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Newsletter 468 del 12 maggio 2015

In questo numero:



Certificazione energetica
Contabilizzazione del calore e detrazione fiscale: si applica il 50% o il 65%?
Opere edili
Per realizzare una pergotenda ci vuole il permesso di costruire?
Architettura
BIM obbligatorio? Ecco la situazione in Italia e nel resto d’Europa
Sicurezza
Scavi a cielo aperto, i sistemi di protezione nella guida Inail con immagini dettagliate
Varie e brevi
Detrazione 50% e trasferimento ereditario: nuovi chiarimenti dalle Entrate
Sicurezza
Stress lavoro correlato nelle strutture sanitarie, le linee guida per la valutazione e la gestione del rischio
Varie e brevi
Bonus mobili giovani coppie, come recuperare il 50% delle spese sostenute
Lavori pubblici
Nuovo Codice appalti e AVCpass: l’Anac fornisce nuove indicazioni sul regime transitorio
VinCES - Edilizia sostenibile
Come valutare la qualità dell’acqua per accrescere il benessere interno
Opere edili
Detrazione 65%, come cedere il credito all’impresa
Opere edili
Isolamento acustico, la nuova norma UNI EN ISO 16283-3:2016
Lavori pubblici
Prezzario Milano 2016, ecco il file in formato DCF
Lavori pubblici
Il nuovo Codice appalti si applica anche in Sicilia!
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Contabilizzazione del calore e detrazione fiscale: si applica il 50% o il 65%?

Valvola-termostatica

Contabilizzazione del calore e detrazione fiscale: l’Agenzia delle Entrate chiarisce quando l’installazione delle valvole termostatiche può godere delle agevolazioni del 65%

L’agenzia delle Entrate con la circolare dell’8 maggio 2016, n. 16 ha fornito i chiarimenti ad alcuni quesiti formulati dai CAF e dagli operatori del settore relativi alle spese detraibili. Tra le altre questioni affrontate, ha anche chiarito quando è possibile usufruire della detrazione del 65% per l’installazione dei dispositivi di contabilizzazione del calore e quando, invece, è possibile sfruttare “solo” la detrazione del 50%.

Contabilizzazione del calore e obbligo di installazione valvole termostatiche

L’articolo 9, comma 5, del dlsg 102/2014, prevede che è obbligatoria, nei condomini e negli edifici polifunzionali, l’installazione delle valvole termostatiche per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi individuali e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi di ciascun centro di consumo individuale.

La data entro cui installare i dispositivi è fissata al 31 dicembre 2016.

Qualora, l’uso di tali contatori non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, sono installati sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza a ciascun radiatore posto all’interno delle unità immobiliari.

Contabilizzazione del calore, detrazione del 50% o 65%

L’Agenzia chiarisce che se i dispositivi di contabilizzazione del calore sono installati in concomitanza con la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, le relative spese sono ammesse alla detrazione del 65%, per un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.

Lo stesso vale in caso di pompe: installazione di dispositivi di contabilizzazione in concomitanza della sostituzione dell’impianto esistente con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia.

Se, invece, i dispositivi di contabilizzazione del calore sono installati senza che sia sostituito, integralmente o parzialmente, l’impianto di climatizzazione invernale ovvero nel caso in cui quest’ultimo sia sostituito con un impianto che non presenta le caratteristiche tecniche richieste ai fini della citata detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica, le relative spese sono ammesse alla detrazione spettante ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lett. h) del TUIR nella misura attuale del 50% trattandosi di intervento finalizzato al conseguimento di risparmio energetico.

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Per realizzare una pergotenda ci vuole il permesso di costruire?

pergotenda

Pergotenda: il Consiglio di Stato ha chiarito definitivamente che non serve il permesso di costruire, a meno che non ci sia anche un vetro strutturale

In riferimento alle pergotende (ma anche pergolati e tettoie) non è sempre chiaro il limite entro cui esse possono rientrare nel regime dell’edilizia libera o delle nuove costruzioni e quindi in quali casi sia necessario il titolo abilitativo.

Il Consiglio di Stato, con la recente sentenza 1619 del 27 aprile 2016, cerca di chiarire quali sono i casi in cui le pergotende, in relazione a consistenza, caratteristiche costruttive e caratteristiche funzionali, costituiscono o meno un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo.

La fattispecie riguarda la realizzazione da parte di un privato di 2 strutture in alluminio su un terrazzo, così composte:

  • Struttura 1: struttura di alluminio anodizzato atta ad ospitare una tenda retrattile in materiale plastico comandata elettricamente. Detta struttura risulta ancorata ai muri perimetrali del fabbricato e al muretto di parapetto del terrazzo; risulta altresì sorretta da pali, sempre in alluminio anodizzato, che poggiano sul pavimento del terrazzo. La struttura che occupa una superficie di circa 34 mq risulta tamponata sui due lati liberi da tendine plastiche, scorrevoli all’interno di binari, comandate elettricamente e da teli plastici fissi (timpano e frangivento) inseriti nelle strutture di alluminio anodizzato

  • Struttura 2: struttura in alluminio anodizzato atta ad ospitare un tenda retrattile in materiale plastico comandata elettricamente. Detta struttura risulta ancorata ai muri perimetrali del fabbricato e al plateatico pavimentato predetto. La struttura che occupa una superficie di circa 15 mq risulta tamponata sui due lati liberi da lastre in vetro mobili “a pacchetto” munite di supporti che, manualmente, scorrono in appositi binari e da vetro fisso (timpano) inseriti nelle strutture di alluminio anodizzato

Un altro inquilino, mettendo in dubbio la temporaneità dell’utilizzazione delle pergotende, ne contesta la legittimità; conseguentemente il Comune dispone l’ordinanza di demolizione delle opere abusive.

Presentato ricorso al Tar Lazio avverso l’ordine di demolizione, i giudici di primo grado lo respingono. Il proprietario propone, quindi, ricorso in appello al Consiglio di Stato, sottolineando come l’opera realizzata rientrasse nell’ambito di attività edilizia libera (art. 6 dpr n. 380/2001) e non di ristrutturazione edilizia e quindi non assoggettabile al rilascio del permesso di costruire.

Il Consiglio di Stato afferma che, stando al principio generale, tutte le nuove costruzioni e gli interventi di ristrutturazione edilizia di un certo rilievo sono sempre soggetti al rilascio del permesso di costruire; tuttavia (articolo 3, comma 1, lettera e.5, del dpr 380/2001, Testo unico edilizia), le opere precarie non hanno necessità di alcun titolo e ad esse sono assimilati gli interventi di arredo (articolo 6, lettera e, del dpr).

Il presupposto da cui partono i giudici è che le pergotende non sono configurabili a priori come strutture “precarie” e non si connotano cioè per una temporaneità della loro utilizzazione, ma piuttosto per costituire un elemento di migliore fruizione dello spazio, stabile e duraturo.

Laddove la struttura non è realizzata per un utilizzo continuativo, si può dedurre una precarietà e quindi la conseguente posa in opera senza titolo abilitativo. In caso contrario, occorre il titolo edilizio.

Secondo i giudici, l’opera principale non è la struttura in sé (composta da elementi in alluminio), bensì la tenda quale elemento di protezione dal sole e agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dell’esterno dell’unità abitativa.

In definitiva, in relazione alle 2 pergotende, il CdS analizza separatamente le 2 strutture:

  • Struttura 1: trattasi di struttura temporanea unicamente destinata al sostegno di un elemento di arredo consistente in una tenda retrattile; l’intervento può essere realizzato in edilizia libera e non richiede il permesso di costruire
  • Struttura 2: la natura e la consistenza del materiale utilizzato (il vetro viene comunemente usato per la realizzazione di pareti esterne delle costruzioni) fa sì che la struttura di alluminio anodizzato si configuri non più come mero elemento di supporto di una tenda, ma venga piuttosto a costituire la componente portante di un manufatto, che assume consistenza di vera e propria opera edilizia, connotandosi per la presenza di elementi di chiusura che, realizzati in vetro, costituiscono vere e proprie tamponature laterali

Pertanto, la Struttura 1 non ha bisogno di titolo abilitativo; mentre la Struttura 2, presentando elementi strutturali in vetro, richiederebbe titolo edilizio.

In definitiva, il CdS ordina la rimozione dei soli timpani in vetro della Struttura 2.

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BIM obbligatorio? Ecco la situazione in Italia e nel resto d’Europa

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BIM obbligatorio nelle opere pubbliche? Ecco la situazione in Italia dopo il nuovo Codice appalti e l’evoluzione negli altri paesi d’Europa

Il 19 aprile 2016 è entrato in vigore il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016), che riscrive la disciplina dei contratti pubblici sul territorio italiano.

Uno degli obiettivi del nuovo Codice è senz’altro quello di favorire il progressivo utilizzo di strumenti elettronici, come la modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, nel cui ambito rientra il BIM (Building Information Modeling). L’art. 23 comma 13 del Codice prevede esplicitamente che le stazioni appaltanti possano già richiedere per le nuove opere e per interventi di recupero, in maniera prioritaria per gli interventi più complessi, l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture (il BIM).

BIM obbligatorio, cosa prevede il nuovo Codice appalti

Il nuovo Codice definisce, sempre all’art. 23 comma 13, le caratteristiche che devono avere gli strumenti elettronici specifici:

  • si deve trattare di piattaforme interoperabili
  • occorre utilizzare formati di file aperti e non proprietari

Lo scopo è ovviamente quello di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie.

L’uso dei metodi e strumenti elettronici, inoltre, può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato.

Quando sarà obbligatorio?

Il nuovo Codice appalti non prevede ancora l’obbligatorietà dell’uso del BIM, ma spinge all’utilizzo progressivo del BIM, come abbiamo visto prima.

Tuttavia, il BIM e gli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture diventeranno comunque obbligatori: il Codice, infatti, prevede che entro il 31 luglio 2016 sia adottato un decreto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con cui saranno definiti modalità e tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni.

L’utilizzo di tali metodologie costituirà, inoltre, parametro di valutazione dei requisiti premianti.

BIM e appalti, il punto della situazione in Europa

Analizziamo il punto della situazione per quanto riguarda l’utilizzo della tecnologia BIM in alcuni Paesi membri dell’Unione europea.

Inghilterra

Il Regno Unito è uno dei Paesi più attivi per quanto riguarda l’utilizzo del BIM.  Già nel 2000 è stata avviata l’AEC (UK) CAD Standards Initiative, ricostituita nel 2009 per far fronte alla necessità nel settore dell’AEC del Regno Unito di uno standard per un ambiente di progettazione BIM.

Il Governo sta attuando un piano al fine di rendere obbligatorio l’utilizzo del BIM per la realizzazione di opere pubbliche.

Francia

La Francia già nel 2014 ha proposto l’uso del BIM.

Nel 2015 il Ministero per l’Abitazione (Sylvia Pinel) ha finanziato una serie di progetti pilota in ambito BIM e costruzioni. Dal 2017 dovrebbe diventare obbligatorio per i progetti finanziati dallo Stato.

Spagna

Non è stata ancora definita nessuna data precisa per l’utilizzo del BIM come un obbligo di legge, anche se le discussioni si concentreranno su un mandato graduale per i diversi settori con un possibile punto di partenza dal 2018.

Norvegia

In Norvegia l’utilizzo del BIM è stato promosso dal Norwegian Directorate of Public Construction and Property (Statsbygg), l’Ente che si occupa di costruzione, gestione e sviluppo degli immobili nel settore pubblico. Nel 2013 il Statsbygg ha pubblicato il “Statsbygg BIM Manual”, con lo scopo di illustrare i requisiti necessari per l’adozione del BIM e del formato IFC.

La progettazione di opere pubbliche è consentita unicamente mediante un approccio BIM-Based.

Danimarca

In Danimarca il primo approccio alla realtà BIM risale al 2006 con la pubblicazione del 3D Working Method e il 3D CAD Manual riguardanti le modalità di creazione, interscambio e riutilizzo dei modelli tridimensionali nelle diverse fasi progettuali.

Finlandia

La Finlandia è uno dei primi Paesi europei a sperimentare il BIM per il progetto e la realizzazione delle opere pubbliche. Il BIM è una realtà già conosciuta e consolidata.

Dal 2001 la Senate Properties, l’azienda governativa responsabile del patrimonio immobiliare dello stato finlandese, ha iniziato ad utilizzare dei progetti pilota per sviluppare e studiare un numero significativo di modelli parametrici BIM. Il tutto è disciplinato dalle Common BIM Requirements 2012.

Svezia

In Svezia l’uso del BIM per i progetti pubblici non è obbligatorio, ma  le aziende hanno investito già da tempo nella tecnologia BIM.

Nel 2010 lo Swedish Standards Institute, tramite un gruppo di 7 società di costruttori in collaborazione con SBUF (Svenska Byggbranschens Utvecklingsfond, organizzazione svedese che si occupa di ricerca e sviluppo nel settore delle costruzioni), ha sviluppato una guida pratica, dal titolo BIM för Byggmästare, che aiuta le piccole e medie imprese ad affacciarsi alla nuova metodologia BIM ed utilizzarla nei loro progetti.

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Scavi a cielo aperto, i sistemi di protezione nella guida Inail con immagini dettagliate

Scavi-a-cielo-aperto

Scavi a cielo aperto, ecco la guida Inail con immagini ad alta risoluzione che illustra i sistemi di protezione per prevenire il rischio di seppellimento

Nei cantieri temporanei o mobili relativi a manufatti interrati, come ad esempio attività di costruzione o manutenzione delle reti infrastrutturali o fondazioni, particolare riguardo deve essere prestato ai sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto, al fine di prevenire il rischio di seppellimento a cui i lavoratori sono esposti.

In questo articolo proponiamo la nuova guida Inail “Sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto”, facente parte della collana Quaderni per immagini.

La pubblicazione offre uno strumento agile per la formazione dei lavoratori, committenti e datori di lavoro, utile anche per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese. Grazie ad una serie di immagini ad alta risoluzione, le informazioni sul corretto utilizzo dei dispositivi dei sistemi di protezione risultano immediate ed efficaci.

Inoltre, introduzione e didascalie sono tradotte anche in inglese, francese, rumeno ed albanese, proprio per offrire una più ampia informazione sulla sicurezza nei cantieri multietnici.

Vengono descritti i sistemi realizzati con componenti in legno o con componenti prefabbricati metallici, quali:

  • sistema di puntellazione per scavi supportato ai bordi con puntelli con regolazione variabile della lunghezza
  • sistema di puntellazione su rotaia di scorrimento singola con puntelli fissi, particolare di estremità con palancole
  • palancole, scala per effettuare la discesa
  • sistema di puntellazione per scavi supportato ai bordi con puntelli non regolabili
  • sistema di puntellazione su rotaia di scorrimento singola o doppia con puntelli non regolabili
  • sistema di puntellazione per scavi con puntelli non regolabili

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Detrazione 50% e trasferimento ereditario: nuovi chiarimenti dalle Entrate

Agenzia delle Entrate

Detrazione 50% per ristrutturazione edilizia: anche se il figlio è già proprietario dell’immobile, può ereditare comunque il beneficio dal padre defunto

L’Agenzia delle Entrate con la circolare 18E/2016, tra gli altri argomenti trattati, affronta anche il caso del trasferimento dell’agevolazione fiscale dal padre defunto (che ha sostenuto le spese) al figlio (già proprietario) che ha ceduto in comodato l’abitazione al padre.

In linea generale, il testo unico delle imposte sui redditi (dpr 917/1986) prevede che in caso di decesso del soggetto che ha effettuato i lavori e che sta usufruendo della detrazione, il beneficio si trasmette all’erede che conserva la detenzione materiale e diretta del bene. Se il padre ha effettuato la ristrutturazione sulla casa di sua proprietà, infatti, alla sua morte il figlio eredita, oltre alla casa, anche la detrazione.

La questione affrontata dall’Agenzia riguarda, invece, un caso più particolare: al momento della morte del padre, l’immobile era di proprietà del figlio, che l’aveva concessa in comodato d’uso al padre. Questi aveva effettuato degli interventi di ristrutturazione per i quali, al momento della morte, stava ancora usufruendo della detrazione del 50%.

Pertanto, la casa in questione non rientrava nell’asse ereditario.

L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che il figlio, in quanto erede e proprietario dell’immobile, ha diritto a fruire della detrazione, in quanto viene mantenuta la detenzione materiale e diretta dell’immobile. Di conseguenza, per continuare ad usufruire del bonus, il proprietario non dovrà cederlo o affittarlo.

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Stress lavoro correlato nelle strutture sanitarie, le linee guida per la valutazione e la gestione del rischio

Stress-lavoro-correlato

Stress lavoro correlato, dalla Sicilia le linee guida per la valutazione del rischio nelle strutture sanitarie e le misure necessarie da adottare

La valutazione dello stress lavoro correlato è parte integrante della valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro ed è posta a carico del datore di lavoro, avvalendosi del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, con il coinvolgimento del medico competente e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

La Regione Sicilia ha pubblicato su Gazzetta regionale il decreto 23 marzo 2016 contenente le Linee guida del sistema di valutazione e gestione e dello stress lavoro correlato nelle strutture sanitarie, strumento utile per chiunque si occupi di valutazione dei rischi.

Il documento, infatti, definisce ruoli, funzioni, competenze e procedure per l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 28 del dlgs 81/2008 e dalla Commissione consultiva permanente del 2010, in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il provvedimento regionale indica le fasi da seguire per identificare correttamente i fattori di rischio stress lavoro correlato in modo da pianificare e realizzare le misure correttive atte alla riduzione, se non eliminazione, dei fattori di rischio; indicazioni che devono essere applicate in tutte le attività lavorative che si svolgono nelle strutture sanitarie e le relative articolazioni aziendali.

In primo luogo individua le funzioni e composizione del Gruppo di valutazione aziendale, definisce le misure necessarie da adottare ed implica, infine, la restituzione dei risultati ai lavoratori.

Ecco in dettaglio le 7 fasi in cui si articola la valutazione del rischio stress lavoro correlato:

  • azioni propedeutiche (gruppo, raccolta informazioni, strumenti, referenti, formazione valutatori)
  • informativa ai lavoratori (eventi, questionari, check list)
  • valutazione soggettiva e oggettiva
  • valutazione del rischio mediante analisi congiunta dei dati
  • definizione delle misure necessarie da adottare (organizzative, comunicative, procedurali, tecniche ergonomiche, ascolto, medico competente)
  • programmazione degli interventi correttivi e definizione della tempistica
  • restituzione dei risultati ai lavoratori

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Bonus mobili giovani coppie, come recuperare il 50% delle spese sostenute

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Bonus mobili giovani coppie, tutto quello che occorre sapere per recuperare le spese nella nuova guida dell’Agenzia delle Entrate

Bonus mobili giovani coppie, cos’è

Le giovani coppie che nel 2015 hanno acquistato l’abitazione principale o che lo faranno entro il 31 dicembre 2016 possono usufruire del bonus mobili.

L’agevolazione consiste in una detrazione dall’Irpef del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili nuovi destinati ad arredare l’abitazione acquistata.

I mobili devono essere acquistati nell’anno 2016.

Bonus mobili giovani coppie, a chi spetta

Il bonus mobili per le giovani coppie è riservato:

  • alle coppie che nel 2016 risultano coniugate
  • alle coppie conviventi more uxorio (come se fossero sposate) da almeno tre anni

Inoltre, è necessario che almeno uno dei componenti della coppia non abbia ancora i 35 anni di età.

Il requisito dell’età si intende rispettato da coloro che compiono 35 anni nell’anno 2016, a prescindere dalla data di compleanno. Pertanto è sufficiente che almeno uno dei componenti sia nato non prima del 1981.

Inoltre, il requisito della convivenza (almeno 3 anni) deve risultare nell’anno 2016 ed essere attestato dall’iscrizione dei 2 componenti nello stesso stato di famiglia o mediante autocertificazione.

Bonus mobili giovani coppie e acquisto nuova casa

Per avere diritto al bonus mobili è indispensabile aver acquistato o acquistare, a titolo oneroso o gratuito, un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale della giovane coppia.

Ecco i requisiti:

  • la compravendita deve avvenire negli anni 2015 o 2016
  • l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale di entrambi i componenti della giovane coppia
  • la destinazione di abitazione principale per entrambi deve mantenersi anche nell’anno 2016, per le compravendite avvenute nel 2015
  • la destinazione ad abitazione principale può avvenire entro il termine di presentazione del modello Unico Persone fisiche 2017 (dichiarazione dei redditi del 2016) per le abitazioni acquistate nel corso del 2016

Bonus mobili giovani coppie, acquisti agevolabili

La detrazione spetta per le spese sostenute dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 per l’acquisto di mobili nuovi destinati ad arredare l’abitazione principale della giovane coppia. Non spetta, invece, per l’acquisto di grandi elettrodomestici. Rientrano nell’agevolazione, per esempio:

  • letti
  • armadi
  • cassettiere
  • librerie
  • scrivanie
  • tavoli
  • sedie
  • comodini
  • divani
  • poltrone
  • credenze
  • materassi
  • apparecchi di illuminazione

Bonus mobili giovani coppie, l’importo massimo dei lavori

La detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 16.000 euro e va ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Questo importo va comunque riferito alla coppia. Quindi, se le spese sostenute sono superiori a 16.000 euro la detrazione deve essere calcolata su tale importo massimo e ripartita fra i componenti la coppia in base alla spesa che ciascuno di essi ha sostenuto.

Come ottenere il bonus

La detrazione per l’acquisto di mobili si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2016, ossia il modello 730 oppure Unico persone fisiche da presentare nel 2017.

Come effettuare i pagamenti

Per usufruire del bonus mobili occorre pagare con bonifico oppure con mezzo elettronico tracciabile  (bancomat o carta credito). Non è consentito, invece, effettuare il pagamento con assegni bancari, contanti o altre modalità.

Se il pagamento è disposto con bonifico bancario o postale, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste italiane S.p.A. per le spese di ristrutturazione edilizia.

Stesse modalità devono essere osservate per il pagamento delle spese di trasporto e montaggio dei beni.

In allegato proponiamo la nuova guida dell’Agenzia delle Entrate aggiornata ad aprile 2016.

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Nuovo Codice appalti e AVCpass: l’Anac fornisce nuove indicazioni sul regime transitorio

AVCpass-

Nuovo Codice appalti e AVCpass: fino all’emanazione del decreto del Mit, occorre rispettare le indicazioni Anac della deliberazione 157/2016

L’art. 81 comma 1 e 2 del nuovo Codice appalti  prevede che la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-professionale ed economico e finanziario per la partecipazione alle gare è acquisita esclusivamente attraverso la  Banca dati nazionale degli operatori economici gestita dal Mit.

Con decreto del Mit saranno indicati:

  • i dati concernenti la partecipazione alle gare e il loro esito, in relazione ai quali è obbligatoria l’inclusione della documentazione nella Banca dati
  • i documenti diversi da quelli per i quali prevista l’inclusione e le modalità di presentazione
  • i termini e le regole tecniche per l’acquisizione, l’aggiornamento e la consultazione dei predetti dati
  • le modalità relative alla progressiva informatizzazione dei documenti necessari a comprovare i requisiti di partecipazione e l’assenza di cause di esclusione
  • i criteri e delle modalità relative all’accesso e al funzionamento nonché all’interoperabilità tra le diverse banche dati coinvolte nel procedimento.

Tale disposizione è chiaramente volta a superare l’attuale sistema AVCpass gestito dall’Anac.

L’Anac, con ha chiarito che durante il regime transitorio (fino all’entrata in vigore del decreto previsto) la Deliberazione n. 157 del 17 febbraio 2016 è da ritenersi ancora in vigore e attuale, con la conseguenza che fino alla data di entrata in vigore del  Decreto di cui al comma 2 dell’art. 81, l’utilizzo di AVCpass dovrà avvenire in conformità alle prescrizioni in essa contenute.

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Come valutare la qualità dell’acqua per accrescere il benessere interno

Qualita acqua

La qualità dell’acqua, ecco i parametri da considerare ed i controlli da effettuare per accrescere il livello di benessere interno

La valutazione della qualità ambientale indoor è data dall’individuazione di alcuni macro-indicatori il cui soddisfacimento indica il raggiungimento di benessere interno.

In particolare parliamo di:

  • comfort termico
  • comfort acustico
  • comfort visivo
  • qualità dell’aria interna
  • qualità dell’acqua

La qualità dell’acqua

La valutazione della qualità dell’acqua è uno dei fattori determinanti per il raggiungimento di un’alta qualità degli ambienti interni poiché il suo uso è necessario e conveniente (soprattutto dal punto di vista economico) per diverse attività domestiche.

Oggi giorno in Italia i consumi di acqua potabile sono in linea con le medie europee sebbene sia rilevante la quantità di acqua che, a causa di reti di distribuzione degradate e inefficienti, viene dispersa frequentemente nell’ambiente; in alcune regioni accade spesso che il servizio di distribuzione venga interrotto causando forti disagi alla popolazione e condizioni di mancato comfort all’interno delle abitazioni.

Secondo alcune analisi effettuate su campioni d’acqua, in un arco di tempo compreso dal 2001 al 2012, la qualità dei servizi di distribuzione dell’acqua è migliorata notevolmente rispetto agli anni precedenti al sondaggio.

A ciò va aggiunta la particolare criticità nell’erogazione dell’acqua. Per acqua erogata si intende la quantità di acqua potabile misurata ai contatori delle singole utenze (civili e produttive) più eventuali quantitativi relativi ad utilizzi non contabilizzati (ad esempio: acque di lavaggio strade, innaffiamento di verde pubblico, idranti antincendio, ecc.).

La qualità dell’acqua, i controlli

L’acqua che arriva nelle nostre abitazioni, al fine di constatare la qualità, è soggetta periodicamente a 2 tipi di controlli:

  • controlli esterni, il fine è quello di garantire la potabilità finale del prodotto erogato in linea con quanto previsto dalla Direttiva europea (Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo  umano) in termini di parametri e di frequenze. Sono effettuati dagli organi di controlli (in Italia sono decisi dalle ASL e dai Laboratori ARPA)
  • controlli interni, sono a carico del gestore del Servizio Idrico Integrato, che deve effettuarli nei propri laboratori. In questo caso è necessario monitorare tutta la filiera produttiva, dalla captazione al trattamento, allo stoccaggio e alla distribuzione, in funzione della tipologia di trattamento e della vulnerabilità delle captazioni e delle reti di distribuzione. Pertanto si deve calibrare il piano di controllo in base alla specifica applicazione in termini di parametri e di frequenza

La qualità dell’acqua, i parametri di qualità dell’acqua potabile

L’acqua potabile è un’acqua destinata al consumo umano che può essere bevuta da tutti e per tutta la vita senza rischi per la salute. Pertanto,  l’acqua destinata al consumo umano deve essere salubre e pulita e deve soddisfare alcuni requisiti riguardanti i parametri microbiologici ed i parametri chimici.

La normativa nazionale attualmente in vigore, il dlgs n. 31/2001, integrato e modificato con il dlgs 27/2002, recepisce la direttiva europea 83/98 CE e disciplina la qualità delle acque ad uso umano al fine di proteggere la salute dagli effetti negativi della contaminazione delle acque. In particolare, per ciascun parametro è indicato un “valore di parametro”, cioè un valore limite superato il quale occorre l’intervento dell’autorità competente con attuazione di misure atte a ripristinare la qualità dell’acqua.

Un’acqua può essere dichiarata idonea all’uso solo quando è stata analizzata sia sotto il profilo chimico che microbiologico.

In tabella sono riportati i componenti principali dell’acqua potabile con i rispettivi valori minimi di concentrazione.

Ione Valore limite mg/l
sodio 200
potassio nessun limite
calcio nessun limite
magnesio nessun limite
cloruro 200
solfato 250
bicarbonato nessun limite
residuo salino 1500

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Detrazione 65%, come cedere il credito all’impresa

Cessione del

Riqualificazione energetica e cessione del credito all’impresa, chiarite le modalità attuative per contribuenti, condominio e fornitori

La legge di Stabilità 2016 (art. 1, comma 74, della legge 28 dicembre 2015 n. 208) ha concesso ai contribuenti la possibilità di cedere ai fornitori la detrazione, sotto forma di credito, nel caso in cui non possano fruire della detrazione del 65% spettante per interventi di riqualificazione energetica (la detrazione spetta fino a concorrenza dell’imposta lorda).

La disposizione riguarda esclusivamente:

  • le spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 per interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici (per le quali spetta la detrazione dall’imposta lorda)
  • i soli contribuenti che si trovano nella condizioni di incapienza, ossia ricadono nella cd. no tax area, cioè i possessori di redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell’IRPEF o per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni di cui all’art. 13 del TUIR
  • i fornitori che hanno eseguito i lavori, che ricevono il credito a titolo di pagamento della quota di spese a carico del singolo condomino

Il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 22 marzo 2016 ha definito le modalità di cessione del credito, delineando una serie di adempimenti che interessano sia il condominio sia i fornitori.

Di seguito analizziamo tutti gli aspetti relativi alla cessione del credito da parte degli incapienti ai fornitori.

Soggetti interessati

La cessione del credito può essere effettuata dai soggetti che non sono tenuti al versamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in quanto si trovano nella “no tax area“; si tratta dei possessori di redditi esclusi da imposizione ai fini IRPEF per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle altre detrazioni (art. 13 del Tuir).

Inoltre, viene chiarito che tali condizioni devono sussistere nel periodo d’imposta precedente a quello in cui sono sostenute le spese per gli interventi di riqualificazione.
La cessione può essere effettuata nei confronti dei fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica le cui spese danno diritto alla detrazione d’imposta.

Credito cedibile

Il credito cedibile è pari al 65% delle spese a carico del condòmino, in base alla tabella millesimale di ripartizione, sostenute per la parte non ceduta sotto forma di credito dal condomìnio nell’anno 2016 mediante il bonifico bancario o postale. Ai fini della cessione è necessario, inoltre, che il condomìnio effettui entro il 31 dicembre 2016 il pagamento delle spese corrispondenti alla parte non ceduta sotto forma di credito mediante l’apposito bonifico bancario o postale nell’anno 2016.

Modalità di cessione del credito

La cessione del credito deve risultare dalla delibera assembleare che approva gli interventi di riqualificazione energetica o da specifica comunicazione inviata al condomìnio, il quale deve provvedere a comunicarla ai fornitori.
A loro volta, i fornitori, comunicano in forma scritta al condomìnio di accettare la cessione del credito a titolo di pagamento di parte del corrispettivo per i beni ceduti o i servizi prestati.

Obblighi di comunicazione all’Agenzia delle Entrate

Il provvedimento stabilisce che entro il 31 marzo 2017 il condomìnio comunica all’Agenzia delle Entrate una serie di dati per consentire il controllo della cessione ed evitare indebite fruizioni.

La comunicazione deve essere effettuata con modalità telematica utilizzando il servizio Entratel o Fisconline.

Il mancato invio della predetta comunicazione rende inefficace la cessione del credito.

Utilizzo del credito

A partire dal 10 aprile 2017, i fornitori possono utilizzare in compensazione, mediante modello F24, il credito ceduto in 10 quote annuali di pari importo.

La quota del credito che non è fruita nel periodo di spettanza è riportata nei periodi d’imposta successivi e non può essere chiesta a rimborso.

Controlli

L’amministrazione finanziaria verificata la non spettanza, anche parziale, della detrazione in capo al condòmino, provvede al recupero del relativo importo nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzione.

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Isolamento acustico, la nuova norma UNI EN ISO 16283-3:2016

Isolamento-acustico

Pubblicata la nuova norma UNI EN ISO 16283-3:2016 per determinare l’isolamento acustico per via aerea di elementi di facciata e facciate intere

L’UNI, Ente italiano di normazione, ha pubblicato la norma UNI EN ISO 16283-3:2016: “Misure in opera dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio – Parte 3: Isolamento acustico di facciata”, che sostituisce la UNI 11572 del 2015.

Con la pubblicazione della parte 3 della UNI EN ISO 16283-3:2016, viene completamente aggiornato il pacchetto normativo in merito alla misura in opera dei requisiti acustici passivi degli edifici.

Ecco i principali indici di valutazione:

  • R’w, indice di valutazione del potere fonoisolante apparente (riferito a misure in opera)
  • L’nw, indice di valutazione del livello di rumore di calpestio in opera
  • D2m,nt,w, indice di valutazione dell’isolamento acustico di facciata normalizzato rispetto al tempo di riverberazione

La norma specifica le procedure per determinare l’isolamento acustico per via aerea di elementi di facciata (metodi di elementi) e facciate intere (metodi globali) attraverso misurazioni della pressione sonora.

I risultati di prova possono essere utilizzati per quantificare, valutare e confrontare l’isolamento acustico per via aerea in ambienti ammobiliati o dove il campo sonoro può o non approssimarsi ad un campo diffuso.

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Prezzario Milano 2016, ecco il file in formato DCF

Prezzario-Milano-2016

Prezzario Milano 2016, disponibile il file formato DCF grazie al servizio Prezzari-net. Scaricalo gratis

Nella sezione Prezzari-net del sito ACCA è disponibile il Prezzario Milano 2016 in formato DCF.

Il Listino Prezzi del Comune di Milano elenca le “lavorazioni” ed il relativo prezzo per l’esecuzione di lavori pubblici ed è quindi lo strumento utilizzato dai progettisti, al momento della redazione del progetto, per la stima economica delle opere pubbliche necessarie per il soddisfacimento dei bisogni e servizi della città di Milano.

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Il nuovo Codice appalti si applica anche in Sicilia!

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Il nuovo Codice appalti si applica e ha validità a tutti gli effetti anche in Sicilia: lo ha chiarito l’assessorato regionale

Il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) sarà applicato anche in Sicilia. Lo ha comunicato l’assessorato regionale delle infrastrutture e della mobilità. Si tratta di un’applicazione automatica in virtù del recepimento dinamico già operato dal legislatore siciliano con la legge regionale 12/2011. Tutte le norme in contrasto con la nuova normativa sono dunque abrogate e tutti i riferimenti delle norme regionali al decreto legislativo 163/2006 dovranno intendersi alle nuove disposizione del decreto legislativo 50/2016.

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