Divieto di costruzioni in prossimità dei corsi d’acqua, i chiarimenti del Tar

Costruzioni in prossimità dei corsi d’acqua: il Tar Lombardia nega il rilascio del permesso di costruire in sanatoria all’interno della fascia di servitù idraulica

Non si può mai costruire in prossimità di corsi d’acqua: lo ha ricordato il Tar Lombardia (Brescia) nella recente sentenza 1141/2018, ribadendo il principio di inedificabilità assoluta nella fascia di rispetto.

Il divieto di costruzione di opere dagli argini dei corsi d’acqua ha carattere legale, assoluto e inderogabile.

I fatti in breve

I proprietari di aree sottoposte a vincolo di polizia idraulica propongono ricorso contro il provvedimento ripristinatorio, a seguito di un sopralluogo in cui veniva accertata la presenza dei seguenti immobili:

  • manufatto edilizio adibito a portico
  • manufatto edilizio adibito a ricovero cani

A detta dei ricorrenti il portico, adiacente ad un garage già autorizzato, è preordinato a garantire una migliore fruibilità dell’autorimessa, ed ha carattere univocamente pertinenziale, privo di autonomia e quindi non assoggettabile al rilascio di licenza edilizia.

Il ricovero per cani, invece, è una struttura non infissa al suolo e quindi facilmente amovibile; non può essere qualificato come intervento di nuova costruzione, ma è sufficiente la sola DIA, denuncia di inizio attività, ai sensi dell’art. 22 del dpr 380/2001.

Pertanto, sarebbe esclusa per entrambi la necessità di previa acquisizione di titolo ad aedificandum.

Sentenza del Tar

Secondo i giudici del Tar, in linea generale, il divieto di costruzione di opere in prossimità dei corsi d’acqua (sancito dall’art. 96 del testo unico sulle opere idrauliche n. 523/1904) ha carattere legale, assoluto e  inderogabile; il divieto ha lo scopo di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali ma, soprattutto, il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, al fine di garantire le normali operazioni di ripulitura/manutenzione in via preventiva rispetto ai rischi per le persone e le cose che potrebbero derivare da esondazioni.

Conseguentemente, come già sottolineato nella sentenza del 1° agosto 2011, n. 1231, è legittimo il diniego di rilascio di concessione edilizia in sanatoria relativamente ad un fabbricato realizzato all’interno della cosiddetta fascia di servitù idraulica.

Inoltre, viene precisato che, in applicazione dell’art. 33 della legge 47/1985 (Opere non suscettibili di sanatoria), si ha che “le opere non sono suscettibili di sanatoria quando sono in contrasto con i seguenti vincoli, ossia qualora tali vincoli comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse“:

  • vincoli imposti da leggi statali e regionali nonché dagli strumenti urbanistici a tutela di interessi storici, artistici, architettonici, archeologici, paesistici, ambientali, idrogeologici;
  • vincoli imposti da norme statali e regionali a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali;
  • vincoli imposti a tutela di interessi della difesa militare e della sicurezza interna;
  • ogni altro vincolo che comporti la inedificabilità delle aree.

Il caso in esame ricade quindi nel vincolo di inedificabilità assoluta che esclude l’assentibilità delle opere in questione, ossia il rilascio del titolo edilizio in sanatoria.

 

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Clicca qui per scaricare la sentenza 1141/2018

 


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