Emendamento al dl semplificazioni: sì al doppio lavoro di docenti universitari e ricercatori?

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Un emendamento al dl semplificazioni permetterebbe a docenti e ricercatori universitari lo svolgimento di attività extra istituzionali realizzate in favore di privati ed enti pubblici, anche in maniera continuativa

In questi giorni è in discussione in Parlamento la conversione in legge del dl semplificazioni (dl n. 76/2020): decreto che dovrebbe essere convertito in legge entro il 14 settembre 2020.

Al riguardo ha suscitando molte discussioni l’approvazione in Senato di un emendamento della Lega che regola il regime di impiego dei professori universitari e dei ricercatori a tempo pieno.

Aggiornamento del 7 settembre:

il Senato il 4 settembre ha votato la fiducia al dl semplificazioni, il testo che è passato alla Camera NON contiene più l’emendamento 19.15 sul doppio lavoro dei docenti universitari.

L’emendamento sul doppio lavoro di professori universitari e ricercatori

L’emendamento 19.15, stralciato nel passaggio alla Camera, prevedeva l’inserimento del comma 1 – bis:

1-bis. Il comma 10, dell’articolo 6, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, si interpreta, con specifico riferimento alle attività di consulenza, nel senso che ai professori ed ai ricercatori a tempo pieno è liberamente consentito, indipendentemente dalla retribuzione, lo svolgimento di attività extraistituzionali realizzate in favore di privati, enti pubblici ovvero per fini di giustizia, purché prestate, quand’anche in maniera continuativa, non in regime di lavoro subordinato e in mancanza di un’organizzazione di mezzi e di persone preordinata al loro svolgimento.

La dura presa di posizione della Rete delle Professioni Tecniche

Tra le varie prese di posizione contro il contenuto dell’emendamento vi è stata quella della Rete delle Professioni Tecniche, che attraverso un comunicato stampa dichiarava:

Nello stesso tempo in cui vengono bocciati emendamenti, proposti dalle professioni, indirizzati a migliorare leggi esistenti e ad introdurre strutturali processi di semplificazione, ne viene approvato uno che nulla ha a che fare con la semplificazione e che va nella direzione di aumentare il divario nella società in termini di garanzie e tutele.

Un emendamento che la RPT considera sconcertante, privo di qualsiasi fondamento, dannoso per il mondo delle professioni e per l’Università stessa.

Proseguiva poi la RPT:

In una Italia costretta ad affrontare una crisi mai vista in termini di lavoro si favorisce un provvedimento che aumenta la possibilità di lavoro a chi già ce l’ha e sottrae importanti quote di lavoro per il mondo delle libere professioni.

Le critiche da parte dell’OICE

Al riguardo è intervenuto anche il Presidente dell’OICE (Associazione delle società di ingegneria e architettura), che ha affermato:

In questa situazione di contrazione del mercato,  figlia anche del dl semplificazioni che a metà luglio ha fissato a 150.000 euro la soglia per gli affidamenti diretti, appare surreale che si vada a garantire a chi non opera sul mercato di acquisire liberamente – cioè senza vincoli di alcun genere – incarichi di consulenza, ovviamente in via fiduciaria e diretta, togliendoli dal mercato.

Si tratta di una scelta che appare beffarda e iniqua rispetto a tutti gli studi e società che, con fatica e spirito indomito, cercano di sopravvivere in questo difficile periodo, ma anche controproducente per gli effetti negativi che potrà recare alla didattica.

Chiediamo al Governo che si faccia di tutto per impedire che la norma diventi legge e, se del caso, di cancellarla al più presto partendo dalla disposizione del 2010 che oggi appare a sua volta anacronistica e penalizzante per chi fa la professione organizzata. Ad ognuno il suo ruolo: chi insegna insegni, chi fa professione sia messo in condizione di svolgerla.

 

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa della RPT

 

compensus

 

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