BibLus-net
Newsletter 487 del 6 ottobre 2016

In questo numero:



Approfondimenti tecnici
Azioni del vento sulle costruzioni, guida al calcolo PARTE 1
Certificazione energetica
La contabilizzazione del calore è sempre obbligatoria? I dubbi del CNI
Opere edili
Decreto SCIA 2, ci siamo quasi. Ecco il punto della situazione
Opere edili
Permesso di costruire in sanatoria più semplice in Sicilia: ecco il nuovo testo unico per l’edilizia
Opere edili
Abuso edilizio, il manufatto va demolito o è possibile pagare la sanzione alternativa?
Varie e brevi
Professionista e pagamento Irap, nuove riflessioni dell’Agenzia delle Entrate
Sicurezza
Prevenzione incendi asili nido, il 7 ottobre scatta l’obbligo di adeguamento
Opere edili
Responsabilità direttore dei lavori per cattiva esecuzione dell’opera
Varie e brevi
Prestito vitalizio ipotecario, le FAQ del Mise
Sicurezza
Cavi elettrici, a breve in commercio solo quelli con marchio CE
Varie e brevi
Sport missione comune, al via i finanziamenti per gli impianti sportivi
Varie e brevi
Arrivano le prime norme tecniche italiane sul BIM: UNI 11337 parti 1, 4 e 5
Opere edili
Immobili pubblici vincolati, 50 o 70 anni la soglia per considerarli vincolati?
Tecnologie
Facebook Marketplace, l’e-commerce diventa social
Tecnologie
Google sfida Samsung ed Apple con il suo nuovo smartphone Pixel
Varie e brevi
Disponibili nuovi Prezzari in formato DCF: Marche 2016, Calabria 2016, Trento, Milano
Lavori pubblici
Pubblicate le linee guida Anac sull’offerta economicamente più vantaggiosa
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Azioni del vento sulle costruzioni, guida al calcolo PARTE 1

azioni-del-vento

Azioni del vento sulle costruzioni, guida al calcolo del vento: concetti teorici e considerazioni secondo le norme tecniche per le costruzioni (PARTE 1)

In questo nuovo approfondimento di BibLus-net forniamo una guida per il calcolo delle azioni del vento sulle strutture, con casi pratici ed esempi con l’utilizzo di un software di calcolo strutturale.

In particolare suddividiamo la guida calcolo dell’azione del vento in 3 parti:

  1. azioni del vento sulle costruzioni secondo le NTC 2008
  2. esempio pratico di calcolo delle azioni del vento sulle costruzioni
  3. calcolo delle azioni del vento con software di calcolo

Tipologia di azioni sulle strutture

Lo scopo della progettazione strutturale è garantire la durata di una struttura per tutta la sua “vita utile”, tenendo conto delle azioni a cui può essere sottoposta in ogni fase operativa (costruzione, trasporto, montaggio, esercizio), assicurando un determinato livello di sicurezza previsto dalla norma.

In linea generale, le azioni gravanti sulle strutture possono essere di diversa natura:

  • meccanica (carichi concentrati e distribuiti)
  • diretta (carichi)
  • indiretta (spostamenti)
  • chimico-fisica

La normativa indica i vari tipi e le condizioni di carico da assumere per il calcolo di una struttura.

Azioni del vento sulle costruzioni, azioni statiche equivalenti

Il vento è una forza di tipo variabile e complementare, di notevole importanza per le strutture caratterizzate da elevata leggerezza e deformabilità (ad esempio le strutture in acciaio). L’azione del vento può portare a fenomeni dinamici quali vibrazioni trasversali.

Il vento, la cui direzione si considera generalmente orizzontale, esercita sulle costruzioni azioni che variano nel tempo e nello spazio provocando effetti dinamici.

Per costruzioni usuali, tali azioni sono convenzionalmente ricondotte ad azioni statiche equivalenti.

Per costruzioni di forma o tipologia inusuale, (grande altezza o lunghezza, rilevante snellezza e leggerezza, notevole flessibilità e ridotte capacità dissipative, ecc.) la valutazione delle azioni dovute al vento richiede l’uso di metodologie di calcolo più complicate che tengano conto della dinamica del sistema.

Le azioni statiche del vento sono costituite da pressioni e depressioni agenti normalmente alle superfici, sia esterne che interne, degli elementi che compongono la costruzione. L’azione del vento sul singolo elemento viene determinata considerando la combinazione più gravosa della pressione agente sulla superficie esterna e della pressione agente sulla superficie interna dell’elemento.

Nel caso di costruzioni o elementi di grande estensione, si deve inoltre tenere conto anche delle azioni tangenziali esercitate dal vento.

Azioni del vento sulle costruzioni, superfici sottovento e sopravento

Le superfici possono essere investite direttamente o indirettamente dall’azione del vento; in particolare possono essere soggette a pressioni o depressioni e vengono così definite:

  • superfici sopravento: superfici investite in maniera diretta dal vento
  • superfici sottovento: superfici non investite in maniera diretta dal vento o investite da vento radente

Pertanto, nel caso di pareti verticali, quelle tipo sopravento sono sempre soggette a azione di pressione e quelle sottovento sono sempre soggette ad azione di depressione.

Nel caso di superficie inclinata, invece, considerando l’azione del vento parallela al suolo, le superfici sopravento possono essere soggette sia a pressione che depressione.

Pertanto, per le falde, in funzione dell’inclinazione, abbiamo le seguenti condizioni:

  • le falde sottovento sono sempre soggette a depressione
  • le falde sopravento possono essere soggetta a pressioni o depressioni, in base al valore dell’angolo di inclinazione della falda:
    • per α ≤ 33° si hanno depressioni
    • per α > 33° si hanno pressioni

Nella figura successiva viene mostrato in maniera schematica quanto appena detto; in particolare, si considera l’azione del vento parallela al suolo e si osservano le seguenti superfici:

  • superfici evidenziate in rosso: superfici sopravento soggette a pressione 
  • superfici evidenziate in blu: superfici sopravento e sottovento soggette a depressione

Le azioni di pressione si indicano con segno positivo, mentre le azioni di depressione con segno negativo.


Azioni del vento sulle costruzioni secondo le NTC 2008

L’azione del vento dipende da una serie di fattori, quali:

  • le caratteristiche del sito dove sorge l’edificio
  • il periodo di ritorno
  • le dimensioni e la forma dell’edificio stesso

Pressione del vento

La pressione del vento è data dalla seguente espressione:

p = qb · ce · cp · cd

dove:

  • qb è la pressione cinetica di riferimento
  • cè il coefficiente di esposizione
  • cp è il coefficiente di forma (o coefficiente aerodinamico), funzione della tipologia e della geometria della costruzione e del suo orientamento rispetto alla direzione del vento. Il suo valore può essere ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione o da prove sperimentali in galleria del vento
  • cd è il coefficiente dinamico con cui si tiene conto degli effetti riduttivi associati alla non contemporaneità delle massime pressioni locali e degli effetti amplificativi dovuti alle vibrazioni strutturali

Azione tangenziale del vento

L’azione tangente per unità di superficie parallela alla direzione del vento è data dalla seguente espressione:

pf = qb · ce · cf

dove:

  • qb, ce sono definiti sopra
  • cf  è il coefficiente d’attrito. Il valore si può ricavare attraverso opportuna documentazione o prove sperimentali in galleria del vento, in alternativa si può determinare in funzione della scabrezza della superficie strutturale sulla quale il vento esercita l’azione tangente, come da tabella:

Superficie

Coefficiente d’ attrito Cf

liscia (acciaio, cemento a faccia vista, …) 0,01
scabra (cemento a faccia scabra, catrame, …) 0,02
molto scabra (ondulata, costolata, piegata, …) 0,03

Azioni del vento: la pressione cinetica di riferimento

La pressione cinetica di riferimento qb (in N/m²) è data dall’espressione:

qb = ½ r · v2b

dove:

  • vb è la velocità di riferimento del vento (in m/s)
  • r è la densità dell’aria assunta convenzionalmente costante e pari a 1,25 kg/m3

Azioni del vento: velocità di riferimento

La velocità di riferimento vb è il valore caratteristico della velocità del vento a 10 m dal suolo su un terreno di categoria di esposizione II, mediata su 10 minuti e riferita ad un periodo di ritorno di 50 anni.

[CONTINUA...]

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La contabilizzazione del calore è sempre obbligatoria? I dubbi del CNI

Rischio-sismico-Italia-CNI

La contabilizzazione del calore è sempre obbligatoria? Il CNI in collaborazione con AiCARR chiede chiarimenti al Ministero

Il dlgs 141/2016 ha introdotto una serie di modifiche al dlgs 106/2014  sull’efficienza energetica degli edifici.

Il provvedimento, entrato in vigore il 26 luglio 2016, introduce una serie di correttivi relativi a:

  • rettifica di alcune definizioni
  • precisazioni sulla modalità di calcolo dell’obiettivo nazionale vincolante di efficienza energetica e disposizioni finalizzate a rendere più chiare le norme concernenti la misurazione
  • fatturazione del consumo energetico
  • suddivisione delle spese in condomini ed edifici polifunzionali
  • multe in caso di inadempimento

Il CNI, in collaborazione con AiCARR (Associazione italiana condizionamento dell’aria e refrigerazione) e Anaci (Associazione italiana amministratori condominio), ha sollevato una serie di dubbi circa i contenuti del nuovo decreto e le implicazioni da esso derivanti e ha scritto una lettera direttamente al Ministero dello sviluppo economico per ottenere chiarimenti.

Contabilizzazione del calore: i dubbi e le richieste di chiarimento del CNI

Gli ingegneri sollevano numerosi dubbi di carattere tecnico.

Il dlgs 141/2016 impone l’installazione obbligatoria di contabilizzatori di calore entro il 31 dicembre 2016 per gli edifici polifunzionali e i condomini.

Tuttavia il decreto non modifica la precedente definizione di “edificio polifunzionale”, definito come edificio destinato a scopi diversi e occupato da almeno due soggetti che devono ripartire tra loro la fattura dell’energia acquistata.

Non è chiaro dunque se in un unico edificio, con un’unica destinazione d’uso e con un unico proprietario, come ad esempio gli edifici adibiti a Case Popolari, sono previsti gli obblighi di legge (contabilizzazione del calore).

Pertanto, il CNI chiede di specificare meglio le tipologie di edificio interessate dai nuovi obblighi.

Si chiede inoltre al Ministero di chiarire:

  • le definizioni di TLR e TLF, che creano una serie di problemi
  • la definizione di riscaldamento e raffreddamento efficienti, che è ancora tortuosa e di difficile comprensione
  • la definizione di sistema di misurazione intelligente, che presenta lacune
  • le questioni legate alla verifica, che risulterebbe troppo onerosa
  • altre questioni tecniche

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Decreto SCIA 2, ci siamo quasi. Ecco il punto della situazione

Decreto-SCIA

Decreto SCIA 2, OK al testo da parte delle Regioni con alcune osservazioni sull’autonomia regionale in materia di SCIA

È arrivato il via libera dalla Conferenza Unificata allo schema di decreto legislativo SCIA 2, in applicazione della legge 124/2015 (riforma Madia).

Il provvedimento punta a uniformare su tutto il territorio nazionale i procedimenti autorizzativi per l’edilizia e le attività d’impresa. Vengono individuate con esattezza le attività dei privati assoggettate ai 4 regimi amministrativi definiti nella norma di delega, ossia:

  1. segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)
  2. silenzio assenso
  3. comunicazione preventiva
  4. titolo espresso

L’individuazione è effettuata mediante una tabella allegata al decreto in cui sono indicate le varie tipologie di attività economiche e, per ciascuna di esse, il regime amministrativo applicabile.

Seppur condividendo in linea generale il lavoro predisposto dal Governo per la ricognizione dei regimi, le Regioni hanno chiesto alcune modifiche al testo e alla tabella in cui sono definiti gli interventi edilizi e il titolo necessario.

In particolare, le Regioni chiedono di salvaguardare i regimi amministrativi più favorevoli in termini di semplificazione già previsti localmente. Il ritorno all’autonomia regionale in fatto di SCIA è una delle condizioni che le Regioni hanno posto per il raggiungimento dell’intesa in Conferenza unificata.

Decreto SCIA 2, le modifiche al testo chieste dalle Regioni

Nel documento di parere con proposte di modifica al decreto SCIA 2, le Regioni hanno proposto alcune integrazioni sostanziali allo schema generale, fra le quali:

  • ampliare la portata delle ristrutturazioni pesanti
  • alleggerire le procedure per ottenere l’agibilità
  • tutelare la competenza delle regioni in materia di titoli abilitativi

Propongono di sostituire il termine “autorizzazione” riportato nella Tabella A con “permesso di costruire”, così da non lasciare spazio a nessun tipo di incertezza interpretativa

Entrando nello specifico delle richieste, ecco i 10 interventi richiesti:

  1. Disciplina generale della comunicazione 
  2. Glossario
  3. Principi del diritto dell’Unione europea
  4. Attività non elencate in tabella
  5. Aggiornamento della ricognizione dei regimi di cui alla tabella A
  6. Controlli sulla CILA
  7. Disposizioni in materia di ambiente
  8. Disposizione in materia di commercio
  9. Livelli ulteriori di semplificazione
  10. Termini di adeguamento delle Regioni e degli Enti Locali

In riferimento alla Tabella A, le Regioni evidenziano la possibilità di rivedere le attività della tabella in quanto risultano incomplete e di introdurre una numerazione progressiva unica. Chiedono, inoltre, l’aggiornamento della ricognizione di tutti gli interventi  (e relativi titoli edilizi) elencati nella tabella.

Il testo è ora all’esame del Parlamento.

In allegato il documento con le osservazioni delle Regioni allo schema di decreto SCIA 2.

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Permesso di costruire in sanatoria più semplice in Sicilia: ecco il nuovo testo unico per l’edilizia

Sicilia-DPR-380-2001

Pubblicato il nuovo testo unico per l’edilizia Sicilia: non serve la doppia conformità per ottenere il permesso di costruire in sanatoria

La Regione Sicilia è una Regione a statuto speciale e può legiferare liberamente in materia urbanistica.

Il 19 agosto 2016 è entrata in vigore la legge regionale 16/2016 che recepisce buona parte del dpr 380/2001 (testo unico per l’edilizia).

Con la nuova legge, la Sicilia ha recepito in maniera dinamica alcuni articoli del testo.

La legge è formata da 30 articoli e contiene molte novità per l’edilizia siciliana, che si adegua dopo 15 anni alla legge nazionale.

Ora, la Regione ha ripubblicato la legge regionale 16/2016 integrata con le note per agevolare la lettura delle disposizioni di legge modificate o il rinvio ad esse.

Con la pubblicazione del nuovo testo restano invariati il valore e l’efficacia dei provvedimenti.

Le modifiche sono evidenziate in corsivo.

Tuttavia è evidente come la legge regionale si discosti dal Testo unico per quanto riguarda il permesso in sanatoria.

In caso di abuso, il proprietario può ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulta conforme alla disciplina vigente al momento dell’istanza di sanatoria (art. 14 lr 16/2016).

Viene eliminato il requisito della doppia conformità: non è richiesto che l’opera abusiva sia conforme anche alle regole vigenti quando l’intervento è stato realizzato.

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Abuso edilizio, il manufatto va demolito o è possibile pagare la sanzione alternativa?

capannone-agricolo

Abuso edilizio, il Consiglio di Stato fornisce nuovi chiarimenti su quando è necessario demolire e quando si può ottenere la sanzione pecuniaria alternativa


Il manufatto va demolito se è eseguito in totale difformità dal titolo abilitativo; non è possibile neanche chiedere la sanzione pecuniaria alternativa se la concessione in sanatoria è illegittima.

Il Consiglio di Stato ha fornito chiarimenti in materia di abuso edilizio e demolizione, esprimendosi sull’applicabilità dell’art. 38 del dpr 380/2001.

Nel caso in esame, i proprietari di un’azienda agricola avevano ottenuto una concessione edilizia per la costruzione di un capannone.

Il rilascio del titolo abilitativo era subordinato alle seguenti prescrizioni:

  • la destinazione d’uso doveva essere “a magazzino di granaglie” (non produttivo)
  • non era possibile realizzare chiusure perimetrali di tipo fisso

I proprietari, tuttavia, procedevano alla realizzazione di tamponamenti laterali del capannone. Di conseguenza il Comune disponeva la demolizione parziale delle opere abusive.

I responsabili della violazione chiedevano e ottenevano una concessione in sanatoria per le opere realizzate in difformità.

Tuttavia, a seguito del ricorso presentato dai proprietari confinanti, il Tar Friuli Venezia Giulia annullava tutti i titoli edilizi rilasciati in sanatoria.

Dopo una serie di vicissitudini amministrative e legali durate ben 20 anni si giunge alla sentenza del Consiglio di Stato.

Abuso edilizio e concessione in sanatoria, la sentenza del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada con la sentenza n. 3559/2016 confermano la decisione di primo grado.

Stabiliscono la legittimità dell’ordine di demolizione integrale emesso dal Comune, in quanto l’abuso edilizio compiuto è relativo a:

  • un aumento di volumetria (i proprietari avevano trasformato, mediante tamponature laterali, una tettoia aperta in un capannone chiuso)
  • una diversa utilizzazione rispetto a quanto previsto dalla concessione (da attività agricola ad industriale)

Si tratta quindi di un’opera realizzata in totale difformità rispetto alla concessione edilizia.

Il CdS inoltre respinge anche il ricorso con cui i proprietari chiedevano la sanzione alternativa alla demolizione.

L’art. 38 del dpr 380/2001 prevede che

in caso di annullamento del permesso, qualora non sia possibile, in base a motivata valutazione, la rimozione dei vizi delle procedure amministrative o la restituzione in pristino, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale applica una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o loro parti abusivamente eseguite […]

Il CdS spiega però il caso in esame è relativo all’annullamento di un provvedimento di sanatoria e non del permesso di costruire originario.
Nel caso di annullamento del permesso di costruire, il cittadino ha realizzato un’opera edilizia sulla base di un titolo rilasciato dall’Amministrazione, anche se poi annullato.

Nel caso, invece, di opera abusiva che ha ottenuto successivamente un provvedimento di sanatoria poi rivelatosi illegittimo e quindi annullato non è possibile disporre una sanzione pecuniaria in luogo della demolizione.

Infine, il Consiglio di Stato ribadisce alcuni principi già consolidati in materia di abusi edilizi:

  • l’abuso edilizio non è soggetto a termini di decadenza e prescrizione: la demolizione è legittima anche dopo 20 anni
  • l’illecito edilizio è permanente: si conserva nel tempo l’interesse pubblico al ripristino dell’ordine violato, che è sempre prevalente sull’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva
  • non vi è necessità di motivare in modo particolare l’ordine di demolizione del manufatto illecitamente costruito, nemmeno quando è decorso un notevole lasso di tempo

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Professionista e pagamento Irap, nuove riflessioni dell’Agenzia delle Entrate

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Professionista e pagamento Irap, l’Agenzia delle Entrate prova a dare un supporto, ma la valutazione va fatta caso per caso

La documentazione fornita in sede di interpello da un professionista all’Agenzia delle Entrate non basta per stabilire se l’Irap è dovuta o meno.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 82/E, tratta nuovamente la questione dell’autonoma organizzazione, requisito necessario per l’imposizione ai fini Irap.

Di fatto, il pagamento dell’Irap costituisce molto spesso causa di dubbi soprattutto tra i professionisti, visti i suoi confini assai nebulosi.

L’istanza è stata presentata da un medico convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale; questi riteneva che la propria attività venisse svolta:

  • senza elementi organizzativi
  • senza personale dipendente
  • con beni strumentali assai modesti

Pertanto, conclude il professionista, la sua attività non dovrebbe essere soggetta a Irap.

Pagamento Irap e autonoma organizzazione, il parere dell’Agenzia delle Entrate

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il fatto che lo studio sia attrezzato così come previsto dalla convenzione non può essere considerato indice di autonoma organizzazione per i medici di medicina generale.

L’esistenza dell’autonoma organizzazione deve essere valutata volta per volta.

Dunque la verifica della sussistenza di un’autonoma organizzazione ai fini dell’Irap non può esser effettuata mediante la mera valutazione della documentazione prodotta in sede di interpello.

Risulta necessario appurare le concrete modalità di esercizio dell’attività svolta attraverso un esame fattuale.

Autonoma organizzazione, le indicazioni legislative

Ricordiamo che l’Irap è disciplinata dal dlgs n. 446/1997, art. 2; inoltre le vecchie circolari n. 141 del 1998 e n. 28/E del 2010 chiariscono che le attività non autonomamente organizzate sono escluse dal pagamento dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Si parla di autonoma organizzazione quando il contribuente:

  • è il responsabile dell’organizzazione
  • non fa riferimento ad organizzazioni riferibili ad altrui responsabilità ed interesse
  • impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione
  • si avvale in modo non occasionale di lavoro altrui

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Prevenzione incendi asili nido, il 7 ottobre scatta l’obbligo di adeguamento

asilo-nido

Prevenzione incendi asili nido, entro il 7 ottobre gli asili nido con oltre 30 persone esistenti al 28 agosto 2014 devono adeguarsi al dm 16 luglio 2014

Entro il 7 ottobre 2016 gli asili nido con oltre 30 persone presenti, esistenti al 28 agosto 2014 devono adeguarsi alle regole previste dalla regola tecnica di prevenzione incendi dm 16 luglio 2014.

I termini risultano così prorogati per effetto della disposizione prevista dall’art. 4 comma 2-bis del dl 192/2014 (“Milleproroghe”), convertito in legge 11/2015.

Entro il 7 ottobre, dunque, occorre presentare la Scia antincendio ai sensi dell’art. 4 del dpr 151/2011.

Contenuti dm 16 luglio 2014

Fra le definizioni riportate nella prima parte del provvedimento, interessano quelle di:

  • asilo nido: struttura educativa destinata ai bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni
  • persone presenti: numero di persone complessivamente presenti che si ottiene sommando al personale in servizio nell’attività il numero di bambini e/o neonati

Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le attività degli asili devono essere organizzate e gestite in modo da:

  1. minimizzare le cause di incendio
  2. garantire la stabilità delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti
  3. limitare la produzione e la propagazione di un incendio all’interno dei locali o edifici
  4. limitare la propagazione di un incendio ad edifici o locali contigui
  5. assicurare la possibilità che gli occupanti lascino i locali e gli edifici indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo
  6. garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza

Il decreto dispone una serie di requisiti da rispettare in merito a:

  • ubicazione
  • caratteristiche costruttive (carico d’incendio specifico delle attività che non deve superare 300MJ/mq)
  • classe REI di strutture portanti ed elementi di compartimentazione
  • classe di reazione al fuoco degli elementi

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Responsabilità direttore dei lavori per cattiva esecuzione dell’opera

risarcimento-danni

Responsabilità direttore dei lavori, la Cassazione si esprime su un caso di risarcimento solidale dei danni per cattiva esecuzione delle opere

Un condomìnio citava l’impresa esecutrice e il direttore dei lavori per ottenerne il risarcimento dei danni dovuti alla cattiva esecuzione delle opere di manutenzione del tetto e della facciata condominiale.

Il Tribunale di primo grado condannava entrambi i convenuti in solido. Successivamente la Corte d’Appello di Torino determinava la quota di responsabilità da attribuire al direttore dei lavori in misura pari al 30%.

Il direttore dei lavori ricorreva in Cassazione.

Responsabilità direttore dei lavori, la sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione con sentenza n. 18521 del 21 settembre 2016 respinge il ricorso del direttore dei lavori.

La Corte ritiene che, in tema di contratto di appalto, nel caso in cui il danno subito dal condomìnio sia conseguenza dei concorrenti inadempimenti dell’impresa appaltatrice e del direttore dei lavori, entrambi devono rispondere solidalmente dei danni derivati dalla cattiva esecuzione delle opere.

Per la sussistenza della solidarietà è sufficiente che le azioni e le omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente a produrre l’evento. Risulta irrilevante che le azioni costituiscano autonomi e distinti fatti illeciti o violazioni di norme giuridiche diverse.

In particolare la solidarietà fra coobbligati trova fondamento nel principio di cui all’art. 2055 cc., secondo cui:

Se il fatto dannoso è imputabile a più persone , tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall’entità delle conseguenze che ne sono derivate. Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali.

Pertanto la Cassazione conferma la sentenza della Corte di Appello di Torino. Ritiene che il direttore dei lavori sia responsabile in solido con l’impresa e che debba rispondere a titolo di responsabilità contrattuale.

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Prestito vitalizio ipotecario, le FAQ del Mise

Prestito vitalizio ipotecario

Prestito vitalizio ipotecario, dal Mise le risposte alle domande più frequenti per una corretta applicazione del finanziamento 

Il dm 226/2015 ha introdotto il prestito vitalizio ipotecario. Si tratta di una particolare tipologia di finanziamento senza rate, riservato alle persone con più di 60 anni e con un titolo di proprietà su di un immobile residenziale.

Il prestito vitalizio ipotecario è caratterizzato da un’ipoteca sull’immobile la cui durata coincide in genere con la vita del sottoscrittore e può essere erogato solo dopo valutazione da parte della banca

Questo tipo di finanziamento consente a chi lo sottoscrive di continuare ad abitare nell’immobile senza perderne la proprietà; gli eredi hanno poi la facoltà di decidere come rimborsare il prestito e di cosa fare dell’immobile dato in garanzia.

Al fine di garantire una corretta applicazione della disciplina, il Ministero dello Sviluppo economico ha predisposto una serie di quesiti con relative risposte, condivise con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), associazioni di consumatori e utenti.

Ecco le domande più frequenti:

  • È possibile erogare il prestito ipotecario vitalizio nella forma di finanziamento a tranche?
  • Fino a quale momento decorrono gli interessi corrispettivi? Quando posso applicarsi gli interessi di mora?
  • Il finanziatore ha necessità di farsi conferire il mandato a vendere dagli eredi?
  • Possono sottoscrivere il prestito ipotecario vitalizio i titolari della nuda proprietà del bene oggetto della garanzia?
  • Chi può richiedere il Prestito Ipotecario Vitalizio?
  • Devono essere considerati i soli immobili nei quali il mutuatario abbia stabilito la residenza?
  • Quando devono essere consegnati al mutuatario i prospetti esemplificativi denominati “Simulazione del piano di ammortamento”?
  • Come devono essere valorizzate o inserite le informazioni inerenti al finanziamento, segnatamente connesse agli oneri notarili e ai costi della polizza assicurativa, nel prospetto informativo?
  • Quali previsioni del Decreto si applicano alle Unioni Civili di cui alla Legge n. 76 del 2016?
  • Nella definizione di coniugi di cui all’art. 2, comma 7 del Decreto, possono rientrare anche i coniugi legalmente separati?
  • Quale deve essere la polizza assicurativa obbligatoria sull’immobile prevista all’art.2, comma 5 del Decreto?

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Cavi elettrici, a breve in commercio solo quelli con marchio CE

cavi-elettrici

Cavi elettrici, dal 1° luglio 2017 saranno commercializzabili solo quelli con marchio CE. Obblighi, classi di reazione al fuoco, prestazioni minime e tempistiche nell’opuscolo Aice

Il Regolamento Prodotti da Costruzione riguarda tutti i prodotti destinati ad essere installati in maniera permanente in edifici e opere di ingegneria:

  • abitazioni
  • edifici industriali e commerciali
  • uffici
  • ospedali
  • scuole
  • metropolitane
  • ecc.

La Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza del comportamento al fuoco dei cavi elettrici. Ha inserito tra le caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni anche

  • reazione al fuoco
  • resistenza al fuoco
  • rilascio di sostanze nocive

dei cavi elettrici.

Pertanto, tutti i cavi installati permanentemente nelle costruzioni (trasporto di energia o di trasmissione dati), di qualsiasi livello di tensione e con conduttori, metallici o fibra ottica, dovranno essere classificati in base alle classi del relativo ambiente di installazione.

Essendo i cavi elettrici e ottici installati in maniera fissa considerati prodotti da costruzione, devono seguire il Regolamento prodotti da costruzione, CPR, (UE 305/2011).

Il Regolamento è in vigore per tutti gli Stati dell’Unione Europea dal primo luglio 2013 per tutte le famiglie di prodotti tranne che per i cavi. Dal 10 giugno 2016 (data di pubblicazione della Norma EN 50575) il Regolamento è applicabile anche ai cavi elettrici.

Fino al 1° luglio 2017 sussisterà un periodo di coesistenza, durante il quale produttori e importatori potranno immettere sul mercato cavi che rispettino o meno il Regolamento.

Dopo il 1° luglio 2017 il marchio CE e la dichiarazione di performance saranno obbligatorie per tutti i cavi per costruzioni immessi sul mercato, anche nel caso non esistano ancora prescrizioni in merito al loro utilizzo da parte delle autorità italiane.

Cavi elettrici, il Regolamento prodotti da costruzione

Il Regolamento si applica a tutti i cavi elettrici per installazioni permanenti negli edifici e nelle altre opere di ingegneria civile (abitazioni, edifici industriali, commerciali, ospedali, scuole, ecc.).

In pratica, concerne tutti i cavi che sono installati in maniera fissa nelle opere di costruzione, in relazione:

  • alla loro reazione al fuoco
  • all’emissione di sostanze pericolose
  • al mantenimento del funzionamento (in futuro)

Per i cavi, vista la loro pericolosità in caso di incendio, la Commissione Europea ha previsto 7 classi di prestazione di reazione al fuoco, a cui sono state aggiunte alcune prestazioni addizionali di sicurezza relative a:

  • emissione di fumo
  • gocce incandescenti
  • acidi

Cavi elettrici, opuscolo Aice

L’Aice (Associazione italiana industrie cavi e conduttori elettrici) ha pubblicato un’utile opuscolo con tutte le informazioni.

È rivolto a tutti coloro che quotidianamente trattano cavi elettrici per energia e trasmissione dati che ricadono nell’ambito del Regolamento; ha lo scopo di supportare progettisti ed utilizzatori nella scelta del cavo adatto per ogni tipo di installazione.

Ecco quanto contenuto nella pubblicazione:

  • gli obblighi di legge da rispettare
  • le classi di reazione al fuoco
  • i sistemi di valutazione e verifica della costanza delle prestazioni (AVCP)
  • le prestazioni minime da garantire
  • i tipi di ambienti e le tempistiche di applicazione del Regolamento Prodotti da Costruzione

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Sport missione comune, al via i finanziamenti per gli impianti sportivi

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Sport missione comune, dal 5 ottobre è possibile inviare le richieste per accedere ai finanziamenti per i progetti di impiantistica sportiva

L’Anci e l’Istituto per il Credito Sportivo hanno sottoscritto il 14 luglio 2016 un protocollo d’intesa (Sport missione comune) per la concessione di contributi in conto interessi sui finanziamenti relativi all’impiantistica sportiva.

Dalle ore 10:00 del 5 ottobre 2016 è possibile inviare le istanze per accedere al contributo.

Il plafond è di 60 milioni di euro, stanziato con la finalità di fornire un impulso all’economia attraverso gli investimenti nel settore dell’impiantistica sportiva.

Nell’avviso sono definite le regole per la presentazione e la successiva selezione dei progetti per impiantistica sportiva destinatari delle agevolazioni.

Sport missione comune, termini e modalità di presentazione delle domande

Le istanze dovranno essere trasmesse, a mezzo di PEC, all’indirizzo: icsanci@legalmail.it a partire dalle ore 10:00 del 5 ottobre 2016 e non oltre le ore 17:00 del 5 novembre 2016.

Ciascuna istanza dovrà essere relativa ad un solo progetto o lotto funzionale.

La domanda di ammissione a contributo deve essere redatta in carta semplice ed essere accompagnata dalla seguente documentazione:

  • modello di presentazione dell’istanza di ammissione a contributo
  • relazione tecnica illustrativa, computo metrico estimativo e quadro economico di spesa del progetto definitivo o esecutivo, regolarmente approvato dall’ente che presenta l’istanza
  • modulo di domanda di mutuo e informativa sul trattamento dei dati personali
  • certificazione compilata in ogni parte e a firma dei responsabili dei servizi (amministrativo e tecnico), ciascuno per le attestazioni di competenza
  • parere favorevole espresso sul progetto definitivo/esecutivo dal Comitato Regionale del CONI
  • copia conforme della planimetria e disegni dell’impianto che si intende acquistare
  • scheda CONI debitamente compilata a firma del responsabile dell’ufficio tecnico comunale e del CONI provinciale
  • certificazione del responsabile dell’ufficio tecnico comunale attestante che l’impianto risulta omologato ed agibile

Sport missione comune, gli interventi ammessi

Sono ammessi a contributo gli interventi relativi a:

  • costruzione
  • ampliamento
  • attrezzatura
  • miglioramento
  • ristrutturazione
  • efficientamento energetico
  • completamento e messa a norma

di impianti sportivi e/o strumentali all’attività sportiva, comprese le piste ciclabili, ivi compresa l’acquisizione delle aree e degli immobili relativi ad attività sportive.

Sport missione comune, le spese ammesse

I lavori relativi agli interventi ammessi a contributo dovranno iniziare entro il termine di 6 mesi dalla data di stipula del contratto di mutuo ed essere ultimati entro 18 mesi dalla stipula del contratto di mutuo

Le spese ammesse a contributo sono le seguenti:

  • lavori, opere civili ed impiantistiche
  • spese tecniche per la realizzazione dell’intervento (spese di progettazione, direzione lavori, ecc.)
  • spese strettamente correlate alla realizzazione del progetto sportivo (materiali e relativa mano d’opera, ivi compresi i componenti e le strutture già realizzate in fabbrica)
  • spese per l’acquisto di attrezzature sportive, purché di stretta pertinenza dell’impianto sportivo
  • spese per l’acquisto delle aree sulle quali dovranno essere realizzati gli impianti sportivi, a condizione che la realizzazione dell’impianto sportivo faccia parte del progetto ammesso a contributo
  • spese per l’acquisto di immobili da destinare ad attività sportive
  • IVA

Sport missione comune, selezione e valutazione dei progetti

L’istituto provvederà a comunicare l’esito delle istanze e dell’eventuale ammissione preliminare a contributo con valore di notifica ai soggetti interessati ed all’ANCI, entro 20 giorni dal ricevimento delle istanze.

In tale comunicazione di ammissione preliminare sarà specificato l’importo massimo di mutuo concedibile, all’esito della definizione dell’istruttoria e salvo suo buon fine, la cui quota interessi sarà abbattuta fino al 100% del valore e l’eventuale quota di mutuo che usufruirà della contribuzione in conto interessi indicata.

Verrà redatto l’elenco degli interventi ammessi definitivamente al contributo e l’elenco delle domande dichiarate inammissibili e/o irricevibili.

Risulteranno assegnatari del contributo i soggetti utilmente collocati in graduatoria fino all’esaurimento dell’ammontare complessivo delle risorse disponibili.

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Arrivano le prime norme tecniche italiane sul BIM: UNI 11337 parti 1, 4 e 5

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Arrivano le prime norme tecniche italiane sul BIM: dal 4 ottobre 2016 le UNI 11337 parti 1, 4 e 5 sono disponibili per l’inchiesta pubblica finale fino al 2 dicembre 2016

Le norme UNI 11337: il quadro generale dell’avanzamento dei lavori

Sul sito UNI, nella sezione dedicata alle norme “Normazione//UNI: inchiesta pubblica finale”, sono stati pubblicati per l’inchiesta pubblica finale i progetti di norma:

  • U87007271
  • U87007274
  • UNI1601555

Chiunque, cioè, può prenderne visione e formulare propri commenti e osservazioni nell’apposito form presente sul sito.

Questi  progetti assumeranno i titoli e le denominazioni riportate nella tabella seguente.

Codice di Progetto Denominazione finale Titolo
U87007271 UNI 11337-1 Edilizia e opere di ingegneria civile

Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 1

Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi

U87007274 UNI 11337-4 Edilizia e opere di ingegneria civile

Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4

Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti

UNI1601555 UNI 11337-5 Edilizia e opere di ingegneria civile

Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 5

Flussi informativi dei processi digitalizzati

Le norme saranno certamente pubblicate in via definitiva nelle prime settimane del 2017 insieme alla futura parte 6 (prossima anch’essa alla pubblicazione per l’inchiesta pubblica).

Il giorno 3 ottobre presso la sede centrale UNI in Milano si è tenuta la prima riunione del tavolo di lavoro relativa alla stesura della futura parte 7 relativa ai “requisiti di conoscenza, abilità, competenza per le figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi”.

Inoltre il giorno 12 ottobre, prenderanno il via i lavori relativi alla stesura della parte seconda

  • UNI 11337-2 – Criteri di denominazione e classificazione di modelli, prodotti e processi

e di revisione della parte terza

  • UNI 11337-3 – Modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione (schede digitali per prodotti e processi)

per i quali si auspica una conclusione entro il 2017.

La UNI 11337 parte prima: l’organizzazione della norma

La prima parte della norma si occupa dell’inquadramento generale della gestione digitale del processo informativo relativo alla realizzazione (manutenzione, gestione, ecc.) delle costruzioni.

A questo scopo vengono evidenziati tre aspetti fondamentali del processo informativo, oggetto di approfondimento e puntualizzazione nel corpo del testo normativo:

  • la struttura dei veicoli informativi
  • la struttura del processo informativo
  • la struttura informativa del prodotto

Naturalmente, prima di entrare nel vivo, e come è prassi di qualsiasi norma tecnica, viene affrontata la questione terminologica; ma ampio spazio è stato riservato anche ai livelli di “maturità digitale del processo delle costruzioni” italiani.

La UNI 11337 parte prima: la terminologia

La sezione “Termini e Definizioni”, che sostanzialmente apre il testo, viene proposta suddivisa in 5 parti, che di seguito riportiamo unitamente alla segnalazione di alcuni tra i concetti e le definizioni fornite, particolarmente interessanti.

1) Termini relativi ai contenuti informativi

  • precisazione dei termini Dato, Informazione e Contenuto Informativo, dove il primo è il singolo elemento conoscitivo, il secondo l’insieme di elementi conoscitivi organizzati al fine di una conoscenza ed il terzo un insieme di informazioni organizzate per un determinato scopo;
  • definizione di Veicolo Informativo, vale a dire mezzo di trasmissione dei contenuti informativi. Veicolo informativo sono gli Elaborati (veicolo informativo di rappresentazione) i Modelli(veicolo informativo di virtualizzazione).

2) Termini relativi agli ambienti informativi

  • definizione di Ambiente di Condivisione Dati (ACDat), cioè di ambiente per la raccolta e la condivisione di modelli e elaborati digitali. Rappresenta” l’equivalente italiano” del CDE (Common Date Environment” – Ambiente comune delle informazioni) introdotto nelle PAS 1192-2 britanniche.

3) Termini relativi alla struttura informativa del prodotto

  • • precisazione dei termini Prodotto Componente e Prodotto Risultante, dove la prima espressione è riferita ai prodotti da costruzione, cioè ogni prodotto destinato ad essere incorporato in modo permanente negli edifici (malta, mattoni, ma anche impianti), mentre la seconda è riferita al risultato di un’attività produttiva, cioè all’edificio, complesso di edifici o un’infrastruttura.

4) Termini relativi alla struttura informativa dello spazio

  • Introduzione dei concetti di Ambito Funzionale Omogeneo (AFO), e di Ambito Spaziale Omogeneo (ASO). AFO sono gli ambiti individuati come insieme di aree funzionali correlati da una comune funzione (volumi residenziali, volumi riscaldati), mentre gli ASO sono gli ambiti individuati come insieme di spazi correlati da una comune destinazione (come le zone produttive, commerciali, ecc.)

5) Termini relativi alla struttura informativa del processo

  • Puntualizzazione delle definizioni di Ambito Disciplinare e Disciplina, dove quest’ultima individua una specializzazione verso una precisa conoscenza di natura umanistica, scientifica, ecc. mentre la prima indica un insieme coerente di più discipline. Ad esempio ambiti disciplinari possono essere tecnici, giuridici, economici, mentre all’interno di quello tecnico, possono individuarsi le discipline specialistiche di architettura, strutture, impianti, ecc.

La UNI 11337 parte prima: la struttura dei veicoli informativi

Propedeutico alla precisazione dei requisiti necessari per la definizione dei livelli di maturità del BIM, la norma approfondisce gli aspetti legati alla struttura dei veicoli informativi.

In generale, lo scambio di conoscenze tra gli attori di una filiera produttiva avviene attraverso:

  • dati
  • informazioni
  • contenuti informativi

come definiti nella sezione terminologia precedentemente illustrata.

Ovviamente in un processo digitale la “gestione” delle informazioni (creazione, gestione, conservazione e trasferimento) deve attuarsi attraverso l’ausilio di sistemi informatizzati.

In tale contesto digitale i dati (le informazioni e i contenuti informativi) possono presentarsi:

  • strutturati o non strutturati elettronicamente
  • rielaborabili o non rielaborabili
  • relazionati o non relazionati
  • archiviati su supporti digitali o non digitali
  • scritti in formato proprietario o non proprietario
  • scritti in formato aperto

Obiettivo finale della transizione del settore delle costruzioni verso la completa digitalizzazione è che la totalità degli scambi di conoscenze avvenga mediante dati (informazioni e contenuti informativi):

  • strutturati elettronicamente
  • rielaborabili elettronicamente
  • relazionati elettronicamente
  • memorizzati su supporti digitali
  • scritti in formato aperto

I veicolo informativi su cui viaggiano le “conoscenze” vengono suddivisi in due tipologie:

  • veicoli di rappresentazione, vale a dire elaborati informativi o Elaborati
  • veicoli di virtualizzazione, vale a dire modelli informativi o Modelli

Entrambi i vettori possono operativamente configurarsi come:

  • grafici
  • documentali
  • multimediali

In particolare gli Elaborati informativi, dal punto di vista della loro natura, possono essere:

  • non digitali
  • copie digitali di elaborati non digitali
  • digitali

mentre dal punto di vista della “gestione” (produzione, gestione, conservazione, trasferimento) essa può essere effettuata con o senza l’utilizzo di apparecchiature elettroniche.

Per quanto concerne, invece, i Modelli informativi essi possono essere solo digitali e, quindi, la loro utilizzazione (produzione, gestione, conservazione, trasferimento) essa deve essere effettuata esclusivamente per mezzo di apparecchiature elettroniche.
Da un modello informativo, inoltre, è sempre possibile estrarre uno o più elaborati informati.

La UNI 11337 parte prima: Maturità digitale del processo delle costruzioni

A questo punto la norma ci propone i livelli italiani di maturità digitale del processo digitale.
Essi vengono definiti in ragione del differente grado di evoluzione della modalità di trasferimento deelle informazioni. Esse, come abbiamo visto precedentemente, possono viaggiare attraverso Elaborati (digitali o non digitali), Modelli (digitali) e sistemi misti.

Gli step di sviluppo prefigurati sono 5:

  • Livello 0: non digitale
  • Livello 1: base
  • Livello 2: elementare
  • Livello 3: avanzato
  • Livello 4: ottimale

Livello 0 – Non digitale

Il trasferimento dei contenuti informativi in tutti gli ambiti disciplinari (sociale, ambientale, tecnico, economico, giuridico) avviene attraverso elaborati non digitali su supporto prevalentemente cartaceo. Tali elaborati possono anche derivare da elaborati digitali, ma contrattualmente il veicolo informativo è costituito solo da elaborati non digitali.

Livello 1 – Base

Il trasferimento dei contenuti informativi in tutti gli ambiti disciplinari (sociale, ambientale, tecnico, economico, giuridico) avviene attraverso elaborati sia digitali che non digitali, ma contrattualmente il supporto richiesto permane quello cartaceo.

Livello 2 – Elementare

II trasferimento dei contenuti informativi per gli ambiti disciplinari ambientale e tecnico avviene di norma attraverso l’impiego di Modelli grafici.
Per tutti gli ambiti disciplinari, il trasferimento delle informazioni non veicolate dai modelli grafici suddetti, avviene attraverso elaborati digitali.
Contrattualmente il supporto prevalente rimane quello cartaceo, accompagnato questa volta, anche da quello digitale per quanto concerne i modelli grafici.

Livello 3 – Avanzato

Lo scambio di informazioni avviene attraverso modelli informativi grafici e elaborati (grafici, documentali o multimediali) digitali.
Per favorire la relazionabilità è possibile anche utilizzare apposite schede informative digitali di prodotto o di processo. La struttura di tali schede è sviluppata dalla UNI 11337-3, pubblicata nel 2013 e in procinto di revisione.

Livello 4 – Ottimale

Il trasferimento dei contenuti informativi in tutti gli ambiti disciplinari (sociale, ambientale, tecnico, economico, giuridico, ecc.) avviene attraverso modelli informativi.

Talvolta, e solo per necessità specifiche, tali modelli possono essere affiancati da elaborati digitali.
Contrattualmente viene effettuata l’archiviazione dei vari modelli (con i relativi contenuti informativi), come definiti nelle varie fasi del processo evolutivo del progetto.

Gli ultimi due capitoli del progetto di norma U87007271 (UNI 11337-1) sono dedicati, come detto, alla struttura del processo informativo, e struttura informativa del prodotto: due aspetti molto rilevanti di cui parleremo in un successivo intervento.

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Immobili pubblici vincolati, 50 o 70 anni la soglia per considerarli vincolati?

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Immobili pubblici vincolati, nel parere reso dal Mibact è confermata a 70 anni la soglia per considerare vincolato un bene pubblico

L’art. 10 del dlgs 42/2004, recante Codice dei beni culturali e del paesaggio, indica quali sono i beni immobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

In base a quanto espresso al comma 5 dell’art. 10 e comma 1 dell’art. 12 (verifica dell’interesse culturale), è fissata a 50 anni la soglia per considerare vincolato un bene immobile pubblico.

L’articolo 217 del nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016), entrato in vigore il 16 aprile scorso, ha abrogato l’art. 4 del dl 70/2011 (decreto Sviluppo), incluso il comma 16 che aveva innalzato a 70 anni tale soglia.

Pertanto, vengono richiesti chiarimenti al Ministero beni culturali circa la corretta applicazione delle disposizioni in materia di tutela dei beni culturali, dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto.

In particolare se:

  • si ritornano a considerare vincolati gli immobili con oltre 50 anni (ossia quelli realizzati prima del 1966)?

oppure

  • si continuano a considerare vincolati gli immobili con oltre 70 anni (ossia realizzati prima del 1946)?

Con parere del 3 agosto 2016, il Mibact ritiene che l’art. 4 del dl 70/2011 recava numerose disposizioni in merito al Codice
dei beni culturali.

Secondo il Ministero, l’articolo 217 del nuovo Codice appalti si limita ad abrogare l’art. 4 comma 16 del decreto sviluppo, senza alcun riferimento alle disposizioni del dlgs 42/20014 che già erano state abrogate nel 2011 e che, pertanto. non possono in alcun modo rivivere.

In definitiva secondo il Ministero vi è la presunzione di culturalità e quindi sono vincolati solo gli immobili pubblici con oltre 70 anni.

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Facebook Marketplace, l’e-commerce diventa social

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Facebook Marketplace, ecco il nuovo servizio di e-commerce che gestisce le compravendite tra utenti. Per ora disponibile solo su App per smartphone

Facebook lancia la propria idea di e-commerce, presentando Facebook Marketplace.

Inizialmente disponibile solo per le applicazioni smartphone, il nuovo servizio consente la possibilità di vendere e comprare oggetti con altri utenti di Facebook, come già avviene nei gruppi specifici creati a questo scopo.

Facebook Marketplace è già disponibile negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, successivamente arriverà negli altri Paesi.

Col nuovo aggiornamento dell’applicazione di Facebook , l’icona di Marketplace comparirà nella barra delle notifiche (in basso nell’app per iOS, in alto in quella per Android).

Facebook Marketplace, come funziona

Le compravendite online rappresentano una grossa quota del mercato.

Esistono diverse piattaforme di vendita online. Ebay è la più grande piattaforma di e-commerce mondiale tra privati: permette di acquistare e vendere solo attraverso il proprio portale, vietando le compravendite private. Il punto di forza di Ebay è sicuramente la garanzia delle transazioni, assicurate anche da sistema di feedback sugli utenti.

Esistono una serie di altri siti, che invece permettono le compravendite tra privati, senza però garantire sul buon esito delle transazioni.

La novità di facebook Marketplace è rappresentata dalla duplice possibilità:

  • fare e ricevere offerte dirette
  • compravendere privatamente tramite messaggio

Facebook Marketplace permetterà le compravendite, in maniera gratuita, tra i soli utenti registrati. Da qui la garanzia, non documentata dai feedback, ma dal proprio profilo, che ogni utente può mostrare come garanzia di onestà.

Facebook non si riterrà responsabile su un eventuale cattivo esito dell’acquisto, per questo motivo ha messo a punto delle procedure con cui gli utenti potranno segnalare eventuali abusi.

Sarà vietata la vendita di prodotti illegali:

  • droghe
  • alcolici
  • animali
  • armi da fuoco

Di seguito proponiamo il video lancio di Marketplace.

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Google sfida Samsung ed Apple con il suo nuovo smartphone Pixel

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Google lancia la sfida ad iPhone 7 e Galaxy S7: ecco Pixel, lo smartphone ideale per chi ama la fotografia, con tanto di spazio di archiviazione illimitato


Google lancia la sua sfida ad Apple, Samsung e tutti gli altri produttori di smartphone. Lo fa con Google Pixel.

Un vero e proprio cambio di mentalità della casa di Google, che da regina del sistema operativo Android si lancia anche nella commercializzazione del proprio smartphone.

Google ha presentato a San Francisco il suo nuovo smartphone Pixel, in 2 differenti versioni:

  • una con display più piccolo: Pixel 5,0″
  • una con display più grande: Pixel XL da 5,5″

Secondo Big G Pixel rappresenta “una nuova era” per gli smartphone.


Pixel offre l’Assistente Google, a cui è possibile fare domande e chiedere di svolgere operazioni.

È tipo un assistente personale, sempre pronto a dare conferma. Per lanciare ogni richiesta basta pronunciare la frase “Ok Google”.


La vera novità è rappresentata dallo spazio di archiviazione cloud illimitato per foto e video. Non sarà più necessario eliminare i file più datati per fare spazio a quelli più recenti. Inoltre, Pixel protegge tutto: foto, video, musica, contatti, messaggi e altro ancora.

Altro punto di forza, estremamente apprezzato è la qualità della fotocamera: ottima definizione con una risoluzione da 12.3 MP. La fotocamera risulta veloce da avviare e da utilizzare,  ha pixel di grandi dimensioni che consentono di ottenere foto nitide anche con luce scarsa.

La funzione di videochiamate “Duo” è compatibile con Android e iPhone. Grazie alla funzione Toc Toc, sarà possibile anche vedere chi ti chiama prima di rispondere.

Google Pixel: ecco le caratteristiche tecniche

Le caratteristiche principali dello smartphone sono le seguenti:

  • sistema operativo: Android 7.1 Nougat
  • display: AMOLED da 5,0″ o 5,5″
  • fotocamere: posteriore (12.3 MP) – anteriore (8 MP)
  • processore: Qualcomm® Snapdragon™ 821
  • memoria: RAM 4 GB
  • spazio di archiviazione: 32 GB e 128 GB
  • dimensioni e peso: Pixel) 143.84 mm x 69,54 mm; peso 143 g  –  Pixel XL)  154,72 mm x 75,74 mm; peso 168 g 
  • colori: argento/nero
  • componenti audio: altoparlante in basso / 3 microfoni
  • batteria: 2770 mAh (Pixel) / 3450 mAh (Pixel XL)
  • wireless e geolocalizzazione: 4G LTE / Wi-Fi 802.11 / Bluetooth 4.2
  • rete: compatibilità rete / operatore in tutto il mondo
  • sensori: pixel Imprint / accelerometro
  • porte : USB di tipo C / slot per nano SIM
  • materiali: alluminio anodizzato / Corning® Gorilla® Glass 4
  • altro: luce di notifica LED RGB

Google Pixel, i prezzi

I prezzi dello smartphone sono di fascia alta, in linea con quelli dei 2 competitor d’eccezione:

  • Google Pixel (32 GB): 759,00 euro
  • Google Pixel (128 GB): 869,00 euro
  • Google Pixel XL (32 GB): 899,00 euro
  • Google Pixel XL (128 GB): 1009,00 euro

Google Pixel, ecco il video di presentazione

Di seguito proponiamo il video di presentazione del nuovo smartphone Google:

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Disponibili nuovi Prezzari in formato DCF: Marche 2016, Calabria 2016, Trento, Milano

Prezzario opere edili Regione Piemonte 2015

Disponibili nuovi Prezzari in formato DCF: Marche 2016, Calabria 2016, Trento 2015, Milano 2016. Scaricali subito nella sezione Prezzari-net del sito ACCA software

Sono stati pubblicati i seguenti prezzari:

  • Regione Marche – edizione 2016
  • Regione Calabria agricoltura e risorse agroalimentari- edizione 2016
  • C.C.I.A.A. della Provincia di Trento – edizione 2015
  • Comune di Milano – edizione 2016

Nella sezione Prezzari-net (cliccare sulla Regione di riferimento) del sito ACCA sono già disponibili i suddetti Prezzari.

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Pubblicate le linee guida Anac sull’offerta economicamente più vantaggiosa

Offerta-economiacamen-e-più-vantaggiosa

Offerta economicamente più vantaggiosa, l’Anac ha pubblicato le linee guida definitive con delibera n. 1005 del 21 settembre 2016

L’Anac ha pubblicato le linee guida definitive (n.2) relative all’offerta economicamente più vantaggiosa, con delibera n. 1005 del 21 settembre 2016.

La pubblicazione è avvenuta dopo il seguente iter burocratico:

  1. pubblicazione della bozza in consultazione pubblica
  2. seconda della revisione a seguito delle indicazioni degli stakeholder
  3. parere del Consiglio di Stato

In quest’articolo analizziamo la seconda delle linee guida Anac definitive. Le linee guida in esame forniscono indicazioni sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

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