle aree adibite o da adibire a strade pubbliche o di uso pubblico, degli spazi di verde attrezzato, nonché delle altre opere di urbanizzazione

L’Iff non va confuso con l’Ift (indice di fabbricabilità territoriale), che è dato dal rapporto tra il volume fabbricabile e superficie territoriale:

Ift = Vf / St

dove:

  • Vf è il volume che può essere costruito, espresso in m3, su di un terreno edificabile, calcolato in base alla densità edilizia ammessa dallo strumento urbanistico
  • St è la superficie territoriale, espressa in m2, ed è la misura della superficie al lordo delle aree adibite o da adibire a strade pubbliche o di uso pubblico, degli spazi di verde attrezzato, nonché delle altre opere di urbanizzazione.

Zone omogenee

Il territorio comunale, nell’ambito della zonizzazione, viene diviso in diverse zone omogenee. Ogni zona presenta dei limiti diversi i quali vincolano ogni tipo di intervento in tale area, come stabilito dall’art. 2 del Dm n. 1444/1968.

Le zone territoriali omogenee sono 6:

  • zona A: agglomerati urbani di carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi
  • zona B: parti di territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone di tipo A
  • zona C: nuovi complessi insediativi oppure dove l’edificazione preesistente non superi l’indice di fabbricabilità citato per le zone di tipo B
  • zona Dinsediamento di impianti industriali
  • zona E: parti di territorio destinate ad uso agricolo
  • zona F: attrezzature e impianti di interesse generale

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Impianti fotovoltaici in Conto Energia, come effettuare la manutenzione senza perdere gli incentivi

Impianti fotovoltaici in Conto Energia: le buone pratiche da seguire per non perdere gli incentivi negli interventi di manutenzione e ammodernamento

Il GSE ha pubblicato le Procedure per la gestione degli interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico degli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia. Il documento fornisce le indicazioni (previste dal dm 23 giugno 2016) per la gestione degli interventi di manutenzione e ammodernamento da effettuarsi su impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia.

Un impianto fotovoltaico, durante il periodo di incentivazione e fino alla fine della sua vita utile, può essere oggetto di interventi di manutenzione e di ammodernamento tecnologico per poter essere mantenuto in efficienza. Anche a seguito di tali interventi deve essere garantita la permanenza dei requisiti che hanno consentito l’accesso alle tariffe incentivanti.

Pertanto, nel documento del GSE, vengono indicate le procedure finalizzate al mantenimento degli incentivi o alla rimodulazione in base alle nuove caratteristiche dell’impianto, a seguito della realizzazione di un intervento di manutenzione o ammodernamento.

Scopo della pubblicazione, infatti, è di semplificare e ridurre gli adempimenti verso il GSE in capo agli operatori e di agevolare il conseguimento degli obiettivi generali di sostenibilità ambientale e massimizzare la produzione di energia da fotovoltaico.

Nel dettaglio, la pubblicazione contiene:

  • la descrizione degli interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico significativi
  • la descrizione dei casi per cui è facoltà del soggetto responsabile chiedere al GSE la valutazione preventiva degli effetti che l’intervento previsto potrà comportare sugli incentivi riconosciuti
  • l’elenco della documentazione, per ciascuna tipologia di intervento, da inviare contestualmente alla comunicazione di avvenuta realizzazione
  • i modelli predisposti per l’invio delle comunicazioni fino all’implementazione di un sistema informatico per la ricezione semplificata della documentazione

Interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico significativi

Si tratta di interventi che comportano la variazione di dati caratteristici rilevanti o di configurazione dell’impianto.

Gli interventi sono relativi ad impianti con potenza superiore a 3 kW, come ad esempio:

  • lo spostamento anche parziale dei moduli fotovoltaici
  • la sostituzione, rimozione, nuova installazione dei componenti principali (moduli e inverter)
  • la modifica del regime di cessione in Rete dell’energia prodotta
  • la variazione del codice POD identificativo del punto di connessione dell’impianto alla Rete

In questi casi è necessario inviare al GSE un’apposita comunicazione della realizzazione degli interventi che hanno modificato l’impianto rispetto a quanto dichiarato in fase di riconoscimento degli incentivi.

La comunicazione deve essere inviata entro 60 giorni dall’avvenuto completamento dell’intervento.

Interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico non significativi

Nel caso di interventi che non comportano la variazione di dati caratteristici rilevanti o di configurazione dell’impianto, tali da non incidere sul mantenimento degli incentivi, il Soggetto Responsabile può inviare la comunicazione che costituisce una mera notifica di avvenuta realizzazione dell’intervento.

Rientrano nella categoria degli interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico non significativi, ad esempio:

  • lo spostamento degli inverter e dei componenti elettrici minori
  • la sostituzione, rimozione, nuova installazione dei componenti elettrici minori qualora l’intervento non
    determini variazioni del regime di cessione in Rete dell’energia prodotta dall’impianto
  • gli interventi quelli effettuati sulle strutture di sostegno dei moduli o sulle strutture edilizie su cui l’impianto è stato
    installato che non comportino variazioni dei requisiti in base ai quali l’impianto è stato incentivato

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Detrazioni Irpef condominio, slitta al 7 marzo l’invio dei dati

Detrazioni Irpef condominio, prorogato il termine per l’invio dei dati relativi alle spese sostenute da parte degli amministratori. Ecco come procedere

Le spese sostenute per la realizzazione di lavori sulle parti comuni di un condominio possono godere delle detrazioni Irpef, come per gli edifici di proprietà individuale.

Le detrazioni per i lavori eseguiti sulle parti comuni spettano a ciascun condomino in funzione della propria quota millesimale di proprietà; per accedere all’agevolazione è necessario indicare nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo i dati catastali dell’immobile interessato.

Ai sensi del decreto 1° dicembre 2016, a partire dal 2016 gli amministratori di condomìni che hanno usufruito di detrazioni fiscali devono inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione con i dati relativi alle spese sostenute nell’anno precedente.

Il termine fissato per l’invio è il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui le spese sono state sostenute.

Per venire incontro alle esigenze avanzate dagli amministratori, il termine concesso per l’invio è stato prorogato al 7 marzo 2017, solo per quest’anno.

Le modalità tecniche per la trasmissione telematica dei dati da utilizzare per l’elaborazione della dichiarazione precompilata sono stabilite dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (circolare del 27 gennaio 2017).

Circolare del 27 gennaio 2017, i contenuti

Soggetti obbligati

I soggetti obbligati alla trasmissione della comunicazione sono gli amministratori di condominio in carica al 31 dicembre dell’anno di riferimento.

Nella comunicazione gli amministratori sono tenuti ad indicare:

  • le quote di spesa imputate ai singoli condomini
  • la tipologia di ogni intervento
  • l’importo complessivo di ogni intervento

Modalità di trasmissione

Gli amministratori o gli intermediari devono utilizzare il servizio telematico Entratel o Fisconline per la trasmissione telematica delle dichiarazioni, utilizzando i i software di controllo resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate.

Tipologie di invio

L’invio della comunicazione può essere di 3 tipi:

  • ordinario: è la comunicazione con cui si inviano i dati richiesti
  • sostitutivo: è la comunicazione per la completa sostituzione di una comunicazione ordinaria o sostitutiva precedentemente inviata
  • di annullamento: è la comunicazione con cui si richiede l’annullamento di una comunicazione ordinaria o sostitutiva precedentemente trasmessa

Termini delle trasmissioni

Il termine per la trasmissione telematica delle comunicazioni è il 28 febbraio di ciascun anno con riferimento ai dati relativi all’anno precedente (prorogato al 7 marzo per l’anno 2017).

Ricevute

La trasmissione effettuata con esito positivo determinerà una ricevuta contenente il codice di autenticazione per il servizio Entratel o il codice di riscontro per il servizio Fisconline.

Nella ricevuta sono indicati:

  • data e ora di recezione del file
  • identificativo del file attribuito dall’utente
  • protocollo attribuito al file
  • numero delle comunicazioni contenute nel file

Le detrazioni fiscali per lavori condominiali, quali sono

Le detrazioni fiscali per interventi edilizi realizzati su parti comuni condominiali riguardano:

  • ristrutturazioni edilizie (50%)
  • risparmio energetico (65% o 75%)
  • adeguamento antisismico, sismabonus (fino all’85%)
  • acquisto mobili ed elettrodomestici, bonus mobili (50%)
  • acquisto di box auto di proprietà comune (50%)

La detrazione del 50% riguarda qualsiasi tipo di intervento realizzato sulle parti comuni, quali:

  • interventi di manutenzione straordinaria
  • ristrutturazione edilizia
  • risanamento conservativo e restauro
  • abbattimento delle barriere architettoniche
  • messa in sicurezza degli impianti
  • manutenzione ordinaria:
    • riparazione di balconi, parapetti, cornicioni, davanzali e grondaie
    • riparazione di garage e parcheggi
    • riparazione della caldaia
    • sostituzione dell’antenna comune con antenne private
    • riparazione e sostituzione di cancelli e portoni
    • riparazione delle pavimentazioni interne ed esterne
    • sostituzione di alcune tegole
    • ritinteggetura esterna

Gli interventi di risparmio energetico per lavori in condominio detraibili, detrazione 65%, sono:

  • interventi di riduzione del fabbisogno energetico globale dell’edificio per il riscaldamento
  • miglioramento termico dell’involucro edilizio (isolamento muri, coperture, pavimenti, sostituzione infissi, schermature solari)
  • installazione di pannelli solari termici
  • sostituzione di impianti termici invernali

Quando si effettuano lavori condominiali per i quali si usufruisce della detrazione 50%, ogni condomino ha diritto anche al bonus mobili per la propria quota di spesa. Tuttavia, non può usufruirne per acquistare arredi per il proprio appartamento.

I mobili e gli elettrodomestici devono arredare parti comuni, quali:

  • portineria
  • appartamento del portiere
  • lavanderie comuni
  • androne
  • cortile

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Sabatini ter, domande fino al 31 dicembre 2018. Ecco come procedere

Sabatini ter, dal 1° marzo le domande per gli investimenti con contributo maggiorato per gli investimenti 4.0. Le istruzioni del Mise per accedere ai finanziamenti per l’acquisto di beni strumentali

Il dl 69/2013 ha istituito la Nuova Sabatini, lo strumento agevolativo che consente di accedere a finanziamenti per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese.

In particolare, è prevista la concessione di finanziamenti da parte di banche o società di leasing, aderenti alla Convenzione MiSE-ABI-Cdp. Si tratta di finanziamenti agevolati in cui il contributo va a coprire parte degli interessi sui finanziamenti bancari ed è pari all’ammontare complessivo degli interessi calcolati al tasso del 2,75%, su un piano convenzionale di ammortamento, con rate semestrali costanti e della durata di 5 anni, di importo corrispondente al finanziamento.

I contributi sono concessi secondo le modalità fissate nel decreto 25 gennaio 2016 e nella circolare 26673/2016.

Il 31 dicembre 2016 era il termine previsto per la concessione dei finanziamenti.

Sabatini ter, le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2017

La legge di Bilancio 2017 ha prorogato al 31 dicembre 2018 il termine per la concessione dei finanziamenti per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese.

In particolare, l’art. 1 legge di Bilancio 2017 ha disposto:

  • la proroga fino al 31 dicembre 2018 per la concessione dei finanziamenti di banche e intermediari finanziari
  • lo stanziamento di ulteriori 560 milioni di euro, relativamente agli anni 2017-2023, per la corresponsione dei contributi a favore delle Pmi
  • l’ammissione anche a investimenti in tecnologie digitali e tracciamento e pesatura rifiuti, investimenti 4.0
  • una maggiorazione del 30% del contributo statale in conto impianti per gli investimenti in tecnologie digitali e tracciamento e pesatura rifiuti, rispetto agli investimenti ordinari
  • una riserva pari al 20% delle risorse complessivamente stanziate dalla legge di Bilancio 2017, per far fronte ai contributi statali in conto impianti maggiorati

Considerata, quindi, la necessità di estendere l’operatività dello strumento anche ad investimenti in tecnologie digitali ed ai sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti, dal 2 gennaio 2017 è stato riaperto lo sportello per la presentazione delle domande (decreto direttoriale 22 dicembre 2016).

Circolare Mise 14036/2016, le istruzioni

Il Mise, Ministro dello sviluppo economico, ha fornito (circolare 1403/2017) le istruzioni necessarie alla corretta attuazione degli interventi, nonché gli schemi di domanda e di dichiarazione e l’ulteriore documentazione che l’impresa è tenuta a presentare per poter beneficiare delle agevolazioni.

I soggetti beneficiari sono le Pmi, anche estere con sede in uno Stato membro dell’UE, operanti in tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca che investono in beni strumentali.

I requisiti per accedere all’agevolazione finanziaria sono così fissati:

  • i beni strumentali acquistati devono essere nuovi
  • il finanziamento bancario (o leasing) deve essere di durata non superiore a 5 anni, comprensiva del periodo di preammortamento o di prelocazione
  • l’erogazione del contributo è subordinata al completamento dell’investimento, da effettuarsi entro 12 mesi dalla stipula del finanziamento/contratto di leasing

Le disposizioni indicate nella circolare si applicano a tutte le domande, ovvero sia a quelle relative agli investimenti ordinari, sia a quelle relative agli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti, investimenti 4.0.

Nel dettaglio, ecco i punti principali analizzati nel documento:

  • descrizione del procedimento
  • soggetti beneficiari
  • caratteristiche del finanziamento
  • investimenti ammissibili
  • spese ammissibili
  • agevolazioni concedibili
  • modalità e termini di presentazione della domanda
  • procedura di concessione del contributo
  • erogazione delle agevolazioni

Termini di invio delle domande della Sabatini ter

Per gli investimenti ordinari lo sportello del Mise ha riaperto il 2 gennaio 2017.

Per gli investimenti che godono del contributo maggiorato, investimenti 4.0, le imprese possono presentare le istanze a partire dal 1° marzo 2017 (decreto 16 febbraio 2017, n. 811).

Nella domanda dovrà essere indicata esattamente la ripartizione tra investimenti ordinari e investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

I moduli per la domanda di agevolazione e tutti gli altri moduli in PDF, necessari per l’accesso al finanziamento Sabatini ter sono disponibili sul sito del Ministero.

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Nuove UNI 11337, BIM e nuovo Codice appalti

Nuove UNI 11337: BIM e nuovo Codice appalti, la situazione attuale e i possibili scenari futuri

L’inizio del 2017 ha portato con sé con una serie di interessanti novità per la diffusione del BIM in Italia.

Anzitutto la pubblicazione delle prime tre parti della nuova UNI 11337, la normativa tecnica italiana relativa alla “Gestione digitale dei processi informativi”.

Di tale norma, concepita in più parti (attualmente sono otto quelle previste), sono state rilasciate la prima, la quarta e la quinta, mentre la parte 6 ha ultimato la fase di inchiesta pubblica ed è in procinto di essere divulgata nella sua stesura definitiva.

Lo stato di avanzamento dei lavori della norma è chiarito nelle tabelle seguenti.

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Bando riqualificazione periferie, in Gazzetta il decreto con le nuove tempistiche di finanziamento.

Bando riqualificazione periferie, pubblicato il nuovo decreto con i nuovi step di finanziamento (modifica decreti 25 maggio 2016 e 6 dicembre 2016)

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 16 febbraio 2017, recante modifica dei decreti 25 maggio 2016 e 6 dicembre 2016 in materia di riqualificazione e sicurezza delle periferie.

Parliamo del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, istituito dalla legge di Stabilità 2016.

Inizialmente erano stati stanziati 500 milioni di euro, a cui poi si sono sommati 1,6 miliardi di euro, finalizzati alla realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate.

Si tratta di progetti di miglioramento della qualità del decoro urbano, di manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti, rivolti all’accrescimento della sicurezza territoriale e al potenziamento delle prestazioni urbane.

La modalità e la procedura di presentazione dei progetti per la riqualificazione delle periferie sono contenute nel bando, approvato con decreto 25 maggio 2016.

Il decreto 6 dicembre 2016 contiene, invece, l’approvazione della graduatoria circa gli interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate.

Il recente provvedimento, decreto del 16 febbraio 2017, interviene in modica dei seguenti commi:

  • commi 3 e 4 dell’art. 4 del decreto 25 maggio 2016
  • commi 3, 4 e 5 dell’art. 5 del decreto 6 dicembre 2016

I nuovi commi descrivono le nuove tempistiche per l’erogazione delle diverse quote di finanziamento, in funzione di determinate verifiche da compiersi.

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Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti? In Gazzetta il regolamento

Residui di produzione: dal 2 marzo in vigore il Regolamento per la qualifica come sottoprodotti e non rifiuti. Le definizioni di prodotto, residui di produzione e sottoprodotto

L’art 184 bis del dlgs 152/2006 ha stabilito i requisiti che devono essere posseduti da un materiale residuo di un processo produttivo affinché possa essere classificato come sottoprodotto e non come rifiuto.

In particolare, si parla di sottoprodotto e non di rifiuto per qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

  • la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto
  • la sostanza o l’oggetto sarà certamente utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi
  • la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale
  • l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana

Per favorire l’utilizzo di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione come sottoprodotti, il Ministero dell’Ambiente ha emanato un apposito Regolamento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 febbraio 2017 (dm 3 ottobre 2016, n. 264).

Il Regolamento entrerà in vigore il 2 marzo 2017.

Dm 3 ottobre 2016, n. 264, i contenuti del Regolamento

Il Regolamento definisce alcune modalità con le quali è possibile dimostrare il soddisfacimento delle condizioni che consentono di classificare un residuo di produzione quale sottoprodotto ed escluderlo, quindi, dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti.

Al fine di garantire un’uniformità nell’applicazione, vengono fornite le seguenti definizioni:

  • prodotto: ogni materiale o sostanza che è ottenuto deliberatamente nell’ambito di un processo di produzione o risultato di una scelta tecnica
  • residuo di produzione: ogni materiale o sostanza che non è deliberatamente prodotto in un processo di produzione e che può essere o non essere un rifiuto
  • sottoprodotto: un residuo di produzione che non costituisce un rifiuto ai sensi dell’articolo 184-bis del dlgs 15/ 2006

Sono presenti 2 allegati:

Allegato 1 – Biomasse residuali destinate all’impiego per la produzione di energia,  suddiviso in 2 sezioni:

  • sezione 1 – Biomasse residuali destinate all’impiego per la produzione di biogas in impianti energetici
  • sezione 2 – Biomasse residuali destinate all’impiego per la produzione di energia mediante combustione

In relazione alle biomasse riportate nelle due sezioni, viene individuato un elenco delle principali norme che ne regolamentano l’impiego e di una serie di operazioni ed attività che possono costituire normali pratiche industriali.

Allegato 2  – Scheda tecnica e dichiarazione di conformità

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Come trasformare la bici in una e-bike semplicemente cambiando la ruota. Ecco FreeDuck Wheel

Da Ducati Energia la ruota che trasforma le normali bici in e-bike a pedalata assistita e che promette di rivoluzionare la mobilità urbana

E’ stata presentata recentemente a Milano una soluzione innovativa che probabilmente cambierà la mobilità urbana: il suo nome è FreeDUCk Wheel.

La novità arriva da Ducati Energia, azienda italiana riconosciuta per la ricerca e sviluppo di prodotti all’avanguardia e ad alto contenuto tecnologico.

Il concept

L’obiettivo di Ducati Energia è sostenere, con i nuovi prodotti FreeDUCk, lo sviluppo di tutte le iniziative mirate alla creazione di un mondo migliore, dove la mobilità sia sostenibile, priva di inquinamento atmosferico e acustico, traffico e pericoli per le persone.

L’intelligenza e gli studi di Ducati sono stati messi al servizio di un prodotto che potesse trasformare normali biciclette in nuove a pedalata assistita, cambiando così di fatto le abitudini di tutti gli utilizzatori e appassionati.

Design, stile ed eleganza si fondono così perfettamente con praticità e semplicità nell’uso di un mezzo green che favorisce salute e benessere, protegge e difende l’ambiente.

Come funziona

La ruota FreeDUCk ha un innovativo sistema di propulsione per biciclette che integra al suo interno tutti i dispositivi elettrici e meccanici necessari al suo funzionamento.

Il motore elettrico fornisce supporto alla pedalata in maniera proporzionale allo sforzo esercitato sui pedali, rilevato grazie a un sofisticato sensore combinato di coppia e di velocità. In questo modo il motore fornisce un’assistenza maggiore dove c’è più bisogno, come in partenza da fermo o in salita.

Una ruota facile da montare che può essere controllata tramite una apposita App per smartphone, che si connette via Bluetooth, oppure direttamente, con comandi presenti sulla ruota stessa. Attraverso la connessione Bluetooth l’utente può sia impostare i livelli di assistenza della ruota, sia ricevere informazioni sul suo stato (autonomia residua, km percorsi, ecc.) direttamente sul proprio smartphone (Apple, Android e Windows).

FreeDuck è alimentata da una sofisticata batteria agli ioni di litio che garantisce grandi autonomie, grazie anche ad un sistema di recupero di energia del motore affidabile e duraturo nel tempo. Si ricarica come un telefonino, in circa tre ore.

Il fenomeno delle bici a pedalata assistita

Le biciclette a pedalata assistita sono considerate il fenomeno del momento. Nel 2015 in Italia ne sono state vendute oltre 56 mila, con un raddoppio della produzione dagli 8.720 modelli elettrici del 2014 a quota 16.600, mentre l’export ha segnato un +167%. In generale sono oltre 1,65 milioni le biciclette vendute in Italia nel 2015; il successo crescente delle e-bike è dovuto alle prestazioni delle due ruote tradizionali unite al divertimento della pedalata agile in ogni circostanza. Esiste addirittura una previsione di 300.000 e-bike vendute nel 2018.


Di seguito proponiamo il video di presentazione di della nuova ruota FreeDuck Wheel

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