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Newsletter 482 dell'1 settembre 2016

In questo numero:



Opere edili
Ecco le prime immagini degli edifici danneggiati dal sisma e i meccanismi di collasso
Opere edili
“Casa Italia”: ecco in cosa consiste il nuovo piano di prevenzione contro i terremoti
Opere edili
Rischio sismico, il parere del CNI sulla messa in sicurezza
Varie e brevi
Terremoto Italia centrale: cos’è realmente accaduto con le analisi di ReLUIS (Università di Napoli)
Opere edili
Adeguamento antisismico e detrazione fiscale del 65%, il punto della situazione attuale
Approfondimenti tecnici
Dm 1444/68 e standard urbanistici, i limiti da rispettare in edilizia
Opere edili
Lastrico solare ad uso esclusivo, la Cassazione si esprime su un contenzioso condominiale
Varie e brevi
Rimborso canone Rai: come procedere con le FAQ aggiornate
Lavori pubblici
Cig (Codice identificativo gara), le nuove indicazioni Anac su tempistiche e modalità operative
VinCES - Edilizia sostenibile
Edilizia innovativa e materiali ecosostenibili, i vari tipi di calcestruzzo
Varie e brevi
Agevolazioni fiscali per disabili: quali sono e come richiederle
Varie e brevi
Attenzione alle false e-mail truffa a nome dell’Agenzia delle Entrate
Tecnologie
Taxi senza autista, nuTonomy sifda Uber con il lancio del nuovo servizio
Architettura
UNI 11337, dopo le BS e le PAS inglesi arrivano le linee guida BIM italiane
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Ecco le prime immagini degli edifici danneggiati dal sisma e i meccanismi di collasso

ReLUIS-immagini-edifici-danneggiati

Ecco le prime immagini degli edifici danneggiati a seguito del sisma del 24 agosto, raccolti nel documento ReLUIS, con l’indicazione dei meccanismi di collasso

Il sisma del 24 agosto 2016 di magnitudo 6.0, che ha interessato le province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia, ha provocato ingenti danni ai fabbricati, con numerosi morti e feriti.

Continuano le attività ReLUIS (Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica) dell’Università di Napoli, sotto il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Le squadre ReLUIS hanno effettuato verifiche di agibilità su una serie di scuole ed edifici pubblici nei Comuni di:

  • Recanati
  • Macerata
  • Cingoli
  • Colledara
  • Montorio al Vomano
  • Cittareale
  • Leonessa
  • Tolentino
  • San Ginesio
  • Norcia
  • Arquata del Tronto
  • Montegallo
  • Recanati
  • Posta
  • Ascoli Piceno

In questo articolo proponiamo il documento appena pubblicato da ReLUIS contenente le immagini degli edifici danneggiati dal sisma.

Per ogni struttura fotografata è descritto sinteticamente il meccanismo di rottura, come ad esempio:

  • fessurazione diagonale per crisi a taglio di maschi murari
  • fessurazione orizzontale in corrispondenza di giunzione del tetto di un edificio in muratura
  • meccanismo incipiente di ribaltamento di una facciata di un edificio in muratura
  • distacco della tamponatura in laterizio dal telaio in c.a.
  • ribaltamento fuori dal piano di una tamponatura in laterizio in corrispondenza di una trave a ginocchio
  • lesione verticale con meccanismo di ribaltamento fuori dal piano di un maschio murario

Di seguito proponiamo una galleria con alcune immagini degli edifici colpiti dal sisma.


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“Casa Italia”: ecco in cosa consiste il nuovo piano di prevenzione contro i terremoti

casa-italia-ricostruzione-terremoto

Casa Italia: nuove detrazioni in edilizia, ammodernamento scuole, prevenzione idrogeologica, agibilità case popolari, messa in sicurezza delle infrastrutture, recupero delle periferie

Dopo il devastante terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito il centro Italia, il Governo sta elaborando un piano pluriennale, il cosiddetto piano “Casa Italia”, al fine di garantire una rapida riqualificazione del patrimonio edilizio e la messa in sicurezza degli immobili nelle aree a rischio.

Prevenzione antisismica e detrazioni fiscali sono i punti forti del programma Casa Italia.

L’obiettivo del Governo è quello di stanziare 2 miliardi ogni anno, per una decina di anni, da destinare alla prevenzione.

Per l’avvio immediato dei primi interventi, il Consiglio dei Ministri (delibera del 25 agosto 2016), ha dato il via libera ad un primo stanziamento, pari a 50 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. I fondi stanziati servono per gestire gli interventi coordinati dalla Protezione civile; in attesa della ricognizione dei danni, le risorse serviranno a coprire le spese per i soccorsi, l’assistenza e gli interventi provvisionali strettamente necessari per le popolazioni colpite. A breve, infatti, dovrebbero essere costruiti i moduli abitativi in legno per i servizi pubblici come scuole e poi attività commerciali; solo dopo inizierà la ricostruzione vera e propria grazie ai fondi europei per le emergenze (circa 360 milioni di euro) destinati esclusivamente alle infrastrutture pubbliche: strade, uffici, scuole. Tali fondi non potranno, quindi, essere utilizzati per ricostruire le abitazioni. Pertanto, dall’Europa, più che i fondi, il Governo chiede la flessibilità nell’applicazione dei limiti al deficit.

Piano Casa Italia, in cosa consiste

Il programma Casa Italia è il piano antisismico nazionale che ha l’obiettivo di mettere in sicurezza l’intero Paese: oltre ad investimenti pubblici su edifici ed infrastrutture pubbliche, il piano prevede detrazioni fiscali a lunga scadenza per l’adeguamento antisismico degli edifici. Un piano ambizioso per il quale è stato anche consultato il celebre architetto e senatore a vita Renzo Piano in tema di ricostruzione. Il premier ha avuto un lungo incontro a Genova con Renzo Piano per un confronto su come intervenire per dare subito un alloggio ai terremotati ed avviare al più presto i cantieri per la ricostruzione di edifici pubblici e privati.

L’architetto ha ribadito la necessità di “tenere conto del territorio in cui si interviene e procedere con raziocinio“; il piano nazionale, secondo il senatore a vita, deve partire dalla messa in sicurezza di scuole e ospedali e la ricostruzione dovrebbe avvenire con cantieri leggeri, accompagnati subito da abitazioni temporanee nella zona sismica.

Per il patrimonio privato, secondo l’architetto, serve un programma di investimenti ed incentivi come quelli che sono stati dati per l’energia, i Casabonus, defiscalizzazioni, agevolazioni, sconti sull’Iva.

Di seguito i punti principali del Piano Casa Italia.

Nuove detrazioni in edilizia

Attualmente è previsto un bonus per i lavori di adeguamento antisismico degli edifici al 65% ricadenti in zona sismica 1 e 2, comprese prime case e immobili produttivi. L’intento del piano è quello di estendere il bonus al 65% a tutti gli edifici a rischio, con una rateazione fino a 20 anni. Previsto anche lo stop ai mutui per edifici terremotati ed imprese.

A parte gli incentivi per la messa in sicurezza degli edifici privati nel nuovo piano sono anche previsti interventi già in cantiere, ossia:

Ammodernamento delle scuole

Agli istituti scolastici sono destinati fondi per oltre 4 miliardi di euro destinati all’ammodernamento e alla messa in sicurezza.

Prevenzione idrogeologica

Previste somme per il piano contro il rischio idrogeologico: sono stati già stanziati progetti per 1,3 miliardi di euro.

Recupero delle periferie

Attualmente già 2 piani sono in fase attuativa per un importo di 700 milioni di euro.

Agibilità case popolari

Il Governo ha già finanziato 500 milioni di euro destinati all’agibilità di 25.000 alloggi.

Messa in sicurezza delle infrastrutture

2 miliardi di euro sono stati stanziati per la mesa in sicurezza di strade e ferrovie.

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Rischio sismico, il parere del CNI sulla messa in sicurezza

Rischio-sismico-Italia-CNI

Rischio sismico in Italia, la nota del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri), con la stima e i costi per la messa in sicurezza degli edifici

L’Italia è un Paese ad alto rischio sismico e come tale registra annualmente un cospicuo numero di terremoti, di cui solo un centinaio sono percepiti dalla popolazione.

Considerando gli ultimi 150 anni si è stimato che i terremoti che realmente hanno causato danni a persone e cose si sono verificati mediamente 1 ogni 5 anni.

La classificazione sismica attuale è stata prodotta dalle Regioni, che hanno stilato l’elenco dei Comuni con la relativa attribuzione ad una delle 4 zone simiche, a pericolosità decrescente:

  • Zona 1: la zona più pericolosa ove possono verificarsi fortissimi terremoti
  • Zona 2: in questa zona possono verificarsi forti terremoti
  • Zona 3: in questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
  • Zona 4: la zona meno pericolosa ove i terremoti sono rari

Dei circa 60 milioni dei residenti italiani, oltre 21,5 milioni di persone abitano in aree del Paese esposte a rischio simico molto o abbastanza elevato (classificate, rispettivamente, 1 e 2), con una quota pari quasi a 3 milioni nella sola zona 1 di massima esposizione e altri 19 milioni risiedono, invece, nei Comuni classificati in zona 3.

Rischio sismico in Italia, lo stato conservativo delle abitazioni

Il CNI, sulla base dei dati Istat, ha pubblicato nella nota una serie di tabelle (aggiornate all’anno 2011) per chiarire la situazione degli immobili in Italia, in particolare le tabelle riguardano:

  • stima del numero di abitazioni, per anno di costruzione e per regione
  • edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione e stato di conservazione
  • numero di residenti, per regione e zona sismica
  • stima del numero di abitazioni a potenziale rischio sismico, per regione e per zona sismica
  • stima del numero di abitazioni a potenziale rischio sismico per anno di costruzione e per regione
  • stima dei costi necessari per mettere in sicurezza le abitazioni dal rischio sismico, per regione e per zona

Dalla lettura dei numeri possiamo fare le seguenti considerazioni.

Il numero di abitazioni nel nostro paese è 29.074.722, di cui circa 22 milioni costruite prima del 1974 (anno della prima normativa antisismica), circa il 75% delle abitazioni; mentre il solo 5% delle abitazioni è stato edificato dopo il 2001 col rispetto della normativa.

Considerando lo stato di conservazione e la classificazione sismica, la stima degli interventi da effettuare coinvolgerebbe circa 12 milioni di immobili, che dovrebbero essere destinatari di opere di risanamento e messa in sicurezza statica, interessando circa 23 milioni di cittadini, con una stima dei costi necessari per mettere in sicurezza le abitazioni dal rischio sismico, per regione e per zona, pari a circa 93 miliardi di euro!

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Terremoto Italia centrale: cos’è realmente accaduto con le analisi di ReLUIS (Università di Napoli)

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Terremoto Italia centrale: ecco il report con i primi risultati delle analisi condotte dal consorzio ReLUIS, spiegati dal professore Edoardo Cosenza

Il sisma del 24 agosto 2016 di magnitudo 6.0, che ha interessato le province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia, ha provocato ingenti danni ai fabbricati, con numerosi morti e feriti.

In questo articolo proviamo a capire cosa è realmente accaduto, grazie ai dati tecnici forniti da ReLUIS (Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica) dell’Università di Napoli.

I ricercatori di ITC-CNR, insieme al consorzio ReLUIS, hanno pubblicato i dati e le analisi sul terremoto del centro Italia; ecco i primi risultati:

  • il massimo contenuto energetico del moto sismico è corrisposto in molti casi ad un intervallo di frequenze compreso tra 5 e 10 Hz (o equivalentemente ad un periodo compreso tra 0,1 e 0,2 secondi)
  • le analisi sugli spettri di risposta hanno evidenziato accelerazioni orizzontali fortissime, in alcuni casi superiori all’accelerazione di gravità

Sisma del 24 agosto l’intervista a Edoardo Cosenza

Il professore Edoardo Cosenza, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Napoli Federico II, e già Presidente del Consorzio ReLUIS, ha rilasciato un’intervista su Facebook, dove prova a spiegare, con dati tecnici, le reali motivazioni dei danni causati dal sisma del 24 agosto.

Le accelerazioni orizzontali, spiega Cosenza, e dunque le azioni sismiche sono state violentissime (come evidenziato dagli spettri di risposta) e hanno interessato strutture in muratura basse, progettate tanti anni fa con criteri non sismici, il cui periodo di vibrazione era ridotto: il 10% del numero dei piani (0,2-0,3 secondi).

Per lo stesso motivo il campanile e l’edificio più alto (quello rosso) in cemento armato non sono crollati, in quanto maggiormente deformabili e con periodo di vibrazione più alto con corrispondenti accelerazioni e forze sismiche molto più basse.

Un’ultima considerazione positiva, infine, è stata fatta sulla recente ristrutturazione del Comune di Norcia con tecniche di rinforzo usate dopo i danni del terremoto del 1997. Il Comune, sebbene molto vicino all’epicentro del sisma, non ha registrato danni molto rilevanti alle abitazioni, nonostante le accelerazioni siano state molto alte per alcune strutture e le forze orizzontali prossime a 2 volte il peso.

In allegato proponiamo il documento completo pubblicato da ReLUIS, in lingua inglese, contenente:

  • introduzione al documento
  • informazioni geografiche sui luoghi colpiti dal sisma
  • strong Motion Data
  • analisi di alcuni parametri sismici (PGS, PGV, ecc.)
  • spettri di risposta
  • confronto con gli spettri proposti dalle NTC 2008

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Adeguamento antisismico e detrazione fiscale del 65%, il punto della situazione attuale

Adeguamento-antisismico

Adeguamento antisismico degli edifici e detrazione fiscale del 65%, facciamo il punto della situazione sugli immobili e la normativa antisismica vigente

In questi giorni il discorso dell’adeguamento antisismico e della sicurezza dei fabbricati si fa sempre più pressante. In questo articolo analizziamo cosa prevedono attualmente le norme per chi vuole adeguare sismicamente e mettere in sicurezza la propria abitazione.

Inoltre proviamo a fare il punto della situazione sugli immobili in Italia e sulla normativa antisismica vigente.

Adeguamento antisismico degli edifici e la legge di stabilità

Con la legge di stabilità 2016 (l. 208/2015) è stata prorogata fino al 31 dicembre 2016 la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di adeguamento antisismico degli edifici.

Va segnalato che, ad oggi, salvo proroghe, valgono le seguenti condizioni:

  • fino al 31 dicembre 2016 è prevista la detrazione per le spese sostenute per interventi di adozione di misure antisismiche su costruzioni che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), se adibite ad abitazione principale o ad attività produttive
  • la detrazione è pari al 65% delle spese effettuate dal 4 agosto 2013 al 31 dicembre 2016
  • l’ammontare massimo delle spese ammesse in detrazione non può superare l’importo di 96.000 euro
  • dal primo gennaio 2017, salvo proroghe, il beneficio sarà del 36%, cioè quello ordinariamente previsto per i lavori di ristrutturazione edilizia
  • la detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo
  • le spese sostenute prima del 6 giugno 2013 fruivano della detrazione del 55%
  • è applicata una ritenuta d’acconto pari all’8% sui bonifici da parte delle banche

Adeguamento antisismico degli edifici: la normativa antisismica

In Italia la normativa antisismica ha subito negli anni una forte evoluzione, dal 1974 al 2008:

  • legge n. 64 del 2 febbraio 1974 (la prima normativa sismica nazionale)
  • il dm 12 febbraio 1982
  • il dm 16 Gennaio 1996
  • l’ Opcm 3274 del 20 marzo 2003
  • il dm 14 settembre 2005
  •  il dm 14 gennaio 2008 –  NTC 2008 (normativa tuttora vigente)

Ad oggi siamo in attesa dell’emanazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni.

Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e sulle elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.

A tal fine è stata pubblicata l’OPCM n. 3274 del 20 marzo 2003.

Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Dlgs n. 112 del 1998 e Dpr n. 380 del 2001), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle 4 zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale:

  • Zona 1: la zona più pericolosa ove possono verificarsi fortissimi terremoti
  • Zona 2: in questa zona possono verificarsi forti terremoti
  • Zona 3: in questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
  • Zona 4: la zona meno pericolosa ove i terremoti sono rari

Di fatto, sparisce il territorio “non classificato” e viene introdotta la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia:

  • zona 1 = 0.35 g
  • zona 2 = 0.25 g
  • zona 3 = 0.15 g
  • zona 4 = 0.05 g

Per riconoscere le zone si può far riferimento alla seguente mappa, con la classificazione sismica aggiornata al 2015 dal dipartimento della protezione civile.

Di seguito proponiamo il file Pdf in cui vengono indicate le zone sismiche di tutti gli 8047 Comuni italiani.

Adeguamento antisismico degli edifici: come funziona la detrazione

Poiché nel testo di legge non sono indicate esplicitamente delle particolari modalità per poter usufruire dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto opportuno precisare che per esse debbano intendersi quelle normalmente richieste per la detrazione 50%, ossia quelle valide per le ristrutturazioni edilizie.

Per sfruttare lo sconto fiscale garantito dalla detrazione 65%, gli interventi di adeguamento sismico devono essere pagati tramite un cosiddetto bonifico bancario “parlante” , in quanto per la sua compilazione devono essere indicati una serie di dati specifici, quali:

  • causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16 -bis del Dpr 917/1986)
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento

Adeguamento antisismico degli edifici: la situazione degli immobili in Italia

In Italia (dati del censimento Istat della popolazione e delle abitazioni 2011) ci sono 31.208.161 abitazioni di cui 12.187.698 edifici adibiti ad uso residenziale.

Per quanto riguarda l’età delle nostre abitazioni, la situazione è la seguente:

  • il 53,7% sono state costruite prima del 1970 (circa 16,5 milioni di unità, hanno più di 40 anni)
  • il 31% è stato edificato nel ventennio successivo (1971-1990)
  • il 7,4% nel periodo 1991-2000
  • il 7,9% tra il 2001 e il 2011

Di queste circa il 70% è stato edificato prima del 1974 (anno della prima normativa antisismica) e circa il 10% rispetta le normative antisismiche più recenti ( DM 16 Gennaio 1996, OPCM 3274 del 20/03/2003, NTC 2008 – ai sensi del DM 14/1/2008‎).

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Dm 1444/68 e standard urbanistici, i limiti da rispettare in edilizia

standard-urbanistici

Dm 1444/68 e standard urbanistici: un approfondimento su limiti di densità edilizia, altezza edifici, distanza tra fabbricati, quantità minime di spazi per attività collettive, verde pubblico e parcheggio

Il dm 1444 del 2 Aprile 1968 fissa alcuni limiti per garantire a tutta la popolazione una dotazione minima di standard urbanistici:

  • rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi
  • quantità minime di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali
  • limiti di densità edilizia
  • limiti di altezza degli edifici
  • limiti di distanze tra i fabbricati

In tutti i comuni, ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, devono essere osservati tali limiti. Tali valori sono inderogabili e le Regioni possono prevedere adeguamenti solo in aumento, mai in diminuzione.

Dm 1444/68 e standard urbanistici, le zone territoriali omogenee

I limiti e i rapporti previsti sono definiti per zone territoriali omogenee:

A.     le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi

B.     le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A: si considerano parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5 % (1/8) della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore a 1,5 m3/m2

C.     le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che non risultino edificate o nelle quali l’edificazione esistente non raggiunga i limiti di superficie e densità di cui alla predente lettera B

D.     le parti del territorio destina te a nuovi insediamenti per impianti industriali o ad essi assimilati

E.      le parti del territorio destinate ad usi agricoli, escluse quelle in cui il frazionamento delle proprietà richieda insediamenti da considerare come zona C

F.      le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale

Dm 1444/68 e standard urbanistici, i rapporti massimi

Per gli insediamenti residenziali i rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi, sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante, insediato o da insediare, la dotazione minima, inderogabile, di m2 18 per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.

Tale quantità complessiva va ripartita di norma, nel modo appresso indicato:

a) m2 4,50 di aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole d’obbligo

b) m2 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi, ed altre

c) m2 9,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con l’esclusione di fasce verdi lungo le strade

d) m2,50 di.aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall’art. 18 della legge n. 765): tali aree – in casi speciali – potranno essere attribuite su diversi livelli

I rapporti massimi per gli insediamenti produttivi, sono definiti nel seguente modo:

  • nei nuovi insediamenti di carattere industriale o ad essi assimilabili compresi nelle zone D la superficie da destinare a spazi pubblici o destinata ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi (escluse le sedi viarie) non può essere inferiore al 10% dell’intera superficie destinata a tali insediamenti
  • nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 m2 di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 m2 di spazio, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi; tale quantità, per le zone A e B è ridotta alla metà, purché siano previste adeguate attrezzature integrative

Dm 1444/68 e standard urbanistici, quantità minime di spazi

Le quantità minime di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali, sono soggette per le diverse zone territoriali alle articolazioni e variazioni come espresso stabilite in rapporto alla diverse situazioni.

  1. zone A: l’amministrazione comunale, qualora dimostri l’impossibilità di raggiungere le quantità minime deve precisare come siano altrimenti soddisfatti i fabbisogni dei relativi servizi ed attrezzature
  2. zone B: quando sia dimostrata l’impossibilità di raggiungere la predetta quantità di spazi su aree idonee, gli spazi stessi vanno reperiti entro i limiti delle disponibilità esistenti nelle adiacenze immediate, ovvero su aree accessibili tenendo conto dei raggi di influenza delle singole attrezzature e della organizzazione dei trasporti pubblici

Le aree che verranno destinate agli spazi nell’ambito delle zone A e B  saranno computate, ai fini della determinazione delle quantità minime prescritte dallo stesso articolo, in misura doppia di quella effettiva.

  1. zone C: deve essere assicurata integralmente la quantità minima di spazi

Nei Comuni per i quali la popolazione prevista dagli strumenti urbanistici non superi i 10 mila abitanti, la predetta quantità minima di spazio è fissata in m2 12 dei quali m2 4 riservati alle attrezzature scolastiche. La stessa disposizione si applica agli insediamenti residenziali in Comuni con popolazione prevista superiore a 10 mila abitanti, quando trattasi di nuovi complessi insediativi per i quali la densità fondiaria non superi 1 m3/m2

  1. zone E: la quantità minima è stabilita in m2 6, da riservare complessivamente per le attrezzature ed i servizi di cui alle lettere a) e b) (rapporti massimi)
  2. zone F: gli spazi per le attrezzature pubbliche di interesse generale debbono essere previsti in misura non inferiore a quella appresso indicata in rapporto alla popolazione del territorio servito:
    • 1,5 m2/abitante per le attrezzature per l’istruzione superiore all’obbligo (istituti universitari esclusi)
    • 1 m2/abitante per le attrezzature sanitarie ed ospedaliere
    • 15 m2/abitante per i parchi pubblici urbani e territoriali

Dm 1444/68 e standard urbanistici, limiti di densità edilizia

I limiti inderogabili di densità edilizia per le diverse zone territoriali omogenee sono stabiliti come segue:

  1.  zone A:  per le operazioni di risanamento conservativo ed altre trasformazioni conservative, le densità edilizie di zona e fondiarie non debbono superare quelle preesistenti, computate senza tener conto delle soprastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico; per le eventuali nuove costruzioni ammesse, la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità fondiaria media della zona e, in nessun caso, i 5 m3/m2;
  2.  zone B: le densità territoriali e fondiarie sono stabilite in sede di formazione degli strumenti urbanistici tenendo conto delle esigenze igieniche, di decongestionamento urbano e delle quantità minime di spazi. Qualora le previsioni di piano consentano trasformazioni per singoli edifici mediante demolizione e ricostruzione, non sono ammesse densità fondiarie superiori ai seguenti limiti: 7 m3/m2 per comuni superiori ai 200 mila abitanti; 6 m3/m2 per comuni tra 200 mila e 50 mila abitanti; 5 m3/m2 per comuni al di sotto dei 50 mila abitanti. Gli abitanti sono riferiti alla situazione del Comune alla data di adozione del piano. Sono ammesse densità superiori ai predetti limiti quando esse non eccedano il 70% delle densità preesistenti
  3. zone C: i limiti di densità edilizia di zona risulteranno determinati dalla combinata applicazione delle norme relative agli altri standard, nonché dagli indici di densità fondiaria che dovranno essere stabiliti in sede di formazione degli strumenti urbanistici, e per i quali non sono posti specifici limiti.
  4. zone E: è prescritta per le abitazioni la massima densità fondiaria di m3 0,03 per m2

Dm 1444/68 e standard urbanistici, i limiti di altezza degli edifici

Le altezze massime degli edifici per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:

  1. zone A:  per le operazioni di risanamento conservativo non è consentito superare le altezze degli edifici preesistenti, computate senza tener conto di soprastrutture o di sopraelevazioni aggiunte alle antiche strutture; per le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni che risultino ammissibili, l’altezza massima di ogni edificio non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico
  2. zone B: l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni plano-volumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria
  3. zone C: contigue o in diretto rapporto visuale con zone del tipo A, le altezze massime dei nuovi edifici non possono superare altezze compatibili con quelle degli edifici delle zone A predette
  4. edifici ricadenti in altre zone: le altezze massime sono stabilite dagli strumenti urbanistici in relazione alle norme sulle distanze tra i fabbricati

Dm 1444/68 e standard urbanistici, i limiti di distanza tra i fabbricati

Le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:

  1. zone A: per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computati senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale
  2. nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti
  3. zone C: è prescritta, tra pareti finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari all’altezza del fabbricato più alto; la norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli edifici si fronteggino per uno sviluppo superiore a m 12. Le distanze minime tra fabbricati, tra i quali siano interposte strade destinate al traffico dei veicoli (con esclusione della viabilità a fondo cieco al servizio di singoli edifici o di insediamenti), debbono corrispondere alla larghezza della sede stradale maggiorata di:
    •  m 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a m 7
    • m 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra m 7 e m 15
    • m 10,000 per lato, per strade di larghezza superiore a m 15

Qualora le distanze tra fabbricati, come sopra computate, risultino inferiori all’altezza del fabbricato più alto, le distanze stesse sono maggiorate fino a raggiungere la misura corrispondente all’altezza stessa. Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.

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Lastrico solare ad uso esclusivo, la Cassazione si esprime su un contenzioso condominiale

Lastrico-solare

Lastrico solare ad uso esclusivo, la Corte di Cassazione analizza un caso di appropriazione indebita da parte di un condòmino

Un inquilino dell’ultimo piano di un fabbricato, pur non possedendo la proprietà esclusiva del lastrico solare, aveva chiuso ed ampliato tale manufatto, precludendo ogni via d’accesso agli altri condòmini.

Il giudice del Tribunale di Palermo, a cui si era rivolto il condominio, dichiarava che il lastrico era proprietà comune (art. 1117 del c.c.) e quindi ordinava alla parte convenuta di consentire il libero accesso agli altri condòmini.

Lastrico solare ad uso esclusivo, la sentenza della Cassazione

L’inquilino ricorreva prima in Appello (senza alcun risultato) e dunque in Cassazione, ritenendo superata la presunzione di condominialità.

Il ricorrente affermava, infatti, che il lastrico solare era di sua proprietà esclusiva avendolo utilizzato da prima che gli altri condòmini avessero acquistato i propri appartamenti.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 9035 del 5 maggio 2016 respinge il ricorso, precisando che la natura condominiale del lastrico, affermata dall’art. 1117 cc, può essere esclusa soltanto da uno specifico titolo in forma scritta.

Inoltre, precisa la Cassazione che, sempre secondo l’art. 1117 cc, è irrilevante che il singolo condòmino non abbia accesso diretto al lastrico solare; rivestendo, infatti, naturale funzione di copertura del fabbricato fornisce beneficio indiretto a tutte le unità immobiliari.

Pertanto il lastrico solare di un immobile è sempre di proprietà comune dei condòmini del fabbricato, salvo specifico titolo in forma scritta che ne attesti l’eventuale uso esclusivo.

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Rimborso canone Rai: come procedere con le FAQ aggiornate

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Rimborso canone Rai: i nuovi chiarimenti circa le motivazioni, le modalità e la tempistica della richiesta di rimborso nelle FAQ aggiornate delle Entrate

Nel caso di errato pagamento del canone di abbonamento alla televisione per uso privato mediante addebito nelle fatture per energia elettrica, è possibile richiederne il rimborso compilando un apposito modulo; il modulo di rimborso può essere inviato per posta raccomandata o telematicamente tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 15 settembre 2016.

Sarà poi l’Agenzia delle Entrate, dopo aver effettuato i dovuti controlli, a comunicare alle imprese elettriche l’eventuale accredito da effettuare a titolo di rimborso, con accredito sulla prima bolletta utile oppure con altre modalità. L’operazione di rimborso deve concludersi entro 45 giorni dalla data in cui il fornitore elettrico ha ricevuto le necessarie informazioni da parte dell’Agenzia.

I casi di rimborso

Il rimborso è possibile se:

  • il contribuente o un suo familiare sono esenti dal canone per età e reddito (ultra 75enni con reddito familiare non superiore a euro 6.713,98), ed è stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva; sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 1
  • il contribuente è esente in base a convenzioni internazionali (agenti diplomatici, funzionari o impiegati consolari, funzionari di organizzazioni internazionali, etc.), ed è stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva; sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 2
  • il canone è già stato pagato con altre modalità (per esempio con addebito sulla pensione); sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 3
  • il canone è già stato pagato su un’utenza elettrica intestata ad un altro componente della stessa famiglia; sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 4
  • il contribuente ha presentato la dichiarazione sostitutiva di non possesso della Tv con le modalità e nei tempi previsti dall’Agenzia delle entrate per il 2016 (esenzione totale se inviata entro il 16 maggio 2016, esenzione per il secondo semestre se inviata entro il 30 giugno 2016); sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 5
  • altri motivi diversi dai precedenti; sul modulo di richiesta di rimborso va indicato il codice 6

L’Agenzia delle Entrate ha fornito al riguardo gli opportuni chiarimenti aggiornando sul proprio sito la pagina relativa alle FAQ sul rimborso del canone TV.

In particolare, i chiarimenti riguardano le motivazioni, le modalità e la tempistica dei rimborsi.

Ecco alcuni dei quesiti più frequenti pervenuti da parte dei contribuenti circa l’istanza di rimborso del pagamento dell’abbonamento alla televisione addebitato nella bolletta della luce.

  1. Chi può presentare l’istanza di rimborso del canone TV addebitato nella bolletta elettrica?
  2. Come si presenta l’istanza di rimborso del canone TV addebitato nella bolletta elettrica?
  3. Dove trovo il modello di istanza di rimborso del canone TV addebitato nella bolletta elettrica?
  4. Per quali motivi posso chiedere il rimborso del canone TV addebitato nella bolletta elettrica?
  5. Nel caso di un’istanza di rimborso con causale codice 4, come compilo il modello?
  6. Quali effetti produce un’istanza di rimborso con causale codice 4?
  7. Se il motivo per cui voglio chiedere il rimborso del canone TV addebitato nella bolletta elettrica è diverso da quelli indicati nei codici da 1 a 5, cosa devo indicare?
  8. Chi verifica i presupposti della richiesta di rimborso?

In allegato l’elenco completo delle domande e risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate in merito ai quesiti avanzati e il modulo per l’istanza di rimborso canone Rai nella bolletta elettrica.

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Cig (Codice identificativo gara), le nuove indicazioni Anac su tempistiche e modalità operative

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Cig (Codice identificativo gara), l’Anac fornisce i nuovi chiarimenti su tempistiche e modalità operative per l’acquisizione

L’Anac ha pubblicato due comunicati del Presidente Raffaele Cantone del 13 luglio con cui vengono forniti i chiarimenti sulle:

  1. varie tempistiche per la corretta acquisizione del Codice identificativo di gara (Cig)
  2. modalità operative per la corretta acquisizione del Codice identificativo di gara (Cig)

Il comunicato sulle modalità operative aggiorna il precedente comunicato del 10 febbraio 2016 e introduce una voce in più tra le motivazioni obbligatorie per gli acquisiti effettuati nelle categorie merceologiche che prevedono il ricorso ai soggetti aggregatori.

Codice identificativo gara, le tempistiche per l’acquisizione

Le stazioni appaltanti che intendono avviare una gara, devono acquisire il relativo Codice identificativo di gara, anche in modalità smart, in un momento antecedente all’indizione della procedura di gara.

In particolare il Cig va acquisito e riportato:

  1. prima della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per le gare che prevedono la pubblicazione del bando o avviso di gara
  2. prima dell’ invio della lettera di invito, per le gare che ne prevedono l’invio
  3. prima della stipula del relativo contratto, per gli acquisiti effettuati senza le formalità di cui ai punti 1. e 2., e consentire il versamento del contributo da parte degli operatori economici partecipanti (ad esempio nel caso di affidamenti in somma urgenza il Cig va riportato nella lettera d’ordine)
  4. prima della stipula del relativo contratto, per le gare di cui non è previsto l’obbligo di contribuzione a favore dell’Autorità

Codice identificativo gara, modalità operative per l’acquisizione

Il presidente Cantone nel comunicato predispone 12 punti operativi per l’acquisizione corretta del Codice identificativo di gara.

Le modalità operative sono rivolte in particolare alle seguenti figure interessate alle procedure di gara:

  • i responsabili unici del procedimento
  • le stazioni appaltanti
  • i soggetti aggregatori

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Edilizia innovativa e materiali ecosostenibili, i vari tipi di calcestruzzo

Materiale-ecosostenibile

Materiali ecosostenibili: i nuovi materiali da costruzione in edilizia innovativa. Ecco i vari tipi di calcestruzzo per aumentare la sostenibilità dell’edificio

Tra le soluzioni avanzate in materia di edilizia innovativa ed eco-sostenibile analizziamo i materiali da costruzione ecosostenibili, il cui utilizzo contribuisce ad aumentare il grado di sostenibilità di un edificio durante il suo ciclo vita.

In generale i prodotti ecosostenibili, individuati come possibili alternative ai materiali tradizionali, sono raggruppati nelle seguenti categorie:

  • calcestruzzi
  • malte
  • isolamento termico dell’involucro
  • infissi esterni
  • vernici multifunzionali
  • materiali per pavimentazioni
  • pannelli in plastica riciclata multiuso
  • rivestimenti pareti interne
  • materiali riciclati per arredo

Il primo dei prodotti ecosostenibili che analizziamo è il calcestruzzo.

Materiali ecosostenibili: il calcestruzzo

Di seguito riportiamo le schede in riferimento alle diverse tipologie di calcestruzzo utilizzabile come materiale da costruzione ecosostenibile, ossia:

  • calcestruzzi prodotti con materiali da riciclo
  • calcestruzzi fibro-rinforzati
  • calcestruzzi foto-catalitici

Per ogni materiale ecosostenibile è riportata una scheda in cui sono descritte le principali informazioni e caratteristiche relative al prodotto in oggetto, mettendo in evidenza gli aspetti innovativi legati alla sostenibilità ambientale che l’utilizzo di tale prodotto comporterebbe.

Calcestruzzi prodotti con materiali da riciclo

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Agevolazioni fiscali per disabili: quali sono e come richiederle

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Agevolazioni fiscali per disabili, le guide dell’Agenzia delle Entrate con il quadro dei benefici attualmente esistenti, gli aventi diritto e le modalità di richiesta

Negli ultimi anni le leggi finanziarie hanno mostrato sempre più interesse a favore delle persone con disabilità e dei loro familiari, ampliando e razionalizzando le agevolazioni fiscali.

In questo articolo proponiamo una sintesi delle principali agevolazioni per disabili previste.

Per i veicoli

  • detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto
  • Iva agevolata al 4% sull’acquisto
  • esenzione dal bollo auto
  • esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

Per i figli a carico portatore di handicap

  • detrazione Irpef di 1.620 € per ogni figlio di età inferiore a 3 anni
  • detrazione Irpef di 1.350 € per ogni figlio di età pari o superiore a 3 anni
  • con più di 3 figli a carico la detrazione aumenta di 200 € per ciascun figlio a partire dal primo

Per gli altri mezzi di ausilio e i sussidi tecnici e informatici

  • detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta
  • Iva agevolata al 4% per l’acquisto
  • detrazione delle spese di acquisto e mantenimento del cane guida per i non vedenti
  • detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per i servizi di interpretariato dai sordomuti

Per l’abbattimento delle barriere architettoniche

  • detrazione Irpef delle spese sostenute per la realizzazione degli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche

Per l’assistenza personale

  • deduzione dal reddito complessivo gli oneri contributivi (fino all’importo massimo di 1.549,39 €) versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare
  • detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, da calcolare su un importo massimo di 2.100 €, a condizione che il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 €

Per le spese sanitarie

  • deduzione dal reddito complessivo dell’intero importo delle spese mediche generiche e di assistenza specifica

Agevolazioni fiscali per disabili, le guide dell’Agenzia delle Entrate

Per orientare i cittadini circa le opportunità concesse dalla legislazione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità, che fornisce indicazioni di tipo pratico ed immediato.

La guida illustra il quadro aggiornato dei benefici attualmente esistenti in favore dei contribuenti portatori di disabilità, indicando le persone che ne hanno diritto e le modalità da seguire per richiedere le agevolazioni.

Il documento indica, in dettaglio, quali sono le agevolazioni per il settore auto e le altre agevolazioni in base agli aggiornamenti più recenti:

  • proroga al 31 dicembre 2016 della maggior detrazione Irpef per l’eliminazione delle barriere architettoniche
  • agevolazione acquisto veicoli

In linea generale, la guida fornisce informazioni circa:

  • detrazioni, agevolazioni e sconti fiscali
  • documenti e certificati per avere le agevolazioni fiscali
  • servizio a domicilio e numeri utili

Al fine di diffondere i vantaggi ai quali le persone disabili hanno diritto, la Regione Piemonte ha di recente pubblicato la nuova Guida alle agevolazioni fiscali e ai contributi regionali per le persone disabili, edizione 2016, contenente le informazioni aggiornate previste dalla normativa statale e regionale.

È una pubblicazione di facile consultazione che, grazie anche a schede sintetiche divise per argomento, fornisce dettagliate indicazioni su:

  • i destinatari delle agevolazioni e dei contributi
  • gli uffici a cui rivolgersi
  • le scadenze
  • la modulistica da presentare

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Attenzione alle false e-mail truffa a nome dell’Agenzia delle Entrate

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E-mail truffa a nome dell’Agenzia delle Entrate: finte richieste di pagamento sono state recapitate ad alcuni contribuenti

Continuano le segnalazioni di e-mail truffa a nome del Fisco, messe in atto utilizzando comunicazioni con il nome e il logo dell’Agenzia delle Entrate; la stessa ha opportunamente chiarito la propria posizione con un comunicato stampa.

Nel comunicato viene segnalato che ad alcuni contribuenti residenti nel Lazio sono state recapitate delle lettere contenenti la richiesta di chiarimenti in seguito ad ipotetici controlli automatizzati, ovvero di controlli che non sono innescati da una specifica attività di accertamento nei confronti del contribuente ma controlli di rito, effettuati mediante incrocio dei dati presenti sulle dichiarazioni dei redditi e sulla base del redditometro.

In particolare, nelle lettere viene chiesto di regolarizzare la propria posizione con l’Agenzia tramite il versamento di una cospicua   somma (oltre 4.000 euro) mediante conto corrente postale o bonifico bancario a favore di una società.

L’Agenzia delle Entrate informa di essere del tutto estranea al fatto e ricorda ai contribuenti che in nessun caso l’amministrazione finanziaria richiede versamenti tramite conto corrente postale o bonifico bancario, ma solo ed esclusivamente attraverso l’utilizzo dei modelli di pagamento F23 o F24.

Pertanto, coloro i quali ricevono questo tipo di lettere sono invitati a denunciare il tentativo di truffa a qualsiasi ufficio delle Entrate e alle forze di polizia.

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Taxi senza autista, nuTonomy sifda Uber con il lancio del nuovo servizio

taxi-autonomo-nuTonomy

Taxi senza autista, la start-up nuTonomy sfida la famosa Uber con il nuovo servizio di robot-auto con il pilota automatico

Negli ultimi giorni la piccola start-up statunitense nuTonomy e l’azienda Uber stanno testando un nuovo progetto innovativo di taxi senza autista.

NuTonomy sta già testando a Singapore il primo servizio di trasporto di persone su un veicolo senza conducente, che chiunque può prenotare o prendere “al volo” per strada.

Uber invece lancerà in Pennsylvania, a Pittsburgh, la prima flotta di auto nere con il pilota automatico a guida autonoma in collaborazione con Volvo.

Taxi senza autista, il progetto di nuTonomy

NuTonomy è una piccola start-up statunitense, che ha sede a Cambridge nel Massachussets, fondata nel 2013 da due ricercatori del Mit (Massachusetts Institute of Technologies), Karl Iagnemma e l’italiano Emilio Frazzoli, che si è laureato in Ingegneria aeronautica alla Sapienza nel 1994.

La start-up ha già attivato dalla mattina del 25 agosto un test pubblico a Singapore per il servizio di taxi senza autista; il test per ora riguarda una zona di soli 6 km2 della enorme città-Stato. Più precisamente nel quartiere high-tech di  One North sarà possibile trovare 6 taxi di nuTonomy.

Al momento il servizio è gratuito ed è limitato a un numero selezionato di persone che possono avvalersi, tramite apposita App, del taxi a pilota automatico. Inizialmente i passeggeri saranno accompagnati da un tecnico della società statunitense pronto ad intervenire in caso di necessità.

Le vetture utilizzate per ora sono una Renault Zoe e una Mitsubishi i-MiEv, auto elettriche configurate ad hoc.

L’obiettivo è comunque quello di allargare l’area nei prossimi mesi, per poi lanciare nel 2018 la prima flotta di taxi senza autista elettrici a guida autonoma.


Taxi senza autista, il progetto di Uber

Uber è un’azienda americana con sede a San Francisco (USA) che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’App che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.

La società è presente in decine di città in tutto il mondo.

È atteso a giorni il lancio in via sperimentale del servizio (inizialmente gratuito) di taxi senza autista in Pennsylvania, a Pittsburg e sono previsti entro la fine dell’anno test con ben 90 autovetture. Anche in questo caso ci sarà un supervisore umano che seguirà il viaggio seduto al posto di guida.

Le vetture utilizzate sono dei Suv dell’azienda svedese Volvo, che fornirà una versione modificata delle sue VXc90, dotate di sensori, videocamere, laser, radar e Gps.


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UNI 11337, dopo le BS e le PAS inglesi arrivano le linee guida BIM italiane

UNI11337

UNI 11337, dopo le norme inglesi (BS e PAS) finalmente arrivano le linee guida BIM tutte italiane sulla gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni

Nel corso del mese di luglio 2016 l’UNI (Ente Italiano di Normazione) ha ultimato la stesura finale di alcune parti che compongono la prima norma italiana sulla gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni.

Il lavoro svolto da UNI/CT 033/GL 05Codificazione dei prodotti e processi in edilizia” (Gruppo di Lavoro 05 della Commissione Tecnica UNI 033 “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio”) ha avuto inizio circa 2 anni fa, con l’ambizioso obiettivo di fornire le prime linee guida italiane per il settore delle costruzioni sul tema del BIM.

UNI 11337, la struttura e le tempistiche per l’approvazione della norma

La nuova norma, che assumerà la denominazione “ UNI 11337 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni “, costituisce una profonda revisione e ristrutturazione di una preesistente norma UNI (UNI 11337:2009 e UNI 11337-3:2015) e sarà così strutturata:

Parte 1 Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi
Parte 2 Criteri di denominazione e classificazione di modelli, prodotti e processi
Parte 3 Modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione (schede informative digitali per prodotti e processi)
Parte 4 Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati ed oggetti
Parte 5 Flussi informativi nei processi digitalizzati
Parte 6 Esemplificazione di capitolato informativo
Parte 7 Requisiti di conoscenza, abilità e competenza per le figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi
Parte 8 Organizzazione delle figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi

Il completamento della stesura finale ha riguardato le parti 1, 4, 5 e 6, cui sono stati assegnati i seguenti codici di progetto:

Parte 1 UNI 11337-1 Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi Progetto U87007271
Parte 4 UNI 11337-4 Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati ed oggetti Progetto U87007274
Parte 5 UNI 11337-5 Flussi informativi nei processi digitalizzati Progetto U87007275
Parte 6 UNI/TR 11337-6 Esemplificazione di capitolato informativo Progetto 160XXXX

Questi primi 4 documenti sono ora al voto finale, attività che dovrà essere espletata da parte del UNI/CT 033/GL 05 entro il 15 settembre 2016; prenderà, poi, il via la fase di inchiesta pubblica, la cui durata è fissata dai regolamenti UNI in 60 giorni.

Infine, sulle osservazioni raccolte durante questo periodo, il gruppo di lavoro UNI/CT 033/GL 05 sarà chiamato ancora ad esprimersi prima dell’approvazione definitiva delle norme: al più tardi per l’inizio del nuovo anno, potremo ragionevolmente attenderci la pubblicazione delle prime 4 parti della norma 11337.

Nel corso del prossimo mese di settembre 2016 dovrebbero costituirsi i nuovi tavoli di lavoro relativi alle parti della norma ancora mancanti, per le quali sono presumibili e auspicabili tempi più veloci di completamento.

UNI 11337, l’importanza e i vantaggi di una normativa italiana sul BIM

Dunque, un primo importante tentativo di approccio organico della materia sembra prossimo a essere disponibile per il comparto delle costruzioni italiano, aprendo importanti possibilità di approfondimento, dibattito e sperimentazione. La rilevanza di quanto si sta concretizzando emerge evidente in relazione alle molteplici sollecitazioni dell’attuale momento della vita produttiva del nostro Paese, in quanto messa a disposizione di “strumenti” adeguati per la loro comprensione e affronto.

Si pensi, anzitutto, al nuovo Codice Appalti che, recependo la Direttiva Europea, introduce per la prima volta in un testo normativo italiano il concetto del BIM (“metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”).

Ma anche alla sempre più diffusa consapevolezza del settore circa la sua carente produttività e arretratezza tecnologica, massimamente nei suoi aspetti procedurali, che richiede sempre più urgentemente efficientamento e innovazione.

Il peso del settore delle costruzioni, infatti, è stimato intorno al 10% del PIL nazionale: un miglioramento del tasso di produttività sarebbe evidentemente in grado di mobilitare rilevanti risorse destinabili ad un’espansione degli appalti pubblici, con evidenti ricadute sull’occupazione! Ed è alla digitalizzazione del settore delle costruzioni, una possibile declinazione della quale è la metodologia BIM, che si guarda come opportunità di evoluzione dell’intero comparto.

E si pensi ancora a quanto è destinato ad avvenire sui mercati mondiali.

L’emanazione di standard internazionali relativi alla gestione digitale delle costruzioni, cui in vario modo sempre più faranno riferimento le procedure di aggiudicazione degli appalti (banditi in tali mercati), potrà favorire o penalizzare sistemi-impresa dei vari Paesi in ragione della loro capacità di applicazione delle metodiche BIM, potenzialmente sovvertendo posizioni di leadership sino ad oggi consolidate.

In questo senso la disponibilità di una struttura normativa italiana organicamente concepita, confrontabile in ambito continentale solo alle norme britanniche (BS e PAS), può consentire ai rappresentanti italiani di presentarsi sui tavoli normativi internazionali (CEN e ISO) con proprie proposte adeguate alle caratteristiche del sistema Italia, senza necessariamente dover “subire” standard elaborati da altre nazioni veicolanti specificità talora distanti dalle nostre tipicità.

È, in questo senso, molto interessante l’ipotesi ventilata in ambito UNI, di ampliare le parti della 11337 con l’aggiunta di sezioni relative agli aspetti del recupero e restauro, in considerazione del ricchissimo patrimonio di edilizia storica e monumentale che caratterizza il nostro Paese.

Per tutti questi motivi siamo convinti dell’importanza che debba suscitarsi un ampio dibattito intorno all’emanazione della nuova norma UNI 11337, dibattito che speriamo possa coinvolgere la più larga parte possibile degli operatori del settore: a tal fine da queste pagine forniremo tempestivamente informazioni sull’andamento dei lavori e l’inizio della fase di inchiesta pubblica.

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