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Newsletter 470 del 26 maggio 2016

In questo numero:



Lavori pubblici
Infografica “I compiti del Rup secondo il nuovo Codice appalti in 8 step!”
Sicurezza
Reti di sicurezza, la nuova guida Inail completamente illustrata
Opere edili
Novità fiscali 2016: dalle Entrate nuovi chiarimenti sulla Stabilità 2016
Opere edili
Il bonus IVA del 50% vale anche per l’acquisto delle abitazioni ristrutturate!
Opere edili
Credito d’imposta per videosorveglianza e antifurto: i chiarimenti delle Entrate
Opere edili
Arrivano le nuove regole sui mutui per gli immobili residenziali: il decreto mutui in Gazzetta!
Rinnovabili
LCA (Life Cycle Assessment) in edilizia e nuovo Codice appalti, arriva PriMus LCA
Architettura
Building information modeling o model? La storia del BIM e l’evoluzione software
Certificazione energetica
Domotica e detrazione 65%: l’agevolazione è valida anche senza lavori!
Varie e brevi
Testo unico Sistri, in Gazzetta il regolamento con le procedure semplificate
Varie e brevi
Contributo minimo soggettivo Inarcassa, deroga entro il 31 maggio 2016
Opere edili
Contributo anzianità professionale, chiamate alla cassa le imprese edili
Varie e brevi
Ecco il primo edificio stampato in 3D!
Sicurezza
Prevenzione rischio sismico, ecco gli interventi finanziabili
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Infografica “I compiti del Rup secondo il nuovo Codice appalti in 8 step!”

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Compiti del Rup, verifiche e controlli durante l’esecuzione secondo il nuovo Codice appalti. Ecco tutto quello che occorre sapere nell’infografica in 8 step di BibLus-net

Il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) all’art. 101 comma 1 individua i seguenti soggetti delle stazioni appaltanti:

  • il responsabile unico del procedimento (Rup)
  • il direttore dei lavori
  • il direttore dell’esecuzione del contratto di servizi e forniture
  • il coordinatore in materia di salute e di sicurezza
  • il collaudatore
  • il verificatore della conformità

In questo articolo parleremo del responsabile unico del procedimento (Rup), analizzando il ruolo, le funzioni ed i suoi compiti negli appalti e nelle concessioni, previsti dal nuovo Codice.

Il Rup svolge una funzione centrale nei contratti pubblici e ha autorità decisionale in tutte le fasi del procedimento. Esercita un’attività preliminare di controllo e verifica del progetto, si accerta in fase esecutiva del corretto svolgimento dei lavori (autorizzando anche eventuali varianti), collabora alle operazioni di verifica della conformità e di collaudo e rilascia i certificati di pagamento.

Nella seguente infografica (proposta anche in allegato in formato PDF vettoriale) sono riportati in sintesi i compiti del Rup secondo il nuovo Codice appalti in 8 step.

Step 1: nomina del responsabile unico del procedimento

Secondo l’art. 31 comma 1, per ogni affidamento pubblico (concessione o appalto di lavori, forniture e servizi) la stazione appaltante nomina un responsabile del procedimento per le seguenti fasi:

  • programmazione
  • progettazione
  • affidamento
  • esecuzione

Per i lavori il Rup è nominato prima del progetto di fattibilità tecnica economica; in caso di lavori non programmati è nominato nel momento stesso in cui vengono realizzati. Per servizi e forniture il Rup deve essere nominato contestualmente all’acquisto degli stessi.

Il Rup è nominato con atto formale del responsabile del settore tra i dipendenti di ruolo e deve essere dotato di competenze professionali adeguate ai compiti che deve rivestire. Laddove sia accertata la carenza nell’organico della suddetta unità organizzativa, il Rup è nominato tra gli altri dipendenti in servizio. L’ufficio di responsabile unico del procedimento è obbligatorio e non può essere rifiutato.

La stazione appaltante in casi di particolare importanza può affiancare al Rup una struttura stabile, per ottenere migliori risultati sotto l’aspetto qualitativo della progettazione e della programmazione (art. 31 comma 9); inoltre deve provvedere all’opportuna attività di formazione dei soggetti che possono essere nominati responsabili del procedimento.

Il Rup ha i seguenti compiti specifici (art. 31 comma 4):

  • formula proposte e fornisce dati e informazioni per il programma triennale dei lavori pubblici e per gli altri atti di programmazione
  • cura il controllo sui livelli di prestazione, di qualità e di prezzo determinati
  • cura il corretto svolgimento delle procedure
  • segnala eventuali disfunzioni, impedimenti, ritardi nell’attuazione degli interventi
  • accerta la libera disponibilità di aree e immobili necessari
  • fornisce all’amministrazione aggiudicatrice i dati e le informazioni relativi alle principali fasi di svolgimento dell’attuazione dell’intervento, necessari per l’attività di coordinamento, indirizzo e controllo di sua competenza
  • sorveglia la efficiente gestione economica dell’intervento
  • propone all’amministrazione aggiudicatrice la conclusione di un accordo di programma quando si rende necessaria l’azione integrata e coordinata di diverse amministrazioni
  • propone l’indizione della conferenza di servizi (quando necessario)
  • verifica e vigila sul rispetto delle prescrizioni contrattuali nelle concessioni

Per i lavori e i servizi di ingegneria e architettura, il Rup deve essere un tecnico; in caso contrario le competenze sono attribuite al responsabile del servizio relativo al lavoro da realizzare (art. 31 comma 6).

Step 2: controllo e verifica preliminare del progetto

Il primo compito del Rup è stabilire chi può partecipare alla gara d’appalto verificando la regolarità della documentazione amministrativa delle imprese.

Il responsabile unico del procedimento inoltre stabilisce criteri, contenuti e momenti di verifica tecnica dei vari livelli di progettazione (art. 23 comma 9).

La verifica ha luogo prima dell’inizio delle procedure di affidamento (art. 26 comma 2) e in contraddittorio con il progettista.

La verifica accerta in particolare (art. 26 comma 4):

  • la completezza della progettazione
  • la coerenza e completezza del quadro economico in tutti i suoi aspetti
  • l’applicabilità della soluzione progettuale prescelta
  • i presupposti per la durabilità dell’opera nel tempo
  • la minimizzazione dei rischi di introduzione di varianti e di contenzioso
  • la possibilità di ultimazione dell’opera entro i termini previsti
  • la sicurezza delle maestranze e degli utilizzatori
  • l’adeguatezza dei prezzi unitari utilizzati
  • la manutenibilità delle opere, ove richiesta

Il Rup anche nelle fasi successive effettua un controllo continuo sull’esecuzione delle prestazioni, programmando accessi sul luogo e verifiche (anche a sorpresa), per valutare il rispetto di tutte le misure in materia ambientale, paesaggistica, storico-architettonica, archeologica e di tutela della salute umana (art. 31 comma 12).

Step 3: esecuzione del contratto

L’ esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture è diretta dal responsabile unico del procedimento, che controlla i livelli di qualità delle prestazioni e accerta il corretto ed effettivo svolgimento delle funzioni ad ognuno affidate (art. 101 comma 1), avvalendosi dei seguenti soggetti:

  • direttore dei lavori
  • direttore dell’esecuzione del contratto di servizi e forniture
  • coordinatore in materia di salute e di sicurezza

Il Rup autorizza il direttore dei lavori alla consegna dei lavori e si accerta dell’effettiva data di inizio, nonché del rispetto di ogni altro termine di svolgimento delle operazioni. In caso contrario può stabilire penali per il ritardato adempimento degli obblighi contrattuali.

Step 4: autorizzazione e comunicazione delle varianti

Le varianti ai contratti di appalto in corso devono essere autorizzate dal Rup con le modalità previste dall’ordinamento della stazione appaltante (art. 106 comma 1).

I contratti di appalto nei settori ordinari e nei settori speciali possono essere modificati senza una nuova procedura di affidamento se le modifiche sono state previste nei documenti di gara iniziale.

Il Rup in tale fase deve svolgere le seguenti attività:

  • redige una relazione relativa alle varianti in corso d’opera, in cui sono riportate le ragioni che hanno reso necessarie le varianti
  • quantifica, sentito il progettista, le operazioni previste dalla perizia tecnica redatta dall’esecutore per proporre variazioni migliorative che comportino una diminuzione dell’importo originario dei lavori e, in caso positivo, procede alla stipula di un apposito atto aggiuntivo
  • approva i nuovi prezzi determinati insieme al direttore dei lavori e all’esecutore, per lavori o materiali non previsti dal contratto

Per gli appalti e le concessioni di importo inferiore alla soglia comunitaria, le varianti in corso d’opera dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture sono comunicate dal Rup all’Osservatorio, entro 30 giorni dall’approvazione da parte della stazione.

Per i contratti pubblici di importo pari o superiore alla soglia comunitaria, le varianti in corso d’opera di importo eccedente 10% dell’importo originario del contratto, incluse le varianti in corso d’opera riferite alle infrastrutture strategiche, sono trasmesse dal Rup all’Anac (Autorità nazionale anti-corruzione), come previsto dall’art. 106 comma 14 del nuovo Codice.

Step 5: sospensione e risoluzione del contratto

Il Rup può disporre la sospensione dei lavori in caso di necessità o di pubblico interesse.

Se la durata della sospensione è superiore al 25% della durata complessiva prevista per l’esecuzione dei lavori, o comunque quando è superiore a 6 mesi complessivi, l’esecutore può chiedere la risoluzione del contratto senza indennità. In caso di opposizione della stazione appaltante, l’esecutore ha diritto al rimborso dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione (art.107 comma 2).

La sospensione è disposta per il tempo strettamente necessario; successivamente il Rup dispone la ripresa dei lavori e indica il nuovo termine contrattuale (art. 107 comma 3).

Step 6: attivazione del procedimento di accordo bonario per la risoluzione delle riserve iscritte

Il procedimento dell’accordo bonario riguarda tutte le riserve iscritte fino al momento dell’avvio della procedura stessa, nell’ambito di un limite massimo complessivo del 15% dell’importo del contratto.

Prima dell’approvazione del certificato di collaudo (ovvero del certificato di verifica di conformità o del certificato di regolare esecuzione), qualunque sia l’importo delle riserve, il Rup attiva l’accordo bonario per la risoluzione delle riserve iscritte, avvalendosi eventualmente della figura di un esperto (art. 205 comma 2).

Il direttore dei lavori deve avvisare il Rup relativamente a eventuali riserve iscritte; il Rup deve trasmettere nel più breve tempo possibile una propria relazione (art. 205 comma 3).

La proposta di accordo bonario viene trasmessa al dirigente competente della stazione appaltante e al soggetto che ha formulato le riserve. Se la proposta è accettata dalle parti, entro 45 giorni dal suo ricevimento, l’accordo bonario è concluso e viene redatto verbale sottoscritto dalle parti (art. 205 comma 6).

Step 7: collaudo, verifica di conformità e certificato di regolare esecuzione

Il Rup nella fase finale del procedimento si avvale delle seguenti figure (art. 101 comma 1):

  • collaudatore
  • verificatore della conformità

I contratti pubblici sono soggetti a:

  • collaudo, per i lavori
  • verifica di conformità, per i servizi e per le forniture

Lo scopo è quello di certificare che l’oggetto del contratto in termini di prestazioni, obiettivi e caratteristiche tecniche, economiche e qualitative sia stato realizzato ed eseguito nel rispetto delle previsioni contrattuali e delle pattuizioni concordate in sede di aggiudicazione o affidamento.

L’art. 102 comma 2 prevede che per i contratti pubblici sotto soglia europea, il certificato di collaudo dei lavori e il certificato di verifica di conformità possono essere sostituiti dal certificato di regolare esecuzione, rilasciato:

  • per i lavori, dal direttore dei lavori
  • per servizi e forniture, dal Rup su richiesta del direttore dell’esecuzione (se nominato)

Step 8: rilascio del certificato di pagamento

All’esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, il Rup rilascia il certificato di pagamento ai fini dell’emissione della fattura da parte dell’appaltatore.

Il certificato di pagamento è rilasciato non oltre il 90° giorno dall’emissione del certificato di collaudo provvisorio ovvero del certificato di regolare esecuzione nei casi previsti (art. 102 comma 4).

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Reti di sicurezza, la nuova guida Inail completamente illustrata

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Reti di sicurezza, caratteristiche, sistemi di montaggio e smontaggio. Ecco la nuova guida Inail con immagini ad alta definizione per una rapida informazione sui cantieri

Allo scopo di accrescere il livello di sicurezza nei cantieri e fornire utili informazioni per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali, l’Inail ha pubblicato la nuova serie di opuscoli Quaderni per immagini, già precedentemente trattati nei nostri articoli.

Gli opuscoli, pubblicati in più lingue, sono caratterizzati da illustrazioni ben dettagliate nei particolari che mostrano situazioni, pose, scene di lavoro utili finalizzate ad informare sulla prevenzione, su accorgimenti e corrette modalità utili alla sicurezza dei lavoratori.

In questo articolo parleremo dell’ultimo degli 8 opuscoli Inail: le reti di sicurezza.

Le reti di sicurezza sono dispositivi di protezione collettiva che contribuiscono a ridurre gli infortuni in caso di caduta dall’alto; vengono utilizzate, quindi, per arrestare la caduta di persone e oggetti durante i lavori di costruzione e montaggio. Infatti, in caso di caduta dall’alto la grande deformabilità consente di ammortizzare l’impatto con la rete, evitando o riducendo l’insorgere di lesioni.

Inoltre, il loro utilizzo consente piena libertà di movimento a coloro che svolgono attività nelle zone soprastanti, a differenza di quanto avviene con l’impiego di cinture o funi di sicurezza.

Viene, infine, raccomandato di non utilizzare le reti di protezione solo nel caso in cui lo spazio vuoto al di sotto di esse sia limitato o quando esiste il rischio di caduta di materiale che ne possa causare il danneggiamento.

Ecco le immagini descrittive dei vari sistemi di protezione dalle cadute, il loro uso, montaggio e smontaggio.

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Novità fiscali 2016: dalle Entrate nuovi chiarimenti sulla Stabilità 2016

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Novità fiscali 2016, l’Agenzia delle Entrate fornisce nuove indicazioni in materia di agevolazioni, bonus, Irpef, Ires, Irap

Con la circolare 20/E del 18 maggio 2016, l’Agenzia delle Entrate fa il punto della situazione in merito alle novità presenti nella legge di Stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) relative a persone fisiche, professionisti ed imprese, come ad esempio detrazioni Irpef,  riduzione Ires ed esenzione Irap.

Detrazione Irpef e circolare 20/E 2016

Proroga detrazioni per interventi di riqualificazione energetica

La legge di Stabilità 2016 ha disposto la proroga al 31 dicembre 2016 della detrazione, nella misura del 65%, delle spese sostenute per:

  • interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti
  • l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari
  • l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili
  • interventi di riqualificazione energetica relativi a parti comuni degli edifici o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio

Cessione della detrazione ai fornitori per gli incapienti

Per i contribuenti incapienti (ossia i contribuenti che ricadono nella cosiddetta no tax area, vale a dire i possessori di redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell’Irpef o per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni di cui al citato art. 13 del Tuir), è prevista la possibilità di cedere la detrazione teoricamente spettante per le spese sostenute nel 2016 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici, sotto forma di un corrispondente credito in 10 anni a favore dei fornitori che hanno eseguito i lavori.

Al riguardo, nella circolare, viene puntualizzato che i fornitori non sono obbligati ad accettare il credito al posto del pagamento loro dovuto.

Agevolazioni IVA per acquisto da impresa ristrutturatrice

Secondo i chiarimenti in circolare, la nuova detrazione Irpef del 50% dell’IVA versata in caso di acquisto di unità abitative di classe energetica A o B spetta anche in caso di immobili ristrutturati acquistati da imprese di ripristino.

Inoltre, la detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo d’acquisto ed è ripartita in 10 quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei 9 periodi d’imposta successivi.

Relativamente alle pertinenze, la norma non fornisce indicazioni circa l’eventuale estensione del beneficio. Tuttavia, in conformità all’orientamento ormai consolidato dell’Agenzia delle Entrate, si ritiene che il criterio dell’estensione del beneficio fiscale spettante all’unità abitativa possa applicarsi anche alla pertinenza, a condizione che l’acquisto della pertinenza avvenga contestualmente all’acquisto dell’unità abitativa e l’atto di acquisto dia evidenza del vincolo pertinenziale.

Dispositivi multimediali 

L’Agenzia ha chiarito che è possibile beneficiare della detrazione del 65% anche nell’ipotesi in cui l’acquisto, l’installazione e la messa in opera dei dispositivi multimediali siano effettuati successivamente o anche in assenza di interventi di riqualificazione energetica.

Sistemi di videosorveglianza

Un credito d’imposta spetta alle persone fisiche che sostengono spese per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o allarme, nonché connesse a contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali, purché non rientrino nell’esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa. Il credito d’imposta è riconosciuto ai fini dell’imposta sul reddito, nel limite massimo complessivo di 15 milioni di euro per l’anno 2016.

Istituti autonomi e case popolari

La legge di Stabilità 2016 ha esteso la detrazione fiscale del 65% anche da parte degli Istituti Autonomi per le Case Popolari (IACP) per la realizzazione di interventi su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica. Il provvedimento consente l’applicazione dell’agevolazione anche per gli interventi riguardanti immobili patrimoniali concessi in locazione.

Esenzione borse di studio

La norma prevede che l’esenzione dall’Irpef per le borse di studio si applica anche a quelle erogate agli studenti delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica che partecipano al programma Erasmus plus, nonché l’esenzione dall’Irap per i soggetti che le erogano.

No tax area pensioni

La circolare riprende le novità relative alle detrazioni per i titolari di redditi di pensione, con l’innalzamento della soglia relativa alla no tax area, in particolare la detrazione è pari a:

  • 1.783 euro (in luogo di 1.725 euro), se il reddito complessivo non supera 7.750 euro (in precedenza 7.500 euro) per i pensionati con meno di 75 anni
  • 1.880 euro (in luogo di 1.783 euro), se il reddito complessivo non supera 8.000 euro (in precedenza 7.750 euro) per i pensionati over 75

Inoltre, aumenta la detrazione spettante ai pensionati con meno di 75 anni e reddito complessivo compreso fra 7.751 e 15.000 euro e quella spettante ai pensionati con più di 75 anni e reddito complessivo fra 8.001 e 15.000 euro.

Riduzione Ires

Riduzione aliquota Ires

Per imprese e professionisti dal 1° gennaio 2017 l’aliquota Ires ordinaria passa dal 27,5% al 24%; sono esclusi dalla riduzione la Banca d’Italia e gli enti creditizi e finanziari in virtù di quanto disposto dalla Stabilità 2016.

Novità in materia di IVA

Reverse charge

In base alla legge di Stabilità 2016, l’applicazione del meccanismo del reverse charge viene estesa alle prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate ai consorzi che, essendo aggiudicatari di una commessa nei confronti di un ente pubblico, sono tenuti ad emettere fattura ricorrendo al meccanismo della scissione dei pagamenti (cd split payment).

L’Agenzia precisa che i consorzi, a cui si riferisce la norma, sono unicamente:

  • i consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro
  • i consorzi stabili, costituiti anche in forma di società consortili tra imprenditori individuali, anche artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro
  • i consorzi ordinari di concorrenti

Inoltre, nelle operazioni effettuate dai consorzi nei confronti della PA e soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, l’IVA relativa a tali operazioni non è pagata al consorzio cedente o prestatore unitamente al corrispettivo, ma viene versata all’Erario direttamente dalla PA cessionaria o committente.

Prodotti editoriali 

In materia di agevolazioni riferibili al mondo della cultura e della scuola, la circolare chiarisce che per l’applicazione dell’aliquota del 4% agli e-book è necessario non solo che la pubblicazione sia in possesso del codice ISBN o ISSN, ma che abbia le caratteristiche distintive tipiche dei giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici.

Esenzioni Irap

A partire dal 31 dicembre 2015 sono esclusi dall’Irap:

  • i soggetti che esercitano un’attività agricola
  • le cooperative e i loro consorzi che forniscono servizi nel settore selvicolturale (incluse le sistemazioni idraulico-forestali)
  • le cooperative della piccola pesca e loro consorzi

Sono esclusi dall’Irap anche i medici convenzionati con strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture posto che in questa fattispecie non sussiste il presupposto dell’autonoma organizzazione.

Riduzione Irap

Lavoratori stagionali

La circolare illustra la norma che riconosce ai fini Irap la possibilità di dedurre il 70% dei costi sostenuti anche per i lavoratori stagionali che devono essere impiegati per almeno 120 giorni nell’arco di 2 periodi d’imposta successivi, anche non consecutivi, a partire dal secondo contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro entro il secondo anno successivo alla data di conclusione del primo contratto.

Agevolazioni fiscali

School bonus

Per quanto riguarda lo school bonus, il credito d’imposta previsto per i soggetti che effettuano erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, per la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti, viene confermato nella circolare:

  • il credito pari al 65% delle erogazioni liberali effettuate nei periodi d’imposta 2016 e 2017
  • il credito pari al 50% di quelle effettuate nel periodo d’imposta 2018
  • un tetto massimo di euro 100.000 di spese agevolabili per ciascun periodo d’imposta

Art bonus

Inoltre la Legge di Stabilità 2016 ha reso strutturale l’art bonus, ossia il regime fiscale agevolato che ha introdotto un credito di imposta a favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi a favore della cultura e dello spettacolo.

Bonus alberghi

Infine si fa riferimento al bonus alberghi, spettante nella misura del 30%, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 che abbiano sostenuto spese dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016, fino a un massimo di 200.000 euro ed utilizzabile solo in compensazione. Le spese ammissibili al credito di imposta in questione sono quelle relative ad interventi di ristrutturazione edilizia, di eliminazione delle barriere architettoniche, di incremento dell’efficienza energetica e di acquisto di mobili e componenti di arredo.

Assistenza fiscale

Infine nella circolare viene ricordato che dal 1° gennaio 2016 il Caf o professionista incaricato che abbia apposto un visto infedele risponde solidalmente del pagamento di una somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente in caso di violazioni riscontrabili in sede di controllo. Tuttavia, come osservato dalle entrate, anche per le violazioni relative all’apposizione del visto di conformità, non si procede a iscrizione a ruolo per somme inferiori a 30 euro.

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Il bonus IVA del 50% vale anche per l’acquisto delle abitazioni ristrutturate!

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Il bonus IVA del 50% sull’acquisto di case in classe A e B vale anche sugli immobili ristrutturati e venduti dall’impresa di ripristino o ristrutturatrice

La legge di Stabilità 2016, al fine di favorire la ripresa del mercato immobiliare prevede quanto segue:

“Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, si detrae dall’imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, il 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto in relazione all’acquisto, effettuato entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale, di classe energetica A o B ai sensi della normativa vigente, cedute dalle imprese costruttrici delle stesse.

La detrazione di cui al precedente periodo è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo d’acquisto ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi”.

Impresa costruttrice, interpretazione estensiva

L’agenzia delle Entrate, nella circolare 20 del 18 maggio 2016, ha fornito nuovi chiarimenti, con un’interpretazione estensiva del concetto di “impresa costruttrice”.

Secondo le Entrate, il riferimento all’impresa costruttrice, inteso in senso letterale, escluderebbe dall’ambito di applicazione della norma le cessioni poste in essere dalle imprese di ripristino o ristrutturatrici. Tuttavia, in altri contesti le imprese di ripristino o ristrutturatrici sono espressamente equiparate alle imprese edili (es. art. 10, comma 1, n. 8 bis del DPR n. 633 del 1972, concernente il regime IVA delle cessioni di immobili).

Tenuto conto, quindi, della finalità prevista dalla legge di Stabilità, l’espressione può essere intesa in senso estensivo, considerando l’impresa costruttrice come “un’impresa che applica l’IVA all’atto del trasferimento”; in tal caso, possono considerarsi tali non solo l’impresa che ha realizzato l’immobile ex novo, ma anche le imprese di ripristino o ristrutturatrici che hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di:

  • restauro e risanamento conservativo
  • ristrutturazione edilizia
  • ristrutturazione urbanistica

disciplinati dall’articolo 3, comma 1 del Testo Unico dell’edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

L’interpretazione estensiva risulta coerente con la ratio della norma, diretta a “equilibrare” il costo degli oneri fiscali delle cessioni di unità immobiliari di tipo abitativo soggette ad IVA rispetto alle medesime operazioni soggette all’imposta di registro.

Infatti, le cessioni di unità immobiliari di tipo abitativo soggette ad IVA e poste in essere dalle imprese costruttrici danno luogo ad un livello di imposizione più elevata, sia perché soggette ad aliquote di imposta più alte rispetto alle aliquote previste per l’imposta di registro sia perché determinate su base imponibile differente.

La base imponibile IVA, infatti, è costituita dal corrispettivo, mentre la base imponibile relativa alle cessioni di immobili abitativi poste in essere da soggetti privati è, nella maggior parte dei casi, costituita dal valore catastale.

In definitiva, anche per le cessioni soggette ad IVA di immobili di classe A o B da parte di imprese di ristrutturazione vale il bonus del 50% sull’IVA versata da detrarre dall’Irpef in 10 anni.

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Credito d’imposta per videosorveglianza e antifurto: i chiarimenti delle Entrate

Credito d'imposta per videosorveglianza

Credito d’imposta per videosorveglianza e antifurto: l’Agenzia delle Entrate fornisce nuove indicazioni in attesa del decreto del Mef

Il comma 982 della legge di Stabilità 2016 introduce un credito d’imposta spettante ai privati che sostengono spese finalizzate alla prevenzione di attività criminali relative a:

  • installazione di sistemi di videosorveglianza digitale
  • installazione di sistemi di allarme
  • contratti stipulati con istituti di vigilanza

Il credito d’imposta è riconosciuto ai fini dell’imposta sul reddito, nel limite massimo complessivo di 15 milioni di euro per l’anno 2016.

L’Agenzia delle Entrate ricorda che i criteri e le procedure per l’accesso al beneficio e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro il limite sopra indicato saranno definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

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Arrivano le nuove regole sui mutui per gli immobili residenziali: il decreto mutui in Gazzetta!

Decreto-mutui

Decreto mutui, in Gazzetta la norma sui contratti di credito relativi a immobili residenziali con le nuove regole per banche e famiglie

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, il decreto mutui, decreto legislativo 72/2016, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 117 del 20 maggio 2016.

Il provvedimento definisce le nuove regole su rate non pagate e nuove clausole a cui deve sottostare chi accende un nuovo mutuo bancario per l’acquisto di un immobile.

In particolare, il decreto, in attuazione della direttiva 2014/17/UE, contiene nuove norme per la tutela dei mutuatari a rischio d’insolvenza e nuove clausole sulla trasparenza con l’obbligo di informazioni più dettagliate da dare al consumatore, ponendo al centro la questione del pignoramento dell’abitazione.

Ecco in sintesi le novità principali:

  • il pignoramento dell’abitazione per inadempimento avviene dopo 18 mesi di rate mensili non pagate
  • nella stipula del contratto è previsto l’inserimento della clausola, nell’eventualità d’inadempimento da parte del beneficiario del contratto di mutuo, che consente di estinguere il debito trasferendo il bene dato in garanzia, anche se il suo valore risulta inferiore all’ammontare delle rate residue; nel caso in cui il valore dell’immobile risulta superiore al debito residuo, il mutuatario ha la facoltà di incassare l’eccedenza
  • la non retroattività della clausola in caso di inadempimento; ossia la possibilità di acconsentire, da parte del consumatore, al trasferimento della proprietà dell’immobile in caso di inadempimento è prevista solo per i futuri contratti
  • la sottoscrizione della clausola prevede necessariamente l’assistenza di un consulente specializzato
  • l’obbligo di informazioni più dettagliate prima della conclusione del contratto di credito e chiarimenti in ordine al calcolo del tasso annuo effettivo globale
  • particolare riguardo da parte della Banca d’Italia nelle disposizioni attuative nei casi di eventuale stato di bisogno o di debolezza del consumatore
  • la conferma del divieto del cosiddetto patto commissorio, in base al quale è nullo qualsiasi accordo con il quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà dell’immobile ipotecato o dato in pegno sia trasferita al creditore

Il decreto entra in vigore il primo luglio 2016 e si applica ai nuovi contratti di mutuo; per i contratti già in essere si continuano ad applicare le disposizioni previgenti.

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LCA (Life Cycle Assessment) in edilizia e nuovo Codice appalti, arriva PriMus LCA

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Perché la valutazione ambientale LCA? Gli aspetti ambientali da considerare nelle costruzioni in edilizia, anche alla luce delle nuove norme. Ecco PriMus LCA

Per condurre uno studio basato sulla valutazione ambientale durante il ciclo di vita di semplici prodotti da costruzione o complessi sistemi edilizi, si utilizza la metodologia di “Life Cycle Assessment” (LCA), standardizzata dalla ISO 14040.

Tale metodologia è valida per qualsiasi prodotto/servizio e rappresenta una procedura guidata, che parte dalla valutazione dell’unità funzionale e dei confini del sistema da analizzare, fino alla valutazione degli impatti ambientali e all’interpretazione dei risultati.

Sulla base della ISO 14040, si sono sviluppati ulteriori standard, come, ad esempio, la ISO 14025 che regola le etichette ambientali di prodotto di Tipo III, anche dette “EPD”.

Esistono protocolli internazionali, come LEED e BREEAM, che tengono conto della sostenibilità in edilizia, però trascurano la stima degli impatti ambientali durante la vita utile dell’intero sistema.

Nella nuova versione del sistema di rating LEED (LEED v4) sono state apportate modifiche all’interno della sezione “Materiali e Risorse”, grazie all’introduzione di un nuovo criterio, “Riduzione dell’impatto ambientale sul ciclo di vita”, relativo al singolo componente/materiale edilizio.

Altri standard, invece, indicano la metodologia per effettuare analisi LCA di interi sistemi edilizi, ma necessitano di complesse valutazioni che richiedono analisi particolarmente lunghe.

Ma come si arriva ad una valutazione ambientale nel settore delle costruzioni con la metodologia di “Life Cycle Assessment” (LCA), standardizzata dalla ISO 14040?

Lo sviluppo sostenibile è un argomento di grande attualità, il cui scopo è migliorare la qualità della nostra vita senza compromettere quella delle future generazioni. A causa del cambiamento delle condizioni ambientali, che sta interessando l’intero pianeta, la società contemporanea sta lentamente rinnovando le regole dello sviluppo applicando il concetto di sostenibilità ad ogni attività in cui è coinvolta.

Per il settore delle costruzioni, l’Europa ha emanato una Direttiva, il Regolamento (UE) n. 305/2011, dove stabilisce (nell’ALLEGATO I–Requisiti di base delle opere di costruzione) che le opere di costruzione devono tener conto in particolare della salute e della sicurezza delle persone interessate durante l’intero ciclo di vita delle opere.

Per una durata di servizio economicamente adeguata, le opere di costruzione devono soddisfare diversi requisiti di base:

  1. essere concepite e realizzate in modo da non rappresentare, durante il loro intero ciclo di vita, una minaccia per l’igiene o la salute e la sicurezza dei lavoratori, degli occupanti o dei vicini e da non esercitare un impatto eccessivo, per tutto il loro ciclo di vita, sulla qualità dell’ambiente o sul clima, durante la loro costruzione, uso e demolizione
  2. essere concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso delle risorse naturali sia sostenibile.

Anche a livello nazionale le indicazioni normative nell’ambito della valutazione ambientale stanno diventando sempre più chiare e cogenti. Le recenti modifiche al Codice degli Appalti, che recepiscono le direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, stabiliscono all’articolo 95 i criteri di aggiudicazione dell’appalto.

Precisamente, il Codice afferma che “i criteri di aggiudicazione sono considerati connessi all’oggetto dell’appalto ove riguardino lavori, forniture o servizi da fornire nell’ambito di tale appalto sotto qualsiasi aspetto e in qualsiasi fase del loro ciclo di vita. In particolare, l’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, è valutata sulla base di criteri oggettivi, quali gli aspetti qualitativi, ambientali e/o sociali, connessi all’oggetto dell’appalto.”

Nell’ambito di tali criteri possono rientrare:

  1. caratteristiche sociali, ambientali, contenimento dei consumi energetici e delle risorse ambientali dell’opera o del prodotto, caratteristiche innovative
  2. il possesso di un marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE) in relazione ai beni o servizi oggetto del contratto
  3. il costo di utilizzazione e manutenzione avuto anche riguardo ai consumi di energia e delle risorse naturali, alle emissioni inquinanti e ai costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, riferiti all’intero ciclo di vita dell’opera, bene o servizio, con l’obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione
  4. la compensazione delle emissioni di gas ad effetto serra

Nasce PriMus LCA, il primo servizio in grado di ottenere una relazione LCA da un computo metrico

PriMus LCA è il primo servizio a creare un’analisi LCA (Life Cycle Assessment) per la valutazione ambientale di un intervento nel settore delle costruzioni.

PriMus LCA è un servizio riservato esclusivamente ai clienti del software PriMus.

PriMus come software leader in Italia porta un’assoluta novità nel settore delle costruzioni rispondendo in maniera efficace alle attenzioni poste alla valutazione ambientale dal nuovo Codice degli Appalti (Dlgs.18 aprile 2016, n. 50) e i nuovi CAM e Appalti Verdi, in particolare i Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della Pubblica Amministrazione.

PriMus LCA è uno strumento di supporto per il progettista nella valutazione degli impatti ambientali generati nel ciclo di vita dell’intero sistema edilizio.

Tale servizio è sviluppato da Acca software S.p.A. in collaborazione con FED, spin-off dell’Università di Napoli Federico II.

Il servizio parte e si integra al computo metrico dell’intervento edilizio, tramite la correlazione con le informazioni sugli impatti ambientali generati durante il ciclo di vita dei materiali e delle lavorazioni adoperate nel computo stesso.

Affinché questa correlazione sia possibile, è stato sviluppato un database che riporta, per ogni componente edilizio, gli impatti ambientali da esso generati. L’associazione delle lavorazioni e dei materiali del computo con i dati dell’archivio implementato danno vita ad una relazione LCA finalizzata all’analisi del ciclo di vita dell’intervento.

Per ogni voce del computo vengono aggregate informazioni relative agli impatti ambientali valutati attraverso la metodologia IMPACT2002+, in termini di categorie di impatto e di categorie di danno.

Dal servizio PriMus LCA si hanno grafici riguardanti le categorie di danno o le categorie di impatto, che permettono di individuare immediatamente quali componenti edilizi impattano maggiormente sull’ambiente.


Le informazioni che si ottengono possono essere utilizzate per condurre analisi di sensitività per il sistema edilizio in esame, impostando un processo iterativo attraverso cui, a partire dall’individuazione del componente maggiormente impattante, si possono intraprendere azioni migliorative per perseguire i prefissati obiettivi di sostenibilità.

Inoltre, tali informazioni possono essere utilizzate a scopo comparativo, in termini di impatti totali o adimensionalizzati rispetto ad una unità di riferimento, per confrontare gli impatti stimati con quelli di sistemi edilizi simili, equivalenti in termini di prerequisiti funzionali e strutturali.

Analisi ancora più approfondite o progetti specifici focalizzati sul miglioramento dell’analisi LCA con particolari processi produttivi, materiali e tecniche innovativi, studiati anche ad hoc per l’intervento, sono possibili in fase di approfondimento dell’analisi tramite servizi avanzati di PriMus LCA.

A chi è utile PriMus LCA?

Il servizio PriMus LCA è un servizio utilissimo a differenti categorie di professionisti e/o di applicazioni.

  • progettisti che effettuano valutazioni di sostenibilità a corredo della documentazione di progettazione; si tratta in questo caso di un’applicazione finalizzata ad approfondire la conoscenza della documentazione progettuale, attraverso informazioni relative al profilo ambientale delle opere progettate
  • progettisti che elaborano la soluzione per le offerte economicamente più vantaggiose nelle gare d’appalto, rispondendo ai criteri legati alla sostenibilità e confrontando la soluzione a base di gara con l’alternativa proposta; si tratta in questo caso di un’applicazione a fini comparativi, che consente di valutare in maniera rigorosa l’opportunità di apportare delle modifiche finalizzate a migliorare il profilo ambientale delle opere progettate
  • ricercatori del settore civile/ambientale interessati a condurre studi comparativi sui sistemi edilizi; si tratta in questo caso di un’applicazione legata alla ricerca di nuove soluzioni progettuali a basso impatto ambientale o di nuove metodologie di analisi e di valutazione della sostenibilità delle opere civili

PriMus LCA e contenuti della relazione tecnica

Con il servizio PriMus LCA si ottiene una relazione in cui si valutano, attraverso la tecnica di LCA, gli impatti ambientali associati alla realizzazione di un intervento edilizio in base ai prodotti e alle lavorazioni elencati nel computo metrico estimativo inviato dal cliente. La relazione include le ipotesi dello studio e comprende le quattro fasi dell’analisi LCA:

  • Goal & Scope Definition
  • Life Cycle Inventory Analysis, LCI
  • Life Cycle Impact Assessment
  • Life Cycle Interpretation

fornendo i grafici e le tabelle degli impatti e dei danni ambientali risultanti.

Attraverso questa metodologia, è possibile individuare i componenti dell’involucro edilizio che causano i maggiori impatti ambientali e, dunque, si potrebbero individuare eventuali soluzioni alternative mirate ad un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale associato all’intervento in esame.



Oltre a fornire gli impatti ambientali assoluti e normalizzati al valore di impatto massimo, gli output dello studio LCA sono presentati in funzione di una unità/dimensione di riferimento, per poter favorire confronti tra opere simili, a parità di prerequisiti funzionali e strutturali. Per esempio un’unità/dimensione di riferimento nel caso della costruzione o ristrutturazione di uno specifico edificio è il metro quadro, m2.

Gli impatti ambientali fanno riferimento all’estrazione e produzione dei materiali e messa in opera necessari alla realizzazione dell’intervento. Si fornisce, inoltre, un valore indicativo degli impatti ambientali causati dalla fase di messa in opera dell’edificio. La figura seguente schematizza le fasi considerate nel caso studio.

Schema rappresentativo delle fasi del ciclo di vita considerate per il caso studio

Schema rappresentativo delle fasi del ciclo di vita considerate per il caso studio

Lo studio degli impatti ambientali è del tipo from cradle to gate. Precisamente, si valutano gli impatti causati dall’estrazione e produzione dei materiali utilizzati per la realizzazione dei prodotti necessari alla costruzione dell’edificio scolastico. Sono escluse dal presente studio le fasi successive di lavorazione dei prodotti, e le fasi di uso, manutenzione e dismissione dell’involucro edilizio.

Per realizzare il modello di Life Cycle Assessment dell’opera, si modellano le singole voci del computo metrico. Per rendere questa fase più immediata, è stato realizzato un database a partire da uno specifico prezzario tipo di opere edili. I materiali rientranti nella modellazione delle voci di prezzario provengono a loro volta dal database internazionale Ecoinvent 3.0, una estesa banca dati che racchiude le composizioni, i processi di produzione e gli scenari di smaltimento della gran parte dei materiali e dei processi industriali esistenti.

Nei casi in cui, per motivi di mancanza di dati nel database madre e di disuguaglianze tra i prezzari regionali (in termini di differenti voci di prezzo e inconvertibili unità di misura) non è possibile scegliere l’equivalente voce nel prezzario tipo, la voce di computo non viene considerata, a scapito di una più precisa valutazione di LCA e a meno di informazioni dettagliate fornite dal committente.

Ai fini dell’analisi del ciclo di vita si ricorre a comprovate metodologie di valutazione degli impatti ambientali, a valle della fase di inventario. Tra i metodi di valutazione degli impatti, IMPACT2002+ è uno dei più diffusi ed affidabili. Tale metodologia è stata sviluppata dallo Swiss Federal Institute of Technology di Losanna, in Svizzera ed è la combinazione di quattro metodi di valutazione degli impatti sviluppati in precedenza: IMPACT 2002, Eco-indicator 99, CML e IPCC.

Il metodo fornisce i dati quantitativi per la valutazione della sostenibilità ambientale attraverso 15 categorie di impatti ambientali:

  • tossicità umana (cancerogena)
  • tossicità umana (non cancerogena)
  • effetti sulla respirazione (causati dalle sostanze inorganiche, quali le polveri sottili)
  • radiazioni ionizzanti
  • assottigliamento dello strato di ozono nell’atmosfera
  • ossidazione fotochimica
  • ecotossicità acquatica
  • ecotossicità terrestre
  • acidificazione delle acque
  • eutrofizzazione delle acque
  • acidificazione/eutrofizzazione terrestre
  • uso del suolo
  • cambiamento climatico
  • utilizzo di energie non rinnovabili
  • estrazione di minerali

Midpoint categories – Stima impatti ambientali PriMus LCA

Le 15 categorie di impatto sotto elencate (Tabella 1) vengono fatte confluire in 4 categorie di danno: salute umana, misurata in DALY (Disability-Adjusted Life Years); qualità dell’ecosistema, misurata in (PDF * m* yr), ossia la frazione di potenziale in via di estinzione (Potentially Disappeared Fraction) in una certa area e in un determinato intervallo di tempo per kg di sostanza emessa; cambiamenti climatici, misurati in kg di CO2 equivalente in aria; risorse sfruttate, misurate in MJ. In questa fase, i danni valutati vengono anche definiti “endpoint categories”.

Categorie di impatto e relativa unità di misura

Categorie di impatto Unità di misura
Tossicitàumana (cancerogena) kg C2H3Cl eq
Tossicitàumana (non cancerogena) kg C2H3Cl eq
Effetti sulla respirazione kg PM2.5 eq
Radiazioni ionizzanti Bq C-14 eq
Assottigliamento dello strato di ozono nell’atmosfera kg CFC-11 eq
Ossidazione fotochimica kg C2H4eq
Ecotossicità acquatica kg TEG water
Ecotossicità terrestre kg TEG soil
Acidificazione/eutrofizzazione terrestre kg SO2eq
Uso del suolo m2org.arable
Acidificazione delle acque kg SO2eq
Eutrofizzazione delle acque kg PO4 P-lim
Cambiamento climatico kg CO2eq
Utilizzo di energie non rinnovabili MJ primary
Estrazione di minerali MJ surplus

Inoltre, attraverso tale metodo è possibile presentare gli impatti calcolati in due fasi differenti.

La prima fase, viene detta “normalizzazione”: i midpoint, vengono “normalizzati”, ossia comparati a valori di riferimento rappresentati dai dati medi elaborati su scala europea, e riferiti ad un determinato periodo di tempo. Attraverso la normalizzazione è possibile, quindi, stabilire l’intensità dell’impatto ambientale del sistema studiato rispetto alla media dell’impatto generato dalla popolazione nell’area geografica prescelta come riferimento. I fattori di normalizzazione sono relativi alle categorie di danno e ai midpoint.

La seconda fase, ancora in miglioramento, prevede una pesatura per categorie di danno, rese confrontabili per effetto della normalizzazione: i valori degli effetti, vengono moltiplicati per i “fattori peso”, i quali esprimono l’importanza relativa attribuita alle differenti tipologie di impatto, a seconda della criticità, fornendo valori di punteggio singolo.

Utilizzando il metodo sopra esposto, si stimano gli impatti ambientali in termini di midpoint ed endpoint.

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Building information modeling o model? La storia del BIM e l’evoluzione software

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Building information modeling o model? La storia del BIM e l’evoluzione dei software nel panorama internazionale e nazionale

BIM e Building Information “Modeling”

L’espressione “Building Information Modeling” è oggi certamente l’espressione più utilizzata per esplicitare l’acronimo “BIM” (V. art. “Cos’è il BIM?”).

L’acronimo BIM ha subito un processo di evoluzione e maturazione, mutando nel tempo il proprio significato.

Alla lettera “M” di BIM, ad esempio, sono state associate negli anni parole differenti, tese a sottolineare aspetti che di volta in volta sembravano maggiormente caratterizzanti. Sono state utilizzate le parole:

  • Model
  • Modeling
  • Management

a seconda che ci si riferisse ai modelli virtuali dell’edificio, ai processi edilizi, all’organizzazione, alla gestione, al controllo dei processi, dei modelli, delle informazioni.

Oggi il termine Modeling è la parola più utilizzata, in quanto rappresenta proprio l’intero processo edilizio.

Dunque, con Building Information Modeling ci si riferisce ad un insieme di processi e strumenti interconnessi e interdipendenti, che si fonda sulla disponibilità di modelli digitali del prodotto edilizio, integrabili e in grado di dialogare tra loro.

 BIM e Building Information “Model”

La traduzione della parola Model con “modello” forse non aiuta a comprendere del tutto la novità introdotta. Infatti, già semplicemente provando a tradurre il termine Model con la parola “prototipo” si comprende più profondamente la portata innovativa: nel mondo dell’industria delle costruzioni viene formalmente introdotto il concetto di prototipo il cui utilizzo implica, come inevitabile conseguenza, il concretizzarsi di differenti modalità di rapportarsi e di lavorare per gli operatori del settore.

Un prototipo del prodotto edilizio è, quindi, realizzato mediante entità rappresentative dei reali componenti edilizi in grado di relazionarsi tra loro (cioè dotati di comportamento) e di conglobare ulteriori informazioni in aggiunta ai semplici dati geometrici, tali da consentire ai professionisti verifiche immediate e condivise di tutte le scelte effettuate.

Per il mondo delle costruzioni è un modo nuovo di operare che, per contro, costituisce da sempre la metodologia abituale di lavoro in qualsiasi settore produttivo; infatti, ogni comparto produttivo (si pensi all’industria dell’automobile o a quella dell’elettronica o a quella della moda, etc.) procede verificando le proprie scelte progettuali utilizzando prototipi di prodotto progressivamente più raffinati.

Per l’industria delle costruzioni, invece, fino ad oggi, ogni realizzazione è unica ed è, per così dire, prototipo di se stessa.

Con l’avvento del BIM nasce la possibilità della disponibilità di un duale virtuale dell’edificio da realizzare consentendo di accostare, dal punto di vista metodologico, il mondo delle costruzioni a tutti gli altri settori produttivi e offrendo finalmente una risposta positiva all’annosa domanda circa la natura industriale o meno di questo comparto produttivo.

Il modello virtuale secondo Eastman

Una prima descrizione di modello virtuale dell’edificio veniva proposta in una nota pubblicazione del 1974 di Charles M. Eastman (oggi riconosciuto tra le massime autorità mondiali in materia) relativa ad una ricerca sviluppata alla Carnegie-Mellon University di Pittsburgh (USA), dal titolo “An outline of the building descrition system”.


Tale descrizione venne successivamente ripresa e precisata in un articolo (sempre a firma di Eastman) apparso nel 1975 sulla prestigiosa rivista americana A.I.A. journal, dal titolo “The use of computer instead of drawings in building design”.


Ma già nello scritto del 1974, cui generalmente si fa convenzionalmente risalire l’inizio della ricerca sul BIM, veniva illustrato un “sistema descrittivo dell’edificio”, ottenuto mediante l’aggregazione di elementi grafici 3D in grado di contenere informazioni di tipo geometrico, ma anche relative ai materiali, etc.

Nell’abstract del ’74 si legge:

“Molti dei costi di progettazione, costruzione e funzionamento edilizio derivano dal ricorso a disegni come modalità per riportare le annotazioni dell’edificio. Come alternativa, il presente documento delinea la progettazione di un sistema informatico utile per memorizzare e manipolare le informazioni di progetto in un dettaglio che consente la progettazione, la costruzione e le analisi operative. Un edificio è considerato come la composizione spaziale di un insieme di parti. Il sistema, denominato Sistema Descrittivo dell’Edificio (BDS) è caratterizzato dall’essere:

  1. un mezzo per un facile inserimento grafico di forme di elementi arbitrariamente complessi;
  2. un linguaggio grafico interattivo per modificare e configurare la disposizione degli elementi;
  3. capacità grafiche in formato cartaceo che possono produrre prospettiva o disegni ortografici di alta qualità;
  4. una funzione per l’ordinamento e la schematizzazione, che consenta l’ordinamento della base-dati per attributi, per esempio, per il tipo di materiale, fornitore o componendo un insieme di dati per l’analisi.”

Un nuovo scenario si apriva per il mondo delle costruzioni!

Lo sviluppo degli strumenti software che è poi avvenuto nel corso del tempo ha consentito la reale disponibilità di modelli virtuali, inizialmente solo prefigurati o prototipati, via via sempre più adeguati (per funzionalità e versatilità) alle effettive esigenze della produzione edilizia; ma sin dall’inizio appare chiara la svolta impressa da tale visione.

L’evoluzione del BIM, il mondo della ricerca

Numerosi sono i lavori redatti da vari autori finalizzati a raccontare evoluzione del BIM, narrata con vario grado di approfondimento e con valutazioni non sempre convergenti, facilmente rintracciabili anche mediante una veloce ricerca sul web.

Non è nostra intenzione aggiungere un lavoro in più a quanto già disponibile; riteniamo, però, importante rimarcare solo alcuni passaggi salienti di questa evoluzione.

Da un punto di vista puramente tecnologico, il BIM può considerarsi come parte di un percorso che prende le mosse dai primi formati grafici elettronici, sviluppati in USA  in ambiti universitari, già nella seconda metà degli anni 50.

Nel 1962 viene presentato il software SKETCHPAD, sviluppato al MIT di Boston da Ivan E. Sutherland, un primo strumento che permetteva di tracciare primitive geometriche su uno schermo, utilizzando una sorta di “mouse” ottico.


Nel corso degli anni 60 una rilevante parte del mondo della ricerca concentra i propri sforzi verso lo sviluppo di tecniche di modellazione tridimensionale che origineranno i primi software in grado di rappresentare forme poliedriche elementari, capaci anche di combinarsi tra loro.

Ma è del 1973 il primo importante passo verso la gestione di figure solide 3D: tre distinte ricerche a Cambridge, Stanford e Rochester danno via alla prima generazione di software per la modellazione solida.

L’evoluzione del BIM, il mondo produttivo

Già nel corso degli anni 60 e 70 l’industria (in primis quella automobilistica, navale, aerospaziale) aveva colto i vantaggi che potevano derivare dall’uso dei CAD, in termini di maggiore rapidità di elaborazione e rilavorazione dei progetti, di riduzione degli errori e di avanzamento dell’automazione in fabbrica.

Essi, perciò, in grado di sostenere gli elevati costi di hardware e software del tempo, cominciarono a dotarsi di propri CAD e a svilupparli affrontandone le criticità, lavorando sinergicamente con aziende produttrici di software.

Il mondo delle costruzioni non colse immediatamente le opportunità offerte dai nuovi strumenti, e cominciò ad adottare i sistemi CAD (nella seconda metà degli anni 70) progressivamente, col calare dei costi e con l’avvento dei personal computer (PC), ma essenzialmente in “modalità” 2D. Infatti l’impiego di questi nuovi strumenti non fu accolto come un’opportunità di rivisitazione e aggiornamento dei processi della filiera produttiva, ma come mera sostituzione di strumenti tradizionali, evidentemente più lenti: ai disegni realizzati al tecnigrafo, si sostituivano disegni realizzati al computer e stampati mediante plotter.

Un altro momento importante nell’evoluzione della “computer grafica” è senz’altro l’avvento della modellazione parametrica ad oggetti, collocabile intorno alla seconda metà degli anni 80.

Agli oggetti grafici diventa possibile associare parametri e regole (inizialmente di tipo geometrico) in grado di offrire rilevanti vantaggi per la gestione del progetto nel suo insieme: mentre nei tradizionali CAD 2D e 3D ogni aspetto della geometria deve essere editato dall’utente, così come la verifica della coerenza geometrica complessiva a valle di una sua modifica, nel caso di oggetti parametrici questo avviene automaticamente.

Tali oggetti vengono, pertanto, definiti “intelligenti” per la loro capacità di auto-aggiornarsi, anche in risposta a modifiche apportate dal progettista ad altri oggetti ma tra loro collegati: ne consegue un’automatica propagazione delle modifiche apportate e un aggiornamento continuo dell’intero modello virtuale.

Da qui il passaggio ad oggetti contenenti non solo parametri di tipo geometrico ma anche informazioni specifiche delle entità reali da essi rappresentate, è concettualmente semplice.

Diventa, così, possibile aggiungere agli oggetti le caratteristiche termofisiche, di costo, di resistenza meccanica, etc., con interrelazioni automatiche tra le modifiche dell’oggetto e l’aggiornamento delle informazioni ad esso collegate.

Dunque si apre così la strada ad una nuova tecnologia, il BIM appunto.

I software BIM nel panorama internazionale e nazionale e la loro storia

Ed è a partire dalla metà degli anni 80 che in questo scenario nascono e si sviluppano alcune note aziende produttrici di software come Autodesk (statunitense), Bentley (inglese), Graphisoft (ungherese), Nemetschek (tedesca) ed altre, le quali realizzano propri prodotti, ciascuno con specifiche caratteristiche, ma tutti sostanzialmente orientati alla rappresentazione grafica del progetto.

Una storia diversa in questo panorama internazionale è quella segnata da ACCA software, azienda italiana nata nel 1989, che si contraddistingue da subito per il suo particolare orientamento all’innovazione. Nel 1991, il suo software PriMus dedicato alla contabilità ed il computo metrico, è l’unico prodotto italiano ad essere selezionato per il “premio SMAU Industrial Design”.

Il percorso che ACCA software percorre, differentemente ai suoi maggiori competitor,  è la realizzazione di applicativi chiamati a fornire soluzioni a tutti gli aspetti del mondo delle costruzioni come il calcolo strutturale, energetico, contabilizzazione, sicurezza, etc., utilizzando le migliori tecnologie disponibili.

Nel 1996 ACCA rilascia TerMus, un applicativo destinato alla verifica energetica degli edifici, sviluppato con una particolare modalità grafica: vengono utilizzati oggetti bidimensionali rappresentativi delle reali entità costruttive di un edificio (muri, finestre, porte, solai, etc.), in grado di riconoscersi tra loro ed aggiornarsi automaticamente e ciascuno dotato delle proprie caratteristiche termo-fisiche utili per effettuare la verifica energetica. Da un punto di vista esclusivamente concettuale, può senz’altro definirsi come il primo BIM realizzato in Italia.

Nel 2004 viene rilasciato EdiLus, BIM per il calcolo strutturale, basato su oggetti parametrici tridimensionali e nel 2012 è la volta di Edificius, BIM per la realizzazione del progetto architettonico.

Nel 2016 ACCA software, prima azienda in Italia, riceve per il suo prodotto Edificius la certificazione di compatibilità al formato interoperabile tra software IFC2x3 [certificazione IFC CV2.0 (Coordination View 2.0)], rilasciata da BuidingSMARTAlliance.

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Domotica e detrazione 65%: l’agevolazione è valida anche senza lavori!

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Domotica e detrazione 65%: l’Agenzia delle Entrate chiarisce che è possibile usufruire dell’agevolazione anche senza lavori di riqualificazione energetica. Ecco i dettagli

Domotica e legge di Stabilità 2016

L’art. 1 comma 88 della legge di Stabilità 2016 ha esteso l’applicazione delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica, anche a quelle per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione di acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative, che garantiscono un funzionamento efficiente degli impianti, nonché dotati di specifiche caratteristiche.

In particolare, tali dispositivi devono:

  • mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati
  • mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti
  • consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto

La detrazione spetta per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016.

Domotica e detrazione 65%, i chiarimenti delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 20/E del 18 maggio 2016, fornisce chiarimenti anche in merito a tali spese agevolabili.

Secondo l’Agenzia, nel consentire la detrazione anche per le spese in questione, il comma 88 della Legge di Stabilità richiama le “detrazioni fiscali di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63”, che contiene la mera proroga delle agevolazioni del 65% per l’efficienza energetica, introdotte dalla legge n. 296 del 2006 (Finanziaria 2007).

La relazione tecnica della legge di Stabilità 2016  precisa che la nuova ipotesi agevolativa era già ricompresa negli interventi previsti dalla legislazione vigente per beneficiare delle detrazioni per riqualificazione energetica. Pertanto, vista la portata innovativa della norma, è possibile beneficiare della detrazione anche nell’ipotesi in cui l’acquisto, l’installazione e la messa in opera dei dispositivi multimediali siano effettuati successivamente o anche in assenza di interventi di riqualificazione energetica.

Inoltre, considerato che gli interventi in esame hanno un costo ridotto rispetto a quelli già ammessi alla detrazione e che la norma non indica per gli interventi di “domotica” in questione l’importo massimo di detrazione fruibile, si ritiene che questa possa essere calcolata nella misura del 65% delle spese sostenute.

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Testo unico Sistri, in Gazzetta il regolamento con le procedure semplificate

SISTRI, dal Ministero la nuova guida a "Gestione azienda"

Testo unico Sistri: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto con le nuove regole per la tracciabilità dei rifiuti in vigore dall’8 giugno

E’ stato pubblicato su Gazzetta Ufficiale (24 maggio 2016) il nuovo Testo unico Sistri per la tracciabiltà dei rifiuti, con l’obiettivo di garantire un maggior controllo della movimentazione dei rifiuti speciali.

Si tratta del dm 30 marzo 2016, n. 78, che entrerà in vigore l’8 giugno 2016 e sostituirà il precedente dm 52/2011.

In linea generale il testo riprende l’impianto precedente, chiarisce una serie di importanti problematiche emerse nel tempo ed introduce semplificazioni relativamente alla comunicazione dei dati da parte degli operatori.

Ecco gli argomenti principali del trattati nel provvedimento:

  • obblighi derivanti dall’applicazione del Sistri
  • procedure speciali
  • disposizioni procedimentali
  • modalità operative semplificate
  • catasto dei rifiuti
  • disposizioni transitorie, finali e abrogazioni

Inoltre, sono presenti i 2 allegati relativi a

  • contributi Sistri e costi dei dispositivi
  • oneri introdotti

Decreti attuativi Sistri

Il nuovo regolamento stabilisce che con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente sono definite le procedure operative necessarie per l’accesso al Sistri, l’inserimento e la trasmissione dei dati, nonché quelle da applicare nei casi in cui si richiedano disposizioni differenziate o specifiche.

Con le stesse modalità si procede alla revisione dei contributi a carico dei soggetti che aderiscono al Sistri su base volontaria, che sono stabiliti in misura ridotta rispetto agli importi dovuti dai soggetti obbligati per le analoghe categorie di riferimento.

Clicca qui per accedere al portale informativo Sistri

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Contributo minimo soggettivo Inarcassa, deroga entro il 31 maggio 2016

Contributo-minimo-soggettivo-Inarcassa

Contributo minimo soggettivo Inarcassa: il 31 maggio scade il termine per la domanda di deroga per ingegneri ed architetti con reddito basso. Ecco come fare

Il Regolamento generale di previdenza 2012 offre la possibilità di derogare all’obbligo della contribuzione minima soggettiva per un massimo di 5 anni, anche non continuativi, nell’arco della vita lavorativa. Ciò significa che ingegneri ed architetti che prevedono di ottenere nel 2016 un reddito professionale inferiore a 15.724 euro possono non versare il contributo soggettivo minimo di 2.275 euro e pagare il 14,5% del solo reddito effettivamente prodotto entro il 31 dicembre 2016.

Ecco i requisiti per chiedere la deroga:

  • essere iscritti ad Inarcassa
  • non essere pensionando o pensionato
  • non usufruire della riduzione per i giovani under 35 anni
  • non aver esercitato la facoltà di deroga già per 5 volte

Deroga contributo minimo soggettivo Inarcassa, come effettuare la domanda

Per l’anno 2016 la richiesta di deroga deve essere presentata entro e non oltre il 31 maggio 2016, esclusivamente in via telematica tramite l’applicativo disponibile nell’area riservata di Inarcassa On Line al menù “Agevolazioni – Deroga contributo soggettivo minimo”.

Nel caso di provvedimenti di iscrizione adottati successivamente al 31 maggio, la domanda di deroga dovrà essere presentata entro il mese successivo al ricevimento della notifica di iscrizione; potrà, inoltre, richiedere la deroga anche chi ha in corso la rateizzazione bimestrale dei contributi minimi 2016 (in questo caso il piano di rateizzazione decade).

Ricordiamo, inoltre, che nel corso dell’anno di deroga restano garantiti i servizi di assistenza (maternità, sussidi, indennità temporanea inabilità, mutui, finanziamenti) così come la possibilità di presentare domanda di riscatto (laurea, servizio militare, periodi di lavoro all’estero) o di ricongiunzione dei periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali. Il contributo minimo integrativo e il contributo di maternità vanno comunque versati entro i termini previsti (30 giugno e 30 settembre dell’anno in corso).

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Contributo anzianità professionale, chiamate alla cassa le imprese edili

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Contributo anzianità professionale, a partire dal mese di maggio debutta il contributo di 35 euro dovuto dalle imprese alla propria Cassa Edile di riferimento

Nel mese di maggio 2016 entrerà in vigore il contributo minimo mensile anzianità professionale edile per ciascun lavoratore, come chiarito nella Comunicazione CNCE n. 592/2016.

Viene fissato, quindi, un tetto minimo per la contribuzione destinata al finanziamento dell’anzianità professionale edile; il tetto contributivo ha la caratteristica di essere mensile e per ogni singolo lavoratore indicato nella denuncia Mut (il Modulo unico telematico che consente la trasmissione delle denunce periodiche alle singole Casse Edili aderenti).

Nel documento della Commissione Nazionale delle Casse Edili viene anche precisato che il contributo di 35 euro per lavoratore non è un contributo aggiuntivo; viene definita in termini forfettari ed omogenei per tutte le Casse Edili la soglia minima di 100 ore per la contribuzione di anzianità professionale prevista dai precedenti accordi contrattuali in materia.

In pratica, qualora il calcolo del contributo Ape per ciascun lavoratore dia un importo pari o superiore a 35 euro, il contributo minimo non troverà applicazione; qualora, invece, dal calcolo ordinario scaturisca un importo inferiore, la Cassa Edile dovrà richiedere all’impresa il versamento di detto contributo.

Contributo anzianità professionale, i casi di esclusione

Il contributo minimo di anzianità professionale non si applicherà in determinati casi, in relazione al fatto che si tratta di un costo non riferito al numero delle ore denunciate ma a valutazioni di natura amministrativa effettuate dalle Associazioni nazionali.

In particolare, il contributo deve essere applicato per tutti gli operai presenti in denuncia, con le uniche eccezioni relative ai casi indicati nella comunicazione, quali:

  • inizio del rapporto di lavoro in data successiva al giorno 15 del mese (relativamente al mese di assunzione)
  • cessazione del rapporto di lavoro in data antecedente al giorno 15 del mese
  • assenza di durata complessiva non inferiore a 80 ore nello stesso mese per cassa integrazione, malattia, infortunio, ferie (nel limite di 160 ore annue), permessi retribuiti (nel limite di 88 ore annue)

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Ecco il primo edificio stampato in 3D!

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Edificio stampato in 3D: a Dubai la prima costruzione interamente realizzata con una stampante 3D. Nasce una nuova era per l’edilizia e il design…

E’ stato inaugurato a Dubai il primo edificio al mondo completamente stampato in 3D.

L’edificio con una superficie di 250 m² è stato costruito in 17 giorni con una riduzione dei costi rispetto ad una costruzione tradizionale, stimata tra il 50 e l’80%. Anche la riduzione dei rifiuti legati alla costruzione è stimabile tra il 30 e il 60% rispetto a una costruzione tradizionale.

L’edificio, che sarà la sede temporanea del Museo del futuro, è stato realizzato con una speciale stampante alta 6 metri e lunga 36m.

Il processo di stampa 3D e l’assemblaggio delle varie parti dell’immobile è stato realizzato dai tecnici di WinSun, una società cinese che ha già stupito con realizzazioni similari.

La stampa 3D, dunque, si sta rivelando sempre più conveniente: lo sa bene il Comitato nazionale per l’innovazione degli Emirati Arabi che ha lanciato il progetto Dubai 3D, con il quale entro il 2030 punta a costruire il 25% di tutti i nuovi edifici dello stato.

Il presidente del Comitato, Al Gergawi, ha dichiarato che l’obiettivo è diventare il centro mondiale per l’innovazione e la stampa 3D.

L’edificio di Dubai segna un importante passo in avanti per la stampa 3D ed apre affascinati scenari nella ridefinizione dei settori dell’edilizia e del design.

Ecco la galleria fotografica del primo edificio stampato in 3D a Dubai.

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Prevenzione rischio sismico, ecco gli interventi finanziabili

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Prevenzione rischio sismico, nell’Ordinanza della protezione civile sono individuati gli interventi finanziabili per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati

E’ stata pubblicata in Gazzetta ufficiale del 21 maggio 2016 l’Ordinanza 9 maggio 2016 della Presidenza del Consiglio dei Ministri dipartimento della protezione civile che disciplina i contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico, previsti dal dl 39/2009 relativamente all’annualità 2015.

Si tratta del Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico che ha messo a disposizione 965 milioni di euro alle Regioni per una politica pluriennale di interventi per la mitigazione del rischio su edifici pubblici ed anche privati.

Per l’anno 2015 sono stanziati 145,1 milioni di euro per finanziare i seguenti interventi:

  • studi di microzonazione sismica e analisi della condizione limite per l’emergenza (16 milioni di euro)
  • interventi di rafforzamento locale o miglioramento sismico o, eventualmente, demolizione e ricostruzione di edifici ed opere pubbliche d’interesse strategico per finalità di protezione civile (124 milioni di euro complessivi anche per gli interventi indicati al punto successivo)
  • altri interventi urgenti e indifferibili per la mitigazione del rischio simico, con particolare riferimento a situazioni di elevata vulnerabilità ed esposizione (3,8 milioni di euro)

Nel caso di interventi su strutture o infrastrutture di proprietà pubblica o nel caso di interventi su edifici privati sono considerati prioritari:

  • gli edifici strategici
  • gli aggregati strutturali e le unità strutturali interferenti
  • le opere infrastrutturali individuate dall’analisi della Condizione limite per l’emergenza approvata
  • edifici prospicienti una via di fuga prevista nel piano di emergenza provinciale o comunale per il rischio sismico o vulcanico
  • opere appartenenti all’infrastruttura a servizio della via di fuga o ancora l’interferenza con essa

L’ordinanza contiene una serie di allegati relativi a:

  1. Obiettivi e criteri definiti dalla Commissione di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3843/2010
  2. Ripartizione delle risorse
  3. Criteri di priorità’ per interventi su edifici privati
  4. Modulo per la richiesta di contributo
  5. Condizioni per l’applicabilità’ del rafforzamento locale (assenza di carenze gravi)
  6. Indicazioni di massima per la definizione di edificio e per le procedure di erogazione dei contributi
  7. Elenco dei comuni con ag uguale o maggiore di 0,125g e periodi di classificazione
  8. Elenco dei comuni con studi pregressi di microzonazione sismica
  9. Monitoraggio stato di attuazione

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